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Capitolo primo la quarta rivoluzione industriale

Sommario: 1. Dalla prima alla quarta rivoluzione industriale; 2. Industria 4.0; 2.1 I principi dell’industria; 2.2 Industria 4.0: sfide da superare e opportunità da cogliere; 3. Industria e tecnologie abilitanti; 3.1 Big Data e analytics; 3.2 Robotica e automazione; 3.3 Cloud computing, visual computing e realtà aumentata; 3.4 Cybersecurity 4. Il Piano Nazionale Italiano Industria 4.0; 4.1 Come cambia il lavoro e il lavoratore nell’industria 4.0.

1. Dalla prima alla quarta rivoluzione industriale

Con l’espressione rivoluzione industriale si intende quell’insieme di cambiamenti economici e sociali avvenuti in Europa fra il 1700 e il 1800 i quali hanno portato ad una evoluzione economica, industriale e agricola che ha completamente mutato e trasformato 1 le condizioni lavorative e di vita dell’uomo.

Tale rivoluzione ha attraversato quattro fasi distinte, ognuna delle quali ha apportato delle importanti innovazioni alla nostra società.

Occorre tuttavia analizzare singolarmente tali fasi, cercando di esplorare ognuna di esse per poter comprendere a pieno come i progressi tecnologico-industriali abbiano gradualmente portato a ciò che oggi definiamo industria, e come il cambiamento stesso abbia iniziato a caratterizzarsi di peculiarità sempre più specifiche nel corso dei secoli.

Il primo periodo da analizzare è la prima rivoluzione industriale, che ha creato l’intera struttura industriale, avendo anche delle notevolissime ripercussioni sociali sui Paesi che ne sono stati investiti.

Le stesse organizzazioni statali, a prescindere dalle nazioni di riferimento, hanno assorbito le conseguenze determinate dalla rivoluzione, accogliendo una radicale trasformazione nel loro assetto.

La prima rivoluzione industriale si colloca, infatti, in un lungo processo storico che ha investito dapprima l’intera Gran Bretagna dalla fine del 1700 sino alla metà del secolo 1 Panorama delle relazioni industriali nell’epoca dell’automatismo, Cfr. F. A, in Rapporto per il RCHIBUGI Convegno del Consiglio Nazionale delle Ricerche sui Problemi dell’automatismo, Milano, 2011, p. 8 ss. 1 successivo, riuscendo, successivamente, a espandersi nei suoi effetti in numerosi altri Paesi.

La nascita della grande industria moderna si ebbe in Inghilterra con largo anticipo rispetto 2 agli altri paesi europei.

Ne furono condizione e, al tempo stesso indispensabile corollario, accanto alla trasformazione dell’agricoltura e all’affermazione della borghesia, il consolidarsi di un mercato intercontinentale, l’esistenza di colonie nelle quali riversare la produzione industriale attraverso cui ricavare materie prime, prodotti alimentari, beni di consumo, 3 migliorando il tenore di vita delle persone.

Per meglio comprendere tale processo di forte cambiamento alcuni studiosi quali L. A. 4 5 6 Blanqui nel 1837 e, in seguito, Karl Marx e Friedrich Engels, ne hanno parlato come di un’operazione storica di diffusione del modo di produzione capitalistico e la conseguente creazione della borghesia industriale e della moderna classe operaia.

La prima rivoluzione industriale è stata caratterizzata, in prevalenza, dallo sviluppo del settore tessile grazie alle produzioni di filati e di tessuti di cotone. Il cotone, infatti, risultava avere dei costi molto più bassi rispetto a quelli lana, usata negli anni precedenti 7 ed inoltre il cotone era molto più facile da lavorare con le macchine.

Grazie alla nascita di nuovi telai e di nuove macchine filatrici ebbe inizio l’incremento della produzione della stoffa.

L’intero periodo storico fu caratterizzato da importantissime invenzioni, specie in ambito tessile: nel 1712 Thomas Newcomen inventò la macchina a vapore, grazie alla quale fu possibile trasformare l’energia chimica in energia meccanica.

Altra scoperta fu la spoletta volante, ideata nel 1730 da John Kay, utile nella tessitura 8 automatica.

2, Fabbriche, sistemi, organizzazioni. Storia dell’ingegneria industriale, Cfr. A. M. G Springer Milan, ASCA Milano, 2006.

3 Enciclopedia Zanichelli a cura di Edigeo, Zanichelli editore, Bologna, 1996.

4 Histoire de l’économie politique en Europe depuis les Anciens jusqu’à nos jours, Cfr. L. A. B, LANQUI Guillaumin et Cle librairies, Parigi, 1837.

