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Sport e sviluppo sostenibile

Dipartimento di scienze politiche e sociali

Corso di laurea triennale in scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione

Alessandro Agnello

Relatrice: Chiar.ma prof.ssa Maria Daniela Giammanco

Anno Accademico 2024-2025 1

Indice

INTRODUZIONE…………………………………………………….. 3

CAPITOLO I: LO SVILUPPO SOSTENIBILE…………………........ 4

Sviluppo sostenibile: generalità…………………………………….. 4

1.1.2 Sviluppo sostenibile: evoluzione storica……………………………7

1.3 Differenti definizioni e teorie sullo sviluppo sostenibile………….. 13

CAPITOLO II: SVILUPPO SOSTENIBILE E SPORT……………….19

2.1 Lo sport: definizione ed evoluzione storica……………………….. 19

2.2 Tipologia di eventi sportivi………………………………………… 22

2.3 Attori coinvolti nella gestione di un evento sportivo……………... 26

2.4 Sport e sviluppo sostenibile………………………………………… 31

2.5 Aspetti positivi e negativi degli eventi sportivi sulla sostenibilità….. 36

CAPITOLO III: SVILUPPO SOSTENIBILE E CALCIO……………. 39

3.1 Il calcio e la sua evoluzione verso la sostenibilità…………………… 39

3.2 Il valore economico del calcio in Italia………………………………. 45

3.3 Carta sulla sostenibilità ambientale del calcio……………………….. 47

3.4 Strumenti strategici e prospettive future…………………………….. 50

CONCLUSIONI………………………………………………………… 52

BIBLIOGRAFIA …………………………………………………………. 53

SITOGRAFIA………………………………………………………. 55

RINGRAZIAMENTI………………………………………………………………. 58 2

Introduzione

Il presente lavoro si pone come obiettivo quello di illustrare l’importanza che la sostenibilità e i diversi programmi che sono stati introdotti e adottati a livello europeo e internazionale hanno assunto in ambito sportivo e in particolare in quello del calcio sostenibile.

Il lavoro è strutturato su tre capitoli.

Il primo capitolo è interamente incentrato sul concetto di sostenibilità e in particolare illustra le generalità, l’evoluzione storica e le diverse definizioni che sono state elaborate in letteratura.

Il secondo capitolo analizza lo sport in termini storici, procede con una puntuale definizione di eventi sportivi e successivamente analizza il ruolo che la sostenibilità ha assunto anche in tale ambito, per poi concludersi con la descrizione degli aspetti positivi e negativi che gli eventi sportivi possono determinare nel processo di diffusione e implementazione della sostenibilità.

L’ultimo capitolo illustra il calcio sostenibile e in particolare descrive il programma strategico per la sostenibilità 2030 introdotto dalla Federazione Italiana Gioco Calcio. Successivamente viene illustrato in termini numerici il ruolo che il gioco calcio assume in ambito nazionale per proseguire con la descrizione della Carta sulla sostenibilità ambientale del calcio e del progetto avviato per la riqualificazione di Coverciano. Il capitolo si conclude con una breve analisi di alcune strategie che sono state adottate per perseguire nel settore calcistico l’obiettivo di sostenibilità. 3

Capitolo I: lo sviluppo sostenibile

Sviluppo sostenibile: generalità

1. Per fornire una definizione puntuale di sviluppo sostenibile è necessario anzitutto specificare che la locuzione poggia su tre concetti quali: sviluppo, bisogni e generazioni future. Si parla di sviluppo per identificare quel processo di crescita socioeconomica che rispetta i vincoli ecologici. Il secondo concetto mette in risalto la necessità di effettuare una redistribuzione delle risorse in maniera equa allo scopo di permettere a tutti di godere di una buona qualità della vita. Quest’ultima deve essere garantita anche alle generazioni future, pertanto, le risorse devono essere gestite e impiegate preservando la loro durabilità nel lungo periodo.

Il termine sviluppo sostenibile si fonda sul “triple bottom line” che identifica tre pilastri che vengono definiti “pilastri della sostenibilità” e che sono rappresentati da:

  • Sostenibilità ambientale;
  • Sostenibilità sociale;
  • Sostenibilità economica.

