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Università degli Studi eCampus

Facoltà di Psicologia

Corso di Laurea in

Scienze dell’esercizio fisico per il benessere e la salute

LESIONE DEL LCA NEI

CALCIATORI: IL PERCORSO

VERSO LA RIATLETIZZAZIONE

POST-INTERVENTO

Scoping review

Relatore

Chiar.mo Prof. Enzo Iuliano Candidato

Dott. Andrea Cusenza

Matricola

004694228

2025-2026

INDICE

.......................................................................................... 1

ABSTRACT ................................................................................. 2

INTRODUZIONE ...................... 4

CAPITOLO 1: ANATOMIA E ROTTURA LCA NEL CALCIO

..................................................... 4

1.1 Anatomia e biomeccanica del ginocchio .............................. 13

1.2. Anatomia, funzione e meccanismi di rottura del LCA

.................................... 17

1.3. Epidemiologia delle lesioni del LCA nei calciatori

................................................................................... 20

1.4 Fattori di rischio ..................................................................... 25

1.5 Modificazioni post-trauma ..................................................... 29

1.6 Aspetto psicologico e qualità della vita

CAPITOLO 2: INTERVENTO CHIRURGICO E PERCORSO

................................................................................ 34

RIABILITATIVO ............................................................................. 34

2.1 Processo diagnostico ...................... 40

2.2 Trattamento chirurgico e tecniche di ricostruzione del LCA

.................................... 45

2.3 Obiettivi e fasi della riabilitazione post-operatoria

...................................... 56

2.4 Differenze tra protocolli tradizionali e accelerati

CAPITOLO 3: RIATLETIZZAZIONE NEI CALCIATORI: PROTOCOLLI E

....................................................................... 60

TEMPI DI RECUPERO .................. 60

3.1 Definizione di riatletizzazione e obiettivi del ritorno all’attività

................................. 62

3.2 Il ruolo del laureato in Scienze motorie nel recupero

................................... 64

3.3 Test funzionali e criteri per il return-to-play (RTP)

................................................. 70

3.5 Rischio di recidiva e strategie preventive

.................................................................................. 74

CONCLUSIONI ................................................................................. 77

BIBLIOGRAFIA ABSTRACT

La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) rappresenta uno degli infortuni

più frequenti e invalidanti nello sport, in particolare nel calcio, dove l’articolazione

del ginocchio è sottoposta ad una intensa e costante sollecitazione.

Lo scopo di questa tesi è indagare sull’impatto che una lesione del legamento

crociato anteriore apporta nei calciatori e descrivere l’intero percorso a cui sono

sottoposti indipendentemente da sesso, età e livello, in particolar modo dal punto di

vista riabilitativo e psicologico.

La struttura della tesi è articolata in tre capitoli. Nello specifico, nel primo capitolo

vengono presentati gli aspetti anatomici e biomeccanici dell’articolazione del

ginocchio, ma anche i fattori di rischio e ciò che riguarda nello specifico

l’infortunio, quali i meccanismi, l’epidemiologia e le conseguenze sull’atleta,

soprattutto dal punto di vista psicologico. Il secondo capitolo, invece, è dedicato

all’intervento chirurgico e al piano di recupero, basato su degli obiettivi da

raggiungere attraverso varie fasi principali, e al ruolo specifico del chinesiologo. Il

terzo e ultimo capitolo, infine, si concentra sulla riatletizzazione, descrivendo

protocolli sport-specifici, test e criteri per il ritorno in campo e le differenze tra età,

genere e livello, con un’attenzione particolare alla prevenzione e al rischio di

recidiva. 1

INTRODUZIONE

La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) rappresenta uno degli infortuni

più frequenti e invalidanti nello sport, in particolare nel calcio, dove l’articolazione

del ginocchio è sottoposta ad una intensa e costante sollecitazione.

Lo scopo di questa tesi è indagare sull’impatto che una lesione del legamento

crociato anteriore apporta nei calciatori e descrivere l’intero percorso a cui sono

sottoposti indipendentemente da sesso, età e livello, in particolar modo dal punto di

vista riabilitativo e psicologico. La rottura del LCA, infatti, non compromette

soltanto la stabilità articolare, ma incide anche sulla qualità della vita, sul benessere

psicologico e, soprattutto, sulla carriera sportiva dell’atleta.

Con il passare degli anni la letteratura scientifica ha posto grande attenzione non

solo alle modalità di prevenzione, ma anche al percorso di recupero post-intervento

e alla riatletizzazione del calciatore, ovvero la fase che prevede il ritorno in campo

con una condizione quanto più vicina possibile a quella pre-infortunio.

