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Dipartimento di Scienze Politiche

Corso di Laurea Scienze Politiche

Lo status giuridico di Taiwan nel diritto internazionale

Cattedra di Diritto Internazionale

Prof.ssa Elena Sciso

Relatore correlatore

Marco Gasbarri

Candidato 1

Anno accademico 2023/24 2

Introduzione

  • Capitolo 1: La cosiddetta questione delle due Cine: inquadramento storico
  • 1.1. La dittatura del dopoguerra
  • 1.2. La disputa con la Repubblica Popolare cinese: il seggio nelle Nazioni Unite
  • 1.3. La trasformazione in democrazia e il Consenso del 1992
  • Capitolo 2: Lo status giuridico della Repubblica di Taiwan e il riconoscimento degli Stati
  • 2.1. La Convenzione di Montevideo e la mancata dichiarazione d’indipendenza
  • 2.2. Riconoscimento degli Stati: teoria costitutiva e teoria dichiarativa
  • 2.3. Taiwan come regime de facto
  • 2.4. Le relazioni internazionali di Taiwan
  • 2.5. Conclusioni
  • Capitolo 3: Il diritto di autodeterminazione di Taiwan e il divieto di uso della forza
  • 3.1. Il diritto di autodeterminazione e il principio d’integrità territoriale
  • 3.2. Gli abitanti di Taiwan sono un popolo?
  • 3.3. La legge anti-secessione del 2005 e il divieto di uso della forza
  • Conclusione 3

Introduzione

Taiwan, anche denominata ‘Formosa’, è un’isola del Mar cinese meridionale, separata dalla Cina continentale dallo Stretto di Taiwan. In origine era abitata da popolazioni di origine maleso-polinesiana provenienti dal Sud-Est Asiatico, ma nel 16241 cadde sotto il dominio olandese. I coloni, per ragioni economiche, incentivarono la migrazione dei cinesi sull’isola tramite l’elargizione di terre, avviando un processo che porterà gli Han, etnia cinese predominante, a superare numericamente gli aborigeni tra il XVIII e il XIX secolo.

Formosa cessò di essere una colonia olandese nel 1662, quando i coloni furono sconfitti da Zheng Cheng-gong (detto anche ‘Koxinga’), leader del movimento fedele alla dinastia Ming, rivale dei Qing. Tuttavia, nel 1684 Zheng fu sconfitto dalle forze mancesi (dinastia Qing), e Taiwan fu incorporata nell’impero cinese come prefettura della provincia del Fujian. 2

Nel 1895, in seguito alla sconfitta cinese nella Prima guerra sino-giapponese, il Trattato di Shimonoseki sancì la cessione di Formosa al Giappone, che vi impose un regime dittatoriale che sarebbe durato fino alla fine della Seconda guerra mondiale. 3

F. CONGIU; B. ONNIS, Fino all’ultimo Stato: la battaglia diplomatica tra Cina e Taiwan, 2022, Roma. 1 F. CONGIU; B. ONNIS, op.cit., p.4. 2 Trattato di Shimonoseki tra Repubblica Popolare Cinese e Stato del Giappone, 17 aprile 1895. 3 4

Nel 1927 nella Repubblica di Cina (d’ora in avanti ‘ROC’), proclamata 15 anni prima da Sun Yat-Sen, scoppiò una guerra civile tra i nazionalisti del Kuomintang (d’ora in avanti ‘GMD’), guidati da Chiang Kai-Shek, e i comunisti del Partito Comunista Cinese (d’ora in avanti ‘PCC’) di Mao Tse-Tung. Il conflitto fu sospeso nel 1937, a seguito dell’invasione giapponese, e ripreso dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Sconfitti i nazionalisti, il primo ottobre del 1949 Mao fondò la Repubblica Popolare Cinese (d’ora in avanti ‘RPC’), causando la fuga delle truppe di Chiang Kai-Shek sull’isola di Taiwan, dove imposero un sistema a partito unico con legge marziale. Il Giappone, infatti, aveva ceduto il controllo di Taiwan alle forze alleate nel 1945, ma formalmente l’isola rimase territorio nipponico sino al 1952, anno in cui entrò in vigore il Trattato di Pace di San Francisco, secondo cui “il Giappone rinuncia a ogni diritto su4 Taiwan”.

Va sottolineato che l’accordo non esplicitava chi avrebbe dovuto esercitare sovranità sull’isola. Questo vuoto è alla base della questione giuridica qui affrontata. Il PCC oggi rivendica Formosa avanzando l’argomento per cui in Cina è avvenuto un conflitto civile che è stato perso dal GMD e vinto dallo stesso PCC, il che ha portato alla nascita della RPC, che sarebbe succeduta alla ROC.

