1 Sommario
- Sommario .......................................................................................................... 3
- Introduzione ...................................... 5
- Capitolo 1 - Disturbo ossessivo compulsivo ................................................................................................. 5
- 1.1 Descrizione ............................................................................ 6
- 1.2 Paradosso nevrotico ........................................................................................... 7
- 1.3 Storia del DOC ............................................. 9
- 1.4 Influenza del DOC in età evolutiva .............................. 9
- 1.5 Comorbidità con altri disturbi (con dati) ............................. 11
- 1.6 Differenza tra DOC e DOCP (DOC di personalità) ................................................................................... 14
- 1.7 Ruolo dei traumi .................................................................................................. 17
- Capitolo 2 - Disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione ......... 17
- 2.1 Diversi sottotipi di disturbo ossessivo compulsivo ..................... 18
- 2.2 DOC da contaminazione: un approfondimento ................................................................................................................... 19
- 2.3 Influenza del DOC da contaminazione sulla vita delle persone 20
- 2.4 Causa del DOC da contaminazione ..............................................
- 2.5 Possibili metodi per la risoluzione del DOC da contaminazione ................................................................................................ 22
- 2.6 Conseguenze del COVID-19 sui soggetti affetti da DOC da contaminazione ................................................................................................ 23
- Capitolo 3 - Il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo ............................................................................................................. 27
- 3.1 Trattamento farmacologico o terapia cognitivo comportamentale? ......................................................................................... 27
- 3.2 Trattamento farmacologico ........................................................ 28
- 3.3 Trattamento con terapia cognitivo comportamentale e metodi terapeutici .......................................................................................... 30
- 3.4 Trattamento combinato ed efficacia ...................................... 35
- 3.5 Trattamento del DOC resistente ................................................. 36
- 3.6 EMDR come trattamento in via di sperimentazione .......... 37
- Ringraziamenti .................................................................................................................................................................................................................. 40
- Bibliografia …………………………………………………………………………………41
- Sitografia 55
2 Introduzione
Nel presente lavoro di tesi verranno analizzate nel dettaglio le caratteristiche del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), condizione che colpisce buona parte della popolazione e che può diventare invalidante, ma al cui riguardo esistono ancora pochi studi rispetto alla quantità di ricerche dedicate ad altri campi relativi ai disturbi mentali.
L’articolazione in tre capitoli della tesi vedrà quindi nella prima parte un’accurata descrizione del DOC, con una chiara spiegazione della differenza fra ossessioni e compulsioni, ovvero delle componenti principali del disturbo, accompagnata da una breve presentazione dei dati relativi alla diffusione del disturbo.
Successivamente, all’interno del secondo capitolo verrà posta particolare attenzione al DOC da contaminazione, caratterizzato da ansia e fobia per i germi e da rituali di “purificazione” che verranno descritti e osservati nel dettaglio nello sviluppo del capitolo.
Si proseguirà poi con un’attenta analisi dei trattamenti, nel terzo capitolo, sia per quanto riguarda quelli farmacologici sia per quanto concerne quelli psicoterapeutici, considerati ancora in fase di sperimentazione (tecnica EMDR) o di cui è già stata provata l’efficacia, come ad esempio la terapia cognitivo comportamentale, considerata la più adatta per la cura del DOC.
Le motivazioni che mi hanno spinto ad approfondire tale tema hanno una duplice natura. In primo luogo sono stato io stesso portatore di questo disturbo, supportato da una terapia tuttora in corso riguardante questo tipo di problema, e penso sia interessante, oltre che potenzialmente utile, portare il maggior numero di persone possibile all’approfondimento di un problema a cui spesso non viene dato abbastanza credito da soggetti che non fanno parte del settore medico/psicologico, con conseguenze spesso a discapito del portatore del disturbo che non si sente capito o può arrivare addirittura a sentirsi “fuori luogo” in determinate situazioni, come avremo modo di vedere più avanti.
Il secondo motivo riguarda invece una mancanza di approfondimento dell’argomento all’interno del corso universitario, che lo nomina sporadicamente e sul quale non si sofferma a descriverne i dettagli a causa dell’ampio ventaglio di altri disturbi e, in generale, di altri argomenti esistenti da dover trattare.