5 Cfr. K. M, Il capitale. Vol. 1, A. Aiello (a cura di), Editori riuniti, Roma, 2017. ARX

6 Cfr. F. E, Die Lage der arbeitenden Klasse in England, Lipsia, 1945. NGELS

7 L. B, La rivoluzione industriale, Settore industriale della Provincia di Bergamo, Bergamo, 2011, REMBILLA p. 7 ss.

8 Cfr. T. M, Disegno industriale: un riesame, Feltrinelli, Milano, 2003. ALDONADO 2

Nel 1765 James Hargreaves perfezionò il filatoio meccanico, anche detto Spinning Jenny dal nome della figlia, attraverso cui si poteva ridurre la manodopera dei filati, mentre Richard Arkwright, nel 1767, ideò il filatoio idraulico o Water frame.

Gli elementi caratteristici del nuovo modo di produzione furono: l’introduzione nei processi produttivi di nuove e più complesse tecnologie, non più azionate dall’energia umana o da quella animale, bensì da macchine idrauliche o termiche; un più esteso ed intensivo utilizzo della forza lavoro salariata riunita in grandi fabbriche con un contestuale incremento enorme della produzione e dell’abbattimento dei costi unitari 9.

Le conseguenze di tali trasformazioni investirono e rivoluzionarono le strutture dell’intera società: si crearono, infatti, nuove classi sociali, con un mutamento di rapporti tra le stesse, si modificò il rapporto dell’uomo con la natura e l’uso del territorio. Il ceto borghese vide una crescita ed un’affermazione a dir poco esponenziale. La trasformazione delle campagne, dove si erano sviluppati rapporti di produzione di tipo capitalistico creò, altresì, un incremento del lavoro salariato.

Il fortissimo incremento demografico di quel periodo fece sì che vi fu una maggiore disponibilità di manodopera a basso costo con uno sviluppo della domanda.

Lo sviluppo dei commerci portò ad un ampliamento dei mercati esterni con un 10 conseguente sviluppo dei capitali.

Particolari campi dell’attività industriale o mineraria ricevettero dalle invenzioni del Settecento un impulso decisivo.

L’energia idraulica venne sostituita da quella termica, sfruttata dalla macchina a vapore.

Il carbone di legna che alimentava gli altiforni per la produzione del ferro venne sostituito 11 con il carbone coke.

Rilevante invenzione in tal senso fu quella dell’Altoforno di Abraham Darby del 1709, attraverso cui avveniva la combustione di tale materiale che rendeva possibile la produzione di ferro.

Nell’attività estrattiva del carbone si riuscì, attraverso nuovi congegni, a pulsare acqua dalle miniere, consentendo di migliorare le condizioni lavorative degli operai e ad assicurare uno sfruttamento più a fondo dei pozzi.

9 Enciclopedia Zanichelli a cura di Edigeo, op. cit.

10 S, Per una geografia storico-economica. La ETTORE ORIENTAMENTO E INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE Gran Bretagna (Parte prima: dal Medioevo alla Rivoluzione industriale), Rivista online della Biblioteca “Giovanni Spadolini”, Roma, 2013.

11 La chimica e l’industria-S, vol. 21, società de chimica industriale, Bologna, OCIETÀ CHIMICA ITALIANA 1940, p.93. 3

Tutto ciò portò ad una rottura della servitù che l’attività industriale aveva fin allora mantenuto rispetto alle foreste e permise la creazione di complessi industriali situati nei pressi dei bacini carboniferi.

L’invenzione e l’impiego di macchine operatrici azionate da motrici a vapore si diffuse 12 dapprima nella filatura del cotone, poi nelle industrie estrattive e metallurgiche.

La produzione di ferro e di acciaio ebbe un notevolissimo incremento con una contestuale riduzione della necessità di distruggere il patrimonio boschivo per alimentare l’industria.

Negli ultimi venti anni del secolo iniziò ad essere impiegata nelle ferriere la macchina a vapore di Watt, sviluppo del congegno inventato da Thomas Newcomen per il pompaggio dell’acqua dai pozzi minerari, e che attraverso l’applicazione di una serie di nuovi congegni era destinata a ridurre enormemente sia il bisogno di manodopera, sia quello di energia idraulica nell’attività industriale 13.

Lo sviluppo della fabbrica e del macchinismo dette un colpo decisivo al lavoro artigiano, nel quale il produttore seguiva il manufatto in tutte le sue fasi e all’interno del quale il confine tra lavoro artigianale e lavoro artistico era davvero sottile ed impercettibile.

Grazie alla grande abilità degli operai nella conduzione delle fasi del processo produttivo, i proprietari industriali riuscirono a ricavare un grossissimo vantaggio in termini di riduzione dei tempi di lavoro e dello spreco di materiale.