La scelta di approfondire questa tematica non è soltanto di natura accademica, ma

risente anche di una motivazione personale. All’età di 16 anni, infatti, durante una

partita di campionato, riportai la rottura completa del legamento crociato anteriore,

la quale comportò un lungo percorso riabilitativo durato 17 mesi. Tale esperienza

contribuì a farmi crescere sia dal punto di vista sportivo, sia da quello umano.

Inoltre, da quel momento, cominciai a orientare i miei interessi di studio verso la

prevenzione e il recupero funzionale di questo infortunio.

La struttura della tesi è articolata in tre capitoli. Nello specifico, nel primo capitolo

vengono presentati gli aspetti anatomici e biomeccanici dell’articolazione del

ginocchio, ma anche i fattori di rischio e ciò che riguarda nello specifico

2

l’infortunio, quali i meccanismi, l’epidemiologia e le conseguenze sull’atleta,

soprattutto dal punto di vista psicologico. Il secondo capitolo, invece, è dedicato

all’intervento chirurgico e al piano di recupero, basato su degli obiettivi da

raggiungere attraverso varie fasi principali, e al ruolo specifico del chinesiologo. Il

terzo e ultimo capitolo, infine, si concentra sulla riatletizzazione, descrivendo

protocolli sport-specifici, test e criteri per il ritorno in campo e le differenze tra età,

genere e livello, con un’attenzione particolare alla prevenzione e al rischio di

recidiva.

La ricerca è stata condotta attraverso una revisione narrativa della letteratura

scientifica recente, attraverso articoli presenti nelle principali banche dati online,

con l’obiettivo di mettere in luce punti di forza, limiti e le possibili applicazioni

pratiche dei diversi studi. 3

CAPITOLO 1: ANATOMIA E ROTTURA LCA NEL CALCIO

1.1 Anatomia e biomeccanica del ginocchio

Conoscere l’anatomia del ginocchio è fondamentale per capire i meccanismi di

lesione e di conseguenza le terapie efficaci riguardo questa articolazione (Neumann,

2024) (Maniero, 2023). Il ginocchio è l’articolazione sinoviale di tipo ginglimo

angolare più grande del corpo umano (Standring, 2021). È costituita da varie

strutture anatomiche quali: ossa, muscoli, legamenti, tessuto adiposo, strutture

cartilaginee, capsule nervi, vasi e linfa (Maniero, 2023). È costituita da 2

articolazioni che lavorano in sinergia tra loro: l’articolazione femoro-tibiale e quella

femoro-patellare (Neumann, 2024). Il ginocchio si muove su due piani, garantendo

così la flesso-estensione e l’intra/extra rotazione; questi movimenti avvengono

spesso in sinergia con quelli delle articolazioni attorno come anca e caviglia

(Neumann, 2024).

L’articolazione femoro-tibiale consente di trasmettere il peso corporeo dal femore

alla tibia, accompagnato da un breve grado di rotazione della tibia (Flandry, 2011).

Dal punto di vista funzionale, il quadricipite e l’articolazione femoro-rotulea

contribuiscono a dissipare la spinta in avanti durante la fase di appoggio del ciclo

del cammino (Flandry, 2011). 4

Flessione ed estensione

La flessione e l’estensione del ginocchio avvengono su un’asse medio-laterale,

mentre i condili femorali scorrono e ruotano sulla tibia. L’ampiezza del movimento

varia in base all’età e al genere, ma solitamente il ginocchio di solito esegue da 130

a 150 gradi di flessione e 0 gradi di estensione completa, ma può anche arrivare a

5-10 gradi di estensione oltre lo 0 (iperestensione) (Neumann, 2024).

La parte sagittale del ginocchio mostra che gli archi dei condili femorali sono più

lunghi della lunghezza antero-posteriore dei piatti tibiali, ciò significa che se il

ginocchio si flettesse compiendo un movimento rotatorio, il femore si muoverebbe

via dalla parte posteriore della tibia prima che il ginocchio raggiunga la flessione

completa. Per questo motivo il femore scivola anteriormente nello stesso momento

in cui rotola posteriormente (Neumann, 2024).

