Corso di laurea triennale in Scienze umanistiche per la comunicazione
Scrivere per gli altri: i peritesti di Natalia Ginzburg per la letteratura straniera in Einaudi
Relatore: Prof. Virna Brigatti
Elaborato finale di: Raffaella D'Effremo, matr. n. 973332
Anno Accademico 2024-2025
Indice
- Introduzione ......................................................................................................................... 3
- Capitolo primo - Il laboratorio Einaudi: storia editoriale e progetto culturale ............ 7
- 1.0 La narrativa straniera nell’Italia fascista ........................................................................ 7
- 1.1 Einaudi e la narrativa straniera ..................................................................................... 11
- 1.1.1 Le prime edizioni Einaudi: un progetto di cultura ................................................... 11
- 1.1.2 Leone Ginzburg e Cesare Pavese: due modelli di mediazione culturale ................. 15
- 1.2 Le collane Einaudi: la costruzione del lettore .............................................................. 20
- 1.2.1 I «Narratori stranieri tradotti» .................................................................................. 20
- 1.2.2 Dai «Coralli» a «I Millenni»: la riorganizzazione della narrativa straniera ............ 22
- Capitolo secondo - Il mestiere editoriale di Natalia Ginzburg ...................................... 26
- 2.1 Traduzione e formazione editoriale .............................................................................. 26
- 2.1.1 Il ruolo di traduttrice e l’influenza di Leone Ginzburg ........................................... 26
- 2.1.2 Il coordinamento della Recherche per i «Supercoralli» .......................................... 31
- 2.2 Il lavoro di redattrice e consulente editoriale nella letteratura straniera ...................... 35
- 2.2.1 Natalia Ginzburg e la lettura editoriale .................................................................... 35
- 2.2.2 La letteratura straniera nei «Millenni» .................................................................... 40
- Capitolo terzo - Scritti editoriali: la voce di Natalia Ginzburg nei libri degli altri ..... 46
- 3.1 La fase dei «Narratori stranieri tradotti» ...................................................................... 47
- 3.2 La maturità editoriale ................................................................................................... 54
- 3.2.1 Dal romanzo alla riflessione sul tradurre ................................................................. 54
- 3.2.2 La voce della testimonianza .................................................................................... 58
- Conclusione ........................................................................................................................ 65
- Bibliografia ......................................................................................................................... 68
Introduzione
Nel corso dei primi trent’anni del Novecento la letteratura straniera occupò in Italia uno spazio progressivamente centrale nei cataloghi delle case editrici, contribuendo a soddisfare la crescente domanda di romanzi da parte di un pubblico sempre più ampio. Tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta, la trasformazione dell’editoria da attività artigianale a industriale favorì un incremento significativo di testi di narrativa straniera, dando origine a una vera e propria industria delle traduzioni. Nonostante le politiche autarchiche del regime fascista, il numero delle opere straniere pubblicate continuò ad aumentare, segno dell’impossibilità di confinare la cultura entro i limiti di un nazionalismo culturale rigidamente controllato. In particolare, negli anni compresi tra il fascismo e il secondo dopoguerra, il rapporto con la letteratura straniera, soprattutto americana, assunse un significato che andava oltre l’ambito strettamente estetico, intrecciandosi con esigenze di rinnovamento civile e intellettuale.
In questo contesto, la casa editrice Einaudi andò sempre più configurandosi come quella che Gian Carlo Ferretti ha definito «una Casa-laboratorio, sensibile alle tensioni politiche e culturali del presente, e orientata alla ricerca e alla sperimentazione del nuovo».1 Fin dalle prime collane, il progetto einaudiano si caratterizzò per la cura redazionale, per l’attenzione alla qualità delle traduzioni e per un elitarismo che non ignorava il mercato, ma che mirasse piuttosto alla formazione di un lettore non specialistico ma esigente. La narrativa straniera divenne così parte integrante di un disegno più ampio, volto alla definizione di un canone e all’inserimento della cultura italiana in un dialogo europeo e internazionale.
