UNIVERSITÀ TELEMATICA PEGASO
Corso di laurea in
LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE MOTORIE L-22
Insegnamento di
METODOLOGIA DELLA VALUTAZIONE MOTORIA
LA MOTRICITÀ FINE NELL’AUTISMO
CANDIDATO:
RELATORE: Demetria Pia Stigliano
Ch.mo Prof.re Matricola: 0502102366
Luca Russomando Anno Accademico
2023/2024
INDICE 2
INTRODUZIONE
1- SPETTRO AUTISTICO 5
1.1 Condizioni cliniche e sintomatologiche 8
1.2 Le atipie comportamentali 12
1.3 I problemi di linguaggio nello spettro autistico 14
1.4 L’importanza della psicomotricità applicata all’autismo 17
20
2- LA PSICOMOTRICITA’
2.1 Il setting psicomotorio 24
2.2 Esempi di terapie psicomotorie 26
2.3 La motricità’ fine e grosso-motoria 30
2.4 L’importanza della psicomotricità in acqua 34
38
CONCLUSIONI 40
BIBLIOGRAFIA 42
SITOGRAFIA 1
INTRODUZIONE
“In lingua Maori, la parola “autismo” si pronuncia “takiwatanga”,
che tradotto vuol dire “nel suo tempo e nel suo spazio”.
Un bambino autistico non ti sta ignorando.
Sta semplicemente aspettando che entri nel suo mondo. “
L'attività sportiva può avere un grande impatto educativo sui ragazzi con disturbi dello
spettro autistico perché li incoraggia a rispettare gli altri, ad essere inclusi e a ridurre
l'isolamento e l'emarginazione sociale che sono spesso presenti in questi ragazzi. Inoltre, lo
sport, inteso come attività grosso-motoria che richiede uno sforzo fisico e che è organizzata e
pianificata, può avere vantaggi psicologici. È stato dimostrato da molte ricerche che c'è una
stretta correlazione tra sport e salute mentale e che fare attività fisica regolarmente può fornire
benefici psicologici a coloro che hanno uno sviluppo normale, con risultati statisticamente
significativi (Fedewa e Ahn 2011). Nonostante ciò, la quantità di ricerche che studiano la
relazione tra sport e salute mentale in bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico
è ancora molto bassa. Il coinvolgimento sportivo dei bambini con disturbo dello spettro autistico
è ancora importante perché questa condizione è spesso associata a problemi di motricità e
coordinazione. L'articolo pubblicato nel 2014 da Lai, Lombardo e Baron-Cohen afferma che
fino al 79% delle persone con autismo sperimenta difficoltà motorie in comorbidità, tra cui
disprassia, disturbi dell'equilibrio, deficit di coordinazione o pianificazione del movimento,
ipotonia e ritardo nello sviluppo psicomotorio. È stato dimostrato che gli individui con disturbo
dello spettro autistico sono generalmente più sedentari rispetto agli individui a sviluppo tipico;
ciò ha molte conseguenze mediche, come problemi cardiaci, rischio di diabete o obesità, in
particolare negli adulti (Feehan et al., 2012). L’autismo è un disturbo dello sviluppo
2
generalizzato che è fortemente correlato alle interazioni ambientali. Poiché non esiste una cura,
non rappresenta una malattia nel senso classico della parola. Nonostante ciò, gli interventi
psico-educativi strutturati possono essere eseguiti per ridurre i sintomi e favorire lo sviluppo
del bambino, rendendo così l'autismo compatibile con la vita quotidiana. Molte persone
autistiche sono eccezionalmente talentuose in alcuni campi, come la matematica, la musica, la
memoria o la percezione sensoriale, e possono sfruttare questi talenti per crescere e essere
inclusi nella società. La scelta del tema dell’autismo in questo lavoro di tesi non è casuale ma
motivata. Fin da bambina ho sempre voluto aiutare il prossimo. Credo che il primo contatto con
l’autismo sia avvenuto tra i banchi di scuola, era una mia compagna di classe, ricordo che aveva
molte difficolta nel potersi esprimere come volesse, ma nonostante io mi sforzassi per
comprenderla lei non perdeva la speranza, quindi, cercava un altro modo per potersi esprimere.