Come specificato nelle dichiarazioni del Cairo del 1943 e di Potsdam del 1945, 5 6 anche le potenze alleate non consideravano Taiwan che come una parte dell’intera nazione cinese, e che pertanto l’isola avrebbe dovuto essere restituita alla “Repubblica di Cina”. In particolare, nella dichiarazione del Cairo le potenze alleate affermarono che al Giappone sarebbero state sottratte tutte le isole del Pacifico che la potenza asiatica aveva occupato a partire dall’inizio della Prima guerra mondiale e che ogni territorio sottratto alla Cina, come Formosa, la Manciuria e le isole Pescadores, sarebbe tornato alla ROC.

Tuttavia, lo scoppio della Guerra di Corea nel 1950 e l’emergere della Guerra Fredda, con il conseguente avvio del conflitto ideologico tra paesi comunisti e democrazie liberali, portarono a un cambio di rotta da parte delle potenze alleate, le quali iniziarono a sostenere l’occupazione nazionalista dell’isola. A difesa di tale posizione, gli alleati avanzarono l’argomento per cui lo status di Formosa non era stato determinato da nessun trattato (e le dichiarazioni non sono giuridicamente vincolanti). 7

Il governo in esilio su Taiwan continuò ad essere considerato dalla comunità internazionale il legittimo governo della Cina per molti anni, e rappresentò l’intero paese nelle Nazioni Unite fino al 1971. Il conflitto civile condusse quindi all’esistenza di due distinti governi, in controllo rispettivamente di due differenti territori, entrambi con lo scopo di riconquistare l’altra parte dello Stretto.

Trattato di San Francisco tra Stato del Giappone e 49 dei paesi partecipanti alla Seconda guerra4 Mondiale, 8 settembre 1951. Dichiarazione del Cairo (USA-UK-ROC), 27 novembre 1943. 5 Dichiarazione di Potsdam o Proclamazione dei termini per la resa giapponese (USA-UK-ROC), 266 luglio 1945. A. BULTRINI, The cross-strait relationship between China and Taiwan in light of international law: not7 quite a mere domestic affair…, in Journal of the Use of Force and International Law, 2022, vol.9(2), pp.391-422. 5

Mentre la RPC ancora oggi mira alla totale sovranità su Taiwan, il governo della ROC ha abbandonato il suo progetto di riconquista, adottando una politica indipendentista per l’entità taiwanese e per i suoi abitanti, che non hanno mai vissuto sotto il governo della Repubblica Popolare e che hanno sviluppato una propria e differente coscienza politica, economica e culturale. Tuttavia, oggi Taiwan è riconosciuta solamente da 12 paesi in tutto il mondo, mentre ben 180 riconoscono come legittimo il governo della8 RPC.

La questione è ancora oggi irrisolta, e varie visioni si scontrano circa cosa il diritto internazionale prescriva in un simile contesto.

Belize, Guatemala, Haiti, Isole Marshall, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint8 Vincent e Grenadine, eSwatini, Tuvalu, Città del Vaticano. Maggiori informazioni al seguente sito: https://en.mofa.gov.tw/AlliesIndex.aspx?n=1294&sms=1007. 6

Capitolo primo

La cosiddetta questione delle due Cine: inquadramento storico

1.1 La dittatura del dopoguerra

In genere, successivamente ad un conflitto civile si presenta uno dei seguenti scenari: nel primo caso, il movimento insurrezionale, che si definisce come un gruppo di persone che lottano per la presa del potere, può vincere e divenire governo legittimo, sostituendo quello in carica sconfitto; nel secondo caso, invece, è il governo costituito a trionfare e gli insorti cessano di esistere in quanto gruppo e tornano a essere un semplice insieme di individui. Tuttavia, nel caso di Taiwan il dopoguerra è stato piuttosto9 ambiguo, ed entrambi i soggetti in questione, RPC e ROC, hanno continuato a esistere, governando ciascuno su una differente porzione di territorio: la RPC sulla Cina continentale, la ROC sull’isola di Formosa.

Terminata la Seconda guerra mondiale e la guerra civile cinese, il Giappone rinunciò a ogni diritto sull’isola, tramite il Trattato di Pace firmato nel 1951 ed entrato in vigore10 l’anno dopo; tuttavia, questo non specificava quale entità avrebbe dovuto esercitare sovranità sull’isola, che si trovò quindi con uno status indeterminato. Secondo una parte della dottrina, la perdita di Taiwan da parte del Giappone, sancita dall’art.2 del Trattato, avrebbe dovuto avere come logica conseguenza la restituzione dell’isola alla Cina, che vi esercitava sovranità prima dell’invasione nipponica.

