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Marta Frangi storia del costume e della moda

NABA Nuova Accademia di Belle Arti. A.A. 2018-2019. Storia del costume: Lioubow Popova, docente.

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Indice

  • 4 Il concetto di costume e moda
  • 7 L’abito nel mondo antico
  • 10 Medioevo
  • 11 Il Rinascimento
  • 16 Il 1600
  • 20 Il 1700
  • 27 Il XIX secolo
  • 34 Il XX secolo
  • 37 Anni ‘20
  • 38 Dal ‘29
  • 43 Anni ‘50
  • 44 Anni ‘60
  • 47 Anni ‘70
  • 50 Anni ’80
  • 55 Sitografia e bibliografia
  • 56 Illustrazioni

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Il concetto di costume e moda

Il sistema moda

La moda e il sistema su cui si basa, può essere divisa in tre grandi categorie: Haute-Couture, il Prêt-à-porter e il Fast fashion.

Costume significa in primo luogo comportamento abituale, consuetudine, e di qui passa a indicare sia l’insieme delle usanze di un popolo o di una collettività sia il modo di vestirsi tipico di un gruppo, di un’epoca e di un paese.

A queste si aggiungono dei sottogruppi altrettanto caratterizzanti: la sartoria su misura, il Vintage, il Mass market retail, il Second hand, il Charity shop e lo swap party swapping.

La Haute Couture o alta moda è un settore molto selettivo ed estremamente esclusivo. Solo poche persone possono permettersi l’acquisto degli abiti di queste sfilate.

Partendo dal suo significato, si capisce l’importanza del costume nel tempo. Ogni periodo storico, ogni epoca, è stato segnato e rappresentato da un determinato costume legato a doppio filo con le tradizioni e le usanze di un popolo.

La storia dell’alta moda ha inizio nel XIX secolo con Charles Frederick Worth, a lui si deve il passaggio dalla figura di sarto che realizzava capi su misura seguendo il gusto del cliente, alla figura di creatore e disegnatore di abiti.

Il costume non ha valenza temporale, è eterno.

Gli abiti dell’Haute Couture sono caratterizzati da un’eccellente qualità dei tessuti e un’attenzione minuziosa ai dettagli, ciò è possibile grazie all’utilizzo di un’elevata tecnica manuale senza limiti di costi. L’abito realizzato è unico ed esclusivo per un cliente finale.

Il concetto moda invece indica tutto ciò che viene percepito come adeguato, giusto e opportuno in un preciso momento e in un certo luogo. La moda è, quindi, in qualche modo sempre associata al moderno, ossia all’oggi, al tempo presente.

Le sfilate Haute Couture si svolgono a Parigi a gennaio per le collezioni “primavera-estate” e a luglio per le collezioni “autunno-inverno”. Sono organizzate dalla Chambre Syndicale de la Haute Couture, l’organo che ha potere decisionale assoluto sull’organizzazione delle sfilate e delle case di moda che potranno parteciparvi.

La moda si occupa proprio dei cambiamenti di gusto e di abbigliamento nel suo divenire.

Nasce nel tardo Medioevo (XV secolo) a Firenze e a Prato con il passaggio da una economia feudale, dove le classi sociali erano ben delineate (nobili, artigiani, contadini) ad una economia capitalista: il commercio di stoffe è in forte crescita e provoca mobilità sociale. In questo fermento si inizia a mostrare il proprio status attraverso l’abbigliamento.

Tutankhamon e la moglie Ankhesenamun, ca. 1330 a.C.

Giambattista Valli Haute Couture, Fall Winter 2020-21.

Tra le case di moda più note che sfilano a Parigi troviamo Valentino, Dior, Armani Privè, Atelier Versace, Chanel, Elie Saab e Giambattista Valli.

È proprio attraverso esso che si comunica l’appartenenza ad un ceto sociale, ci si distingue al suo interno, si mostra il proprio valore o la propria morale.

Una particolarità delle sfilate dell’Haute Couture è l’atmosfera molto ricercata e lenta, questo permette di mettere in evidenza i dettagli e la qualità della collezione. I clienti in prima fila a queste sfilate sono spesso figure prestigiose e star mondiali che diventano a loro volta testimonial della casa di moda.

Ma se nel mondo antico il legame abito-ruolo sociale era fissato dalle stabili regole della tradizione, ora sono il gusto e le risorse di singoli individui o piccoli gruppi che in quel dato momento possiedono una superiorità estetica e culturale a dettare le regole.

La prima sfilata di alta moda in italiana fu organizzata nel 1951 da Giovanni Battista Giorgini, prima nella villa Torrigiani poi nella Sala Bianca di Palazzo Pitti. Nel 1967 questo evento si stabilirà definitivamente a Roma, dove arrivò al suo apice grazie a Cinecittà e ai divi che vi abitavano.