Se la traduzione costituisce uno degli strumenti fondamentali attraverso cui la letteratura straniera entra nel sistema culturale italiano, il paratesto rappresenta il luogo in cui tale ingresso viene orientato e interpretato. Nella prospettiva teorica delineata da Gérard Genette, infatti, un testo si presenta raramente senza l’accompagnamento di prefazioni, postfazioni, note, introduzioni, titoli, illustrazioni che «lo contornano e lo prolungano, per presentarlo […], ma anche nel suo senso più forte: per renderlo presente, per assicurare la sua presenza nel mondo, la sua “ricezione” e il suo consumo, in forma, oggi almeno, di libro».2 Nel caso dell’Einaudi, tale funzione assume un rilievo specifico. Le collane di narrativa straniera, dai «Narratori stranieri tradotti» a «Scrittori tradotti da scrittori», vengono concepite come veri e propri strumenti di formazione, pertanto richiedono dei testi di accompagnamento capaci di mediare una determinata idea di romanzo. Analizzare questi interventi significa dunque interrogare non soltanto i contenuti dei testi introdotti, ma anche la postura critica di chi li presenta e la concezione di letteratura che vi si riflette.
Questa ricerca intende concentrarsi sugli scritti editoriali firmati da Natalia Ginzburg. La critica ha spesso privilegiato la produzione narrativa della scrittrice, relegando la sua attività editoriale a un ruolo secondario. In generale tutta la sua attività di letterata editrice,3 le traduzioni, i pareri di lettura e soprattutto gli scritti peritestuali, sono stati raramente considerati come uno spazio autonomo di riflessione critica. Tali testi costituiscono invece un punto di osservazione particolarmente rilevante per mettere in luce il lavoro di mediazione fra opera e lettore e i criteri interpretativi attraverso cui un testo straniero viene reso leggibile all’interno di un determinato progetto di collana.
Il lavoro si propone di analizzare l’attività editoriale di Natalia Ginzburg all’interno della casa editrice Einaudi, con particolare attenzione alla letteratura straniera, per verificare se e in che misura i suoi interventi si configurino come spazio autonomo di elaborazione critica capace di restituire una visione coerente della letteratura e della funzione del romanzo. L’obiettivo della ricerca è dunque ricostruire l’evoluzione degli scritti editoriali di Ginzburg in relazione ai diversi contesti in cui essi nascono: dalla prima fase dei «Narratori stranieri tradotti» negli anni Quaranta, in cui la prefazione svolge una funzione prevalentemente orientatrice per un pubblico ampio, alla maturità degli anni Ottanta e Novanta, in cui la riflessione sul tradurre si intreccia alla dimensione autobiografica, fino agli interventi sulle testimonianze, dove i testi assumono una valenza etica e civile. L’ipotesi di fondo è che, pur nel variare di forme e generi, questi testi siano attraversati da una linea coerente: la concezione della letteratura come esperienza conoscitiva. Per Ginzburg, il romanzo diventa il luogo attraverso cui decifrare la realtà, filtrata dalle esperienze dei protagonisti.
Questo lavoro intende evidenziare la continuità tra i diversi ruoli da lei assunti all’interno dell’Einaudi e mostrare come essi concorrano a delineare una precisa idea di letteratura. Lo studio si concentra perciò su tre ambiti: la ricostruzione del contesto editoriale einaudiano e delle collane deputate alla narrativa straniera, lo studio del lavoro redazionale e di traduzione di Ginzburg, attraverso lettere e documenti interni e, in ultima istanza, l’analisi testuale e comparativa di un corpus selezionato di scritti paratestuali.
La tesi si articola infatti in tre capitoli.
Il primo capitolo ricostruisce il contesto storico-editoriale entro cui prende forma il progetto culturale della casa editrice Einaudi, con particolare attenzione al ruolo della letteratura straniera nell’Italia tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo aver delineato il panorama dell’editoria durante il fascismo, il capitolo si concentra sulla crescente centralità delle traduzioni e sul loro ruolo nella modernizzazione del romanzo italiano. In questo contesto la nascita dell’Einaudi è interpretata come esito di una specifica temperie culturale torinese, segnata dall’eredità gobettiana, dal liberalismo di Luigi Einaudi e dall’influenza morale di Benedetto Croce. All’interno di questa cornice vengono messe a fuoco le figure di due dei suoi fondatori, Leone Ginzburg e Cesare Pavese, due modelli complementari di mediazione culturale che contribuiranno a definire criteri e metodi destinati ad avere ricadute anche sul lavoro di Natalia Ginzburg. Il capitolo si conclude con l’analisi delle principali collane che si aprono alla letteratura straniera, dai «Narratori stranieri tradotti» ai «Millenni».
