DIPARTIMENTO DI MUSICOLOGIA E BENI CULTURALI
Laurea magistrale in Musicologia
Musica e cinema nel Radiocorriere durante il Ventennio
fascista
Relatore: Prof. Marco Cosci Tesi di laurea di:
Cinzia Cerami
Correlatrice: Prof.ssa Elena Mosconi N. Matricola 487458
Anno accademico 2025/2026
INDICE
Introduzione…………………………………………………………………………………...3
Contesto storico: Italia fascista, sviluppo della radio e del cinema sonoro…………….4
La radio italiana come medium di massa negli anni Trenta e Quaranta………………..7
Il Radiocorriere: nascita, diffusione e importanza culturale……………………………9
Domande di ricerca e obiettivi della tesi……………………………………………….11
Metodologia: approccio sistematico all’analisi delle fonti primarie…………………...13
Capitolo 1. Nascita e sviluppo della radio italiana ............................................................... 18
1.1 Le origini della radiodiffusione ..................................................................................... 18
1.2 L’URI, il Radio Orario e il Radiocorriere .................................................................... 19
1.2.1 La nascita dell’Unione Radiofonica Italiana ........................................................ 19
1.2.2 Il Radio Orario…………………………………………………………………..27
1.2.3 La nascita del Radiocorriere.................................................................................34
Capitolo 2. Analisi dei fascicoli del Radiocorriere ................................................................ 39
2.1 Criteri e metodo dell’analisi .......................................................................................... 39
2.2 Radiorario, n. 43, 20 ottobre 1929 ................................................................................ 40
2.3 Radiocorriere, n. 1, 5-11 gennaio 1930 ........................................................................ 44
2.4 Radiocorriere, n. 17, 27 aprile-3 maggio 1930 ............................................................. 50
2.5 Radiocorriere, n. 20, 14-21 maggio 1933 ..................................................................... 56
2.6 Radiocorriere, n. 8, 17-23 febbraio 1935 ...................................................................... 65
2.7 Radiocorriere, n. 44, 30 ottobre-5 novembre 1938 ....................................................... 73
2.8 Radiocorriere, n. 15, 6-12 aprile 1941 .......................................................................... 84
2.9 Radiocorriere, n. 27, 4-10 luglio 1943 .......................................................................... 90 i
2.10 Sintesi delle trasformazioni del Radiocorriere…………………………………….... 98
2.10.1 Il pubblico……………………………………………………………………... 98
2.10.2 Il rapporto con la Chiesa………………………………………………………..99
2.10.3 L’industria radiofonica italiana………………………………………………...100
2.10.4 La radio come oggetto………………………………………………………….100
2.10.5 La guerra………………………………………………………………………..101
Capitolo 3. Musica e cinema nel Radiocorriere
................................................................... 103
3.1 Il jazz nel Radiocorriere durante il Ventennio fascista .................................................... 105
3.2 Enzo Ferrieri nel Radiocorriere ........................................................................................ 123
3.2.1 I film d’eccezione e i festival………………………………………………………136
3.2.2 Le prove sperimentali e i documentari……………………………………………..138
3.2.3 Dalla critica cinematografica alla riflessione sul cinema…………………………..141
3.2.4 Il pubblico nella sala………………………………………………………………..141
3.2.5 Suono, musica e radio………………………………………………………………142
3.2.6 Le interviste e le trasformazioni della scrittura……………………………………..143
3.2.7 Ferrieri nel Radiocorriere…………………………………………………………..145
Conclusioni…………………………………………………………………………………..148
Appendici…………………………………………………………………………………….157
Appendice 1. Nota biografica su Enzo Ferrieri…………………………………………...157
Appendice 2. Elenco degli articoli di Enzo Ferrieri………………………………………158
Appendice 3. Trascrizione degli articoli di Enzo Ferrieri………………………………...160
Gli scritti sul cinema (1932-1934)………………………………………………………...160
Le interviste e la prosa d’arte (1934-1937)………………………………………………..219
Bibliografia…………………………………………………………………………………...237 ii
INTRODUZIONE
Questo lavoro analizza il Radiocorriere durante il Ventennio, con l’obiettivo di esaminare il modo in
cui la principale rivista radiofonica italiana costruì e mediò un discorso culturale sulla musica e sul
cinema nel contesto del controllo politico esercitato dal regime fascista. L’analisi si concentra inoltre
sulle scelte editoriali della rivista, con particolare attenzione alla programmazione musicale (opera,
musica sinfonica, canzoni popolari ecc.) e al discorso sul cinema, soprattutto in relazione
all’affermazione del sonoro e al ruolo della musica nelle colonne sonore dei film dell’epoca. Il
Radiocorriere si distingueva dalle altre riviste contemporanee in quanto organo ufficiale dell’EIAR.