Il governo della RPC ha più volte sostenuto di aver riassunto sovranità su Taiwan nel momento stesso in cui la RPC fu proclamata, evento che avrebbe condotto alla fine dello status storico della ROC, in quanto entità sconfitta nel conflitto civile. Tuttavia, di fatto11 i nazionalisti in esilio si ritrovarono a gestire il governo sull’isola, osteggiati dalla RPC, la quale nell’agosto del 1954 ordinò il bombardamento di Quemoy, esteso poi alle Isole Dachen (entrambi territori governati dalla ROC), dando via alla prima crisi dello Stretto. 12

T. GAZZINI, Statehood in troubled waters: The international status of the Republic of China and the9 rules on the use of force, in Questions of International Law, pubblicato il 31 gennaio 2023, consultabile al seguente sito web: http://www.qil-qdi.org/statehood-in-troubled-waters-the-international-status-of-the-republic-of-china-and-the-rules-on-the-use-of-force/. Trattato di San Francisco, op.cit., p.4. 10 L. LOVELACE, Is There a Question of Taiwan in International Law?, in Harvard Asia Quarterly,11 pubblicato il 2 giugno 2000, consultabile al seguente sito web: http://www.taiwandocuments.org/haq1.htm. A. BULTRINI, op.cit., p.5.12 7

In risposta, gli Stati Uniti (d’ora in avanti ‘USA’) iniziarono a supportare militarmente il governo locale, col fine di evitare la riconquista da parte dei cinesi continentali. Il 2 dicembre dello stesso anno, USA e Taiwan firmarono il “Trattato di Mutua Difesa”, con il quale le due parti mutuamente s’impegnavano ad aiutarsi nello13 “sviluppo delle capacità individuali e collettive di resistenza ad attacchi armati e attività sovversive comuniste diretti dall’esterno contro la loro integrità territoriale e stabilità politica”. Nel marzo del 1955, dopo che le isole Dachen furono consegnate alla RPC, l’14 ”esercito popolare di liberazione” cinese (d’ora in avanti ‘PLA’) cessò i bombardamenti e la crisi terminò.

Trattato di Mutua Difesa tra Stati Uniti d’America e Repubblica di Cina, 2 dicembre 1954. 13 S. PELAGGI, “L’isola sospesa: Taiwan e gli equilibri del mondo”, 2022, Roma. 14 8

Una seconda crisi ebbe luogo appena tre anni dopo, quando ad agosto il PLA attaccò Quemoy e le isole Matsu, in risposta ad un accordo (che non sarà mai implementato) tra USA e Chiang Kai-shek, il quale prevedeva il dislocamento di armi nucleari sull’isola. Gli scontri terminarono nel novembre dello stesso anno, quando gli americani scelsero di interrompere di rifornire militarmente la ROC.

L’isola di Taiwan, quindi, si ritrovò a rappresentare la sede del governo in esilio del GMD, partito nazionalista che ambiva a recuperare la sovranità sull’intera nazione cinese. Il sistema a partito unico con legge marziale imposto dai governanti della ROC non fu ben visto dai locali (che erano in gran parte cinesi emigrati dal Fujian sottoposti alle tradizioni e alle regole giapponesi), i quali rappresentavano la maggioranza della popolazione (circa l’85%, mentre i cinesi continentali, che governavano, erano il 15%). La repressione del governo generò la nascita di numerosi movimenti sociali anti-GMD, che nel 1986 diverranno un vero e proprio partito, ossia il Partito Democratico Progressista, o “Minjindang” (DPP). 15

1.2 La disputa con la Repubblica Popolare cinese: il seggio nelle Nazioni Unite

Nell’ottobre del 1945, prima della nascita della RPC, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (d’ora in avanti ‘NU’) fu fondata e la Cina entrò sin da subito a farne parte come membro originario, con seggio permanente all’interno del Consiglio di sicurezza. Chiaramente, fu l’allora governo legittimo, quello della ROC, a ottenere il seggio e a rappresentare l’intera nazione. Tuttavia, la sconfitta del GMD nella guerra civile creò non pochi problemi e una grande confusione. Non vi era dubbio che fosse il governo della Repubblica Popolare ad essere il più rappresentativo dei cinesi, governandone approssimativamente mezzo miliardo, molti di più dei circa 7 milioni che erano sotto l’autorità della ROC. Ciononostante, il mancato riconoscimento del nuovo governo da parte dei paesi occidentali, e soprattutto la paura che un alleato dell’Unione Sovietica ottenesse un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle NU, portarono gli USA e i suoi alleati a escludere la Cina comunista.

