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Le origini del nazionalismo tedesco attraverso il pensiero di Fichte e Herder

Indice

Introduzione……………………………………………………………………………...... p. 3

– Il nazionalismo fichtiano nei “Discorsi alla nazione tedesca”

Capitolo 1 Considerazioni preliminari e sguardo d’insieme…………………......

1.1. Primo discorso. p. 5

Sull’essenza della nuova educazione in generale…………….....… p.

1.2. Secondo discorso. 8

1.3. Terzo discorso. Continua la descrizione della nuova educazione……………..…..…. p. 10

1.4. Quarto discorso. La diversità capitale tra i tedeschi e gli altri popoli di provenienza germanica…………………………………………………………………...………… p. 11

Conseguenze della diversità indicata……………………………… p.

1.5. Quinto discorso. 13

p.

1.6. Sesto discorso. Presentazione nella storia dei tratti fondamentali dei tedeschi……… 14

1.7. Settimo discorso. Comprensione ancora più profonda del carattere originario e tedesco di un popolo……………………………………………………………………………… p. 16

Che cos’è un popolo nel più alto significato della parola, e che cos’è

1.8. Ottavo discorso. Amor di patria?............................................................................................................... p. 18

1.9. Nono discorso. A quale punto dato nella realtà sia da collegare la nuova educazione nazionale dei tedeschi…………………………………………………………..…….. p. 20

Per la determinazione più precisa dell’educazione nazionale

1.10. Decimo discorso. p.

Tedesca………………………………………………………………………………… 21

A chi spetterà l’attuazione di questo programma

1.11. Undicesimo discorso. Educativo?...................................................................................................................... p. 23

1.12. Dodicesimo discorso. Sui mezzi per conservare noi stessi fino al raggiungimento del nostro scopo principale…………………………………………………………..…… p. 25

Delle considerazioni precedenti………..…. p.

1.13. Tredicesimo discorso. Continuazione 27

Conclusioni generali……………………………...….. p.

1.14. Quattordicesimo discorso. 29

– Fra caratteri nazionali e “Volk”

Capitolo 2 Herder

2.1. Nazione e caratteri nazionali nel pensiero politico dei secoli XVIII-XIX…………….p. 33

37

2.2. Natura, linguaggio, appartenenza: la modernità del pensiero herderiano……………..p.

“Volk”…………………………………………………………………………..…..p. 42

2.3. Il 1

– L’estremizzazione del nazionalismo

Capitolo 3

3.1. Gli antesignani del razzismo e la “marcia verso la catastrofe”…………………..……p. 45

“Volk” 47

3.2. Il concetto di nel rapporto col nazionalsocialismo tedesco………………...…p.

Conclusioni…………………………………………………………………………...……p. 50

51

Bibliografia…………………………………………………………………………….…..p.

Ringraziamenti 2

Introduzione

L’ideologia nazionalista è un concetto che negli ultimi decenni si è più volte ripresentato all’interno della storia mondiale, spesso intrecciandosi con un’interpretazione etnologica del nazionalismo, come nel caso del conflitto ucraino o quello dell’ex Jugoslavia.

Ma per essere compresa in maniera ottimale, questa serie di valori, credenze e orientamenti in chiave etnica e patriottica deve essere analizzata alla luce degli eventi storici che hanno contribuito alla creazione di un determinato pensiero nazionale. Ecco perché ho ritenuto particolarmente interessante la ricerca delle origini di una delle ideologie nazionaliste che ha influenzato maggiormente il corso della storia mondiale, e che ha portato alla formazione di un popolo estremamente legato alla propria identità nazionale e ai propri costumi. Dunque, questa ricerca si concentrerà sull’analisi di alcune delle opere di due dei principali filosofi e teorici del nazionalismo tedesco, Johann Gottlieb Fichte e Johann Gottfried Herder.

Il primo capitolo sarà dedicato all’analisi dell’opera principale di Fichte, i “Discorsi alla nazione tedesca” – “Reden an die deutsche Nation” – che avrà il compito di esporre il pensiero politico del filosofo tedesco.

Per comprendere meglio l’importanza dell’opera è necessario introdurla e specificare il periodo storico in cui questa è stata scritta. I Discorsi sono una serie di quattordici lezioni che Fichte tenne nell’anfiteatro dell’Accademia delle scienze di Berlino ogni domenica a partire dal 13 dicembre 1807, davanti ad un pubblico costituito prevalentemente da uomini e donne della società colta berlinese. Contemporaneamente, il filosofo intratteneva relazioni epistolari con le personalità più importanti del governo prussiano allora in esilio, per tenerli al corrente delle idee espresse nei suoi discorsi. Tali lezioni furono tenute come reazione all’occupazione dei territori tedeschi da parte delle truppe francesi durante il periodo delle guerre napoleoniche. Il sentimento di umiliazione derivante dalla sconfitta e dalla conseguente perdita dei territori rese necessario l’intervento del filosofo, e tale intervento aveva come scopo la necessità di riscatto, il risveglio del sentimento patriottico del popolo tedesco e la rinascita dello Stato dopo il crollo dell’Impero Germanico. Questa opera deve essere intesa come una continuazione e un aggiornamento del pensiero etico-politico che Fichte espresse nella sua opera precedente del 1804-1805, in “I tratti fondamentali dell’età presente”, cui si rivolgeva in particolare allo Stato prussiano, sostenendo che esso doveva promuovere il progresso dell’umanità. Ora, dopo il fallimento di tale Stato, le parole di Fichte sono indirizzate al popolo tedesco, attore dell’unica nazione che può svolgere questo compito. 3