Purtroppo, non avevo esperienza tantomeno mi è mai stato spiegato come comportarmi, per
questo da quel giorno ho deciso che il mio percorso nel futuro sarebbe stato quello di arricchire
il mio bagaglio cercando di avere tanti più strumenti per aiutare chi è in difficoltà. Pertanto, ho
sviluppato il lavoro di tesi in due capitoli. Nel primo capitolo affronteremo lo studio dello
spettro autistico come nel corso degli anni si sia arrivato ad ottenere sistemi di nosografia
codificata come il DMS (Manuale diagnostico e statico dei disturbi mentali) ed ICD
(Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati), che
aiutano il neuropsichiatra a capire quali sono le condizioni cliniche e attraverso le atipie capire
anche il percorso terapeutico da seguire. A seguire verrà evidenziato come il linguaggio si
sviluppa quando il bambino presenta dei deficit e come attraverso la terapia della psicomotricità
i bambini si consapevolizzano del loro schema corporeo e sviluppano una migliore interazione
con s stessi. Inoltre, elementi come la coordinazione, l'equilibrio, la lateralità e il senso dello
spazio vengono rafforzati. Allo stesso modo, questi bambini sviluppano una maggiore capacità
di percepire, capire ed esplorare il mondo esterno Infine, nell’ultimo capitolo parlerò della
.
psicomotricità accennando alcuni eventi filosofici, per poi spiegare come agire soprattutto nello
3
stimolare la motricità. Quest’ultima si riferisce a diversi contesti, che possiamo inizialmente
suddividere in motricità "grosso-motoria", che utilizza principalmente tutto il corpo, e motricità
"fine", che utilizza principalmente le mani. Entrambe queste forme aiutano l'individuo a
imparare a conoscere il suo ambiente. La stretta connessione che esiste tra pensiero e il
movimento non può essere considerato univoco: La mente ottiene informazioni essenziali dal
proprio corpo e da ciò che sta all'esterno attraverso l'azione, se da una parte la mente concepisce,
programma e fa eseguire l'azione, dall'altra l'azione genera sensazioni ed esperienze. L'obbligo
dell'educatore è sostenere lo sviluppo armonico delle abilità motorie del bambino sia nella
normalità che nella patologia, tenendo conto della loro importanza per le competenze cognitive
e relazionali dell'individuo. 4
1. LO SPETTRO AUTISTICO
Il termine "autismo" comprende molte condizioni. Questo è il motivo per cui la parola
"spettro" è spesso associata ad esso. Una gamma di colori comprende una vasta gamma di
tonalità. Allo stesso modo, il deficit si manifesta in diversi gradi. Questo disordine complesso
del neurosviluppo è caratterizzato da una serie di compromissioni nelle aree dell'interazione
sociale reciproca e della comunicazione verbale e non verbale, nonché da un repertorio di
comportamenti, attività ed interessi ristretti, ripetitivi e stereotipati. Il disturbo inizia
nell'infanzia e può manifestarsi in modo variabile tra individui nel tempo, in base alle
caratteristiche individuali del paziente e al suo ambiente di vita. Nella neuropsichiatria clinica,
il concetto di Autismo è stato interpretato in modo diverso nel tempo. La Mahler, in particolare,
ha condotto ricerche psicoanalitiche negli anni '70 e '80, che hanno messo in discussione le
precedenti convinzioni psicogenetiche e hanno aiutato a sviluppare un nuovo modello
interpretativo basato sulle ipotesi dell’intelligenza sociale. Queste ipotesi sostengono che una
modifica dei sistemi innati che regolano il comportamento empatico e le capacità imitative
precoci sia alla base dei sintomi autistici. Le recenti teorie neurofisiologiche dei neuroni
specchio proposte da Rizzolati e Gallese sembrano supportare questa ipotesi interpretativa, che
hanno riconosciuto che il principale fattore responsabile del disinteresse sociale e della scarsa
empatia che si trovano nei soggetti autistici è un cambiamento dei meccanismi di simulazione.