Vi furono degli enormi abbassamenti dei costi del lavoro e del costo della produzione.

Lo studioso Adam Smith utilizzò la fabbrica di spilli come esempio per descrivere l’utilità della divisone del lavoro dal lato della produzione.

Infatti, in una piccola manifattura inglese di spilli: una decina di operai, ciascuno specializzato nel compiere tutte le operazioni necessarie alla fabbricazione di uno spillo, 14 riuscirono in una sola giornata a fabbricarne oltre cinquantamila.

La Gran Bretagna, dunque, si affermò come epicentro della rivoluzione collocandosi in una posizione all’interno del continente europeo.

In pochi anni venne a trovarsi notevolmente all’avanguardia in tutti i settori industriali rispetto alla maggior parte del resto del mondo.

12 Cfr. P. L, A. S, Enciclopedia Universale - VIII volume, Rizzoli Larousse, Bologna, 1986, ECALDANO OMMI p. 92 ss.

13 Cfr. F. C, G. C, Civiltà, economia, società. Dal secolo dei lumi alla questione sociale, ARDINI HERUBINI Sansoni Editore, Firenze, 1978, p. 28 ss.

14 Cfr. A. S, LL. D., F.R.S., An Inquiry into the nature of caufes of the wealth of nations, W. Straman, MITH Londra, 1776. 4

Tuttavia, a tali aspetti positivi devono contrapporsi alcuni di segno opposto. Infatti, il nuovo modo di produzione soppiantò, rapidamente, i precedenti sistemi per lo più formati da vecchi artigiani, i quali si servivano di metodi ormai rudimentali.

I lavoratori, infatti, dovettero abbandonare i propri luoghi d’origine per andare a vivere all’interno delle città, dove erano costretti ad ammassarsi in locali malsani e del tutto antigienici, essendo sottoposti a turni di lavoro di circa sedici ore.

La loro attività era divenuta del tutto parcellizzata e meccanicizzata, provocando un 15 peggioramento del tenore di vita.

La seconda rivoluzione industriale

A questa prima fase di rivoluzione ne è succeduta una seconda intorno al 1830, denominata per l’appunto “seconda rivoluzione industriale”, che si caratterizzò per l’incremento della produzione metallurgica.

Questa seconda fase della rivoluzione ebbe un effetto straordinario soprattutto negli USA, dove l’abbondanza di capitali, materie prime e manodopera consentì loro di raggiungere e poi superare in pochi decenni la produzione della Gran Bretagna.

Analoga crescita si ebbe in Germania, in Francia, in Belgio e negli Stati Uniti. Questi paesi furono, infatti, definiti second comers, ossia i secondi arrivati dal momento che 16 iniziarono il loro processo di industrializzazione solo a partire dal XIX secolo.

Il primo Paese a seguire le orme della vicina Inghilterra fu il Belgio.

Alla base della grande crescita vi furono diverse ragioni: una grande e antica tradizione manifatturiera; l’indipendenza dai Paesi Bassi avvenuta con la rivoluzione belga del 1830; un comparto industriale già sufficientemente sviluppato, specie nelle miniere e 17 nella produzione della lana.

Infine, la migrazione di tecnici dall’Inghilterra, come William Cockerill, che a partire dal 1799 iniziò a produrre macchine per la filatura e la cardatura della lana a Verviers.

Su un altro versante, se negli Stati Uniti d’America lo sviluppo fu determinato dall’energia e dai capitali di singoli imprenditori, in Germania, dopo l’unità avvenuta nel 1871, fu l’integrazione tra le politiche governative, delle banche e delle industrie a dare un notevole slancio alla rivoluzione.

15 lavoro all’epoca della prima industrializzazione. L’avvento delle macchine E T, Il NCICLOPEDIA RECCANI e la trasformazione del lavoro, Roma, p. 3.

16 Cfr. A. S, Storia e società dell'età contemporanea, Università degli Studi di Teramo, 2021. ANGIOVANNI

17 Diffusione dell’industrializzazione. I. Le dinamiche, i second comers, Cfr. S. F, Slideplayer, Forlì- ANTONI Cesena, 2014. 5

Infatti, in pochi anni si formarono grandi gruppi che, protetti da alti dazi e sostenuti dalle commesse statali nel settore delle ferrovie e degli armamenti, raggiunsero un successo incredibile nel settore meccanico, chimico e siderurgico. Viene a registrarsi, dunque, un 18 più stretto legame tra banca ed industria.

Nel 1873 fu realizzata l'unificazione valutaria, mentre nel 1875 fu creata una banca nazionale con diritto (sia pure non esclusivo) di emettere moneta.

