Ripensare l’etica della comunicazione dopo l’avvento dell’intelligenza del digitale e artificiale
Dipartimento di scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali
Corso di laurea triennale in scienze della comunicazione
Classe L-20
Tesi di laurea in etica della comunicazione
Titolo
Ripensare l’etica della comunicazione dopo l’avvento dell’intelligenza del digitale e artificiale
Relatore Laureando
Prof.ssa Simona Tiribelli Niccolò Alfonsi
Anno accademico 23/24
Indice
Introduzione: ................................................................................................................................................ 4
Capitolo 1: ................................................................................................................................................. 5
Principi dell’etica della comunicazione ........................................................................................... 5
1.1 Definizione di etica e di comunicazione ............................................................................ 5
1.2 L’approccio deontologico ........................................................................................................... 6
1.3 Verità e obiettività ...................................................................................................................... 11
Capitolo 2: .............................................................................................................................................. 15
I limiti di questi principi alla luce della quarta rivoluzione industriale ........................ 15
2.1 Una rivoluzione “disruptive” .................................................................................................. 15
2.2 Breve storia dell’intelligenza artificiale ........................................................................... 17
2.3 L’uomo nell’età della tecnica ................................................................................................. 25
2.4 Primo limite: il problema della responsabilità ............................................................. 26
2.4.1 Case study: Cambridge Analytica .................................................................................... 28
2.5 Secondo limite: riservatezza e privacy ............................................................................ 29
2.5.1 Case study: Apple vs FBI ...................................................................................................... 31
2.6 Terzo limite: il concetto di verità oggi .............................................................................. 32
2.6.1 Case study: Deepfake ............................................................................................................. 34
2.7 Quarto limite: trasparenza .................................................................................................... 35
2.7.1 Case study: Google Duplex .................................................................................................. 37
2.8 Quinto limite: rispetto ............................................................................................................. 38
2.8.1 Case studies: Tay e Replika ................................................................................................ 39
Capitolo 3: .............................................................................................................................................. 43
Possibili rimedi e governance delle nuove tecnologie .......................................................... 43
3.1 Tra algoretica e algocrazia ..................................................................................................... 43
3.2 Regolamentazioni a confronto ............................................................................................. 45
3.3 Possibili rimedi ............................................................................................................................ 49
Conclusione: ......................................................................................................................................... 51
Bibliografia: ......................................................................................................................................... 52
A tutte le persone che mi sono state vicino in questi anni, ma soprattutto a Corrado Malanga, che mi ha aperto gli occhi su molte questioni.
Introduzione
L’avvento dell’intelligenza artificiale (I.A.) e del digitale sta impattando tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana e professionale, soprattutto quello della comunicazione, che è onnipervasiva. Questa tesi ha come obiettivo quello di esaminare se i principi tradizionali dell’etica della comunicazione restano ancora validi di fronte a questa rivoluzione tecnologica, se possano essere messi in discussione o, al contrario, confermati e rafforzati alla luce delle sfide poste da questa.
Andremo a vedere, in primo luogo, cosa si intende per etica della comunicazione, definendo le nozioni di etica e di comunicazione, partendo dalla loro etimologia. Poi l’approccio deontologico, ovvero i codici di autoregolamento che ci dicono ciò che è doveroso fare, in particolare vedremo la Carta dei doveri del giornalista, poi inserita nel Testo unico dei doveri del giornalista, dove troveremo i principi tradizionali dell’etica della comunicazione, ovvero responsabilità, verità e obiettività, riservatezza, trasparenza e rispetto.
Successivamente, nel secondo capitolo, vedremo i limiti di questi principi, posti da questa grande rivoluzione digitale. Nello specifico, come questi principi sono sfidati dalla tecnologia, mettendone in dubbio la loro odierna valenza. Ad esempio, come le fake news e la post-verità mettono in crisi il concetto di verità, una colonna portante dell’etica della comunicazione.
Come i problemi di privacy, che scaturiscono dalla digitalizzazione e dall’avvento delle piattaforme digitali e dai social network, intaccano la riservatezza. Infine, nell’ultimo capitolo, proveremo a rivedere questi principi, adattandoli alla modernità, cercando di risolvere i problemi posti da questa rivoluzione, e andando a trovare una governance comune per queste nuove tecnologie.
Capitolo 1: principi dell’etica della comunicazione
«Se ha etica, allora il suo valore è 1.
Se in più è intelligente aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10.
Se è ricco aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 100.
Se, oltre ciò, è una bella persona, aggiungete ancora un altro zero e il suo valore sarà 1000.
Però se perde l'1, che corrisponde all'etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri»
Al Khwarizmi
In questo capitolo proverò innanzitutto a definire i due termini, etica e comunicazione, dato che si parla di etica della comunicazione. Successivamente parlerò dell’approccio deontologico, ovvero delle regole che ci dicono ciò che è meglio fare per una buona comunicazione, in particolare, parleremo dei principi racchiusi nella carta dei doveri del giornalista, con un focus sul principio della verità e dell’obiettività, per vederne le varie interpretazioni nel corso del tempo e i suoi risvolti attuali.