Non si limitava infatti a comunicare al pubblico gli orari delle trasmissioni, ma ne mediava la
1
ricezione, commentava i programmi e contribuiva a costruirne il valore culturale . Per la sua stessa
natura di mezzo di comunicazione di massa, la radio agiva in quegli anni come nodo di connessione
e, al tempo stesso, come strumento di persuasione pubblica dotato di un peso specifico. La sua
funzione andava ben oltre la trasmissione di musica e di informazioni sul cinema: contribuiva infatti
a perpetuare l’immagine di un paese guidato da un’autorità centrale, capace di orientare e mediare
gusti e preferenze.
In questo contesto, riviste come il Radiocorriere costituivano un punto di riferimento per un pubblico
che, più o meno consapevolmente, poteva essere indirizzato verso stili, repertori e temi maggiormente
consoni agli orientamenti della cultura ufficiale. Le trasmissioni musicali, pur presentandosi come
diversificate, tendevano così a riflettere precise linee culturali. Accanto a repertori più leggeri, che
attingevano in diversa misura alla tradizione popolare, trovavano spazio forme di orchestrazione più
elaborate, che presentavano significativi punti di contatto con le pratiche musicali adottate nelle
2
colonne sonore cinematografiche dell’epoca .
1 Monteleone F., Storia della radio e della televisione in Italia, Roma, Editori Riuniti, 1992, pp. 45-48.
2 Valentini P., Presenze sonore. Il passaggio al sonoro in Italia tra cinema e radio, Firenze, Le Lettere, 2004, p. 34. 3
Contesto storico: Italia fascista, sviluppo della radio e del cinema sonoro
Nel clima politico e simbolico dell’Italia fascista degli anni Trenta, il regime promosse un’interazione
sempre più consapevole e sistematica tra le arti e la propaganda. Nel tentativo di delineare una
concezione coerente della cultura, si consolidò progressivamente un articolato apparato di politica
culturale, destinato a svolgere un ruolo fondamentale nel mettere in relazione dimensione estetica e
3
orientamento ideologico . La musica, insieme al cinema e alla radio, venne così ad assumere un valore
non soltanto estetico, ma anche politico e sociale, configurandosi come mezzo e, in alcuni casi, come
vero e proprio strumento per la costruzione e l’orientamento della partecipazione collettiva.
In questo contesto, la programmazione rispondeva a criteri di selezione piuttosto rigidi. L’obiettivo
era esercitare un controllo accurato sui contenuti, preservando al tempo stesso una parvenza di
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spontaneità . Canzoni patriottiche, arrangiamenti orchestrali di musiche per film e specifiche forme
di programmazione radiofonica furono organizzati in modo da suscitare sentimenti di unità e
disciplina, valori che il regime associava strettamente alla costruzione della moralità pubblica. Anche
gli operatori del settore culturale, spesso legati a istituzioni ufficiali, entrarono in rapporto più o meno
diretto con gli apparati della propaganda, contribuendo alla costruzione dell’immaginario nazionale.
Tale partecipazione non fu necessariamente il risultato di un’adesione pienamente consapevole, ma
poté svilupparsi anche attraverso pratiche professionali, reti istituzionali e forme di interlocuzione
5
con gli ambienti preposti alla politica culturale e propagandistica . Il tema della gioventù, ampiamente
presente nei documenti e nei film del periodo, non costituiva soltanto un motivo di attrazione fondato
sull’esaltazione della forza vitale, ma assumeva anche una funzione strutturante sul piano politico ed
estetico. L’immaginario cinematografico, spesso caratterizzato da una forte enfasi sulla dimensione
3 Ben-Ghiat R., La cultura fascista, Bologna, Il Mulino, 2000, pp. 112-115.
4 Monteleone F., La radio italiana nel periodo fascista. Studio e documenti: 1922-1945, Venezia, Marsilio, 1976, pp. 89-
93.
5 Salustri S., Orientare l’opinione pubblica. Mezzi di comunicazione e propaganda politica nell’Italia fascista, Milano,
Unicopli, 2018, pp. 63-65. 4
fisica, tendeva così ad associare il corpo giovane a ideali di forza, ordine e stabilità promossi dal
6
regime . Allo stesso tempo, inni come Giovinezza condensavano in formule musicali il mito della
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rinascita e della fedeltà incondizionata ai valori proclamati dal fascismo .
Si delineò così una rete di rimandi interni nella quale suono, immagine e parola concorrevano alla
costruzione di una visione idealizzata dell’Italia. Parallelamente, furono create istituzioni e strutture
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specificamente destinate a promuovere all’estero un’immagine del paese moderna, colta e ordinata .
Tra queste istituzioni vanno ricordati gli Istituti Italiani di Cultura, attivi in numerosi paesi europei e
in diverse città americane, dove contribuirono alla diffusione del repertorio musicale italiano e alla
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promozione delle tournée delle orchestre nazionali . Come ha osservato Fiamma Nicolodi nel suo
studio sul ventennio fascista, la politica musicale del regime si tradusse anche in un sostegno
sistematico a compositori quali Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti e Gian Francesco Malipiero,
le cui opere ricorrevano nelle trasmissioni radiofoniche e sulle pagine del Radiocorriere come
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espressione di una modernità musicale «italiana», proposta in alternativa alle avanguardie europee .