Il primo pilastro è rivolto al mantenimento della qualità dell’ambiente, il secondo pilastro è invece rivolto al riconoscimento e alla tutela dei diritti umani, il rispetto delle diversità di tipo culturale, etnico, religioso e di genere e infine, l’ultimo pilastro è volto a garantire il capitale umano, naturale e di reddito nel tempo.

Lo sviluppo sostenibile viene a sussistere solo in quella circostanza in cui tutti e tre i pilastri sono in equilibrio.

L’equilibrio tra i tre pilastri non è facile da perseguire infatti, è possibile che l’equilibrio raggiunto da un pilastro possa compromettere quello di un altro pilastro.

FIGURA 1: PILASTRI DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE 4

La locuzione sviluppo sostenibile deve essere studiata considerando in maniera separata i due termini quali: sviluppo e sostenibilità.

Mentre per i neoclassici i due termini non si trovano in contrapposizione, Sharpley nega questo assunto specificando che invece è possibile che tale divergenza possa verificarsi.

Nel 2010 Sachs appoggia quanto sostenuto dai neoclassici e afferma che tra i due termini esiste una dipendenza in quanto non può esserci sostenibilità senza sviluppo e viceversa.

Il termine sviluppo è stato impiegato da Tangi nel 2005, come sinonimo di imperialismo e quindi come quel processo attraverso il quale si avviavano delle azioni indirizzate ad accrescere le infrastrutture e a migliorare la situazione di un Paese allo scopo di acquisire una supremazia e competitività rispetto ad altri Stati. Oggi il concetto di sviluppo è legato all’aspetto economico e si contrappone al termine di sottosviluppo. Quest’ultimo è stato coniato per la prima volta da Harry Truman, Presidente degli Stati Uniti, per specificare la situazione di alcune aree in cui il tenore di vita risulta essere di molto inferiore rispetto a quelle qualificate come sviluppate.

1 Lele, SM (1991). Sviluppo sostenibile: una revisione critica. Sviluppo mondiale, 19(6), p.607-621

2 Sharpley, R. (2000). Turismo e sviluppo sostenibile: esplorare il divario teorico. Giornale del turismo sostenibile, 8(1), p. 1-19

3 Sachs, W. (2010). Ambiente. In W. Sachs (a cura di), The Development Dictionary: A guide to knowledge as power (2a ed.) (pp. 24-37). Londra, New York: Zed Books.

4 Tangi S. (2005). Introduzione agli studi sullo sviluppo. Rete scientifica Academia.edu

5 Estevo, G. (2010). Sviluppo. In W. Sachs (a cura di), The Development Dictionary: A guide to knowledge as power (2a ed.) (pp. 1-23). Londra, New York: Zed Books. 5

Per le teorie classiche lo sviluppo deve essere considerato come sinonimo di crescita economica e si riferisce a quella situazione che viene a manifestarsi in ogni Stato a causa del processo di trasformazione che interessa il settore agricolo e quello industriale.

I Paesi che non subiscono questo sviluppo e vengono quindi qualificati come in via di sviluppo o sottosviluppati si caratterizzano per la scarsa allocazione e redistribuzione delle risorse, per delle politiche ed iniziative economiche inefficienti, e una rigidità di natura, politica, economica e istituzionale.

Teorie neoliberiste e contemporanee hanno invece considerato lo sviluppo come quello strumento attraverso il quale le economie diventano autonome e indipendenti e si riesce a migliorare la qualità della vita della popolazione.

È stata a tal proposito elaborata la teoria della crescita nuova o endogena ad opera di Romer secondo il quale, lo sviluppo identificato come sinonimo di crescita economica discende dal sistema interno di natura statale o aziendale.

La teoria si consta di quattro variabili quali:

  • Capitale umano;
  • Tecnologia;
  • Capitale monetario;
  • Lavoro.

La prima variabile annovera l’insieme delle competenze degli individui nonché, l’apprendimento, l’istruzione, e la formazione.