1.1 Definizione di etica e di comunicazione
Per iniziare bisogna innanzitutto partire con il definire i due termini.
Etica deriva dal greco ethos, che significa comportamento, consuetudine, costume, ed è la disciplina che definisce i principi che ci guidano nelle nostre azioni, discernendo tra il bene e il male, il giusto e l’ingiusto.
Invece la comunicazione, secondo la teoria classica dell’informazione di Shannon e Weaver, è puramente una trasmissione di informazioni, il messaggio, da un emittente a un ricevente, passando per un determinato canale e attraverso un codice (es. il linguaggio). Successivamente è stato ampliato da De Fleur, che ne aggiunse il meccanismo della retro-azione (il feedback), trasformandolo da un processo unidirezionale a un processo circolare, e da Braddock, che aggiunse il contesto ed il fine (Chiapponi, 2020).
Ma non basta, perché non possiamo ridurre la comunicazione a ciò. La comunicazione è relazione, è co-creazione, deriva dal latino communicatio, che ha la sua radice nell’aggettivo communis, ovvero creare uno spazio comune. Il trasmettere informazioni è solo uno dei caratteri della comunicazione (Fabris, 2022). È una caratteristica intrinseca nell’essere umano.
Aristotele definiva l’uomo come «zoon logon echon», ovvero animale dotato di logos, e quindi di parola. Inoltre, la comunicazione è onnipresente, non si può non comunicare dice il primo dei cinque assiomi della pragmatica della comunicazione di Paul Watzlawick (1967), uno dei principali esponenti della scuola di Palo Alto. Quindi l’etica della comunicazione è la disciplina che riflette sulle questioni morali implicate nell’agire comunicativo (Habermas, 1981), e spiega perché bisogna comunicare bene. In questo ci viene in aiuto il codice deontologico della comunicazione.
1.2 L’approccio deontologico
Come abbiamo precedentemente detto, tutti noi comunichiamo, attraverso il linguaggio verbale, paraverbale e non verbale, e attraverso diverse forme, lo scritto, la parola e i vari media; però certe categorie lo fanno di mestiere, i giornalisti, gli spin doctor, chi si occupa del marketing. Dato che sono categorie professionali devono essere sottoposti a regole, e da qui nascono i codici di regolamentazione.
Ma più che una regolamentazione è un’autoregolamentazione, perché, ricordiamo, che l’informazione deve essere libera e il controllo non può avvenire da fuori, è uno dei punti cardini di una democrazia. Questa libertà di manifestazione del pensiero e di parola è sancita dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (ONU), dagli articoli 9 e 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e anche dall’articolo 21 della nostra costituzione, che recita così:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Questa libertà inoltre ha quattro dimensioni (Gardini, 2021):
- La libertà attiva di informare, ovvero di rendere disponibili alla collettività le informazioni di interesse pubblico. Può essere di tipo individualista oppure funzionalista, quando si dà più importanza all’interesse della collettività anziché ai soggetti in questione.
- La libertà passiva di essere informato.
- La libertà riflessiva di informarsi.
- La libertà negativa di non essere sottoposta a censura. Quest’ultima è stata definita da Isaiah Berlin (1989) come libertà da qualcosa, come assenza di impedimento, come dice l’ultima frase da me riportata dell’articolo 21.
Qui è importante distinguere tra fatto e notizia. Non tutti i fatti fanno notizia, e come disse il giornalista William Randolph Hearst: ”Le notizie si creano se non ci sono” (Ceri, 2022). Dunque, il fatto è l’informazione grezza, mentre la sua interpretazione è la notizia, resa tale grazie ai criteri di notiziabilità (Newsworthiness), ovvero “l’attitudine di un evento a essere trasformato in notizia” (Wolf, 2000).
Sono i gatekeepers (guardiani del cancello) a selezionare le notizie tra i fatti, che, oltre che interpretarli, il giornalista deve riportarli, seguendo il famoso modello anglosassone delle 5W di Laswell (1948): chi (who), come (what), quando (when), dove (where) e perché (why).
Sono stati identificati dieci criteri di notiziabilità (Papuzzi, 2003, in Brocceri, 2024): la novità, quando un evento è nuovo rispetto ad altri, la vicinanza, che può essere fisica psicologica, politica o ideologica rispetto al lettore, la dimensione, più è di grandi dimensioni, più il fatto è appetibile.
Poi vi sono la comunicabilità, fanno più notizia i fatti brevi e semplici da comprendere, la conflittualità, i fatti relativi a conflitti tra individui, la drammaticità (bad news is a good news), ovvero la capacità di suscitare uno stato di angoscia al lettore, la praticità, le sue conseguenze pratiche e gli effetti nella vita di tutti i giorni, il progresso, le notizie riguardanti il progresso scientifico e le innovazioni, l’interesse umano (human interest), inerenti alle tematiche legate alla solidarietà e ai sentimenti di amore, ed infine il prestigio sociale, quando riguarda un fatto che coinvolge persone che appartengono a un’élite sociale, una determinata carica pubblica o un personaggio noto.
