Via Duomo a Napoli: stratificazione urbana e architetture
Indice
- Introduzione
- 1. Origine e sviluppo dell’area di una arteria urbana
- 2. Nel Novecento: il Risanamento
- 3. L’assetto contemporaneo di Via Duomo e i lavori in corso
- 4. Allegati fotografici / cartografia storica
- Conclusioni da scrivere
- Bibliografia
Introduzione
L’unico intervento ottocentesco di sventramento dell’antico nucleo di fondazione della città, portato a compimento durante il XIX secolo, è l’apertura di Via Duomo (1853-1880).
La strada, che rientra nella delimitazione del centro storico di Napoli considerato dall’UNESCO come “Patrimonio dell’Umanità” (1995), rappresenta l’unica alterazione dell’antico nucleo di fondazione della città (Neapolis), risalente al V secolo a.C.; un impianto originario contrassegnato da tre decumani (via Anticaglia-via Sapienza/ via Tribunali/ via San Biagio dei Librai fino a Forcella, nota come “Spaccanapoli”) e una serie di cardini ortogonali che definivano le ampie insule dell’insediamento.
Uno straordinario luogo di stratificazione urbana e architettonica contrassegnato da permanenze funzionali secolari, da continuità/discontinuità uniche e da una straordinaria e vissuta dimensione popolare, del resto sottolineata nella motivazione e nel riconoscimento “World Heritage List of the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization”1.
Nell’assetto contemporaneo, con iniziative e progetti intrapresi a partire dagli inizi del XXI secolo, la via Duomo presenta una variegata serie di complessi museali di antica e nuova istituzione, collocati in aree contigue alla strada rettilinea ottocentesca.
Lungo il percorso stradale, concepito in età borbonica ma realizzato soltanto dopo l’Unità d’Italia si ritrovano, in sequenza da nord a sud: il Museo Filangieri (Palazzo Como) e la chiesa di San Severo a Pendino (sede comunale di esposizioni permanenti); il complesso archeologico di Carminiello ai Mannesi, Il Pio Monte della Misericordia con la pinacoteca e la chiesa con lo straordinario dipinto del Caravaggio (la prima opera napoletana realizzata dal pittore nella Napoli del viceregno spagnolo); il Museo del Tesoro di San Gennaro; l’area archeologica del Duomo; il complesso dei Girolamini con la biblioteca di dipendenza oratoriana; il Museo Diocesano di Napoli nella chiesa di Donnaregina nuova; Il Madre (Museo d’arte contemporanea) al limite con la struttura di fondazione angioina della chiesa di Donnaregina vecchia (ora sede universitaria e della scuola di specializzazione di Restauro della Federico II).
«Napoli è una delle più antiche città d’Europa. I suoi luoghi conservano traccia di preziose tradizioni di incomparabili fermenti artistici e di una storia millenaria. Nelle sue piazze ed edifici è nata e si è sviluppata una cultura unica al mondo che diffonde valori universali per un pacifico dialogo tra i popoli. Il suo centro storico inserito dal 1995 nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO appartiene all’Umanità intera.»
Il testo è riportato in una lapide collocata a piazza del Gesù dal Comune di Napoli nel 1997.
Una presenza culturale e scientifica tale da poter oggi definire la strada come la “Via dei Musei” nel nucleo antico della città e che, a breve (dicembre 2020) sarà completata dal progetto della stazione Duomo della nuova linea metropolitana cittadina; in questo sito, durante i lavori per la realizzazione della fermata, sono stati portati alla luce dei rinvenimenti archeologici di straordinario interesse come la presenza di un tempio, già di età greca e poi romana, e di una lapide marmorea che testimonia lo svolgimento di giochi isolimpici (ora in esposizione nella Stazione Neapolis al Museo Archeologico Nazionale) ma che dovrebbero, nelle intenzioni di progetto trovare posto nella piccola “Nuvola” (progetto arch. Massimiliano Fuksas) al centro di piazza Nicola Amore.
L’allargamento stradale, con la costruzione di nuovi edifici residenziali a cortina continua sul versante orientale (dal lato della Cattedrale), sarà eseguito secondo tecniche e principi costruttivi tipici della manualistica del tempo, perseguendo consolidati riferimenti costruttivi e caratteri architettonici che avevano ispirato il tema della “costruzione della città” a partire dalla metà dell’Ottocento in tutte le grandi città europee.
