La tirannia dell'amore: narcisismo patologico e dipendenza relazionale
Corso di Laurea Magistrale in Psicologia comportamentale e cognitiva applicata
Tesi di laurea in Prevenzione, diagnosi e intervento in ambito clinico: la tirannia dell'amore, narcisismo patologico e dipendenza relazionale
Relatore: Ch.mo Prof. Raffaele De Luca Picione
Candidata: Assunta Borrelli - matr. n. 08/00059
Anno accademico 2020/2021
“Ci sono prigioni con barriere, ma ce ne sono di più raffinate da cui è difficile fuggire, perché non si ha la consapevolezza di essere prigionieri”
Henry Laborit
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Abstract
Partendo dal modello di Freud in cui il narcisismo veniva rappresentato come uno stadio evolutivo necessario si è successivamente fatto riferimento a due modelli che hanno cercato di dare una diversa interpretazione eziologica del narcisismo: quello di Otto Kernberg e quello di Heinz Kohut.
La definizione di narcisismo offerta da Kernberg risulta essere particolarmente in linea con i criteri proposti dal DSM-V che, però, è stato fortemente criticato per aver identificato una sola forma del disturbo.
La lettura clinica, infatti, ha ripetutamente proposto una distinzione tra due forme contrapposte di narcisismo denominate inconsapevole e ipervigile oppure come tipo dalla pelle spessa o dalla pelle sottile che risultano avere in comune una grande vulnerabilità al giudizio esterno.
Questa condizione patologica e disfunzionale, nell’età adulta, viene proiettata anche all’interno della relazione di coppia in cui si ripropongono i primi legami affettivi distorti che spesso si esplicitano in modalità relazionali violente.
Il clinico si ritroverà ad affrontare diverse sfide sia nel caso in cui dovrà intraprendere un percorso terapeutico con un narcisista che nel caso in cui dovrà impegnarsi in un processo di cambiamento con coppie in cui è presente la violenza.
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Introduzione
Un sano narcisismo, inteso come buona autostima, è importante per il benessere psicologico dell’individuo in quanto una certa quantità di amore per se stessi non è solo normale ma soprattutto auspicabile.
Tuttavia, quando l’amore per se stessi arriva ad eclissare quello per gli altri e tende ad essere disfunzionale, oltre che per se stessi, anche per chi ci circonda, è possibile parlare di narcisismo patologico.
Già nell’8 d.C. nel poema narrato da Ovidio, si iniziano a riconoscere le caratteristiche di quello che, nel corso dei secoli, sarà definito come un disturbo di personalità che comporterà problematicità sia a livello individuale sia a livello relazionale.
Il destino di Narciso, protagonista del poema è, infatti, quello di spegnersi in solitudine, innamorato della propria e irraggiungibile immagine riflessa dall’acqua, in quanto incapace di apprezzare anche l’amore più puro.
A partire dall’opera di Ovidio, il presente lavoro si focalizza sull’idea di “cecità verso e dell’altro” alla base del concetto di narcisismo ma che, tuttavia, è possibile ritrovare anche nell’altro membro della relazione affettiva.
Lo scopo principale proposto dalla tesi è di mostrare come alla base delle relazioni disfunzionali tra coniugi ci sia una interiorizzazione dei primi legami affettivi distorti e di approfondire il conseguente disagio nella sfera affettiva e relazionale che si manifesta nell’età adulta e, nello specifico, in un rapporto tra un/una partner con narcisismo patologico e una persona che, molto spesso, è incapace di svincolarsi da un rapporto doloroso e umiliante andando, successivamente, ad approfondire i meccanismi e i comportamenti sottesi al rapporto ed un possibile intervento clinico.
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È possibile dividere il lavoro in tre parti.
Dopo aver introdotto il narcisismo attraverso il mito, nella prima parte viene fornito un inquadramento teorico in chiave psicoanalitica a partire dal modello freudiano, il quale, indubbiamente, ne ha tracciato per primo le solide basi teoriche ipotizzando l’esistenza di un primo narcisismo sano nel bambino come una tappa fondamentale e necessaria per il suo sviluppo.
Da Freud in poi il narcisismo diventa un punto chiave negli studi psicoanalitici ma, nel tempo, va incontro a continue modificazioni, acquistando sfumature e caratteristiche sempre più differenti e arrivando sempre più ad apparire come «una sorta di amore che, più che di se stesso, può essere definito con se stesso»1.