La tecnologia si riferisce all’innovazione e allo sviluppo di nuovi metodi di processo o di prodotto, mentre si parla di capitale monetario per identificare il capitale che può essere misurato in unità di beni o in termini di potere d’acquisto e quindi di consumo.

6 Remenyi, J. (2004). Cos'è lo sviluppo?, In D. Kingsbury, J. Remenyi, J. McKay e J. Hunt, (a cura di), Key Issues in Development (pp. 22-44). Hampshire, New York: Palgrave Macmillan.

7 Romer, P. (1986.). Rendimenti crescenti e crescita di lungo periodo. Il giornale di economia politica, 94(5), 1002-1037. 6

Infine, la variabile lavoro annovera l’insieme delle competenze dei singoli individui.

Se si vuole perseguire uno sviluppo economico si devono stimolare queste quattro variabili e di conseguenza investire in ricerca, sviluppo, innovazione tecnologia e in capitale umano.

Si parla di sostenibilità secondo quanto asserito da Jenkins, nel 2009, “per identificare, ““la capacità di mantenere una certa entità, risultato o processo nel tempo ”

Da questa definizione emerge quindi come la sostenibilità implica la necessità di svolgere delle attività che non vadano a ridurre o a limitare le risorse disponibili e non rinnovabili.

Secondo Shiva la sostenibilità deve essere considerata in concomitanza con il concetto di ecologico, infatti, i sistemi naturali consentono alle persone di vivere e sostenere i risultati delle attività umane.

La sostenibilità ecologica rappresenta quindi un concetto che deve essere adottato nell’analizzare lo sviluppo economico e si parla pertanto di sviluppo sostenibile.

1.2 Sviluppo sostenibile: evoluzione storica

La locuzione sviluppo sostenibile è stata introdotta per la prima volta nel contesto agricolo e più esattamente nell’ambito della silvicoltura allo scopo di procedere ad azioni di rimboscamento, volte a impedire il rinnovamento biologico delle foreste.

L’idea di sviluppo sostenibile è stata introdotta nel 1980 dalla Unione Internazionale per la Conservazione Natura, (IUCN) nel documento "World Conservation Strategy" nell’ambito della strategia per la conservazione della natura e delle risorse naturali in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e il Fondo

8 Jenkins, W. (2009). Enciclopedia della sostenibilità del Berkshire: lo spirito della sostenibilità, vol. 1. Berkshire: gruppo editoriale Berkshire.

9 Shiva, V. (2010). Risorse. In W. Sachs (a cura di), The Development Dictionary: A guide to knowledge as power (2a ed.), pp. 228-242, Londra, New York.

10 Simleša, D. (2003). Le imprese sostengono lo sviluppo sostenibile?. Giornale per le questioni sociali generali, 12(3-4), p. 403 7

Mondiale per la Natura (WWF). In tale documento l'IUCN ha utilizzato il termine "sustainable development" per indicare un equilibrio tra rispetto ambientale e sviluppo economico, ponendo le basi per la definizione successiva del Rapporto Brundtland (di cui si parlerà in seguito) in cui il concetto di sviluppo sostenibile, viene esteso anche alla dimensione sociale.

Dal punto di vista economico lo sviluppo sostenibile iniziò ad assumere importanza quando il processo di industrializzazione, e il consumismo hanno assunto una portata di dimensioni mondiali comportando degli effetti negativi a livello ambientale. Inoltre, l’impiego delle risorse naturali e in particolare di combustibili fossili hanno fatto sorgere le prime preoccupazioni sui bisogni delle generazioni future e sulla loro tutela attraverso l’impiego razionale delle risorse.

Yrnjar & Yrnjar nel 2009 hanno messo in risalto i diversi problemi ambientali che scaturiscono dallo sviluppo industriale e dal consumo di massa individuando le cause dell’inquinamento ambientale che sono state sintetizzate come segue:

  • Cause antropiche dell’ambiente;
  • Cause naturali;
  • Altre cause.

In merito alla prima tipologie di cause si annovera lo sviluppo tecnologico, industriale, la crescita demografica, lo sviluppo dei trasporti, il turismo di massa e il processo di urbanizzazione.

