“FEDERICO II”
UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI NAPOLI
DIPARTIMENTO DI AGRARIA
Corso di Laurea
in
Scienze Agrarie, Forestali e Ambientali
Produzioni animali e impatto ambientale
Relatore: Candidato:
Ch.mo Prof. Roberto Landi
Antonio Di Francia Matr. M99000882
Anno Accademico 2020-2021
INDICE …1
INTRODUZIONE……………………………………………
CAPITOLO 1
L’IMPATTO AMBIENTALE DELLE PRODUZIONI ANIMALI
dell’impatto ambientale………...……….
1.1. Alcuni indici di valutazione 2
L’impatto
1.2. dei gas serra…………………………………………………4
1.3. Eutrofizzazione ed acidificazione…………………………………… 6
1.4. Impatto sul consumo idrico…………………………………………….8
1.5. Impatto sul suolo……………………………………………………….9
CAPITOLO 2 DELL’IMPATTO
STRATEGIE DI RIDUZIONE AMBIENTALE
2.1. Allevamento di precisione: PLF e PF………………………………….11
2.2. Coltivazione e corretto utilizzo degli alimenti della dieta animale…….13
2.3. Corretta gestione dei reflui zootecnici…………………………………17
2.4. Produzione di biogas………………………………………………… 18
CONCLUSIONI
RINGRAZIAMENTI
BIBLIOGRAFIA
INTRODUZIONE
Il consumo di carne suscita da molto tempo attenzioni e critiche legate
c’è
principalmente a due aspetti. Il primo è il tema nutrizionale, quindi il legame che tra il
consumo di carne e la nostra salute. Sebbene studi recenti abbiano dimostrato che il
consumo di carne nelle quantità consigliate non comporta rischi per la nostra salute, molti
l’obesità
lo associano al rischio di contrarre alcune gravi patologie, tra cui il cancro, e il
diabete. Al contrario, la carne contiene molti acidi grassi polinsaturi, tra cui il CLA
(derivato dell'acido linoleico), che fa parte del gruppo di acidi grassi Omega-6, e che è
capace di inibire lo sviluppo di tumori, secondo uno studio fatto su animali da laboratorio
nel 1987. La carne è inserita anche tra gli alimenti consigliati dalla Dieta Mediterranea
l’altro dell’UNESCO) dall’elevato
(dichiarata tra Patrimonio poiché è un alimento valore
nutritivo oltre ad essere una fonte primaria di alcuni nutrienti e micronutrienti solitamente
assenti (come la vitamina B12), o scarsamente rappresentati (zinco, selenio, niacina e
riboflavina), o ancora scarsamente disponibili (ferro) nei prodotti di origine vegetale.
Il secondo aspetto, che verrà approfondito in questa tesi, è il tema ambientale, ovvero
la stretta correlazione che esiste tra le pratiche agricole e zootecniche e la gestione del
l’aspetto
territorio. Per quanto riguarda ambientale, allo stesso modo, sono stati effettuati
numerosi studi e ricerche che hanno mostrato come un consumo equilibrato di carne
sull’ambiente
impatti non più degli altri alimenti che introduciamo giornalmente nella
nostra dieta, i cui impatti unitari sono più bassi ma le quantità consumate sono
generalmente maggiori. Parallelamente, le maggiori preoccupazioni derivano dal fatto che
la popolazione mondiale sta aumentando: si stima che nel 2050 essa raggiungerà i 9
miliardi di persone. Se aggiungiamo a questo un aumento del reddito pro-capite, è
possibile ipotizzare un incremento anche del consumo di carne e della intensivizzazione
degli allevamenti animali che potrebbe causare una serie di ripercussioni negative sia
immediate che a lungo termine. Pratiche di allevamento non correttamente gestite possono,
l’equilibrio “zootecnia/ambiente”.
in altre parole, rompere
L’obiettivo un’analisi
di questa tesi di laurea è quella di fornire di quelle che sono le
principali fonti di inquinamento ambientale scaturite dalle pratiche di allevamento
intensive ed estensive, esposte nel primo capitolo. In seguito, nel secondo capitolo,
verranno analizzate alcune tecniche volte a risolvere o quantomeno mitigare gli effetti
negativi descritti precedentemente ed alcune soluzioni prese come esempio per una
gestione quanto più sostenibile delle produzioni animali, tenendo conto sia dei vantaggi
che degli svantaggi che essa può apportare. 1
L’IMPATTO
1. AMBIENTALE DELLE PRODUZIONI ANIMALI
DELL’IMPATTO
1.1 ALCUNI INDICI DI VALUTAZIONE AMBIENTALE
L’allevamento animale ha un impatto molto significativo sugli equilibri ambientali
sia a livello locale che a livello globale e incide su molti aspetti, tra cui i più importanti
dell’aria,
sono il clima, la qualità delle acque, la qualità lo sfruttamento del suolo, la
biodiversità. Quantificare globalmente questo impatto in maniera precisa è molto difficile
in quanto dipende da vari fattori, come il sistema di allevamento (estensivo, intensivo,
pascolo…),
utilizzo del le tecniche e i mezzi impiegati, le specie allevate (monogastrici,
acquatici…)
ruminanti, animali (Sandrucci, 2010). Ciononostante, molte sono le
metodologie impiegate per questo scopo.