Queste scelte non furono prive di contraddizioni. Le diatribe interne alle stesse istituzioni culturali
testimoniano infatti l’esistenza di tensioni tra finalità propagandistiche ed esigenze di autonomia
artistica. Gli Istituti Italiani di Cultura, pur presentandosi come luoghi deputati alla promozione
dell’arte e della lingua italiane, finirono per costituire anche una rete di rappresentanza politica e di
diplomazia culturale. Attraverso concerti, proiezioni cinematografiche ed esposizioni, tali istituzioni
contribuirono a veicolare all’estero l’immagine di un’Italia colta, moderna e coesa.
Il loro compito non consisteva soltanto nella diffusione di iniziative artistiche e culturali, ma si
inseriva in un più ampio intreccio tra cultura, economia e diplomazia, funzionale alla proiezione
internazionale dell’ideologia e dell’immagine del regime. In questo senso, l’azione culturale non
6 Lanotte G., Mussolini e la sua “orchestra”: radio e musica nell’Italia fascista, Civitavecchia, Prospettiva editrice, 2016,
p.28.
7 Gola G., Tra pubblico e privato. Breve storia della radio in Italia, Milano, Bruno Mondadori, 2003, pp. 8-12.
8 Monteleone F., Storia della radio e della televisione in Italia, op.cit., pp. 78-81.
9 Nicolodi F., Musica e musicisti nel Ventennio fascista, Fiesole, Discanto, 1984, p.12.
10 Ivi, pp.34-36. 5
rimaneva circoscritta ai confini nazionali, ma si estendeva all’estero secondo direttrici che tendevano
a intrecciarsi con quelle della politica estera fascista.
Sul piano interno, il Radiocorriere occupava una posizione specifica all’interno del sistema mediatico
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fascista . La sua funzione non consisteva soltanto nel riportare il palinsesto radiofonico, ma nel
renderne i contenuti leggibili, interpretarli e accompagnarli attraverso un articolato apparato
editoriale. In questo modo, la rivista contribuiva a sollecitare forme di partecipazione collettiva e a
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orientare il gusto del pubblico . Il Radiocorriere traduceva dunque in una pratica di mediazione
editoriale le più ampie finalità culturali della radio, partecipando insieme ad essa ai processi di
orientamento culturale promossi dal regime.
Le dinamiche di controllo dell’informazione e, più in generale, di orientamento del gusto emergono
con particolare evidenza nella selezione e nella pianificazione dei contenuti radiofonici e
cinematografici. I criteri adottati non rispondevano infatti a valutazioni esclusivamente estetiche, ma
si inserivano in logiche culturali e politiche condizionate dal potere. La programmazione radiofonica
poteva così privilegiare brani di carattere patriottico, capaci di evocare immagini e valori consoni alla
retorica del regime, mentre la produzione e la programmazione cinematografica tendevano a dare
spazio a opere fondate su modelli morali e su una retorica dell’ordine.
Il palinsesto era organizzato secondo una precisa gerarchia di fasce orarie e generi: l’opera e i concerti
sinfonici occupavano prevalentemente la programmazione serale – in genere tra le 20 e le 22 –, mentre
i programmi di varietà, le trasmissioni sportive e le forme di intrattenimento leggero trovavano spazio
soprattutto nelle ore pomeridiane. Tale gerarchia emergeva anche nell’impostazione grafica del
Radiocorriere: ai programmi di maggiore rilievo erano riservati maggiore spazio editoriale e una
veste tipografica più evidente. La valorizzazione di spettacoli caratterizzati da ampi organici
11 Monticone A., Il fascismo al microfono. Radio e politica in Italia (1924-1945), Roma, Edizioni Studium, 1978, p.14.
12 Isola G., L’ha scritto la radio. Storia e testi della radio durante il fascismo (1924-1944), Milano, Mondadori, 1988, pp.
12-14. 6
strumentali o dalla presenza di interpreti presentati come esemplari contribuiva inoltre ad affermare
l’idea di una cultura ordinata e «disciplinata», posta al servizio della collettività nazionale.
Il Radiocorriere svolgeva dunque una funzione che andava ben oltre quella di una semplice rivista
informativa: attraverso la selezione, la presentazione e il commento dei programmi, contribuiva a
mettere in relazione musica, comunicazione e propaganda. Le sue pagine davano particolare risalto a
trasmissioni capaci di alimentare sentimenti di appartenenza collettiva e a programmi coerenti con
l’immagine del paese promossa dal regime. L’interazione tra strategie di presentazione, forme di
intrattenimento e ampiezza della diffusione contribuiva
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