Il modello interpretativo della teoria della mente è stato sviluppato nel campo cognitivista e
sostiene che la mancanza di capacità di riflettere sugli stati mentali personali, interpretare i
comportamenti sociali e trarre informazioni sul contesto relazionale è la causa del Disturbo
dello Spettro Autistico. Infine, si citano le teorie sviluppate negli studi di neuropsicologia dello
sviluppo. Questi studi hanno aiutato a sostenere le ipotesi relative ai difetti di coerenza centrale
e ai deficit delle funzioni esecutive. Queste ipotesi sono state confermate da cambiamenti nella
5
maturazione dei circuiti fronto-limbici-cerebellari responsabili del controllo dei comportamenti
intenzionali, della capacità di inibizione, della flessibilità di pensiero e dell'esperienza. L'area
interpretativa attuale ha in parte rinunciato a spiegare l'autismo esclusivamente in termini
eziopatogenetici e si è principalmente concentrata sulla descrizione del disturbo in termini
sintomatologici, adottando un approccio descrittivo che si è successivamente concretizzato
nella metodologia utilizzata dai due principali sistemi di nosografia codificata, DSM (Manuale
diagnostico e statico dei disturbi mentali) ed ICD ( Classificazione Statistica Internazionale
delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati). Al fine di stabilire criteri diagnostici ben
definiti in base alle caratteristiche cliniche e al decorso del disturbo, indipendentemente dalle
sue probabili cause, le commissioni di esperti hanno condotto approfondite indagini sui
comportamenti che più caratterizzano la patologia nella sua variabilità interindividuale.
Tuttavia, gli esperti hanno trovato difficile spiegare la notevole variabilità clinica quando hanno
adottato una prospettiva descrittiva per definire un problema neuropsichiatrico tanto complesso
con cui la compromissione dei segnalatori dello sviluppo sociale-comunicativo e i sintomi
comportamentali tendono ad esprimersi sia in termini di severità e grado di influenza sullo
sviluppo generale del bambino, sia in termini di qualità e modalità di manifestazione. Pertanto,
a partire dagli anni '90, il Disturbo Autistico tipico è stato distinto da una varietà di altri disturbi
analoghi che facevano parte di un'unica categoria diagnostica nota come DSM IV o ICD-10.
Nonostante ciò, negli ultimi tempi è stato abbandonato l'obiettivo di separare diverse
sottocategorie del disturbo e il DSM-5 è tornato a privilegiare una prospettiva più ampia,
unendo tutte le possibili manifestazioni cliniche della patologia in un'unica categoria chiamata
Disturbi dello Spettro Autistico. Il DSM 5 (rispetto al DSM ha riorganizzato i capitoli in modo
che siano più basati sull’arco della vita) è uno degli strumenti diagnostici più utilizzati da
medici, psichiatri e psicologi in tutto il mondo. Propone una nuova prospettiva basata su una
"diade sintomatologica" sui disturbi dello spettro autistico ovvero il deficit nella comunicazione
sociale che include un deficit di comunicazione (verbale e non verbale) e un deficit sociale (che
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include la capacità di iniziare una relazione e rispondere all'iniziativa di un'altra persona).
Queste sfide sono state raggruppate in quanto rappresentano un deficit distinto, anche se
inizialmente erano considerate separate. 7
1.1 CONDIZIONI CLINICHE E SINTOMATOLOGICHE
Il disturbo dello spettro autistico è una categoria nosografica unitaria tra una varietà di
condizioni cliniche. Tuttavia, nonostante la notevole variabilità fenomenica, queste condizioni
cliniche condividono alcune caratteristiche comuni. Si manifesta con un tasso stimato di 113
per 10.000 (1 caso su 88) nel 2010 e un rapporto maschile-femminile di circa 4:1. Il DSM-5 ha
proposto un modello di classificazione per integrare la descrizione categoriale del disturbo con
una definizione in termini funzionali. Ciò consente di definire il problema in base a criteri
sintomatologici formalizzati al grado di severità con cui questi sintomi si manifestano nel corso
del tempo. Di conseguenza, sono state identificate tre fasce di gravità, che vanno dal livello 1
che indica una minore compromissione al livello 3 che indica una grave disabilità. Le aree di
sviluppo in cui sono state identificate le alterazioni funzionali che conferiscono al disturbo la
sua specificità clinica sono state ricondotte a una "diade sintomatologica" che include la
capacità di stabilire interazioni reciproche e intraprendere scambi comunicativi con altre
persone, ma sembra essere notevolmente deficitaria e questo può manifestarsi con una
compromissione in almeno una delle aree di competenza:
- reciprocità socio-emozionale, come scarso interesse per la condivisione di
attività, esperienze ed emozioni, assenza di iniziativa nell'avviare e difficoltà
nel mantenere relazioni con l’altra limitata aderenza alle sollecitazioni
esterne tese a stabilire relazioni, insofferenza rispetto ai tentativi di entrare
in contatto con le attività dell'altro e tendenza a lasciarsi agganciare solo con
proposte che si adattano ai propri interessi al momento
- padronanza dei comportamenti non-verbali, che significa che non è in grado
di comprendere, integrare e utilizzare in modo relazionale i codici della
comunicazione non-verbale, come dimostrato dalla modulazione della
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mimica facciale espressiva, della gestualità, della regolazione tonica e
dell'adattamento posturale.
