Terraferma di Emanuele Crialese
La rappresentazione del Marenostrum dagli anni Cinquanta ai giorni nostri
Sin dall'epoca romana il mar Mediterraneo ha rappresentato il cuore di tutte le attività economiche, politiche, commerciali e militari dell'Italia, tanto da nominarlo mare nostrum. Il termine venne ripreso in epoca fascista da Mussolini, il quale era determinato a riportare alla gloria dell'impero romano la potenza del Mediterraneo. Il controllo delle sponde nord e sud del bacino centrale rappresentavano un punto di partenza per il presidio e l'egemonia della flotta navale; di conseguenza tale dominio avrebbe dovuto garantire una certa superiorità militare e strategica sul fronte africano.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale il mare nostrum subì un notevole cambiamento: da mare di conquiste militari si trasformò a soggetto cinematografico per la valorizzazione dei luoghi, delle persone e della cultura che ci hanno da sempre caratterizzato.
Il cinema italiano si riafferma negli anni del dopoguerra in Sicilia, in quanto tutte le realtà delle produzioni cinematografiche del Paese erano state distrutte dalla guerra: il materiale degli studi cinematografici come Cinecittà o l'Istituto Luce furono dispersi o trasferiti in altre sedi, quali Venezia e la Cinematografia di Roma, perché solo queste rappresentavano le grandi istituzioni del fascismo dal quale fu coniato lo slogan “Il cinema è l'arte più forte”.
Fu così che, nel 1946, un gruppo di ragazzi giovani capitanati da Francesco Alliata iniziò per passione a praticare nel mare siciliano, più precisamente nelle isole Eolie, quella che chiamarono “la caccia sottomarina” (il termine subacqueo non era ancora stato coniato). Per cento anni queste isole furono separate dal resto del mondo, e questi ragazzi avevano voglia di mostrare al pubblico le meraviglie dei loro fondali marini. La scoperta del mare profondo fu per il giovane gruppo una folgorazione: «il dondolio dei pesci che girovagavano pigramente, le rupi con le loro fessure lussureggianti di vegetazione, grotte e anfratti di montagne sterminate le cui larghezza e profondità si dissolvevano nel blu infinito».
Nonostante le prime difficoltà di ripresa, a causa della sensibilità della pellicola ancora in bianco e nero e della cinepresa impenetrabile all'acqua, la determinazione di Alliata lo portò ad escogitare uno scafandro che gli permise di girare scene sott'acqua (vedi fig. 1 - 2). Dopo aver girato numerose scene subacquee riuscirono a realizzare il loro primo documentario della durata di dodici minuti intitolato Cacciatori sottomarini.¹
Fu proprio da queste riprese che vennero estrapolate alcune scene che caratterizzarono il celebre cortometraggio/documentario Turi della Tonnara di Pino Mercanti, intitolato solo successivamente Malacarne. Citando le parole di Alliata «ho sempre sottolineato che queste erano le prime immagini cinematografiche professionali al mondo, riprese in mare aperto».² Da questi brevi documentari nasce...
¹ F. Alliata, Il Mediterraneo era il mio regno. Memorie di un aristocratico siciliano, Neri Pozza Editore, 2015
² Fonte - www.umbertocantone.it
Fig. 1 – Riprese subacquee
Fig. 2 – Ripresa subacquea del pesce spada