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Rosarno 2010: analisi, genesi e conseguenze di una rivolta

Università della Calabria Dipartimento di Studi Umanistici Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche (LM-78)

Relatore Prof. Katia Massara

Candidato Mattia Greco

Matricola: 226311

Correlatore Prof. Rosario Francesco Giordano

Anno Accademico 2021/2022 1

Sommario

  • Introduzione p. 4
  • Capitolo I – La piana di Gioia Tauro
  • I.1 L’immigrazione in Italia e nella Piana di Gioia Tauro p. 9
  • I.2 La produzione agrumicola della Piana p. 20
  • I.3 I braccianti della Piana p. 37
  • Capitolo II – Le giornate della rivolta
  • II.1 La narrazione dei media e le risposte dei politici p. 48
  • II.2 Le reazioni dei rosarnesi p. 57
  • II.3 La versione dei lavoratori delle campagne p. 68
  • Le conseguenze della rivolta
  • Capitolo III – III.1 Dopo la rivolta: dal trasferimento alla lotta p. 81
  • L’attività legislativa dopo la rivolta di Rosarno p. 92
  • III.2 Persistenze e mutamenti delle condizioni
  • III.3 dei lavoratori p. 101
  • Interviste p. 114
  • p. 140
  • Conclusioni p. 147
  • Sitografia 2
  • Documentari e film p. 148
  • Bibliografia p. 149 3

Introduzione

Il 7 gennaio del 2010 degli uomini, a bordo di un’auto, sparano dei colpi di fucile contro alcuni braccianti immigrati di ritorno da una giornata di lavoro. Succede a Rosarno, in Calabria, un paese che già dai primi anni ’90 ha visto crescere in maniera esponenziale la presenza immigrata nel proprio comune.

In trent’anni di convivenza si sono alternate aggressioni e violenze, fino ad arrivare anche a qualche omicidio, ma stavolta la situazione cambia. Già due anni prima i braccianti avevano alzato la testa e manifestato a Rosarno con un corteo che aveva lasciato tutti senza parole. Nel gennaio del 2010 il clima è assai diverso e una manifestazione rumorosa, ma pacifica, non basta.

Il centro calabrese è pieno come mai prima di lavoratori stagionali, il lavoro nei campi però è poco e la crisi agrumicola si fa sentire in un territorio sempre più privo di risorse. Quasi sul finire della stagione arriva la consueta sparatoria a danno degli immigrati, ma questa volta la notizia suscita una rabbia incontrollata e scatena la rivolta nelle strade.

In questo lavoro di ricerca, in cui ho provato a ripercorrere le giornate della rivolta, ho delineato in prima battuta quello che è il fenomeno dell’immigrazione nel nostro paese. L’Italia è una penisola che si trova al centro del Mediterraneo e da anni è interessata a questo fenomeno.

Nonostante questo però ancora oggi il flusso degli immigrati in entrata nel nostro paese viene gestito in maniera emergenziale. Ho cercato di analizzare le politiche messe in piedi dall’Italia per cercare di amministrare i fenomeni migratori negli anni congiuntamente all’attività legislativa portata avanti per regolare la presenza degli immigrati sul territorio. Questo lavoro preliminare era necessario 4 perché per descrivere quella che è stata la rivolta di Rosarno è essenziale comprendere anche quali sono le leggi che regolano, e regolavano allora, la presenza della popolazione immigrata nel nostro territorio.

Inoltre, bisogna interrogarsi anche su quelli che sono gli elementi che fanno sì che i braccianti si trovino in una condizione di estrema precarietà sul territorio italiano.

Nella Piana di Gioia Tauro vedremo come il settore agrumicolo si è sviluppato, in linea con i cambiamenti economici globali, in una maniera tale da rimodulare verso il basso il costo della forza lavoro, rendendo altamente sfruttato il bracciantato nelle campagne.

Per abbattere i costi del lavoro e continuare a rimanere competitivi su scala mondiale i piccoli proprietari riuniti hanno bisogno di braccianti immigrati con bassissimi salari da assumere alla giornata, facendoli lavorare a cottimo in molti casi, e senza alcun tipo di tutele e di diritti.

Una situazione simile si presenta anche in altri distretti agricoli italiani ed una porzione maggioritaria dei braccianti segue un ciclo stagionale che li porta in parti diverse della penisola in base al tipo di raccolta presente in quei determinati mesi. Da ottobre a febbraio la raccolta stagionale delle olive, delle arance e dei mandarini attira nella Piana di Gioia Tauro migliaia di lavoratori stranieri originari, nella stragrande maggioranza dei casi, dai paesi africani.