L’obiettivo di questa tesi di laurea è quindi quello di descrivere il disturbo ossessivo compulsivo nel dettaglio, compreso di tipologie e trattamenti, per permettere di comprendere l’evoluzione degli studi e delle ricerche che sono state svolte sia su pazienti sani sia su soggetti “disturbati”, evidenziando i passi avanti compiuti dalla psicologia, spesso affiancata dalla medicina, per la comprensione di un disturbo relativamente “recente” (come verrà spiegato successivamente) e per l’individuazione di trattamenti adatti alle varie forme di DOC. Questo permetterà così di avere una visione più chiara di quello che è il disturbo in sé ma anche di quella che è la vita degli individui affetti da DOC, con una maggiore comprensione dei pensieri intrusivi, dei rituali, dei comportamenti di evitamento e dei disagi con i quali una persona può trovarsi a convivere ogni giorno in presenza del disturbo ossessivo compulsivo. 4
Capitolo 1 - Disturbo ossessivo compulsivo
1.1 Descrizione
Il disturbo ossessivo compulsivo, anche detto semplicemente DOC od OCD, è un disturbo che colpisce una parte di popolazione che si stima essere oggi intorno al 2%, parimenti rappresentata da maschi e femmine (Sanavio & Cornoldi, 2017).
Le sue caratteristiche principali, come suggerito dal nome, sono le ossessioni e le compulsioni, la cui presenza determina il riconoscimento e la diagnosi di questo disturbo.
Le ossessioni rappresentano impulsi o immagini mentali ricorrenti e persistenti che portano a stati di ansia o disagio e che vengono vissuti da chi li manifesta come pensieri intrusivi e/o inappropriati (Sanavio & Cornoldi, 2017). Il soggetto prova ad allontanare questi pensieri o a “neutralizzarli”, attraverso un certo tipo di azioni o altri pensieri che aiutano ad “esorcizzarli”; è perfettamente consapevole del fatto che questi pensieri e comportamenti sono prodotti dalla propria mente e ne riconosce l’irrazionalità, senza però riuscire ad evitare la loro creazione. È proprio questa riconosciuta irrazionalità che porta il soggetto a voler allontanare i pensieri intrusivi, nonostante questi ritornino sempre e portino a una lotta senza fine (Sanavio & Cornoldi, 2017).
Le ossessioni sono dunque egodistoniche, ovvero contrastano le convinzioni più radicate della persona, ad esempio immagini di catastrofi nei confronti di persone a cui si vuole bene o pensieri impuri da parte di persone molto religiose (Rolls, 2011).
Le compulsioni sono, invece, comportamenti non giustificati e ripetuti in maniera incontrollata ed esagerata da parte del soggetto (ad esempio controllare ripetutamente di aver spento le luci, lavarsi le mani ripetutamente anche se lo si ha appena fatto, ecc…) al fine di ridurre il disagio e alleviare l’ansia causatagli dalle ossessioni oppure per prevenire qualche evento temuto. I comportamenti compulsivi possono avvenire anche a livello mentale (ad esempio ripetere mentalmente determinate frasi o parole, contare fino a una certa cifra, ecc…). Anche in questo caso il soggetto si rende conto dell’irrazionalità della cosa, ma non riesce a fare a meno di mettere in atto questi comportamenti. Le compulsioni più diffuse sono quelle relative alla pulizia e quelle connesse al controllo e ricontrollo (Sanavio & Cornoldi, 2017).
Spesso ossessioni e compulsioni sono innocue, ma nei casi più gravi possono occupare gran parte della giornata, togliendo tempo e risorse al soggetto che si trova costretto a concentrarsi sulla messa in atto di questi comportamenti irrazionali, e influenzando in questo modo anche le relazioni individuali e sociali, nonché le attività lavorative (Rolls, 2011).
1.2 Paradosso nevrotico
All’interno dei discorsi sul disturbo ossessivo compulsivo si può trovare l’ipotesi eziologica che ruota attorno al “paradosso nevrotico”, ovvero alle cause secondo le quali è possibile che una persona lucida e consapevole metta in atto condotte che sa essere assurde, irrazionali e dannose (Giannattasio, 2010).