- insufficiente comprensione delle regole che regolano i rapporti sociali,
difficoltà di adattare il proprio comportamento ai mutevoli contesti sociali,
difficoltà di accedere alle emozioni altrui e scarso interesse a costruire
relazioni.
Il repertorio di comportamenti, attività ed interessi dei soggetti autistici è ristretto, ripetitivo e
stereotipato. Questo stile comportamentale è determinato dalla rigidità unica che caratterizza il
loro modo di pensare ed elaborare le idee. Le modalità con cui un individuo si rapporta
all'oggetto, il tipo di interessi che sembrano coinvolgerlo e il tipo di impegno con cui si dedica
allo svolgimento di attività sono tutti componenti delle atipie comportamentali che si
manifestano in più forme:
- condotte motorie, modalità di utilizzo di oggetti e caratteristiche di
linguaggio stereotipate e ripetitive, che possono includere movimenti di
dondolio o girare su se stessi, sfarfallio o battito delle mani,
posizionamento degli oggetti uno dietro l’altro, movimento di riempire o
svuotare i contenitori, emissione di suoni o ecolalie e ripetizione di frasi
gergolalico o idiosincratiche;
- difficoltà nell’adattamento al cambiamento, selettività alimentare,
attaccamento a determinati oggetti, manierismo ritualizzato che sembra
essere illogico, opposizione al cambiamento e turbamento in nuovi
ambienti, disagio o attacchi di panico quando ci sono cambiamenti
ambientali o persone nuove;
- interesse limitato, assorbente e atipico per caratteristiche e intensità, come
l'osservazione di particolari dettagli di un oggetto o del suo movimento,
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l'attenzione a particolari fenomeni fisici o ambientali, la totale dedizione a
dispositivi elettronici o a determinati cartoni animati, l'attrazione per i
numeri o le date, la conoscenza approfondita di determinati argomenti;
- Iperattività o iporeattività in risposta a stimoli percettivi specifici e
un'attenzione insolita alle esperienze o alle caratteristiche sensoriali
dell'ambiente, come atteggiamenti di eccessiva avversione o attrazione per
particolari stimoli visivi,
uditivi o tattili, apparente indifferenza per stimoli dolorosi o termici, esplorazione insolita di
oggetti tramite olfatto, gusto o vista, camminare sulle punte dei piedi
Il DSM-5 identifica inoltre come criteri diagnostici fondamentali l'età in cui il disturbo inizia
entro i primi tre anni di vita e la necessità che i sintomi indichino che il soggetto ha un
impatto significativo sulla vita sociale e su altre aree critiche del funzionamento adattivo
generale. Di conseguenza, i sintomi devono avere una reale rilevanza clinica ed essere visibili
fin dalle prime fasi dello sviluppo. Tuttavia, nei casi più lievi, i sintomi possono essere in
parte celati da strategie di compensazione facilitate dall'ambiente o apprese dal soggetto.
Molti esperti nell'autismo hanno sottolineato i numerosi vantaggi dell'introduzione del
concetto di spettro autistico e del nuovo approccio diagnostico dimensionale del DSM 5. In
primo luogo, poiché i sintomi sociali e di comunicazione si sovrappongono concettualmente e
nel concreto, molti hanno ritenuto ragionevole aggregare questi sintomi in un cluster o
dominio comune. Il DSM IV li classificava come diversi deficit, ma entrambi richiedono una
"teoria della mente" (la capacità di interpretare i pensieri e i sentimenti degli altri), e la
comunicazione è intrinsecamente sociale e l'interazione sociale è comunicativa. Quindi,
questa distinzione vecchia che presentava incoerenze è stata appianata dalla concezione di
autismo del DSM 5. In secondo luogo, l'aggiunta di livelli di gravità per l'autismo insieme ai
criteri di base per lo spettro autistico è un'aggiunta molto utile nella pratica perché ci consente
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di misurare quanto i tratti influenzano la capacità di una persona di farvi fronte
quotidianamente, il suo grado di adattamento e il livello di supporto necessario. In terzo
luogo, possiamo caratterizzare ulteriormente le differenze individuali nelle capacità
intellettive e di linguaggio introducendo "specificatori" come con o senza compromissione
intellettiva concomitante o con o senza compromissione del linguaggio. Il DSM 5 porta
avanzamenti nella ricerca e nella pratica clinica in linea con i metodi
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