Ma come possiamo vedere, non tutti questi criteri corrispondono al concetto di buona comunicazione e non rispettano i principi deontologici. Ritornando alla libertà di informare, possiamo distinguerla in tre tipologie di diritti del giornalista collegati ad essa, e sono: il diritto di cronaca, di critica e di satira.
Però la linea di demarcazione tra questi diritti e i relativi limiti è labile. Deve rispettare tre caratteristiche, e una quarta, che vedremo nel capitolo successivo. Si deve dire la verità, la notizia deve essere di interesse pubblico e bisogna rispettare un’adeguata continenza formale, quindi utilizzare un linguaggio che sia educato e civile.
Nel diritto di cronaca devono essere rispettati tutti e tre questi limiti, altrimenti si incapperebbe nel reato di diffamazione (se la vittima non è presente e se si commette davanti a due o più persone) o di ingiuria (se la vittima è presente). Nel diritto di critica, invece, il limite della verità non deve essere rispettato, perché, trattandosi di un’opinione, sarebbe difficile definirla, dato che è soggettiva e non intersoggettiva.
Mentre, nel diritto di satira, anche la continenza formale è messa in discussione, dato che si usano espressioni esagerate, iperbolizzate, per suscitare ilarità nella persona che legge. In sintesi, non si può dare notizie su tutto, bisogna rispettare determinati criteri. Ma vi sono ulteriori limiti a questi diritti. Il diritto dell’informazione e della comunicazione ne definisce vari.
L’unico limite esplicito è quello del buon costume (Caretti e Cardone, 2023), ovvero la violazione del pudore sessuale e della dignità personale, soprattutto a tutela dei minori, ma ve ne sono altri otto impliciti, di cui tre di natura individuale e cinque di natura pubblicistica (Gardini, 2021):
- L’onore, ovvero il sentimento che ognuno ha di sé stesso, e si può ledere offendendo una persona.
- La riservatezza (privacy), quando per esempio vengono diffuse informazioni vere su una determinata persona, ma senza il suo consenso. Quindi si svelano al pubblico notizie della sfera privata.
- L’identità personale, ovvero l’interesse di ciascun individuo a essere rappresentato con la sua vera identità.
- Ordine pubblico, ovvero il tutelare l’ordine pubblico, come ad esempio le norme antiterrorismo.
- Esigenze di giustizia, ovvero riguardo l’attività giuridica. Ad esempio, non si possono pubblicare atti d’indagine coperti da segreto prima della chiusura delle indagini preliminari.
- Onore delle istituzioni (vilipendio), l’offendere le istituzioni significherebbe andare a ledere i valori costituzionali.
- Limite dei segreti (di stato, militari, professionale), è di interesse pubblico far sì che i segreti non vengano pubblicati.
- Limiti alla propaganda politica (par condicio), durante le elezioni ogni partito deve avere lo stesso accesso ai mezzi di comunicazione di massa e tempo degli altri, dato che bisognerebbe essere imparziali per non influenzare gli elettori.
Come abbiamo visto, i diritti sono sempre connessi a dei doveri, e per questo, sono stati creati i codici deontologici, dal greco to deon, ovvero dovere; quindi, sono codici che mi dicono ciò che è doveroso fare. Ma vediamo più approfonditamente il codice deontologico per il giornalista. La cosiddetta Carta dei doveri del giornalista, creata nel 1993 dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI).
Proprio qui troviamo i principi fondamentali dell’etica della comunicazione, visti in un’ottica pre-digitalizzazione e pre-IA, perché poi vedremo come questi verranno sfidati da queste trasformazioni:
- La libertà d’informazione: il giornalista ha il diritto e il dovere di cercare, ricevere e diffondere informazioni di interesse pubblico senza censura o interferenze.
- La verità e l’obiettività: il giornalista deve cercare la verità e presentare le informazioni in modo obiettivo, evitando la manipolazione o la distorsione dei fatti, tipica del retore definito da Brockriede (1972) “seduttore”, corrispondente all’atteggiamento spregevole di Weaver (1953). Golding (1981), a tal proposito, distingue quattro tipi di distorsione delle news a opera dei media:
Figura 1: Distorsione delle news per Peter Golding
Fonte: McQuail 1995
È necessario verificare le notizie, l’attendibilità delle fonti, non si devono decontestualizzare le informazioni, riportarle in modo incompleto oppure omettere dei passaggi, fornendo così delle mezze verità.
Esiste però la scriminante della verità putativa o exceptio veritatis, ovvero quando una notizia si è rilevata falsa solo dopo la pubblicazione dell’articolo; quindi, ci si appella alla buona fede del giornalista.
- Il rispetto della dignità umana: il giornalista deve rispettare la dignità e
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