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Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Corso di laurea in Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali

Un violador en tu camino

Tra i corpi e la performance

Tesi di laurea in Antropologia delle Americhe

Relatrice Prof.ssa Alice Zelda Franceschi

Presentata da Lara Lagomarsino

Secondo Appello

Anno accademico 2021/2022

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Ringraziamenti

Questo elaborato nasce dall’esigenza di spiegare e approfondire delle realtà concrete ed esistenti in un mondo complesso e apparentemente incomprensibile, realtà vissute personalmente da me, da altre persone e da chi mi sta accanto.

Non si è trattato di un mio percorso individuale, bensì è di una serie di confronti e scambi collettivi, per questo voglio ringraziare chi c’è stato per il frutto me.

Prima fra tutte Carola, l’amica della vita che conosco da poco ma a cui sento di voler bene da sempre, ma anche Julia, Clara e Victoria, sorelle da parte di altre madri e altri paesi ma sempre così incredibilmente vicine a me.

Ringrazio Monserrat perché mi ha fatto vivere la bellezza del Cile senza che io ci mettessi effettivamente piede, sorella anche lei, inconsapevolmente mi ha portato a scrivere questa tesi.

Ringrazio Matt per l’Amore e lo spazio che mi ha sempre dato per essere libera di essere chi sono, l’ascolto, la tenerezza, i sogni.

Voglio ringraziare infine, chi effettivamente c’è da sempre: le mie amiche Elena, Carmen, Miriana e Alessia, sicurezza assoluta di amicizia pura; i miei amici Danièl G. e Danièl P., per il confronto comodo e scomodo; Lucia, Federica, Ester e Irene per essere amiche presenti anche nelle distanze; la mia intera famiglia, nello specifico il nonno Giorgio e la nonna Pepa, per aver creato uno spazio per il confronto, l’ascolto e la mia crescita personale come persona libera e critica.

Non sarei qui senza di voi, vi ringrazio con tutto l’amore che ho.

Dedico questa tesi a mia madre, affinché possa vedere nel male il bene della rivoluzione, augurandole di non perdere mai la capacità di immaginare; a mio padre, per le stesse ragioni ma anche perché capisca e lotti un po’ anche lui.

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Indice

  • Introduzione
  • Capitolo 1: Un violador en tu camino: origine e contesto di produzione
  • 1.1 Contesto: le rivolte in Cile nel 2019
  • 1.2 LasTesis: trasformare in arte le tesi femministe
  • 1.3 Un violador en tu camino viaggia per il mondo
  • Capitolo 2: Colonialismo, femminismi e violenza in Abya Yala
  • 2.1 Questioni epistemologiche: un femminismo decoloniale
  • 2.2 Voci femministe da Abya Yala
  • 2.3 Lo stupro oltre gli stereotipi: un’analisi antropologica
  • Capitolo 3: Corpo e performance: spazi di resistenza nella lotta femminista
  • 3.1 Analisi della performance l’unione
  • 3.2 Il corpo e la performance: per la (r)esistenza
  • 3.3 Conclusione
  • Appendice fotografica
  • Bibliografia

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Introduzione

A seguito delle mobilitazioni sociali di fine ottobre 2019 in Cile, la performance Un violador en tu camino, ideata dal collettivo LasTesis, si è diffusa nel territorio nazionale come una voce artistica-poetica di protesta che ha avuto la sua risonanza a livello globale.

Dunque, nel primo capitolo vi sarà una presentazione della performance con l’interesse di creare uno spazio di analisi del suo contesto sociale e politico di produzione e raccontarne la sua origine e diffusione oltre i confini nazionali.

Mi occuperò di illustrare la formazione delle mobilitazioni cilene e il loro sviluppo durante il mese di ottobre 2019 con le conseguenti risposte repressive da parte delle istituzioni e la violazione dei diritti umani, come affermato da Amnesty International.

Le proteste cilene non sono esplose solo contro a uno specifico governo, ma anche contro le eredità lasciate dalla dittatura – la costituzione di Pinochet -, e rappresentano una richiesta di politiche sociali, economiche più giuste.

In risposta a tale alla crisi del paese latinoamericano, LasTesis - un collettivo artistico femminista di quattro donne con varie formazioni accademiche - riorganizzarono lo spettacolo su cui stavano lavorando rendendolo idoneo e una forma di contestazione verso le violenze perpetrate dallo Stato, in denunciando le aggressioni sessuali.