Il secondo capitolo analizza il mestiere editoriale di Natalia Ginzburg nella casa editrice Einaudi, dove viene assunta nel 1944 per assumere ruoli di responsabilità via via maggiore, dalla traduzione alla redazione editoriale. Facendo sempre riferimento alla letteratura straniera, il capitolo prende avvio dalla traduzione di Du côté de chez Swann di Proust, esperienza formativa segnata dall’influenza di Leone Ginzburg e dall’adozione del suo metodo di rigore e fedeltà al testo d’origine. Tale impostazione trova poi piena applicazione nel coordinamento collettivo, per i «Supercoralli», dell’intera Recherche proustiana, dove Natalia Ginzburg svolge un ruolo di raccordo tra i traduttori, lavorando all’omogeneità stilistica e al tono complessivo dell’opera. Accanto alla traduzione, il capitolo approfondisce il suo ruolo di redattrice e consulente, attraverso carteggi e pareri editoriali. Dalla pianificazione di collane alla revisione di traduzioni altrui, fino ai pareri di lettura su manoscritti stranieri, emerge una figura caratterizzata da una ferrea disciplina e da una costante attenzione alla chiarezza espressiva e alla qualità letteraria, spesso in tensione con le logiche commerciali. Particolare rilievo assume il lavoro svolto per la collana dei «Millenni», in cui Ginzburg interviene nella progettazione dei volumi, nel coordinamento di traduttori e curatori e nella selezione di testi destinati alla consacrazione.
Il terzo capitolo si concentra sugli scritti editoriali di Natalia Ginzburg, considerandoli come strumenti di mediazione e luogo di elaborazione critica. L’analisi procede in tre direzioni. In primo luogo, ogni peritesto viene letto come testo dotato di una propria struttura argomentativa e di un proprio registro, osservando quali nuclei tematici vengano isolati e reiterati, con quali scelte lessicali e con quale modo si rivolga al lettore. In secondo luogo, i singoli interventi vengono messi in relazione tra loro per far emergere ricorrenze e variazioni: quali temi ritornino, come si trasformino nel tempo, e quale idea di letteratura ne derivi. Infine, i testi vengono collocati all’interno del contesto editoriale einaudiano, tenendo conto della funzione delle collane. L’analisi prende in esame le prefazioni della fase dei «Narratori stranieri tradotti», le note del traduttore per la collana «Scrittori tradotti da scrittori» e gli scritti dedicati alle testimonianze.
In definitiva, questo lavoro intende mostrare come la voce di Natalia Ginzburg nei libri degli altri possa non solo costituire un’estensione della sua stessa poetica, ma anche una forma di scrittura critica capace di incidere sulla ricezione dei testi. Leggere i suoi peritesti significa allora spostare lo sguardo su quello che c’è attorno a un testo, in quel luogo immateriale in cui si formano criteri di valore e modalità di lettura. È qui che si rende visibile una delle funzioni fondamentali dell’editoria di cultura: trasformare l’incontro tra un testo e il suo pubblico in un’esperienza guidata, ma non prescrittiva, in cui leggere diventa anche un modo per comprendere la realtà.
1 G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004, p. 33.
2 G. Genette, Soglie. I dintorni del testo, Torino, Einaudi, 1989, p. 3.
3 È questa la definizione fornita da Alberto Cadioli in merito a quel «letterato che, collaboratore con una casa editrice dalla quale trae un sostentamento economico, diffonde una propria idea di cultura, una propria poetica, una propria modalità di lettura, proponendo quei dati per i quali […] si è parlato del letterato editore come categoria critica capace di far luce sul sistema letterario e sulla sua storia» in A. Cadioli, Letterati editori. Attività editoriale e modelli letterari nel Novecento, Milano, il Saggiatore, 2017, p. 20.