I paradossi patologici “Non avvengono per un difetto strutturale, o per una carenza di informazioni, o per una perversione masochistica degli scopi dell’individuo, ma avvengono in menti cognitivamente ben funzionanti, che dispongono di tutte le informazioni utili e che ricercano, in assoluta buona fede, il proprio bene” (Mancini & Gangemi, 2002).
Questa questione del paradosso viene inquadrata da tre diversi punti di vista o modelli di seguito spiegati: la coerenza interna, il vantaggio secondario e le teorie funzionaliste (Giannattasio, 2010).
Coerenza interna
La coerenza interna riguarda gli sforzi che il soggetto compie per rimanere, appunto, coerente a sé stesso. Per mantenere questa coerenza entrano in gioco dei meccanismi che il soggetto mette in atto: questi selezionano in entrata informazioni che confermano i propri schemi, mentre ignorano o alterano quelle che sono in contraddizione con essi. Il mantenimento di questo schema personale spiegherebbe per quale motivo l’individuo tende a mettere in atto determinati comportamenti anche se disfunzionali o dannosi. Le tesi di orientamento costruttivista e cognitivo post razionalista sostengono che questo sistema agisca per mantenere la continuità del senso di sé, ossia consentire di riconoscersi come la stessa persona in situazioni e momenti diversi. Limite del modello della coerenza interna è però il fatto che spesso gli individui sembrano ricercare attivamente l’informazione contraria alle proprie credenze (Giannattasio, 2010). 6
Il vantaggio secondario
La teoria alla base di questa tesi è che il soggetto mantiene la credenza patogena perché quella alternativa è meno vantaggiosa. Il fatto che questo atteggiamento sia volontario fa nascere due paradossi: il paradosso doxastico e quello dinamico. La presenza del paradosso doxastico sta a significare che esiste un momento nel quale il soggetto si trova ad avere due credenze opposte contemporaneamente, mentre per quanto riguarda quello dinamico sta a significare che l’individuo che si inganna vuole indursi intenzionalmente a credere a ciò che sa essere falso.
Le spiegazioni funzionaliste
Questi modelli tentano di spiegare i comportamenti patologici tramite meccanismi di “circolo vizioso”, ovvero il comportamento messo in atto per raggiungere uno scopo produce effetti collaterali non intenzionali che rinforzano di conseguenza il comportamento patologico e delle credenze che lo sostengono (ad esempio comportamenti protettivi, evitamento, ecc…). Queste spiegazioni tengono in considerazione le differenze intra e interindividuali (a differenza, per esempio, del modello della coerenza interna), legandole ad investimenti intenzionali ed emotivi (Giannattasio. 2010).
1.3 Storia del DOC
Oggi il disturbo ossessivo compulsivo è riconosciuto all’interno del DSM-V, ma fino al 1850 i fenomeni ossessivo compulsivi erano considerati una variante della vecchia nozione di follia. Fu proprio in questo periodo che divennero una malattia a sé stante, prima come membro della vecchia classe delle nevrosi, poi come variante della nuova nozione di psicosi, e infine come nevrosi vera e propria. Questi cambiamenti si verificavano perché riflettevano cambiamenti teorici nella definizione delle grandi categorie psichiatriche. Ipotesi psicologiche suggerivano che il disturbo ossessivo compulsivo potesse derivare da menomazione volitiva, intellettuale o emotiva, l'ultima delle quali predominò dopo il 1890. Le questioni relative al disturbo ossessivo compulsivo, ai tipi di personalità e all'ereditarietà furono trattate invece in termini di teoria della degenerazione. Entro la fine del 1880, il disturbo ossessivo compulsivo raggiunse la piena definizione clinica e nosologica (Berrios, 1989).