L’azione de particolare LasTesis consiste nel trasformare in arte le tesi femministe, mantenendone il carattere critico e rivoluzionario; si tratta di una pratica già esistente in Cile dagli anni della dittatura (1973-1989).

Mi riferirò alle riflessioni teoriche di Nelly Richard Mi riferirò alle riflessioni teoriche di Nelly Richard, la quale ha sviluppa le sue riflessioni riferendosi al periodo della dittatura militare in Cile, sottolineando come donne artiste, scrittrici, poetesse furono in grado di rappresentare ciò che stavano vivendo tramite a una critica culturale, elaborando linguaggi e forme alternative di azione che trasgredivano il potere esercitato durante la dittatura.

La critica culturale osservata da Richard è la stessa presente contenuta in Un violador en tu camino, riconosciuta come “practica transformadora” in quanto l’unione tra l’arte e la cultura rende visibile, denuncia e resiste alle forme di oppressione e violenza subite.

1 trad. “pratica trasformatrice”

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Inoltre, considerando lo spazio pubblico come uno spazio di trattative individuali e collettive, LasTesis portarono la loro performance per le strade di Valparaiso, fuori dai contesti tradizionali della diffusione del sapere, per rendere più accessibili le tesi femministe contenute nella loro performance.

Dopo una genealogia della performance in territorio nazionale, ci sarà l’ultimo paragrafo del capitolo che tratterà la diffusione della performance a livello globale.

La protesta artistica si è diffusa in 200 città in tutto il mondo, è stata così riadattata, ha assunto nuovi significati e sfumature attinenti al proprio contesto storico e sociale di riferimento.

Prenderò in considerazione, nello specifico, i casi in Messico, Brasile, Argentina, India e infine Turchia, per rappresentare una pluralità di voci che si rifanno, secondo lo studio Deborah Martin e Deborah Shaw (2021), al femminismo intersezionale e che decostruiscono i confini tra la teoria e la pratica, e la strada, producendo nuove forme di apprendimento attraverso spazi e dinamiche collettive, orizzontali, transnazionali e non gerarchiche.

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Nel secondo capitolo, intitolato Colonialismo, femminismi e violenza in Abya Yala, mi dedicherò alla presentazione del femminismo de-coloniale, facendo successivamente riferimento ad alcune, delle tante voci di Abya Yala (America Latina) che dimostrano forme di sapere contro-egemoniche e femministe, infine, riporterò le analisi di Segato (2016) riguardo allo stupro come pratica relativa alla dimensione del potere.

Per la stesura del paragrafo relativo al femminismo decoloniale mi rifarò alle riflessioni elaborate da studiose e studiosi quali Yuderkis Espinosa Miñoso (2016), Francesca Gargallo (2017), Maria Lugones (2008) e Anibal Quijano (1992).

Attraverso una prospettiva critica, riporterò le elaborazioni teoriche della sociologa Chandra Talpede Mohanty presenti nel suo saggio Under western eyes (1984).

Successivamente, illustrerò l’ampio panorama femminista in America Latina, approfondendo le riflessioni e le azioni dei femminismi comunitari di Julieta Paredes (2003), Lorena Cabnal (2012), basandomi sull’opera Femminismo da Abya Yala. Idee e proposte delle donne indigene dei 607 popoli di nostra America (2017).

In aggiunta, presenterò anche la mobilitazione del collettivo argentino Ni una Menos (2015) attraverso lo sguardo di una delle sue fondatrici Veronica Gago e il libro da lei scritto intitolato La potenza femminista, o il desiderio di cambiare tutto (2022).

Infine, nell’ultimo paragrafo, riporterò delle riflessioni sulla pratica dello stupro, specialmente in relazione alle tesi elaborate dall’antropologa argentina Rita Segato, la quale analizza le violenze sessuali e di genere esercitate contro le donne nella loro complessità, non limitandosi alla monocausalità dei cosiddetti “crimini d’odio” troppo riduttivi per spiegare azioni così profondamente connesse con lo Stato, la politica e le istituzioni stesse.

L’intersezionalità è un concetto 2 coniato da Kimberlè Crenshaw (1995), si basa nel riconoscere il sistema complesso di strutture multiple e simultanee che creano diverse forme di oppressione attraverso la loro intersezione.