Nell’ampio panorama psicoanalitico focalizzato sul concetto di narcisismo, viene dato particolare rilievo all’approccio di O. F. Kernberg che fornisce una chiave di lettura densamente patologica che permette di arrivare ad un inquadramento nosografico del Disturbo narcisistico di personalità descritto nel DSM-V.
Nella seconda parte, attraverso un parallelismo tra normalità e patologia, vengono affrontate le principali problematiche legate al rapporto di coppia con un soggetto con narcisismo patologico. Se da una parte il soggetto narcisista
1 A. Semi, Il Narcisismo, Il Mulino, Bologna, 2007, p. 30.
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non riesce ad instaurare una relazione funzionale in quanto è incapace di amare e provare empatia per l’altro, il soggetto che cerca in lui una base sicura attua comportamenti tesi alla negazione e al mantenimento della relazione malata.
Viene così affrontato il discorso sulla dipendenza relazionale che spesso viene rintracciata nelle coppie in cui è presente un narcisista partendo dall’analisi e dall’evoluzione della relazione inizialmente idilliaca ma che sfocia inevitabilmente in squilibri di potere tra un partner che attua comportamenti di controllo e manipolativi che sfociano spesso in violenza e uno che reagisce alternando comportamenti di sottomissione e di accondiscendenza.
Si andrà a dimostrare, quindi, come la disfunzionalità e la distruttività del rapporto non ha origine soltanto da uno dei due partner e che, in egual modo, ha conseguenze devastanti per entrambe le parti.
Nella terza parte, infine, vengono non solo proposte le strategie di intervento da attuare nei confronti del soggetto narcisista ma anche i possibili trattamenti tesi alla realizzazione di un rapporto di coppia funzionale e, facendo particolare riferimento alla terapia cognitivo-comportamentale, vengono delineati gli interventi da attuare nei casi in cui la coppia si regga su modalità relazionali violente.
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1. L’origine del narcisismo e della dipendenza affettiva attraverso il mito
La nascita del termine Narcisismo viene attribuita al tragico protagonista dell’opera Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone: Narciso. Il poema narra di un giovane di rara bellezza e di straordinaria vanità nato da un rapporto violento tra il dio Cefiso e la ninfa Liriope. In un’ottica psicoanalitica, questa situazione costituisce un primo elemento di fondamentale importanza in quanto è ascrivibile una relazione coniugale fortemente sbilanciata e dolorosa in cui il narcisista viene cresciuto2.
Diventato adolescente, il giovane rifiuta l’amore di chiunque gli si avvicinasse incurante dei loro sentimenti in quanto incapace di provare empatia. Ricollegando anche questo secondo punto sul piano clinico, il disprezzo e la violenza con cui Narciso umilia gli altri può essere rintracciata in un’identificazione con un padre prevaricatore che è il vero precursore del narcisismo e che tende a distruggere chiunque porti amore3.
Il protagonista, però, sarà destinato ad una punizione tanto amara quanto paradossale. Un giorno, mentre era a caccia, Narciso si imbatte nella ninfa Eco che si innamora perdutamente di lui ma che, ovviamente, viene respinta e umiliata da Narciso, il quale esordisce dicendo: «Possa piuttosto morire che darmi a te»4. Così, in preda al dolore per il rifiuto, la dea si consuma nei monti e nelle vallate fino a che di lei non rimasero che le sole ossa, tramutate in
2 E. M. Secci, I Narcisisti perversi e le unioni impossibili, Youcanprint, Tricase, 2014, p. 44.
3 Ivi, p. 45.
4 P. O. Nasone, Metamorfosi, Libro III, Baldassarre Azzoguidi, Bologna, 1471, vv. 392.
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sassi, e la voce ancora vagante tra gli alberi. Continuando il parallelismo tra l’opera ed una prospettiva clinica è possibile affermare che la ninfa Eco va ad incarnare la figura della dipendente affettiva diventando l’emblema di una donna che, preda di un sentimento illusorio ed alimentato dal rifiuto e dall’impossibilità di compiersi, rinuncia a se stessa5.
L’opera termina con la condanna della dea Nemesi che punisce la superbia del giovane con un amore impossibile: quello per la propria immagine. Narciso, vedendo per la prima volta la sua figura riflessa nell’acqua di uno stagno e, riconoscendo se stesso, aprirà gli occhi sull’ovvia realtà: «Iste ego sum»6.