Nei decenni successivi si è arrivati a una comprensione sempre maggiore dello stato mentale che regola i pensieri e i comportamenti ossessivi, e quindi a una conoscenza sempre maggiore del disturbo ossessivo compulsivo. Secondo F. Mancini e C. Perdighe, entrambi facenti parte della Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma, questa comprensione rischia però di perdersi nel momento in cui viene limitata alla sola condivisione dei segnali e dei sintomi per il riconoscimento del disturbo. Per questo motivo la classificazione del disturbo ossessivo compulsivo all’interno del DSM-V potrebbe avere anche degli aspetti non del tutto positivi, perché “l’individuazione dei meccanismi psicologici che sottendono una condotta è sostituita da un approccio checklist che trascura completamente il significato e la funzione dei sintomi” (Mancini & Perdighe, 2014).
Il DSM ha fra i meriti quello di suddividere in macrocategorie gli aspetti comuni e distintivi di gruppi di disturbi, ma ha il difetto di farlo partendo dalla collezione di sintomi, a prescindere dalla motivazione o funzione di questi sintomi, limitandosi quindi alla descrizione di un disturbo basandosi sul come si manifesta piuttosto che sui motivi che lo causano. Il problema sorge perché gli aspetti individuati come comuni e distintivi non lo sono quasi mai in modo chiaro e univoco. Per considerare due condotte simili o diverse, infatti, è necessario tenere conto dei determinanti psicologici di entrambe, oltre all’aspetto motivazionale. Questo approccio di tipo descrittivo, oltre ad essere un approccio riduzionista, rischia di confondere e di risultare inutile anche sul piano clinico. Dato che fra i criteri più importanti del DSM-V si trova la “clinical utility”, non è da ignorare il fatto che la categoria del disturbo ossessivo compulsivo e dei disturbi correlati ad esso rischi di complicare il processo diagnostico e di non migliorare la pratica clinica (Mancini & Perdighe, 2014).
“Se è vero che le macrocategorie non influenzano la diagnosi del singolo disturbo, è altresì vero che come i disturbi sono raggruppati ha importanti implicazioni per la pratica clinica” (Philips, 2010).
Per questo motivo, tralasciando gli aspetti motivazionali e funzionali nella comprensione di un disturbo, c’è il rischio di mettere insieme comportamenti che hanno un aspetto simile, ma che per quanto riguarda il funzionamento non hanno niente a che fare l’uno con l’altro (Mancini & Perdighe. 2014).
1.4 Influenza del DOC in età evolutiva
Il disturbo ossessivo compulsivo (OCD) è una condizione psichiatrica comune durante l'infanzia e l'adolescenza, che continua però ad essere sottovalutata e sottotrattata. Per questi motivi costituisce una causa primaria di gravi disabilità in quelle età e, talvolta, di menomazioni permanenti in seguito. In questi ultimi anni, il DOC dell'infanzia e dell'adolescenza ha attirato una crescente attenzione che ha promosso una più profonda consapevolezza di questa malattia, un migliore riconoscimento con interventi precoci, nonché l'impostazione di strategie più personalizzate e specifiche, come psicoterapie e psicofarmaci (Presta et al.,2003).
Per trovare il riconoscimento di un primo disturbo ossessivo compulsivo pediatrico bisogna risalire al 1903, quando Janet (neurologo e psicologo francese) lo descrisse per la prima volta. Ulteriori segnalazioni cliniche di disturbo ossessivo compulsivo pediatrico sono poi apparse in letteratura nei decenni successivi. Alcuni rapporti suggeriscono come circa un terzo dei casi adulti abbia avuto un esordio nell’infanzia; infatti, in letteratura viene evidenziato il fatto che anche il 40% di DOC insorti nell’infanzia prosegue in età adulta (Geller, 2006).
Il disturbo in età infantile possiede caratteristiche che rischiano di causare un ritardo nella diagnosi, che a sua volta porta a una più lunga durata del disagio non trattato e a ripercussioni più gravi nello sviluppo del bambino e sul suo funzionamento globale. Questo dato è importante anche se unito all’osservazione riguardo al fatto che le forme di DOC che vengono trattate precocemente hanno tassi di remissione più alti rispetto alle forme con esordio in età adulta, e dimostra come sia necessario porre più attenzione ai segnali e ai sintomi che potrebbero esser
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Tesi sul disturbo bipolare
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Disturbo ossessivo compulsivo
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Diagnosticare secondo il DSM, disturbo ossessivo compulsivo, Disturbi d'ansia, Depressione, Disturbo bipolare, ADHD
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