(Maniero, 2023)

Rotazioni

Le rotazioni interna ed esterna del ginocchio, invece, avvengono attorno a un’asse

di rotazione longitudinale. In un ginocchio sano, normalmente, la rotazione interna

è di circa 30 gradi e la rotazione esterna di circa 40 gradi, per un totale di 70 gradi,

ma il ROM di questo movimento aumenta man mano con una maggiore flessione

5

del ginocchio (Neumann, 2024). La rotazione controllata è essenziale per

mantenere l’equilibrio del ginocchio, ciò viene garantito dall’azione dei legamenti

collaterali e del legamento crociato anteriore, i quali limitano la rotazione fornendo

maggiore stabilità all’articolazione. Quando il ginocchio è in completa estensione,

di conseguenza, la rotazione del ginocchio è bloccata dalla tensione passiva dei

legamenti, della capsula articolare e da una maggiore congruenza ossea all’interno

dell’articolazione (Neumann, 2024).

(Maniero, 2023)

Anatomia ossea

La rotula rappresenta il più grande osso sesamoide del corpo umano. Inserita nello

strato retinacolare del meccanismo estensore, riceve prossimalmente l’inserzione

del vasto intermedio e distalmente quella dello strato profondo del tendine rotuleo

(Flandry, 2011).La rotula si articola

con il solco femorale, costituito dalla

superficie articolare anteriore dei

condili femorali distali. La porzione

laterale del solco è relativamente più (Flandry, 2011)

6

ampia e caratterizzata da una cresta laterale

più prominente, conferendo una certa

stabilità ossea all’articolazione quando la

rotula si impegna nel solco a circa 45° di

flessione (Flandry, 2011). (Flandry, 2011)

L’estremità distale del femore è costituita da due superfici convesse, i condili

laterale e mediale. I condili non sono paralleli tra loro, ma i loro assi maggiori

convergono nella superficie patellare; inoltre, il mediale diverge maggiormente ed

è anche più stretto. Posteriormente i condili sono separati da una profonda

depressione, la fossa intercondiloidea (Travan, 2004). La faccia superiore dei

condili presenta due superfici pianeggianti rivestite da cartilagine: le cavità

glenoidee mediale e laterale. Sono separate tra loro da un rilievo, l’eminenza

intercondiloidea, formato da tubercoli intercondiloidei laterale e mediale. I due

condili si uniscono anteriormente, mentre posteriormente rimangono separati dalla

fossa intercondiloidea, dove vi sono le inserzioni con i legamenti crociati.

Anteriormente i condili femorali si fondono originando il solco intercondiloideo, il

quale si articola con la superficie

della rotula formando l’articolazione

femoro-rotulea (Standring, 2021)

(Maniero, 2023). (Maniero, 2023)

7

Sebbene il perone non abbia un’azione diretta sul ginocchio, contribuisce alla

stabilità dell’arto. La testa del perone rappresenta il punto di inserzione del bicipite

femorale e del legamento collaterale laterale (Neumann, 2024).

La tibia trasmette il carico corporeo attraverso il ginocchio e verso la caviglia

(Neumann, 2024).

La superficie articolare mediale e la superficie articolare sono divise da una cresta

chiamata “eminenza intercondiloidea” (Neumann, 2024).

I menischi

L’articolazione femoro-tibiale, oltre a queste strutture ossee, è caratterizzata dalla

presenza di altre strutture importanti, ad esempio, i menischi. I menischi hanno

forma semilunare e, grazie alla loro anatomia, svolgono una varietà di funzioni

biomeccaniche, tra cui la distribuzione del carico, la costituzione dell’area di

contatto articolare, la guida dei movimenti rotatori e la stabilizzazione delle

traslazioni (Flandry, 2011).

(Flandry, 2011)

Il menisco mediale è più ampio rispetto a quello laterale, sebbene il suo corpo risulti

leggermente più sottile. Esso si apre maggiormente verso l’incisura

intercondiloidea e presenta una superficie inferiore relativamente piatta. È ancorato

nella regione posteriore centrale della spina intercondiloidea, in prossimità della

fovea centralis, anteriormente al legamento intermeniscale anteriore, il quale

8

decorre fino a confluire con il legamento capsulare laterale del terzo medio

(Maniero, 2023, “Università degli Studi di Padova”). Lungo la sua periferia, il

menisco mediale si fissa, attraverso il segmento menisco-tibiale dei legamenti

capsulari, al margine articolare tibiale (Flandry, 2011).

Il menisco laterale, ha una conformazione più concava e, a causa della topografia

convessa del piatto tibiale laterale, assume una forma triangolare in sezione

trasversale, in contrasto con la tipica morfologia a cuneo del menisco mediale. Tale

conformazione determina il caratteristico aspetto “a farfalla” osservabile nelle

sezioni sagittali delle immagini di risonanza magnetica. La sua inserzione antero-

centrale si fonde con quella del legamento crociato anteriore (LCA) (Flandry, 2011).