Nel disperato tentativo di raggiungere e congiungersi con questa immagine, Narciso annega con gli occhi pieni d’amore per sé, lasciando al suo posto un fiore che prenderà il suo nome.
Sulla base dell’opera di Ovidio, è possibile dedurre come il legame con un narcisista si basi sul paradosso che la relazione disfunzionale “è possibile solo se è impossibile” e si stabilisce, molto spesso, attraverso l’egemonia di un membro su uno più debole in cui spesso si riscontra una dipendenza affettiva.
Facendo un’analisi della coppia, Narciso ed Eco costituiscono la rappresentazione più emblematica dell’impossibilità di una relazione funzionale, soddisfacente e sana tra due partner incapaci di vedere se stessi e l’altro e di conseguenza la relazione instaurata per quello che realmente è:
5 E. M. Secci, I Narcisisti perversi e le unioni impossibili, Youcanprint, Tricase, 2014, p. 46.
6 P. O. Nasone, Metamorfosi, Libro III, Bologna, Baldassarre Azzoguidi, 1471, vv. 463.
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Eco rappresenta l’incapacità di separarsi da un oggetto deludente, Narciso, invece, rappresenta l’incapacità di instaurare una relazione solida e sana con un altro diverso da sé.
Alla base della relazione c’è quindi l’inabilità di entrambi, di ricevere e donare un sentimento sano.
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2. Il narcisismo nelle diverse prospettive psicoanalitiche
2.1 Origine del termine
Storicamente il termine narcisismo viene adoperato per la prima volta nel 1898 da Havelock Ellis nel saggio The conception of Narcissism nella forma narcissus-like7. In esso viene descritto un aspetto patologico della vita sessuale e, andando a legare il mito di Ovidio alla condizione di “autoerotismo” in uno dei suoi pazienti, l’autore fa riferimento ad un soggetto che tratta il proprio corpo come un oggetto sessuale da cui trarre desiderio e piacere.
Successivamente, nel 1899, lo psichiatra tedesco H. Näcke lo utilizzerà il termine Narcismus, narcisismo, facendo riferimento alle perversioni sessuali8.
Allo stesso modo, inizialmente, Sigmund Freud nei suoi Tre saggi sulla teoria sessuale usò per primo i termini libido o pulsione sessuale definendola originariamente rivolta verso il proprio corpo anziché su oggetti esterni come espressa nel modello di Ellis. Il narcisismo psicoanalitico a cui Ellis e Freud si
7 E. Havelock, The conception of narcissism. Psychoanalytic Review, 1913-1957, volume XIV, New York, 1927, pp. 129 - 153.
8 In una postilla aggiunta nel 1920 ai suoi Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, Freud dice di aver erroneamente attribuito l'introduzione del termine “narcisismo” a Nacke, mentre il merito è di Havelock Ellis. Ellis stesso ha discusso in seguito la rettifica di Freud nel saggio The Conception of Narcissism contenuto in Studies in the Psychology of the Sex, vol. 7, Filadelfia, 1927, sostenendo che la priorità va, in effetti, attribuita sia a lui stesso che a Nacke, avendo egli usato nel 1898 il termine narcissus-like, a mo' di narciso, per indicare un atteggiamento psicologico, mentre Nacke ha introdotto nel 1899 il termine Narcismus, narcisismo, per descrivere una perversione sessuale. La parola tedesca usata da Freud è Narcissmus: nel caso clinico del presidente Schreber, 1910, egli sostiene di preferire questa forma a quella forse più corretta di Narcissismus, per ragioni di brevità ed eufonia, in S. Freud, Introduzione al narcisismo, 1914, trad. it. R. Colorini, a cura di, Bollati Boringhieri, Torino, 2012, p. 126.
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riferivano era legato ad una sessualità immatura, esclusivamente autogratificante e che poco si avvicina alla definizione clinica di oggi.
Pochi anni dopo, infatti, il concetto di narcisismo iniziò a includere alcune caratteristiche più familiari agli psicologi della personalità e sociali di oggi. Ernest Jones fu un dei primi ad avvicinarsi all'attuale definizione di Disturbo narcisistico di personalità andando a identificare nel soggetto quello che chiamò il “complesso di Dio”. Con questa espressione fece riferimento ad un soggetto distaccato, egocentrico, presuntuoso, troppo sicuro di sé, autoerotico, con fantasie di onnipotenza e onniscienza e con un grande bisogno di unicità e lodi da parte degli altri in quanto «niente offende un uomo come il suggerimento che assomigli a qualcun altro»9.