Capitolo primo
Il laboratorio Einaudi: storia editoriale e progetto culturale
1.0 La narrativa straniera nell’Italia fascista
Fra gli anni Venti e i Trenta, la letteratura italiana era attraversata da due pulsioni opposte: da una parte «i grandi editori invadevano il settore “popolare” con testi erotici o avventurosi, “gialli” o “neri”», dall’altra «si affacciava una “voglia di romanzo”, una riscoperta della dimensione conoscitiva della prosa narrativa che sull’onda dei classici europei segnava l’arrivo di una nuova generazione di scrittori».4
Dopo essere stato bersaglio delle avanguardie del primo Novecento, il romanzo cominciò così a riacquistare legittimità anche presso quei critici e scrittori che in precedenza l’avevano osteggiato. Tuttavia, per gran parte degli anni Venti, la distanza tra gli editori ‘popolari’ e la cultura ‘alta’ rimase marcata: soltanto con la diffusione del romanzo straniero di largo consumo (Dickens, Maupassant, Ibsen, Tolstoj) tale separazione cominciò ad attenuarsi.
In particolare, fu soprattutto la traduzione di romanzi anglosassoni ad ampliare il pubblico dei lettori e a sfumare le differenze tra i diversi suoi segmenti. È all’estero, infatti, che ebbe inizio quella modernizzazione della forma romanzo che trovò espressione nelle opere di autori come Proust, Joyce e Kafka.
La produzione letteraria, almeno per il primo decennio del secolo, non conobbe differenze tra letteratura commerciale e letteratura d’autore: collane come la «Biblioteca Amena» di Treves e la «Biblioteca romantica» di Sonzogno, proponevano indistintamente i maggiori autori italiani contemporanei accanto ai capolavori della letteratura straniera dell’Ottocento, soprattutto francesi e russi. Per quanto riguarda la narrativa straniera, indubbiamente queste collane contribuirono a rendere noti al pubblico italiano i grandi autori stranieri; tuttavia, le traduzioni rappresentarono l’aspetto più problematico del fenomeno, poiché «non sempre fedeli e condotte spesso da altre lingue, furono oggetto di critiche e procurarono anche problemi con gli autori».5
La situazione cominciò a mutare a partire dal 1909, quando intellettuali e scrittori d’avanguardia come Benedetto Croce, Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Giuseppe Antonio Borgese, già legati alle riviste «La Critica», «La Voce» e «La Cultura», si associarono a giovani case editrici, fra cui Laterza e Carabba. Da questi sodalizi nacquero collane che furono determinanti per creare uno spazio editoriale alternativo a quello proposto dai grandi editori. Benedetto Croce, in particolare, riuscì ad imprimere all’attività editoriale di Laterza un orientamento coerente con la sua visione elitaria e rigorosa della cultura, che si espresse nelle collane «Biblioteca di Cultura Moderna» e «Classici della Filosofia Moderna». Se la volontà di Croce di contraddistinguersi come «editore di roba grave» portò Laterza a non aprire ai romanzi e alla letteratura ‘amena’, diversa fu l’impostazione di Rocco Carabba, pur proponendosi a sua volta come editore di cultura.67
Dal 1912, infatti, Giuseppe Antonio Borgese diresse per l’editore la collana «Classici antichi e moderni», antesignana della «Biblioteca Romantica» di Mondadori, diretta poi sempre dallo stesso Borgese. La collana proponeva scrittori e filosofi stranieri, perlopiù tedeschi e russi (Novalis, Lessing, Puškin, Čechov, Gogol’) in edizioni pregiate, il cui punto di forza fu proprio la traduzione, condotta dall’originale e non da una lingua secondaria. Operazione che fu perseguita anche nella collana «Classici italiani e stranieri» del primogenito Gino Carabba, distaccatosi dalla casa paterna nel 1912. Questa collana rappresentò «una vera universale economica di letteratura formato tascabile per un pubblico allargato, ormai conquistato alla mediazione colta, e ben distinto dal destinatario del romanzo di massa popolare».8
4 G. Ragone, Un secolo di libri. Storia dell'editoria in Italia dall'Unità al post-moderno, Torino, Einaudi, 1999, p. 136.
5 N. Tranfaglia e A. Vittoria, Storia degli editori italiani, Roma-Bari, Laterza, 2000, p. 146.
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