La nuova strada rettilinea del Duomo risulta in modo evidente ispirata ai modelli di trasformazione intrapresi per volere di Napoleone III a Parigi par l’embellissment de la ville, diretti dal barone George Eugéne Haussmann, prefetto della Senna; un intervento igienico-sanitario conseguente a un’epidemia di colera che si intraprende a partire dal 1853 grazie a un’incisiva legge di esproprio per “pubblica utilità” e a una struttura tecnica che permette la realizzazione del piano nell’arco dei decenni successivi.
1. Origine e sviluppo dell’area di una arteria urbana
L’area del nucleo antico della città di Napoli in cui fu aperta l’attuale via Duomo, ha subito nel corso del tempo numerose trasformazioni urbane legate alla progressiva edificazione dell’edilizia sacra e civile. L’asse longitudinale, dalla zona di via Foria (a nord) fino a quella di via Marina (a sud), presentava un andamento molto più irregolare, stretto e tortuoso, non permettendo a mezzi come le carrozze di entrare ed uscire facilmente dagli edifici2. La zona a settentrione, era caratterizzata dalla presenza di un tempio pagano dedicato al Dio Apollo, sul quale fu successivamente edificata la basilica paleocristiana di Santa Restituta3.
L’attuale via Duomo è una strada che ha mutato la propria toponomastica innumerevoli volte. Dall'antichissimo ''vicus radii solis'' di epoca romana, vicolo del Gurgite, vicolo del Piscopo, strada dell'Arcivescovado, vicolo del Tari'4. Negli anni Ottanta e Novanta del Seicento, il tratto di strada che andava dalla piazzetta antistante il duomo fino alla chiesa di San Giuseppe dei Ruffi e il monastero di Donnaregina, fino all'intersezione con il decumano superiore, prendeva il nome di vicolo del pozzo bianco5.
Il pozzo anticamente utilizzato dalla popolazione ed ornato nella parte superiore da un marmo bianco e candido, e comune a molti pozzi dell’epoca che avevano questa funzione, forse secondo la ‘’leggenda’’ di impedire l'entrata delle sanguisughe nell'acquedotto. È infatti in questo pozzo che il poeta mantovano Virgilio gettò un ''talismano'' a forma di sanguisuga d'oro al fine di allontanare le sanguisughe stesse, causa di infezioni nella falda acquifera.
Nel 1.454 furono registrate le prime notizie sulla nascita del celebre palazzo della famiglia Como. In quanto Giovanni Como un membro della famiglia acquistò un edificio retrostante la sua ‘’proprietà’’, in modo che si potesse allungare il cospetto del palazzo sul lato meridionale. In coevo secolo fu fondata nel 1448 anche la chiesa di San Severo al Pendino con l’attiguo ospedale da Pietro Caracciolo, abate della vicina chiesa di San Giorgio Maggiore.
Nel Cinquecento sorsero invece: la nascita del complesso dei Girolamini nel 1586, e nel 1640 fu edificata invece la Chiesa di San Giorgio Maggiore, mentre l’anno precedente quella di Santa Maria Porta Coeli comunemente conosciuta come ‘’chiesa delle Crocelle ai Mannesi’’. Questa celebre Chiesa presentava sette altari tre dei quali erano in marmo ma sprovvista di cupola. La facciata era riccamente abbellita di stucchi, in quanto costruita nel Seicento era appunto di un pomposo stile barocco.
Nella strada della Vicaria Vecchia oggi meglio conosciuta come ‘’Forcella’’, a destra si intravedevano i Regi Tribunali, che furono poi trasformati dal vicerè spagnolo Don Pedro de Toledo nel celebre ‘’castel Capuano’’. A testimoniare che fu un palazzo di giustizia era anche la presenza di una ‘’scultura’’, ossia una statua che rappresentava Ercole in atto di uccidere il leone Nemeo6, forse per dinotare la forza della giustizia.
Esisteva una piazza detta della ‘’Selleria’’ o del Pendino, stretta e lunga, in cui erano presenti la fontana della selleria da cui prendeva nome la piazza e la famosa fontana di ‘’atlante’’ che fu costruita nel corso del Cinquecento dallo scultore Giovanni da Nola, e destinata in seguito a cambiare la propria toponomastica in piazza ‘’Nicola Amore. Verso la strada del Largo Marinello, alla fine del Cinquecento tutta la contrada era un ricchissimo centro urbano ed aveva una grande rilevanza commerciale, la piazza fu ampliata da Alfonso primo d’Aragona sull’arca del sedile del Popolo e di altri edifici: nel Quattrocento accolse fastosi tornei ed in età vicereale ricche cerimonie religiose, fra cui quella famosa del ‘’Corpus Domini’’, durante la quale veniva allestito un fastoso arco trionfo detto il Catafalco. La consuetudine ebbe inizio nel 1507 a ricordo del riconquistato potere da parte del popolo, mediante il riconoscimento concesso da Carlo VIII nel 1496 del diritto di possedere un nuovo sedile.