Una delle più diffuse a livello globale è il Life-Cycle Assessment (LCA), un metodo
strutturato e standardizzato a livello internazionale che permette di quantificare i potenziali
sull’ambiente
impatti e sulla salute umana associati a un bene o a un servizio, a partire dal
rispettivo consumo di risorse e dalle emissioni.
In altre parole, si cerca, studiando tutto il ciclo produttivo della filiera, cioè dalla
coltivazione delle materie prime destinate agli allevamenti fino al prodotto sulla tavola del
consumatore, di risalire a una visione di insieme che sia in grado di fornire una soluzione
al problema. dell’utilizzo
Un altro aspetto positivo di questo metodo è che tiene conto sia degli
l’effetto
effetti diretti (come gli effetti del pascolamento sulle superfici pascolate, dello
l’emissione
smaltimento dei reflui nelle acque e nelle falde, di gas in atmosfera) che di
quelli indiretti (problemi legati al trasporto dei mezzi o alla produzione di alimenti).
c’è
Tra gli aspetti negativi del Life-Cycle Assessment sicuramente la qualità dei dati
un’azienda
raccolti che, come in tutti i modelli di calcolo, può variare sensibilmente da
all’altra dell’analisi
e può nettamente influenzare il risultato finale condotta. Spesso, infatti,
in aggiunta ai dati raccolti in maniera diretta vengono impiegate delle banche dati
integrative (Aleandri R. et al., 2014).
La Carbon Footprint è un indicatore che misura le emissioni di gas serra (in inglese
nell’atmosfera
Greenhouse gases, GHG) generate dai sistemi di allevamento animale.
Le emissioni di questi gas, essenzialmente anidride carbonica (CO ), metano (CH ),
2 4
protossido di azoto (N O) sono dovute principalmente a:
2
Respirazione (CO );
2 2
Gas di eruttazione derivanti dalle fermentazioni ruminali ed enteriche. In un
bovino i gas eruttati quotidianamente variano tra 300 e 600 litri per quanto riguarda
l’anidride
il metano (CH ) e tra 300 e 500 litri per quanto riguarda carbonica (CO );
4 2
Reazioni chimiche e processi biologici che avvengono nei reflui (N O).
2
La Water Footprint è un indicatore dei volumi di acqua dolce direttamente o
indirettamente consumati per realizzare un prodotto e calcolato tenendo conto di tutte le
fasi della catena di produzione. Tiene conto sia di volumi reali (consumi ed
evapotraspirazione) sia di volumi virtuali (acqua inquinata). È formato da 3 componenti:
Green water (acqua verde): rappresenta il volume di acqua piovana
evaporata durante il processo produttivo (include anche la traspirazione vegetale ed
altre forme di evaporazione);
Blue water (acqua blu): rappresenta il volume di acqua superficiale o
sotterranea evaporata sottratta durante il processo produttivo (usata per irrigare);
Grey water (acqua grigia): rappresenta il volume di acqua modificata nel
corso del processo produttivo e che necessita di trattamenti depurativi.
L’Ecological l’area
Footprint stima di superficie biologicamente produttiva
dall’impiego
necessaria per produrre le risorse ed assimilare le scorie generate di una
l’ottenimento
determinata tecnologia per di un bene o di un servizio. In altri termini,
l’impronta
essendo la superficie della Terra limitata, ecologica globale definisce il limite
massimo di popolazione sostenibile dal Pianeta. Recentemente è stata meglio definito
l’Ecological l’uomo
Footprint, in termini di quantità di risorse complessive che utilizza per
l’Ecological
la propria vita. In altri termini, per ragioni pratiche, Footprint stima il
l’unità
contributo che di prodotto o di servizio apporta al consumo di risorse e
all’inquinamento l’impatto
ambientale. Per le filiere agroalimentari rilevante è quello
dovuto allo spazio necessario alla coltivazione delle materie prime utilizzate per
l’alimentazione degli animali.
L’IMPATTO
1.2 DEI GAS SERRA
Secondo un rapporto della FAO effettuato nel 2006, le produzioni animali
contribuiscono al 18% delle emissioni totali di gas serra in atmosfera, in particolare del 9%
della CO , del 35-40% del CH e del 65% di N O (FAO, 2006).
2 4 2
3
dall’ISPRA
Tuttavia, stime successive effettuate (Istituto Superiore per la Protezione
l’impatto
e la Ricerca Ambientale) in Italia, sembrerebbero mostrare che è molto minore: il
settore zootecnico italiano ha infatti emesso, nel 2018, 19.872 T di CO equivalente, pari al
2
dell’agricoltura
65% delle emissioni complessive e al 5,2% di quelle totali nazionali, un
contributo decisamente modesto e in costante diminuzione. Rispetto al 1990, il sistema
zootecnico italiano ha ridotto le emissioni del 12%, e rispetto al 1970 gli allevamenti
italiani hanno ridotto le emissioni di metano, il principale gas serra della zootecnia, del
40% (ISPRA, 2020). Tuttavia, come abbiamo detto precedentemente, solo il 9%
dell’emissione all’allevamento,
di anidride carbonica è dovuta poiché la maggior parte di
dall’utilizzo
essa è prodotta dei combustibili fossili.