A Rosarno, prima della rivolta, i braccianti vivevano in vecchie fabbriche abbandonate, ammassati in centinaia senza corrente elettrica, bagni e acqua. Molti di loro si ammalavano di malattie croniche già in giovane età. I salari non erano superiori ai 25 euro a giornata e la paga a cottimo andava dai 50 centesimi a cassetta per le arance ad un euro per i mandarini.

La giornata di lavoro iniziava alle 5 e mezza o alle 6 di 5 mattina, orario in cui il padrone o chi per lui prelevava i lavoratori nelle strade e nelle piazze adiacenti alle residenze, per concludersi 12 ore dopo al calare del buio sui campi.

Il 2010 è un anno particolare per la Piana di Gioia Tauro. La comunità europea ha smesso da poco di finanziare, in base a quote fittizie di produzione, le aziende specializzate nella lavorazione degli agrumi. Diverse inchieste della magistratura, congiunte con l’INPS, hanno invece smontato un giro di affari illecito sulle disoccupazioni agricole che andavano a finire nelle tasche di chi nei campi non aveva mai messo piede.

Nelle campagne invece continuavano ad andare i braccianti stranieri, ma quell’anno il loro numero era assai più alto rispetto alle reali possibilità di occupazione, proprio perché molte aziende agricole si erano fermate a causa della crisi. Il numero dei braccianti stagionali risultava più alto degli altri anni, in parte a causa della crisi che aveva espulso dalle fabbriche del nord tanti lavoratori immigrati e che, pur di non rimanere senza lavoro, si erano riversati nelle campagne calabresi.

Nel pomeriggio del 7 gennaio la situazione si fa esplosiva alla notizia dell’uccisione di tre immigrati – una notizia falsa che fa il giro della Piana – e si diffonde ovunque tra le comunità.

In poco tempo le strade son piene di immigrati che scatenano la loro rabbia per le vie del centro cittadino. Vanno a fuoco decine di auto, centinaia sono quelle invece danneggiate e con i vetri sfondati. Le vetrine dei negozi vengono colpite con pietre e bastoni. I segnali stradali divelti ed i cassonetti dell’immondizia bruciati.

Vengono prese di mira le auto degli italiani che incrociano la folla dei braccianti scesi in strada. Un’auto con a bordo una donna incinta viene ribaltata. La notizia che la 6 donna ha perso il bambino fa il giro del paese. Gli italiani a loro volta sono decisi nel dare una lezione agli stranieri e sono pronti a fare di tutto per farli andare via.

Vengono montati dei presidi fuori dalle residenze degli immigrati. Nelle strade la polizia prova a ripristinare l’ordine. Il caso diventa, nel giro di poche ore, un affare nazionale. Tutti gli occhi degli italiani sono puntati su Rosarno, dove arrivano testate giornalistiche e inviati da tutto il paese.

Le giornate di Rosarno sono entrate a far parte della memoria collettiva di molti rosarnesi e delle centinaia di immigrati che in quei giorni si trovavano nella Piana. È difficile cercare di ricostruire qualcosa che nella percezione degli immigrati da una parte e nella popolazione autoctona dall’altra ha significati estremamente diversi.

Le interviste concesse dai braccianti immigrati così come quelle ai cittadini della Piana, che si trovano a conclusione del testo, dimostrano come gli eventi non siano stati percepiti e non vengono oggi rievocati in maniera tutt’altro che univoca. Le emozioni, ma anche i motivi e le conseguenze della rivolta, seguono sentieri diversi, frutto della memoria che si è sedimentata nelle persone e che evoca ricordi e narrazioni diverse.

Alle visioni differenti si aggiunge anche quella articolata dalle ricostruzioni giornalistiche e dal dibattito politico che la rivolta ha generato.

“I fatti di Rosarno” hanno un significato importante per la storia del nostro Paese, perché segnano l’inizio di una presa di coscienza e di un ciclo di lotte, in parte spontanee e in parte organizzate, da parte della popolazione immigrata. Subito dopo la rivolta di Rosarno si sono aperti i riflettori, in maniera molto più sistematica rispetto a prima, sullo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne, sull’assenza di diritti e sulla necessità di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti che nelle campagne producono quello che quotidianamente troviamo 7 nei supermercati.