Il secondo capitolo tratterà i temi principali del pensiero di Herder, fra cui il concetto di nazione, popolo e nazionalismo, l’impatto della natura sullo sviluppo di un popolo e l’importanza del linguaggio. Verrà inoltre analizzato il concetto di carattere nazionale attraverso le idee di Fichte, Herder e altri filosofi del XIX secolo, e come questo abbia contribuito all’esaltazione del patriottismo, in questo caso quello tedesco.

L’ultimo capitolo si concentrerà invece sul cosiddetto “nazionalismo esasperato” e sulle idee politiche di scrittori e patrioti tedeschi, come Friedrich Ludwig Jahn, Ernst Moritz Arndt o Heinrich von Treitschke, che hanno plasmato una visione del nazionalismo incentrata sull’etnicismo, sulla purezza della razza e la discendenza di sangue. Lo scopo di quest’ultima analisi è spiegare in che modo l’estremizzazione delle idee nazionaliste dell’800 ha contribuito alla formazione della “Volksgemeinschaft” come “comunità del popolo, ma anche comunità di cultura, e soprattutto, per i nazisti, di razza” 1 e di parte del pensiero hitleriano espresso nel “Mein Kampf”, e come questo abbia poi avuto un ruolo importante nella nascita dell’ideologia nazionalsocialista.

1 Saggi sull’individualismo, Louis Dumont, Adelphi, 1993, p. 172. 4

Capitolo 1: il nazionalismo fichtiano nei “Discorsi alla nazione tedesca”

Considerazioni preliminari e sguardo d’insieme

1.1. Primo discorso

Fichte inizia i suoi Discorsi facendo il punto della situazione sugli eventi accaduti nei tre anni trascorsi dalle lezioni menzionate nella sua precedente opera “Tratti fondamentali dell’epoca presente”. Durante questo periodo, il popolo tedesco ha perso la propria indipendenza, e con ciò anche la propria capacità di intervenire nel flusso della storia, che viene ora controllato da una “violenza estranea” mai specificata, ma rintracciabile nell’occupazione dei territori tedeschi da parte delle truppe francesi. Nonostante ciò, secondo Fichte, il popolo può uscire da questa condizione attraverso la creazione di una nuova società, che dovrà stare lontana dai sentimenti di invidia, si evolverà e sarà alla ricerca continua del miglioramento. Il compito principale di Fichte, nonché lo scopo delle sue lezioni, diventa dunque quello di mostrare alla nazione tedesca l’esistenza di tale condizione e i mezzi per poterla raggiungere.

Il filosofo tedesco ritiene poi opportuno specificare che, nel corso dei Discorsi, parlerà “per tedeschi semplicemente, di tedeschi semplicemente” 2, senza effettuare alcuna distinzione di classe, professione o cultura; inoltre, si rivolgerà non solo al pubblico presente, ma a tutti i tedeschi colti che vivono sul territorio, con la speranza di accendere i loro spiriti e spingerli ad agire. Ma per fare ciò, il popolo tedesco dovrà prima di tutto capire quali sono i propri tratti nazionali comuni e come questi dovranno essere valorizzati nella formazione dell’identità tedesca. Scrive Fichte: “Solo il fondamentale tratto comune di ciò che è tedesco potrà scongiurare il tramonto della nostra nazione nella sua confluenza con l’estero, e potrà farci riconquistare un Sé basato su sé stesso, e assolutamente incapace di dipendenza” 3.

Diventa dunque fondamentale la presenza di un pubblico pronto a sacrificarsi per la nazione, concentrato e con ideali ben definiti, al quale Fichte illustrerà chiaramente la situazione corrente, la forza che il popolo tedesco ancora possiede e i mezzi per salvarsi. Gli ascoltatori dovranno anche essere persone che vivono la realtà attraverso i propri occhi, non attraverso filtri imposti loro da forze straniere, perché una persona che non vede con “occhi tedeschi” non potrà mai dedicarsi interamente alla causa che Fichte descrive. Questi spettatori dovranno avere “il coraggio di guardare con onestà alle cose come stanno, e di ammettere con onestà quello che vedono” 4, perché solo così sarà possibile avere un’idea chiara della realtà per poter raggiungere l’obiettivo finale.