Le emissioni di CO nel contesto degli allevamenti animali hanno varie origini:
2
Processi respiratori degli animali, sebbene il loro ammontare sembrerebbe
essere totalmente compensato dalla CO sequestrata dalle piante coltivate ai fini
2
dell’alimentazione animale.
L’impiego diretto di energia fossile nelle attività e nei processi meccanizzati
nell’ambito dell’allevamento,
svolti cioè impianti di ventilazione, di riscaldamento,
etc…
di mungitura, distribuzione degli alimenti
Le operazioni colturali (semina, irrigazione, essiccamento, insilamento) per
la produzione di alimenti per il bestiame richiedono un grande impiego di mezzi e
macchinari alimentati spesso con combustibile.
Il trasporto di animali vivi o di carcasse e dei vari prodotti alimentari,
fertilizzanti e fitosanitari richiedono costi energetici importanti
La mineralizzazione del carbonio presente nel terreno dovuta ad
un’agricoltura intensiva, la conversione di terreni non agricoli a terreni agricoli e di
colture estensive ad intensive, la desertificazione causata da un pascolo irrazionale
sono tutte causa di emissioni di CO dal suolo. (Stefanon et al., 2018).
2
Per quanto riguarda, invece, le emissioni di metano che originano dagli allevamenti,
queste rappresentano la seconda fonte di metano a livello mondiale, dopo le fermentazioni
che avvengono nelle risaie. In totale si stima che la zootecnia contribuisca alla produzione
del 35-40% circa del metano di origine antropica.
L'80% di queste emissioni sarebbe legata a sistemi di allevamento di tipo estensivo.
Le emissioni di metano provenienti dalla fermentazione delle deiezioni animali
deriverebbero per il 43% circa da reflui bovini, per il 48% da reflui suini e per il 9% circa
da polli, bufali e piccoli ruminanti. (Stefanon et al., 2018).
4
Sono molteplici i fattori influenzanti la produzione di metano di origine animale:
oltre alla specie, all'indirizzo e al livello produttivo, sono importanti la composizione della
razione, il tipo di carboidrati presenti, il livello di ingestione, il grado di saturazione dei
lipidi presenti nella razione, alcuni fattori ambientali come la temperatura, già citata in
precedenza e fattori genetici come l'efficienza di conversione degli alimenti. Gli
allevamenti di tipo intensivo che adottano razioni ricche di concentrati con ridotta
percentuale di foraggi (i quali per la ricchezza in fibra sono associati a maggiori perdite di
metano) e con elevati turnover ruminali e intestinali (con ridotta digestione della fibra)
comportano perdite di metano minori rispetto ai sistemi estensivi, che sono essenzialmente
basati sul pascolo e su largo ricorso a foraggi. (Boadi et al., 2004). La produzione di
metano è più importante quando i reflui sono in forma liquida; infatti, è stata evidenziata
una correlazione negativa tra la sostanza secca del refluo e la produzione di metano.
(N₂O)
Il protossido di azoto è un gas responsabile sia dell'effetto serra che
dell'assottigliamento dello strato di ozono stratosferico, che protegge la biosfera dagli
effetti dannosi dei raggi ultravioletti. Si forma a seguito dei processi di nitrificazione e
4+ 2-
denitrificazione a carico dello ione ammonio (NH ) o dello ione nitrato (NO ).
Il contributo dell'attività zootecnica è rilevante: si calcola che circa il 65% del
protossido di azoto antropogenico derivi dalla zootecnia. dell'N₂O
In particolare, i sistemi zootecnici estensivi emetterebbero il 63% circa N₂O
derivante dagli allevamenti. Per quanto riguarda la zootecnia, la produzione di è
legata in particolare alla conservazione, manipolazione e distribuzione dei reflui zootecnici
e dipende dalla modalità e durata di tali operazioni ma anche dalla sostanza secca del
N₂O
refluo e dalla temperatura ambientale. Affinché si verifichi emissione di è necessario
che il refluo sia sottoposto inizialmente a condizioni di aerobiosi, in maniera tale da
convertire l'ammoniaca (a sua volta derivata dall'urea escreta dagli animali) in nitriti e
nitrati attraverso il processo di nitrificazione, e successivamente a condizioni di
anaerobiosi, per favorire il processo di denitrificazione, ossia di conversione dei nitriti e
N₂, N₂O
dei nitrati in processo che ha come prodotti intermedi e NO, che si accumulano
quando la riduzione è incompleta.
Nel computo della quantità di protossido d'azoto emesse per attività legate
N₂O
all'allevamento vanno considerate anche le emissioni di connesse con la concimazione
chimica dei terreni destinati alla produzione di alimenti per il bestiame; l'entità di tali
emissioni dipende essenzialmente dalle caratteristiche dei fertilizzanti di sintesi oltre che
dalla modalità e dall'epoca di distribuzione degli stessi. (Stefanon et al.,
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.