Già a partire dagli anni ’50, cioè appena dopo il cambio di regime avvenuto in Cina a causa della guerra civile, l’Unione Sovietica aveva iniziato esplicitamente a invocare una sostituzione dei rappresentanti del GMD con quelli del PCC. La questione16 dell’ingresso dei rappresentanti della RPC nelle NU fu l’oggetto di una proposta avanzata dai rappresentanti della Repubblica Popolare Socialista d’Albania. Prima di vedere nel dettaglio la cosiddetta “risoluzione albanese” e tutta la vicenda che ne conseguì, dobbiamo inevitabilmente specificare che il caso in esame è sempre stato non una questione di appartenenza, ma solamente di rappresentanza. Ciò che s’intende dire è che l’entità che sia il GMD che il PCC si proponevano di rappresentare era l’intera nazioneF. CONGIU; B. ONNIS, op.cit., p.4.15 E.T-L. HUANG, Taiwan’s Status in a Changing World: United Nations Representation and16 Membership for Taiwan, in Annual Survey of International & Comparative Law, 2003, vol.9, pp.55-100. 9 cinese, e non si discuteva (ancora) circa l’ingresso di una autonoma entità taiwanese.

Detto ciò, ne consegue che le due autorità politiche erano in conflitto circa chi dovesse rappresentare la Cina all’interno dell’organizzazione, e cioè chi dovesse essere “portatore di credenziali”. Le credenziali sono lo strumento che gli Stati utilizzano per accreditare17 determinati individui del diritto di rappresentarli e di agire per loro conto nell’ambito di una organizzazione (o conferenza) internazionale. Allo stesso tempo, anche18 l’organizzazione in questione deve approvare le credenziali proposte dagli Stati. Nei casi come quello analizzato, l’organizzazione gioca un ruolo essenziale, dato che essa deve decidere quale delegazione debba rappresentare lo Stato. Nell’ambito delle NU, il corpo19 diplomatico che rappresenta un paese è detto “portatore di credenziali”. Nel 194820 l’Assemblea generale emanò la risoluzione 257 (III), la quale affermava che esse21 dovevano essere rilasciate dal Capo dello Stato, o dal Capo del Governo, o dal Ministro degli Affari Esteri del paese in questione, e trasmesse al Segretario Generale dell’organizzazione.

Il 15 luglio 1971 il governo albanese (insieme ad altri 16 paesi) presentò nell’ambito dell’Assemblea generale delle NU un progetto di risoluzione, che sarebbe poi passata alla storia come “risoluzione albanese”, o Risoluzione 2758 (XXVI), il quale richiedeva la22 sostituzione dei rappresentanti della ROC con quelli della RPC all’interno delle NU. Prima di venire approvata, essa fu oggetto di varie dispute e tentativi di modifiche.

Il 29 settembre gli USA, guidando un gruppo di 22 paesi, presentarono una bozza del progetto albanese in cui, appellandosi all’art. 18 della Carta delle NU, si richiedeva che23 la decisione, per essere adottata, avrebbe dovuto essere approvata da una maggioranza di due terzi, esattamente come imposto dall’articolo citato in casi di “estrema importanza”, tra i quali ammissioni di nuovi membri, espulsioni di attuali membri, sospensione dei diritti e privilegi di appartenenza, e altri ancora. La proposta statunitense fu contestata da vari paesi, tra cui due membri permanenti del Consiglio di sicurezza, ossia Regno Unito e Unione Sovietica. Secondo questi, la questione non rientrava in quelle elencate dall’art.

P. CHANG, K-U. LIM, Taiwan’s Case for United Nations Membership, in UCLA Journal of17 International Law and Foreign Affairs, vol.1 (2), 1996, pp.393-430. Explanatory note for national delegations – Submission of Credentials dell’Organizzazione18 Internazionale del Lavoro, aprile 2023. H.J. FELDMAN, Taiwan and the United Nations: Conflict between Domestic Policies and19 International Objectives, 1995, Stanford. J. SALMON, Credentials, in Max Planck Encyclopedias of Public International Law, pubblicato nel20 novembre 2008, consultabile al seguente sito web: https://opil.ouplaw.com/display/10.1093/law:epil/9780199231690/law-9780199231690-e920?rskey=bySDJy&result=1&prd=OPIL. Assemblea generale, Permanent Missions to the United Nations, A/RES/257 (III), 3 dicembre 1948. 21 Assemblea generale, Restoration of the lawful rigths of the People’s Republic of China in the United22 Nations, A/RES/2758 (XXVI), 25 ottobre 1971. Organizzazione delle Nazioni Unite, Charter of the United Nations, art. 18, 24 ottobre 1945, 1 UNTS23 XVI. 10

18 dal momento che il progetto di risoluzione non riguardava né l’ammissione di un nuovo membro, né l’espulsione di un membro attuale, bensì era meramente una questione di credenziali; cioè

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Scienze giuridiche IUS/13 Diritto internazionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcogasbarri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Sciso Elena.
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