Inoltre la piazza fu decorata da bellissime e ricche fontane completamente intatte, in numero non altamente esiguo, di colore nero. Le strade adiacenti erano fangose e le botteghe indecenti. Esisteva una fontana ornata di marmo e piperni, edificata nel 1659 dal vicerè Onatte, in seguito allo sventramento di molte case popolari. Anche nel vico dei Ferrivecchi, denominato in seguito vico dei Tintori, dalla stessa industria dei ‘’ferri’’. In questa strada di notevole importanza artistica c’ era la chiesa dedicata a Maria della Libertà, edificata nel XIII secolo dalle famiglie Lanzalonga e Barbati del Sedile di Montagna.
Nel 1561 venne ceduta in seguito all’ospedale degli Incurabili da Giovanni Antonio della Zolfa, vescovo di San Marco. Nelle nuove opere di ‘’sanificazione’’ all’epoca furono una delle priorità più importanti per il Municipio, desiderando considerevolmente la ‘’riedificazione’’ di nuovi casati nobiliari per gli aragonesi.
Ritornando al Pendino dove fu costruita la fontana di Atlante, nel periodo Aragonese si trovava il celebre ‘’Seggio del Popolo’’, codesti sedili prima della monarchia di Carlo I si videro stringere il proprio numero e vennero dunque ridotti a cinque. Essi son durati sino ai tempi dell’antica Repubblica Partenopea verso il 1799.
Da un punto di vista strettamente urbano le abitazioni ‘’patrizie’’ erano quasi tutte dotate di portici, i palazzi erano sfarzosi e all’interno possedevano quasi tutti una ‘’cappella pubblica. Immaginando di ripercorrere le strade dell’epoca è d’obbligo ricordare gli splendidi e sontuosi palazzi del XIV secolo che sussistono ancora oggi nella capitale del regno, che con il loro cospetto adornarono le più remote vie.
Partendo dalla strada Vicaria Vecchia, verso un viale chiamato ‘’Piscitelli’’7, il palazzo era strutturalmente formato da un arco a tutto sesto, di marmo bianco ed era ornato da molteplici ed eleganti sculture. La famiglia Piscitelli di antichissimo rango diede nome anche al vico in questione. Ma il resto degli altri palazzi di alto rango non contano però un numero eclatantemente esiguo anche perché in maggioranza rimasero ‘’ruderi’’ già verso il Quattrocento.
Dimostrando che in quel periodo l’architettura non ebbe raggiunta ancora la propria grandezza che raggiungerà verso l’epoca Rinascimentale e Barocca, ma fu ancora per molti aspetti “deleteria” e “fatiscente”. Il motivo fu che d’altronde nemmeno la politica si occupava di essa, impegnata com’era nelle lotte di fazione tra Angioini ed Aragonesi, eppure alcuni architetti riuscirono seppur in difficile contesto a mettere in atto il proprio ingegno tra i quali l’architetto De Stefano.
Ulteriore palazzo di agiata famiglia fu quello che appartenne alla famiglia Acquaviva, ornato di belle sculture, dipinti e fontane si trovava verso Porta Capuana. Stilisticamente gotico era invece l'ospedale di Sant’Eligio, costruito nel 1270, mentre Carlo I fece edificare la chiesa di San Lorenzo dei Padri Minori dall’egregio architetto Masuccio detto il ‘’napoletano’’ e considerato dalla critica artistica il ‘’Michelangelo’’ dell’epoca.
Immortale fu poi il ‘’Palazzo Severino’’, costituito da un portico di marmo bianco, ed eccellenti ornamenti in bassorilievo, e alquanto somigliante con il celebre palazzo della famiglia Gravina, decisamente di uno stile classico, costituito da superbi trofei, che misero tra l’altro, in mostra la continuità con la maestria dell’arte greco-romana, ancor presente come modello da imitare, eguagliare in un’epoca che declinava quasi verso il Rinascimento Italiano.
Gli insigni architetti che operarono la loro egregia maestria in questo periodo furono: Giovanni Merliano da Nola, Girolamo Santacroce, e Giacomo Sannazzaro. Grazie al viceré spagnolo Don Pedro de Toledo, Napoli divenne artisticamente più bella e monumentale, fu così che a ‘’gara tra i magnati’’ a Napoli si ergevano palazzi, del conte Carafa, del conte di Maddaloni, già nel primo secolo del governo Vicereale sotto re Ferdinando il Cattolico, Carlo V, e Filippo II.