Il mondo dei sindacati, dell’associazionismo e della militanza extraparlamentare è entrato con alti e bassi nei distretti industriali; qualche esempio su tutti sono le lotte dei lavoratori immigrati della logistica nella Pianura Padana e nelle campagne da Nord a Sud, da Saluzzo a Foggia, passando per l’Agro Pontino e Cassibile.

Rosarno 2010 segna una svolta perché è il primo segnale di una popolazione immigrata che prende consapevolezza della sua forza e dimostra che si può uscire dalla zona di invisibilità a cui vengono costantemente relegati.

Il ciclo di lotte iniziato con la rivolta di Rosarno apre le porte ad uno scenario in continua evoluzione in cui i braccianti, gli ultimi della catena della grande distribuzione organizzata, attraverso la loro forza proveranno, negli anni a venire, a ribaltare il tavolo per conquistare il diritto ad una vita dignitosa. 8

Capitolo I – La piana di Gioia Tauro

I.1. L’immigrazione in Italia e nella Piana di Gioia Tauro

Il 21 marzo 1988 arriva a Fiumicino da un volo proveniente dalla Nigeria un cittadino sudafricano che dichiara alle forze dell’ordine presenti la volontà di richiedere il diritto d’asilo. Jerry Masslo è il protagonista di questa vicenda, che irromperà con vigore nella storia dell’Italia contemporanea.

Questa storia parte da molto lontano e attraversa spazi diversi, non è solo una storia individuale ma una storia collettiva che investe il nostro passato, segnando anche inevitabilmente il nostro presente.

Jerry Masslo fugge dal Sudafrica a seguito delle persecuzioni subite dal regime dell’apartheid, ha perso una figlia colpita da un proiettile durante una manifestazione. Dopo la fuga dal Sudafrica arriva prima in Zimbabwe e poi in Zambia, infine in Nigeria dopo un viaggio in mare. In Italia però l’esito della domanda è negativo.

Le peripezie per Masslo non finiscono quindi sul suolo italiano, che ancora non ha una legislazione chiara sull’immigrazione e per questo il sudafricano finisce in una spirale fatta di lavoro e alloggi precari, con la paura di essere rispedito nel suo paese d’origine e nessuna protezione in un paese che gli nega ogni possibilità di ricominciare una vita da zero.

Allora decide di andare a lavorare per pochi soldi al giorno in provincia di Caserta, a Villa Literno, in nero, senza contratto, nella raccolta dei pomodori. Insieme a lui sono in centinaia e dopo due mesi, finita la raccolta, va via.

I soldi sono ancora pochi e dopo aver studiato l’italiano ritorna a Villa Literno 9 l’anno successivo. Questa volta però c’è meno lavoro, mentre i braccianti sono di più. La situazione sembra ingestibile, aumentano le tensioni e si surriscaldano gli animi.

I lavoratori sono tenuti d’occhio dalle istituzioni e la popolazione locale li guarda con forte diffidenza. Nel paese si ha paura dello “straniero” e del “marocchino” che terrorizzano sempre di più l’opinione pubblica.

Intanto si moltiplicano i casi di intolleranza verso gli immigrati stranieri. Violenze verbali, pestaggi, intimidazioni si susseguono. Nel maggio del 1989 parte nel paese di Villa Literno una raccolta di firme promossa dal MSI per chiedere l’allontanamento degli stranieri.

A giugno vengono uccisi due immigrati: si tratta di Abderrhmann Meftah a Cancello Arnone e di Baid Bochaid a Casapesenna, quest’ultimo fucilato da un pensionato che lo accusa di vivere troppo vicino a casa sua. 1

Nella notte tra il 23 e il 24 agosto del 1989 quattro persone arrivano alle baracche dove risiedono centinaia di immigrati. Il loro obiettivo è rapinarli approfittando del fatto che, a fine stagione, i loro risparmi saranno più consistenti. Intimano ad una trentina di presenti nella baracca di lasciargli tutti i loro soldi.

Masslo cerca di parlare con questi uomini, ma viene sbattuto su una brandina. Uno di loro punta la pistola, Masslo alza le mani, ma viene colpito lo stesso da quattro colpi e muore sul colpo. 2

La storia di Jerry Masslo segna uno spartiacque importante nella storia dell’immigrazione in Italia. La sua morte porta un’ondata di manifestazioni molto ampia e partecipata, con una coscienza antirazzista che si compatta sempre di più. 3

Si accendono anche i riflettori su un mondo che si cercava di 10 nascondere, quello dello sfruttamento selvaggio nelle campagne, del lavoro in nero e del caporalato, del razzismo e dei soprusi. Tutto il mondo che c’era dietro ai pomodori, alle arance, ai mandarini e a tutti gli altri ortaggi che gli italiani portano ogni giorno a casa e mettono sul tavolo.