Nel 1925 Robert Waelder, focalizzandosi soprattutto su soggetti in cui si contraddistingueva aggressività e considerevoli carenze nel mantenimento delle relazioni intime, coniò un concetto di personalità narcisista che ha influito molto sul modo in cui viene definito il DPN oggi, fornendo una dettagliata descrizione in cui era molto evidente la scarsa capacità empatica, il senso di essere «diverso dall'umanità in generale»10, l'ossessione di promuovere il rispetto di sé, la mancanza di normali sensi di colpa ed una
9 E. Jones, Essays in applied psychoanalysis, Vol II: Essays in folklore, anthropology, and religion, Hogarth Press Ltd, London, 1952, p. 252.
10 R. Wälder, The Psychoses: Their Mechanisms and Accessibility to Influence, International Journal of Psycho-Analysis, 6, Western, 1925, p. 264.
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sessualità tesa alla ricerca del piacere fisico a discapito di un coinvolgimento sentimentale11.
È innegabile che, nell’ambito della psicologia analitica, e prendendo in considerazione il sistema freudiano, il termine narcisismo nasce come elemento costitutivo della soggettività umana in cui è possibile riscontrare una possibile evoluzione patologica ma, prima che venga riconosciuta come uno specifico disturbo di personalità connotato da tratti ben definiti e relativamente facili da individuare, nel tempo viene ripreso da molti autori che ne considerano una visione molto diversa in campo clinico.
2.2 Il narcisismo secondo il modello freudiano
L’elaborazione del concetto di narcisismo vede le sue radici nella Teoria duale dell’istinto o delle pulsioni. Secondo tale teoria, esistono due tipi di pulsioni diverse: le pulsioni dell’Io, o di autoconservazione, e le pulsioni sessuali, sottesa ad una specifica energia, la libido12.
Così come la pulsione di autoconservazione innesca molteplici comportamenti che mirano al soddisfacimento dei bisogni vitali, ed è paragonabile la pulsione che ci spinge a nutrirci, così la pulsione sessuale,
11 S. Battipede, Il disturbo narcisistico. Viaggio nei luoghi dell'infanzia ferita, Youcanprint, Tricase, 2018, p. 8.
12 Per “pulsioni” Freud intende «un concetto limite tra lo psichico e il somatico, come il rappresentante psichico degli stimoli che traggono origine all’interno del corpo e pervengono alla psiche, come una misura delle operazioni che vengono richieste alla sfera psichica in forza della sua connessione con quella corporea», in S. Freud, Pulsioni e i loro destini, Vol VIII, Boringhieri, Torino, 1967-80, p. 17.
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attivata dalla libido, dà avvio a comportamenti volti a soddisfare i bisogni sessuali13.
Le pulsioni sessuali, nel primo periodo della vita, si appoggiano alle pulsioni di autoconservazione, un esempio può essere il neonato che soddisfa la propria fame con l’allattamento e che attraverso la bocca, che è una zona erogena, sperimenta un piacere collegato al bisogno di nutrirsi. Successivamente, grazie al raggiungimento della maturità sessuale, la pulsione sessuale si pone al servizio della funzione riproduttiva.
La pulsione, in una visione generale, è basata su un principio di continuo soddisfacimento e può essere definita in base a 3 elementi:
- La fonte, ovvero l’organo il soggetto si procura piacere, zona erogena.
- La meta pulsionale, ovvero il soddisfacimento.
- L’oggetto libidico, con cui viene indicato «ciò in relazione a cui, o mediante cui, la pulsione può raggiungere la sua meta»14.
Considerando la modalità di soddisfacimento pulsionale e l’oggetto che lo consente, è possibile ricondurre lo sviluppo pulsionale a un’antica fase evolutiva, definita del narcisismo, in cui inizialmente «l’Io investito dalle proprie pulsioni e parzialmente capace di soddisfarle autoeroticamente è indifferente al mondo intero»15.
13 A. De Coro; F. Ortu, a cura di, Psicologia dinamica: I modelli teorici a confronto, Laterza, Bari, 2010, p. 43.
14 S. Freud, Pulsioni e i loro destini, Vol VIII, Boringhieri, Torino, 1967-80, p. 18.
15 Ivi, p. 30.
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Successivamente, nel caso di uno sviluppo normale, ci sarà una rottura dell’indifferenza dell’Io che si rivolgerà agli oggetti esterni che sono capaci di soddisfarn
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