In particolare l’esperienza del genere si interseca con altri assi sociali quali di classe e di razza, stabilendo diversi gradi di privilegio.

Il femminismo internazionale, arricchito dagli studi di femministe nere quali Audre Lorde, bell hooks e Angela Davis è un approccio multidimensionale che ricerca una rappresentazione più coerente del reale e della sua complessità.

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Mi concentrerò nelle seguenti opere di Segato: Las estructuras elementales de la violencia (2003) e La guerra contra las mujeres (2016).

Infine, nell’ultimo capitolo intitolato Corpo e performance: spazi di resistenza nella lotta femminista, mi dedicherò all’analisi approfondita di una specifica versione della performance realizzata in Cile, nella città di Valparaiso, il giorno 29 novembre 2019 e analizzerò come la performance e i corpi si manifestano come spazi di esistenza e resistenze.

In primo luogo, prenderò in considerazione il testo, i movimenti coreografati e l’estetica stessa della performance, ponendo una specifica attenzione ai simboli e significati intrinseci che comunica.

Tra questi evidenzierò come la performance rappresenti a) una decostruzione dell’immagine stereotipata dello stupro, attraverso la denuncia di un sistema strutturalmente violento e patriarcale, b) una continuità tra il passato e il presente, c) un’azione politica critica e creativa che afferma la propria esistenza e resistenza.

Mi rifarò alle riflessioni sul corpo di Mari Luz Esteban in Antropología del cuerpo. Género, Itinerarios Corporales, Identidad y Cambio (2004) e di Judith Butler in Alleanza dei corpi (2017), riferendomi anche al concetto di conoscenza incorporata di Csordas (1994).

Contemporaneamente, farò riferimento alle prospettive di Victor Turner (1986, 1992) e Diana Taylor (2011, 2012) relative al concetto di performance, costruendo una rete di corrispondenze tra le loro riflessioni e la performance di Un violador en tu camino realizzata in Cile.

Con l’intenzione di effettuare un’analisi accurata della performance cilena è stato necessario inserire, in questo percorso teorico, il contesto latinoamericano avvicinandomi più possibile nei limiti dell’oggetto della mia tesi-,- alle realtà da cui è composto, riconoscendo le diversità e vivacità che compone il mosaico di femminismi presenti nel continente.

Ho ritenuto fondamentale adottare una prospettiva anticoloniale, contraria agli eurocentrismi e riduzionismi che possono solo che limitare la visione antropologica.

Attraverso questa lente analitica ho contestualizzato e analizzato la performance Un violador en tu camino realizzata in un specifico luogo e tempo, approfondendo la mia analisi ed evitando qualsiasi forma di universalismo.

La mia ipotesi di lavoro consiste nel considerare la performance femminista cilena come atto estremamente comunicativo che trascende il testo, rappresentante di un sapere incorporato, i cui corpi sono oggetto di studio e soggetto stesso di produzione culturale e affermazione della propria lotta e resistenza.

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Infine, il mio interesse con questo elaborato è quello di comporre un quadro di riflessioni e conclusioni che sia ordinato ma anche cosciente della sua complessità, che consideri l’impatto di Un violador en tu camino nella pluralità e differenza della nostra realtà globale.

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Capitolo 1: Un violador en tu camino: origine e contesto di produzione

1.1 Contesto: le rivolte in Cile nel 2019 - 2020

La performance Un violador en tu camino è stata creata dal collettivo femminista cileno LasTesis, la realizzazione di questo progetto si pone dentro uno specifico contesto di lotta contro la violenza patriarcale e di genere e rivendicazione dei propri corpi, trovando il suo spazio e il momento di espandersi durante le manifestazioni in Cile nel ottobre 2019.

Dunque, prima di addentrarmi nella narrazione della performance cilena è necessario capire il suo contesto di origine, la sua provenienza.

Il Cile è uno dei paesi del Sudamerica con il PIL pro capite più alto, eppure questo indicatore non è sufficiente per definire il benessere della popolazione cilena, infatti una delle problematiche principali del paese è la forte disuguaglianza economica e sociale.

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Nonostante i meccanismi e le espressioni della disuguaglianza siano cambiati, ci sono costanti storiche, come un susseguirsi di élite che concentra una parte significativa della ricchezza, e maggioranze che rimangono in una situazione economica e sociale svantaggiata.