Nel 1991 gli stranieri in Italia erano 356.159, nel 2001 arriveranno a 1.334.889. 4 Nel periodo 1991-2001 l’immigrazione straniera cresce con un tasso annuo del 14,1%. 5

Il 1994 è anche l’anno che porta alla vittoria di Silvio Berlusconi con una coalizione politica abbastanza coesa sul tema dell’immigrazione, in particolare per quello che riguarda Alleanza Nazionale, nata dalle ceneri del MSI nel gennaio del 1994. La proposta del partito è quella di elaborare una legislazione più restrittiva nei confronti dell’arrivo, dell’accoglienza e delle espulsioni.

Il tema della sicurezza è al centro di tutte le campagne politiche della destra. Lega e Forza Italia, altre due compagini della coalizione, invece tentennano ancora, sbilanciandosi sia a favore che contro le proposte di Alleanza Nazionale.

Nel febbraio del 1990 intanto era stata promulgata la legge Martelli, la prima legge in Italia che puntava a gestire l’immigrazione in maniera ordinata, in base anche al numero maggiore di flussi verso il paese. La legge Martelli introduce nell’ordinamento alcuni elementi importanti, come l’abolizione della riserva geografica per i richiedenti asilo, che era stata la motivazione per cui Jerry Masslo non aveva ottenuto asilo.

Le tipologie di permesso di soggiorno risultavano più articolate, ma la legge rimaneva nel complesso troppo generica e di difficile applicazione.

Il pressappochismo della gestione ordinaria quotidiana portò a continue emergenze (problema degli alloggi, del lavoro, dei servizi sociali, fiammate di razzismo, ondate di sbarchi, polemiche sulle espulsioni impossibili).

L’incapacità della classe politica e amministrativa di gestire in maniera ordinaria e pianificata tutte le misure applicative e di integrazione portò al fallimento della legge. Le profonde divisioni in merito all’immigrazione nel mondo politico e nella società italiana contribuirono ulteriormente a paralizzare l’azione politico-amministrativa. 6

Nel 1990 l’Italia aderisce sia all’accordo di Schengen che alla Convenzione di Dublino, che ha lo scopo di determinare con precisione lo stato comunitario con il quale il richiedente presenta domanda d’asilo, vincolandolo però a presentare domanda nel primo paese dell’Unione in cui giunge.

Dopo la Legge Martelli, nel 1998 7 entrerà in vigore il Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero approvato dal governo Prodi I, meglio nota come Turco-Napolitano. La nuova legge si basa essenzialmente sulla necessità di uscire dalla fase di gestione emergenziale dei flussi migratori e di aprire una nuova fase in grado di prevedere e controllare tali flussi.

Viene introdotto un permesso di soggiorno per lavoro stagionale e organizzata una pianificazione annuale di quote per regolare gli arrivi in base alle esigenze del mercato. Viene introdotta anche la carta di soggiorno dopo cinque anni di residenza, che prevedeva un’estensione dei diritti di cittadinanza.

Nascono con la Turco-Napolitano anche i CPT (Centri di permanenza temporanea), ovvero luoghi nei quali gli immigrati non in regola venivano trattenuti in attesa di essere identificati ed espulsi. Su questi centri si aprirà una lunga polemica destinata a durare nel tempo, a causa anche di abusi e denunce di irregolarità nella gestione dei centri. 8

Gli anni Duemila segneranno una svolta per la storia dell’immigrazione

Note

1 E. Corsi, Buttiamo quel negro dal balcone, “la Repubblica”, 6 luglio 1989.

2 M. Colucci, Storia dell’immigrazione straniera in Italia, Roma, Carocci, 2018, pp. 83-84.

3 Il servizio del Tg2 sulla manifestazione del 7 ottobre 1989 che vide in piazza 200 mila persone https://www.raiplay.it/video/2019/07/La-guerra-di-Masslo---TG2-del-07101989-la-prima-manifestazione-nazionale-contro-il-razzismo-3a0781d1-afec-4652-b926-adc80cc6b75d.html

4 M. Colucci, cit., p. 104.

5 Ibidem.

6 L. Einaudi, Le politiche dell’immigrazione in Italia dall’Unità ad oggi, Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 155-156.

7 Convenzione sulla determinazione di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri delle comunità europee, “Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee”, N.C. 254/1.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mattiahgreco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Italia repubblicana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Massara Katia.
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