Mentre dagli anni ’70 a Milano iniziano a sfilare le collezioni di prêt-à-porter.

L’origine del costume: la decorazione del corpo e gli accessori

Nel passato e ancor’oggi in alcuni popoli indigeni, la prima forma di costume è stata la pittura del corpo. L’utilizzo di fango, terra, argilla bianca o rossa con le quali si creano decorazioni e disegni, comunicano l’appartenenza della persona ad una specifica tribù o il suo status all’interno della stessa. Un esempio di questo costume sono i Masai.

Prêt-à-porter, significa letteralmente “pronto da portare”, con questo termine si indica la produzione di capi di abbigliamento realizzati in serie e in taglie standard a livello industriale.

Alcune culture hanno spinto queste usanze ben oltre, esse utilizzano la deformazione corporea per trasmettere specifici messaggi; come l’allungamento del collo delle donne per mezzo di anelli, per simboleggiare la loro appartenenza alla tribù; oppure la deformazione dei piedi nell’antico Giappone, sinonimo di appartenenza all’aristocrazia. Altro simbolo utilizzato sono le unghie estremamente lunghe, anch’esse simbolo di nobiltà.

Le sfilate sono sfilate brevi e veloci, giocate sull’effetto scenico. Si svolgono due volte l’anno, a settembre e a febbraio, a New York, Milano, Londra e Parigi.

Altre usanze tribali sono l’allungamento dei lobi delle orecchie o la dilatazione delle narici o del labbro.

Gli invitati a queste sfilate sono principalmente i giornalisti della stampa di settore e i buyer, coloro che acquistano il capo per poi distribuirlo ai vari negozi.

Uno dei primi accessori comparsi nel costume è stata la cintura, indossata sul corpo nudo maschile per sostenere un astuccio penico, il quale a seconda delle dimensioni indicava il ruolo all’interno della tribù. Altri accessori simbolo di appartenenza ad uno status sociale sono le collane di conchiglie o di denti di animali o ampie gonne in paglia come simbolo di fertilità femminile.

Icone del Prêt-à-porter sono Gucci e Dolce & Gabbana.

Da febbraio a settembre si attiva la campagna vendite durante la quale le case di moda si contendono i buyer più prestigiosi, vengono invitati negli show-room e mostrata loro l’ultima collezione. Prima che i capi arrivino in negozio passa un anno.

Concludendo si può affermare che il costume non è solo indossare un indumento o un accessorio, ma attribuire ad esso un significato di appartenenza sociale, un simbolo, un messaggio.

Pittura del corpo e dilatatore, tribù di Mursi, Etiopia.

Dolce&Gabbana SS17, prêt-à-porter.

Per compensare a questa tempistica di acquisto/vendita/distribuzione esistono diverse collezioni che si dividono in:

  • Main Collection, la collezione principale che si trova per sei mesi in negozio.
  • La Pre-Collection è meno costosa rispetto alla main e serve da “unione” tra le collezioni. La Resort Collection è un’anticipazione delle collezioni Primavera/Estate mentre la Pre Fall anticipa la collezione Autunno/Inverno.
  • Capsule Collection, è una collezione concentrata in un piccolo lasso di tempo e poi non più disponibile.
  • See now buy now, sono capi o outfit della sfilata che sono già acquistabili in negozio o sul sito già il giorno successivo alla sfilata.

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L’abito nel mondo antico

Antico Egitto

La Fast fashion nasce negli anni ’90 e non prevede sfilate ma ogni 15 giorni si presenta una nuova collezione in negozio o sull’e-commerce. Esempi di questa tipologia di moda sono i marchi Zara, H&M e Benetton.

Nell’Antico Egitto l’abbigliamento consiste in pezzi di tessuto tenuti assieme. Il tessuto prediletto è il lino, fresco e adatto al clima caldo. Può essere un materiale più o meno pregiato; gli abiti in finissimo lino tali da raggiungere la trasparenza sono tra i più preziosi. La lavorazione del lino gli permette di raggiungere diversi toni di colorazione, dal più grezzo fino ad arrivare a uno splendido bianco ma si diffondono anche le tecniche di tintura naturale.

La produzione di queste collezioni è molto rapida, solo 12 giorni, seguono le tendenze del prêt-à-porter. Questo processo implica diverse problematiche a livello di inquinamento ambientale, utilizzo di risorse e sprechi.