Capsula e legamenti capsulari

La capsula fibrosa del ginocchio racchiude i compartimenti dell'articolazione

femoro-tibiale e dell'articolazione femoro-rotulea; essa, inoltre, è stabilizzata sia da

legamenti sia da vari muscoli (Neumann, 2024).

Lo strato intermedio, o retinacolare, comprende il retinacolo anteriore e le sue

condensazioni, tra cui il legamento iliopatellare (Flandry, 2011) (Maniero, 2023).

Infine, i legamenti femoro-rotulei, mediale e laterale, si estendono da punti

isometrici femorali ai poli superiori corrispondenti della rotula, ancorando l’origine

distale del vasto mediale obliquo e del vasto laterale obliquo (Flandry, 2011)

(Maniero, 2023).

Dal lato tibiale, le condensazioni retinacolari non ricevono contributi muscolari

diretti e svolgono una funzione statica. Tra esse, il legamento patello-tibiale-

mediale e quello laterale assumono particolare rilevanza clinica nei processi di

ricostruzione e stabilizzazione rotulea (Flandry, 2011) (Maniero, 2023). Il

9

legamento collaterale laterale stabilizza lateralmente la capsula (o fibulare), insieme

al retinacolo rotuleo laterale e alla fascia ileotibiale (Maniero, 2023). La stabilità,

inoltre, è fornita anche dal muscolo bicipite femorale, dal tendine del popliteo e dal

capo laterale del gastrocnemio (Neumann, 2024). Il ginocchio, come si evince, è

stabilizzato da un insieme complesso di legamenti statici e muscoli dinamici.

Legamenti fondamentali

I legamenti principali sono:

- Legamento crociato anteriore (LCA): esercita un ruolo fondamentale nel

controllo della traslazione anteriore della tibia rispetto al femore e nei

carichi rotatori (Vaienti, 2017) (Duthon, 2006);

- Legamento crociato posteriore

(LCP): origina dalla faccia laterale

del condilo mediale femorale e si

inserisce sulla porzione posteriore

della tibia (LaPrade, 2007). Resiste

alla traslazione posteriore della tibia (Flandry, 2011)

e contribuisce alla stabilità sagittale posteriore (LaPrade, 2021). È costituito

da due fasci principali, anterolaterale e posteromediale, che si attivano in

differenti gradi di flessione del ginocchio, garantendo una maggiore stabilità

(LaPrade, 2021). 10

- Legamento collaterale mediale (MCL):

origina dall’epicondilo femorale mediale, e

si estende in parte fino al menisco mediale,

unendo in modo funzionale legamento,

capsula articolare e menisco. Il MCL resiste

al carico in valgismo (cioè alla tendenza del

ginocchio ad aprirsi sul versante interno) e (Flandry, 2011)

contribuisce al controllo della rotazione interna della tibia rispetto al femore

(LaPrade, 2007).

- Legamento collaterale laterale (LCL):

origina dall’epicondilo femorale laterale e si

inserisce sulla testa della tibia, contrastando lo

stress da varismo del compartimento laterale.

Fa parte del complesso posterolaterale (PLC)

insieme al tendine del popliteo e al legamento

popliteo-fibulare; è un complesso essenziale

nella rotazione esterna della tibia (Yaras, 2024)

(James, 2015).

Muscoli principali (Flandry, 2011)

- Quadricipite femorale: è il

principale muscolo estensore

del ginocchio, origina dal

femore (e dal bacino per il capo (Flandry, 2011)

11

retto femorale) e si inserisce tramite il tendine rotuleo sulla tuberosità

tibiale. È composto da quattro capi muscolari distinti, i quali sono il retto

femorale, il vasto laterale, il vasto mediale e il vasto intermedio. Durante la

fase di appoggio e lanciata del passo, agisce eccentricamente per decelerare

la flessione del ginocchio e controllare la traslazione anteriore della tibia,

fungendo da antagonista dinamico del legamento crociato anteriore (LCA)

(Flandry, 2011) (Solie, 2024).

- Ischiocrurali: i muscoli ischiocrurali quali semimembranoso,

semitendinoso e bicipite femorale, attraversano sia l’anca che il ginocchio,

e svolgono un ruolo molto importante nello stabilizzare posteriormente il

ginocchio. In particolare, durante la

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrecuse_23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Attività fisica adattata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Iuliano Enzo.
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