Fichte spiega poi che il punto di partenza dei Discorsi, ma anche del cambiamento delle sorti della nazione tedesca, passa attraverso la completa distruzione dell’egoismo, che può essere compiuta paradossalmente solo attraverso il suo sviluppo supremo. Quando un popolo è corrotto dall’egoismo può comunque continuare ad esistere e persino compiere varie imprese, a patto che non sia corrotto anche il suo governo. Ecco che, quando l’egoismo colpisce contemporaneamente sia governati che governanti, questo raggiunge il suo grado supremo. Arrivato a questo stadio, in una condizione di stabilità precaria, il popolo diventa vulnerabile agli attacchi stranieri, e decide di staccarsi dal corpo comune al quale apparteneva, isolandosi e cercando di sopravvivere per conto proprio. In questo stato diventa molto più facile per lo straniero assoggettare la popolazione spaventata e indifesa, creando una forma di lealtà verso i nuovi governanti che hanno contribuito a “salvare” il corpo dei governati. Così lo sviluppo supremo dell’egoismo ha condotto alla propria autodistruzione, perché ora la nazione, caduta in una condizione di dipendenza dallo straniero, non può più risollevarsi con i mezzi impiegati fino ad allora. Scrive Fichte: “Se la sua resistenza è stata sterile quando la nazione era ancora in possesso di tutte le sue forze, a che cosa può servire ora che essa è stata derubata della maggior parte di quelle?” 5. Il termine "egoismo" rinvia alla civiltà borghese, nella quale tale atteggiamento è centrale per la definizione dell'individuo e la sua attività sociale. Nella letteratura dell'epoca troviamo quasi sempre l'egoismo associato con il popolo inglese: Fichte, che ha come nascosto obiettivo polemico la Francia, assume l'egoismo a caratterizzare tutta quanta la civiltà borghese.

Solo un ordine delle cose completamente nuovo può salvare una nazione ridotta in queste condizioni, e per poter capire come risollevarla bisogna analizzare il motivo per cui l’ordine delle cose precedente è necessariamente dovuto finire. Questo motivo può essere rintracciato nella debolezza dei governi, che ha creato una situazione in cui il singolo non ha più paura dell’effetto che il suo comportamento ha sull’intero, grazie alla ripetuta impunità in caso di inosservanza delle leggi, alimentando così l’egoismo; l’Illuminismo, inoltre, focalizzandosi maggiormente sull’esperienza sensibile, ha fornito immagini illusorie e ha svuotato di significato concetti come l’amore per la gloria o l’onore nazionale.

Serve perciò un cambiamento, che Fichte identifica “nella formazione di un Sé assolutamente nuovo, che finora forse è esistito come eccezione in alcuni singoli, mai però come Sé generale e nazionale” 6. Questo nuovo Sé dovrà possedere un occhio interno, o “spirituale”, formato in modo tale da suscitargli profonda sofferenza al solo pensiero di un’esistenza triste, disonorevole e disordinata, sia per lui che per la sua stirpe. Solo attraverso questo dolore il Sé prenderà seriamente consapevolezza della necessità di superare questa situazione e riacquistare la propria indipendenza. Anticipando le idee espresse nei discorsi successivi, Fichte illustra la necessità della riforma dell’educazione perché è legata ad una vita nazionale, l’attuale educazione precedente divenuta ormai estranea.

“Mediante la nuova educazione, noi vogliamo formare i tedeschi in una totalità, che in tutti i suoi singoli membri sia spinta e animata dallo stesso unico interesse” 7. Diventa ovvio il fatto che la formazione precedente, limitata ai ceti colti e inadatta alle necessità della nazione, ha contribuito al regresso di un’intera classe sociale, con pochi buoni esempi. Ma per attuare il nuovo piano educativo, Fichte si rivolge sempre a tali ceti colti, nella speranza che questi possano essere “i fondatori di questa nuova creazione” 8 e per dimostrare il loro valore e la loro indispensabilità nel futuro della nazione.

In conclusione, è opportuno citare una frase che racchiude la sintesi dell’idea di educazione espressa da Fichte in questo primo discorso, basata sulla più pura uguaglianza scolastica: “In essa, ovvero nella formazione all’intimo compiacimento in ciò che è giusto, ogni differenza di ceto, che in altri rami dello sviluppo potrebbe continuare a sussistere, dovrebbe essere completamente annullata e scomparire, cosicché in questo modo, tra di noi, non sorga affatto una educazione popolare, bensì una vera e propria educazione nazionale tedesca” 9.

6 Ivi, p. 49.

7 Ivi, p. 50.

8 Ivi, p. 52.

9 Ivi, p. 51. 7

Sull’essenza della nuova educazione in generale

1.2. Secondo discorso

Fichte riprende il discorso tornando ad occuparsi del mezzo attraverso il quale la nazione tedesca riprenderà il posto che le spetta all’interno del panorama europeo, cioè la nuova e innovativa educazione nazionale. Fino ad allora, la formazione dei giovani tedeschi è stata incentrata sull’eticità e l’ordine, ottimi principi ma con scarsa funzionalità nella vita effettiva, che hanno portato i giovani ad avere motivazioni inutili per lo scopo corrente. La nuova educazione, invece, avrà come fine chiaramente l’insegnamento di regole che influenzeranno la vita effettiva dei ragazzi.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrei_98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nacci Michela.
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