Attorno al 1550 a. C. le vesti prendono il nome di schentis, per gli uomini, veste realizzata con pochi tagli e annodata sul davanti della figura. La veste delle donne prende il nome di kalasiris, di forma tubolare e talvolta con maniche staccabili. Il tessuto in lino può inoltre presentare fitte pieghe che arricchiscono la figura. Spesso questi abiti attillati sono adornati da perline in vetro colorato, frange e lavorazioni di pelle.

Altre tipologie di produzione e distribuzione sono:

  • I Mass market retail, ovvero la vendita di vestiti all’interno dei supermercati.
  • Il Vintage, sono capi particolari, quasi unici che con il tempo hanno assunto valore.
  • Il Second hand sono capi di seconda mano che perdono valore ma rappresentano un rapporto ecosostenibile.
  • I Charity shop, dove vengono lasciati abiti usati per essere donati ai meno fortunati.
  • Gli Swap party swapping, durante questi eventi il cliente porta un proprio capo per scambiarlo con uno dello stesso valore.

Campagna pubblicitaria H&M, Primavera/Estate 2011.

L’uso delle perline è riconducibile anche alle sacerdotesse, le quali le usavano per ornare i copricapi da cerimonia. Le donne agiate ma non particolarmente ricche potevano permettersi gioielli e altri ornamenti in perline mentre le donne povere potevano sfoggiare solo semplici cinture da legare attorno alla vita.

Molto importanti sono poi le fiere tessili che lavorano la propria produzione un anno e mezzo prima della presentazione delle collezioni finali. I nuovi tessuti vengono presentati alle case di moda a febbraio per la collezione estiva.

All’abito vengono coordinati diversi accessori, cavigliere smaltate arricchite da motivi geometrici, bracciali in oro che riprendono il motivo delle cavigliere, parrucche colorate, spesso di color indaco e impreziosite con gioielli d’oro e treccine. Le parrucche assumono un ruolo di grande importanza e sono destinate sia a uomini che donne, le più pregiate vengono prodotte con capelli veri fissati ad una retina.

Abito di perline, 2400 a.C.

Il concetto di silhouette e le proporzioni del corpo umano

Il termine silhouette deriva dal nome del finanziere e uomo politico francese Étienne de Silhouette (1709 - 1767), con allusione scherzosa all’estrema parsimonia della sua amministrazione. In un periodo di crisi economica aveva infatti invitato il popolo a non sperperare i soldi in vestiti e frivolezze. Sui giornali dell’epoca veniva così rappresentato come una sagoma nera.

Lo sfarzo degli indumenti e degli accessori raggiunge il suo culmine con la famiglia reale, la quale sfoggia preziosi copricapi con emblemi, inserti in oro e argento, dettagli smaltati e figure animalesche. Il Nemeth, di cui facevano uso i faraoni, consiste in una sorta di cuffia gonfia sulla testa con due alette che scendono fino alle spalle.

Consiste in un ritratto in nero su fondo bianco, riproducente il profilo di una persona nel suo contorno esterno, come un’ombra.

I gioielli sono per la cultura egizia emblematici, usati in quantità dalle classi altolocate, tanto da farli indossare anche agli animali sacri. L’oro nubiano e l’argento, materiale più raro, sono tra i materiali maggiormente usati. Assieme ad essi troviamo lapislazzuli afgani, ametista, diaspro rosso e verde, quarzo. Queste pietre preziose restano irraggiungibili per i ceti più bassi, quindi circolano imitazioni realizzate in vetro e altri materiali. I gioielli vengono decorati con motivi ispirati alla natura, come le fogli di loto e di palma. La cura del corpo viene presa in grande considerazione e così anche il make-up, il quale dona risalto al volto. Gli egiziani erano soliti ad utilizzare il khol, matita nera che fa risaltare gli occhi.

Nel corso del tempo il concetto di silhouette ha riguardato la rappresentazione del corpo umano e come esso sia mutato nei secoli per opera del variare dei costumi, della società delle crisi economiche, il susseguirsi di guerre e conflitti.

Nel Medio Regno si diffonde l’mss, una camicia svasata indossabile anche da uomini e bambini, mentre nel Nuovo Regno prende piede la pratica della plissettatura delle stoffe e dell’ampliamento delle maniche.

La figura è stata così rappresentata tramite diverse forme geometriche: per esempio nell’antico Egitto le figure erano snelle, nella cultura cretese la silhouette era a clessidra; nel medioevo la figura era snella e giovane con un seno piccolo e una pancia messa in evidenza, veniva esaltata la maternità essendo anche il periodo dell’amor cortese, della bella donna e della dama del cuore.

Un personaggio fondamentale nella cultura egizia è la regina Nefertiti. Essa, e specialmente il suo stile, continuano tutt’ora ad essere fonte di ispirazione per i designer. Le testimonianze iconografiche rendono evidente come la regina fosse divinizzata. Il suo corpo, nelle statue, è avvolto da un abito di lino estremamente attillato, anche troppo per i canoni dell’epoca.