Sempre negli anni Settanta ebbe inizio la nazionalizzazione delle imprese private attive nel trasporto ferroviario, funzionale a ridurre l’elevato grado di frammentazione connotante tale comparto, che si ripercuoteva negativamente sui traffici interni.

Diversamente, in Francia fu necessario attendere la fine del secolo per poter osservare in maniera netta gli effetti dell’industrializzazione, poiché poco dopo lo sviluppo del fenomeno rivoluzionario la guerra Franco-Prussiana del 1870-1871 ne rallentò in maniera 19 evidente gli effetti.

In Italia, invece, il processo si avviò solamente agli inizi del XX secolo sostenuto da un aumento delle spese in ambito ferroviario e dalla nascita della moderna industria.

Nel campo dell’elettricità, vennero costruite centrali termoelettriche a carbone grazie all'ingegnere piemontese Galileo Ferraris.

Vennero, inoltre, utilizzati i corsi d'acqua per la produzione di energia elettrica per cercare di arginare le ingenti spese per l’importazione di carbone dal momento che nel nostro 20 paese scarseggiavano sia il carbone bianco che il carbone fossile.

Grandi furono in quel periodo le scoperte in ambito medico, tra cui ricordiamo certamente l’invenzione dell’anestesia e la scoperta dei raggi X 21.

Anche in campo epidemiologico vennero trovate delle cure efficaci che riuscirono a debellare delle malattie sino a quel momento letali come la tubercolosi, la difterite, la peste nella sua forma bubbonica, la lebbra, la rabbia e la malaria.

La terza rivoluzione industriale

La terza rivoluzione industriale, invece, si collocò nell’ultima metà del XX secolo e, in particolare, negli ultimi trent’anni del secolo scorso.

18 S R, Per una geografia storico-economica. La Germania (Parte seconda: ENATO DELLA EPUBBLICA dall’unificazione nazionale alla Repubblica di Weimar), Rivista online della Biblioteca "Giovanni Spadolini", Roma, 2014.

19 URŠ AND J. P P. Q, La rivoluzione industriale nei Paesi cèchi, Fondazione Istituto Gramsci, UAGLIERINI Roma, 2016, p. 725 ss.

20 “A”, dell’energia idroelettrica nel mondo e in Italia, R La storia Prato, 2018. EDAZIONE DI NTERITALIA

21 –S. D C, Scoperte serendipiche La scoperta dei raggi X, Whonderwhy, Milano, 2020. ELLA ASA 6

In questo periodo si è progressivamente modificato il lavoro manuale e quello intellettuale, con un ingente sviluppo di industrie multinazionali soprattutto nel continente americano ed in quello asiatico attraverso la nascita del fenomeno della globalizzazione, attraverso cui si intende quel processo o, più correttamente, quell’insieme di processi per cui:

  • Aumentano i rapporti, le relazioni e gli scambi sociali;
  • Si trasformano le dimensioni di spazio e tempo;
  • Aumenta e si diffonde la consapevolezza tra la popolazione dell’esistenza tra tali 22 legami e la loro importanza.

La nascita e lo sviluppo della tecnologia hanno radicalmente mutato il modo di fare lavoro.

Non a caso in questo periodo si è parlato di una vera e propria rivoluzione informatica, dando il via ad un periodo di “terziarizzazione”, vale a dire una prevalenza dell’elettronica, dell’informatica, della multimedialità, delle telecomunicazioni e della telematica.

Anche il modo di produrre è radicalmente cambiato. In particolare, in ambito automobilistico, la vecchia catena di montaggio viene sostituita dalla lean production ossia dalla produzione leggera.

Per lean production può intendersi quell’insieme di strategie e strumenti utili ad evitare 23 gli sprechi in ambito lavorativo.

Lo scopo principale è stato, dunque, quello di migliorare la qualità del lavoro tramite la soppressione della catena di montaggio così da ridurre ed eliminare gli sprechi.

La prima azienda ad introdurlo è stato il colosso giapponese Toyota, tanto che è stato introdotto il termine Toyotismo.

Attraverso questo sistema la casa automobilistica asiatica ha implementato l’efficienza e la produttività della fabbrica, utilizzando al meglio una risorsa.

A tal proposito si è detto “fare di più con meno” 24 che mediante questo sistema è possibile.

22 M. C., Globalizzazione e sviluppo. Quali opportunità per il sud del mondo, V e P strumenti, ASELLI Milano, 2002.

23 G. G, Lean Manifacturing. Come analizzare il flusso del valore per individuare ed eliminare

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher catecake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Bifulco Paolo.
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