Le imposizioni coloniali, fino alla più recente eredità lasciata dalla dittatura militare (1973-1989) hanno segnato il paese in tal modo da farlo diventare intollerante alle ingiustizie, al perpetuarsi delle stesse dinamiche di potere per le quali, infine, si è formata la sollevazione popolare conosciuta come “Estallido social”, iniziata nell’ottobre 2019 e conclusasi nel marzo 2020.

I primi a mobilitarsi sono stati i giovani studenti della capitale, Santiago, il giorno 18 ottobre 2019, le strade sono state il centro di espressione dei giovani manifestanti, che non solo rifiutarono l’aumento del costo dei trasporti ma anche manifestarono il loro scontento verso il sistema neoliberista (Frías & Garcés, 2019), fino ad ora imperante nel paese sudamericano.

Il movente principale ed ufficiale della rivolta è stato l’aumento del costo del biglietto della metropolitana, aumentato di 30 pesos; tuttavia si può vedere che dopo le prime mobilitazioni di protesta l’intero paese si è unito condividendo lo slogan: “Chile despertò” accompagnato dallo stesso sentimento di malcontento generale che andava oltre al semplice aumento dei costi dei trasporti.

4 trad. “Cile si è svegliato”

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Infatti, molti manifestanti hanno sottolineato: “No son 30 pesos, son 30 años”, il problema dunque sono i trent’anni di tagli alle principali strutture statali, come sanità, istruzione e pensioni.

5 trad. “Non sono 30 pesos, sono 30 anni”

6 https://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2019/10/31/conflitto-cile Consultato in data 5 agosto 2022.

La crisi cilena non bisogna intenderla come la mera conseguenza delle azioni di uno specifico governo, bensì è da riconoscere come il risultato di sistema economico e sociale ingiusto che affonda le sue radici nella dittatura militare, la cui eredità viene testimoniata dalla Costituzione cilena - tutt’oggi in vigore - che risale al regime di Pinochet (Gobelli, 2021).

7 Le ultime notizie al riguardo risalgono allo scorso settembre, durante il quale attraverso un referendum il popolo cileno ha votato come contrario (circa il 60%) alla cancellazione della Costituzione del 1980, rifiutando la nuova proposta costituzionale di carattere paritario e contenente anche la partecipazione di minoranze indigene.

Le proteste trascendono la questione relativa ai trasporti, facendo una richiesta esplicita per un sistema più giusto, per l’uguaglianza, la rappresentazione di chi nel sistema è messo ai margini.

Inoltre, molte manifestazioni sono state accompagnate dalle bandiere del popolo mapuche e da membri dello stesso gruppo, denunciando i sistematici abusi perpetuati contro questi ultimi, altre migliaia di persone hanno preso parte alla sollevazione popolare dando vita a una e vera propria protesta contro la democrazia neoliberale e le loro condizioni di precarietà (Rivera Aguilera, Imas & Jiménez-Díaz, 2021).

Queste azioni esprimevano un malessere accumulato che vedeva nello spazio pubblico il luogo appropriato per la protesta sociale, come vedremo in seguito con la performance Un violador en tu camino.

Il 20 ottobre 2019, il presidente Sebastián Piñera dichiarò lo stato di emergenza, affermando: “Siamo in guerra contro un nemico potente che non rispetta niente e nessuno”, sottolineando il necessario intervento militare e l’inserimento di un coprifuoco che potesse arrestare l’attività di contestazione che si stava organizzando nel paese (Navarro & Tromben, 2019).

Se da un lato tale azione ricordò a molti cileni gli anni della dittatura militare, dall’altro lato questi risposero con determinazione e continuarono a organizzarsi occupando le strade e manifestando.

Il picco della manifestazione cittadina è avvenuto il giorno venerdì 25 ottobre 2019, nella cosiddetta “marcia più grande del Cile”, che ha riunito più di 1,2 milioni di persone nella capitale, presso la Plaza Italia, ribattezzata Plaza Dignidad, dando vita a un evento senza precedenti (Valenzuela, 2019).

Di fronte alle prime rivolte c’è stata la mobilitazione dei corpi di polizia e dei militari, la cui risposta si è dimostrata violenta portando all’arresto di numerosi manifestanti, si stima che 28.000 persone siano state incarcerate tra il 18 ottobre e il 6

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lara.lagomarsino1999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia delle americhe e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Franceschi Zelda Alice.
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