Nel 1600 poi, la figura geometrica di riferimento diventò l’ovale, rappresentava il benessere e l’abbondanza, forma che ritornerà nei nostri anni ’60 in seguito al boom economico post bellico; nel rinascimento italiano la silhouette era rappresentata con la forma rettangolare simbolo di stabilità.

Nel 1929, anno del crollo della borsa di Wall Street la forma rappresentativa fu il triangolo con la punta verso il basso, simbolo di crisi.

Negli anni 1920, i corpi erano atletici e anche le donne praticavano sport con una forte attitudine ginnica, fu il periodo della silhouette a matita, simbolo di donne emancipate, con poco seno che ambivano alla parità con l’uomo.

Le proporzioni perfette rimangono comunque quelle dell’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci dettate dalla sezione aurea.

Abito egizio in lino finissimo plissettato.

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La Grecia classica

Realizzare delle forme raffinate, eleganti e senza tempo.

La trasparenza del tessuto vuole mettere in risalto il corpo della regina. Il plissé fa capolino in ogni abito, in linea con lo stile del Nuovo Regno e sempre dai reperti si intuisce che il drappeggio e i tagli diventano più complessi, originando vesti più elaborate. La plissettatura converge nel punto in cui c’è il busto, esaltando la vita alta. Il ritrovamento di un suo busto, nel 1912, fa esplodere l’egittomania, la moda ispirata dalla cultura egizia. Il khol che esalta lo sguardo torna in voga, assieme ai caschetti neri e labbra rosse. L’egittomania influenza l’Art Déco, con i motivi naturaleschi, abiti ampi arricchiti dal drappeggio, gioielli importanti tra cui i ricorrenti monili a forma di scarabeo.

Le acconciature ricevono la stessa cura, nel periodo classico tra gli uomini erano in voga i capelli corti mentre le donne sfoggiano chiome increspate e arricciate. Questa pettinatura viene realizzata grazie a pettini in avorio, bronzo, osso o legno d’ulivo, materiali scelti in base alla propria classe sociale. Il taglio di capelli per le donne non è contemplato se non in caso di lutto o per le schiave. I capelli lunghi sono quindi acconciati anche in trecce o chignon con nastrini. Entrambi i sessi usano molti oli profumati sulla chioma, fragranze inebrianti che vanno ad arricchire il look già raffinato.

Nemeth.

Nella Grecia classica dominano vesti ampie fluide, drappeggiate, le quali riescono a suscitare anche un senso di leggerezza e raffinatezza al quale si sono ispirati molti artisti successivamente.

Si prediligono forme morbide e fluide, la stoffa ricade sul corpo in maniera naturale partendo dalle spalle e dai fianchi.

L’Impero romano

Nella società romana l’abito consiste, come per i greci, in un qualcosa di essenziale, semplice. La toga viene indossata dagli uomini, essa deriva dall’influenza dell’abbigliamento etrusco.

Queste stoffe vengono drappeggiate, legate attorno al corpo e puntate da fermagli.

Le toghe tendono a misurare attorno ai 5 metri di lunghezza e hanno una forma semiellittica allungata. È il capo tipico dei cittadini di classe sociale più elevata e aventi determinati incarichi. I magistrati indossano la toga praetexta, il cui bordo è caratterizzato dal colore purpureo. Lo stesso bordo decorato è prerogativa di cavalieri e sacerdoti. La toga alba, capo molto semplice, viene usata da cittadini adulti e la toga pulla, caratterizzata dai colori scuri, viene usata durante i lutti. Infine, la toga picta, di color porpora e decorata da strisce dorate viene usata esclusivamente dall’imperatore e in precedenza dai comandanti delle legioni. I comandanti e i soldati indossano anche corazze, parastinchi ed elmi di protezione, mantelli in lana destinati anche ad essere usati come coperte.

Le tuniche realizzate sono adatte a qualsiasi stagione ed i materiali impiegati variano dalla seta, al cotone, per i chitoni ionici e alla lana, per i chitoni dorici. I tessuti a volte subiscono un processo di piegatura tramite calore per creare la plissettatura, come nell’Antico Egitto. Sia le donne che gli uomini indossano il chitone, un capo che deve la sua origine all’oriente.

Il cuoio viene impiegato molto nell’abbigliamento bellico e alcune testimonianze iconografiche fanno presumere che fosse usato anche per alcuni indumenti intimi.

Questa tunica è aperta su un fianco e poi richiuso da una fibula, la sua Gli uomini indossano al di sot

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.frangi99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Nuova Accademia di Belle Arti - NABA o del prof Carlini Fabio.
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