Tra le seconde cause vanno invece a collocarsi tutte le calamità naturali quali, terremoti, siccità, inondazioni, incendi, eruzioni vulcaniche e erosione del suolo. Infine, tra le terze cause si collocano le guerre, lo squilibrio tra sviluppo ed ecosistemi naturali e basse opportunità offerte dalla società di tipo scientifico, tecnologico, e organizzativo.

I Paesi sviluppati hanno iniziato ad acquisire maggiore consapevolezza circa la necessità di specifici interventi volti a ridurre l’inquinamento ambientale e salvaguardare le risorse nel rispetto delle generazioni future. Il primo intervento volto a perseguire tali obiettivi è

11 Programma globale IUCM, consultabile sul sito www.a21italy.it 8

stata la creazione del Club Roma, un’organizzazione indipendente di scienziati, economisti e umanisti che hanno pubblicato due pubblicazioni scientifiche rispettivamente nel 1972 e nel 1974, rubricate “Limits of Growth” e “Mankind at the Turning Point”. In entrambe le pubblicazioni è stato messo in evidenza come il processo di industrializzazione abbia superato i limiti ecologici.

Queste pubblicazioni hanno rappresentato l’input da cui si è originato il concetto di sviluppo sostenibile. Infatti, molte organizzazioni internazionali, quali tra queste l’ONU, hanno organizzato diverse conferenze e hanno pubblicato diversi documenti in cui sono stati delineati gli obiettivi e le azioni necessarie da intraprendere per perseguire uno sviluppo sostenibile.

Anche le Nazioni Unite si sono mosse nel perseguire gli obiettivi di sostenibilità e nello specifico hanno avviato programmi, introdotto fondi, organizzazioni e agenzie assegnando loro un compito specifico nell’ambito dello sviluppo sostenibile.

Sempre in ambito internazionale si è assistito all’istituzione di una specifica Divisione denominata “Divisione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile” (UNDSD), assolvendo alle funzioni di coordinamento e promozione dello sviluppo sostenibile.

Nello specifico la divisione rappresenta una piattaforma che fornisce dati necessari per divulgare le informazioni.

Tra gli organismi internazionali specificatamente istituiti per perseguire gli obiettivi di sostenibilità va citato anche la Rete Globale per lo sviluppo sostenibile (GNSD).

Numerosi sono stati i rapporti, le dichiarazioni, le convenzioni, le risoluzioni e gli accordi che hanno contribuito a definire il concetto di sviluppo sostenibile. Queste possono essere riassunte cronologicamente come segue.

Nel 1969 è stato pubblicato il primo rapporto denominato “Rapporto U Thant” o “Uomo e il suo ambiente”. La pubblicazione è stata effettuata dall’ONU attraverso il contributo di più di 2000 scienziati che hanno cercato di individuare le azioni più idonee per impedire il degrado ambientale futuro. 9

Tre anni dopo nel 1972 è stata indetta la Prima Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite attraverso la quale è stata pubblicata una dichiarazione ed è stato emanato un piano d’azione rivolto alla conservazione dell’ambiente.

Rispettivamente nel 1979 e nel 1981 si è tenuta la Prima Conferenza Mondiale sul clima e la Prima Conferenza Mondiale sui Paesi sviluppati. Nello specifico la Conferenza del 1979 tenutasi a Ginevra è stata incentrata sulla necessità di introdurre delle ricerche sul clima e di avviare dei programmi volti al monitoraggio dei cambiamenti climatici.

La seconda Conferenza tenutasi a Parigi, ha introdotto delle linee guida e delle misure allo scopo di avviare delle azioni indirizzate ai Paesi sottosviluppati per aiutarli nel processo di crescita economica.

Una tappa di particolare importanza per la coniazione del termine sviluppo sostenibile è stata la pubblicazione nel 1987 del Rapporto Brundtland in cui sono stati introdotti per la prima volta i principi dello sviluppo sostenibile.

Lo sviluppo sostenibile è stato definito come quello “sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.

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Dalla definizione si è cercato di mettere in evidenza la necessità di creare il giusto equilibrio tra sviluppo e

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/06 Economia applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Hulkplayer97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Giammanco Maria Daniela.
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