Nella vecchia contrada detta ‘’Forcella’’ si erigeva a Napoli, per tutto l’Ottocento, si ebbe una notevole produzione storico eclettica, che si espresse nel ritorno a tutti gli stili del passato fino a concludersi con gli edifici a copertura in ferro e vetro, tra cui la galleria Umberto I che è da ritenersi la prima opera moderna di questa città.
Ma tra tante tendenze quella che ebbe maggiore successo, tanto da estendersi per molti anni del Novecento, fu l'architettura rinascimentale la cui fortuna si deve a numerose cause. Anzitutto, l’architettura italiana dei secoli XV e XVI non era da scoprire in campagne di scavo o da interpretare in ricostruzioni archeologiche ed, inoltre, com’è stato in tutte le Accademie e presso l’opinione pubblica, il Rinascimento italiano era sempre stato il tema fondamentale degli studi e, persino negli anni degli attacchi polemisti dei neogotici e dei medievalisti, era rimasto sempre un massimo ideale estetico.
Di conseguenza fu oggetto di numerose pubblicazioni straniere, molte delle quali, accanto agli aspetti stilistici, evidenziarono la possibilità del gusto rinascimentale di adattarsi alle più varie tipologie edilizie; e poiché quella di maggiore espansione riguardò gli edifici per abitazioni, un’architettura ciò laica e quantificabile ai fini dello sviluppo urbanistico della città, il “palazzo” rinascimentale fu assunto come il modello più rispondente a tali esigenze.
Infine i codificati elementi rinascimentali da quelli riguardanti la volumetria del fabbricato a cortile chiuso o aperto su un solo lato a quelli della plastica minore: bugnato al primo ordine e/o sugli spigoli, finestre a timpano triangolare od arcuato, uso delle colonne, delle paraste, delle un altro ‘’estroso’’ palazzo denominato ‘’Cuomo’’, i dati a riguardo non furono mai certi poiché è indubbio se fosse realmente appartenuto o meno a Lucrezia D’Alagni.
Il palazzo partiva dalla contrada di Forcella come già detto e scendeva per la strada all’epoca un vicolo chiamato ‘’San Giorgio Maggiore’’, un tempo la tenuta era di proprietà della famiglia Orimini, da un punto di vista architettonico presentava il tipico “bugnato rustico”, possedeva ampie finestre in marmo, l
Note bibliografiche
2 Carlo Celano, Notizie del bello, del curioso della città di Napoli, Napoli, a cura di Stamperia di Agostino de Pascale, 1868, vol III pp. 783-786.,786-789.,797-801.
3 Ivi, p.786.
4 Ivi, p.789. Raffaele Mastriani, Dizionario Geografico - Storico – Civile, del Regno delle due Sicilie, libro I, Napoli, 1939-1843, a cura della tipografia all’insegna del Diocene p. 94. Erano presenti molte case popolari strette e irregolari, costruite con il tufo giallo ‘’tipica pietra delle costruzioni napoletani’’ del tempo. Nel medioevo e più precisamente nel 1.200 il Duomo era già presente ed inglobava le basiliche.
5 Sulla basilica paleocristiana di Santa Restituta si veda: P L L D C, Santa Restituta, in IER UIGI EONE E ASTRIS Soprintendenza per i beni artistici e storici, Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, a cura di Nicola Spinosa, Gemma Cautela, Leonardo Di Mauro, Renato Ruotolo, Napoli, Elio de Rosa editore, 2010, pp. 25-29; FRANCO S, Neapolitanae basilicae S. Restitutae Monumenta Epigraphica, Napoli, Arte tipografica, 2001; TRAZZULLO E T, La basilica di S. Restituta in Napoli: trasformazioni e vicende, Napoli, Tipografia A. & G. NRICO ARALLO Iazzetta, 1928; L V S Y, La basilica di S. Restituta, «Napoli nobilissima», vol. VI UDOVICO DE LA ILLE UR LLON (1897), pp. 36-40; G C, C D’A, A C, La basilica di santa Restituta a IORGIA ORSO LAUDIA LBERTO LESSIO UCCARO Napoli e il suo arredo medievale, Pescara, ZiP, 2012.
6 Carlo Celano, Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli, a cura di Napoli Stamperia di Agostino de Pascale, 1868, vol III, pp. 783-797-801.
7 Raffaele D’ambra, Napoli antica illustrata con 118 tavole in cromo litografia, Napoli Grimaldi Editori, 2012, tav CXIII.
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