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L’accento Brummie: analisi linguistica della serie TV Peaky Blinders

Facoltà di Lettere e Filosofia

Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali

Corso di Laurea in Lingue, Culture, Letterature, Traduzione

Anastasia Palmieri

Matricola 1908095

Relatore: 000000000000000000 Luca Valleriani

A.A. 2023-2024

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Indice

  • Introduzione
  • Capitolo I. Il concetto di dialetto
  • 1.1 Il continuum dialettale
  • 1.2 Le isoglosse
  • 1.3 La variazione linguistica
  • Capitolo II. Il Brummie
  • 2.1 Caratteristiche linguistiche
  • 2.2 Percezione dell’accento
  • 2.3 Tasso criminale della città nell’ambito audiovisivo
  • Capitolo III. Il Brummie
  • 3.1 La serie TV Peaky Blinders
  • 3.2 La traduzione italiana di Peaky Blinders
  • 3.3 La traduzione audiovisiva e la sottotitolazione

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Introduzione

Il presente elaborato ha come oggetto principale quello di analizzare le differenti varietà della lingua inglese parlate nel Regno Unito, vertendo in particolare sulla varietà diffusa presso la città di Birmingham, situata nella zona del West Midland nel centro dell’Inghilterra, “Brummie”.

Il concetto di dialetto si definisce come varietà regionale di una lingua che può essere definita dalla sua fonologia, dal suo vocabolario e dalla sua sintassi. Si assimila al concetto di accento, poiché esso si riferisce in particolare alle differenze di pronuncia ed infatti una persona può parlare con un determinato accento regionale, senza parlare veramente un dialetto.

Nei vari capitoli, che compongono questa tesi, verranno trattati molteplici aspetti di questo tipo di dialetto, con un importante focus riguardante l’ambito audiovisivo, difatti verrà trattata la serie “Peaky Blinders”. Precisamente, questo elaborato, si articola in due capitoli: nel primo verrà spiegato il concetto di dialetto ed inoltre verranno esposti in maniera generale i vari dialetti che caratterizzano il Regno Unito.

In questo caso la lingua inglese verrà suddivisa in diverse categorie: l’inglese del sudest, l’inglese del sudovest, l’inglese del centro nord, l’inglese del nord e l’inglese dell’Irlanda del Nord.

Il secondo capitolo, invece, verterà in maniera approfondita sull’accento Brummie con i relativi approfondimenti riguardanti le principali caratteristiche linguistiche incentrate sulla parte morfologica, sulla parte fonologica incentrandosi sull’evoluzione delle consonanti e delle vocali e sulla parte lessicale, con particolare riferimento ai modi gergali ed alle numerose espressioni idiomatiche ad esso attribuite.

Inoltre verterà sull’utilizzo nell’ambito audiovisivo e sulle conseguenti modalità di doppiaggio. Per poter esplicare questi concetti è importante parlare del concetto di variazione linguistica, ponendo particolare attenzione a quella di tipo diatopica. Si tratta di una variazione riguardante lo spazio, infatti una lingua può avere diverse varianti a seconda dell’area geografica.

Infine, il capitolo si incentrerà sulla serie televisiva “Peaky Blinders”, poiché in essa vi è una forte prevalenza di questo tipo di accento. Si tratta di una produzione britannica, ambientata a Birmingham nel periodo tra il 1919 e il 1934. Essa trae ispirazione da una vera banda “criminale” inglese, soprannominata “Peaky Blinders”, che era attiva qualche anno prima.

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In particolare questa serie racconta il periodo del primo dopoguerra, incentrandosi sulla famiglia “Shelby”, di cui fa parte il protagonista Thomas Shelby.

L’elaborato si concentra anche sulla percezione che i parlanti hanno di questo accento e sui vari stereotipi ad esso relativi, inoltre vi è una parte incentrata sulle varie modalità che hanno portato a dare nuovamente prestigio a questo dialetto, come la grande presenza di nativi della città di Birmingham che sono diventate star internazionali del cinema e della musica.

Nella parte successiva vi è un importante focus, partendo dal periodo della Prima Guerra Mondiale, relativo alla forte presenza della criminalità organizzata della città e questo approfondimento viene sostenuto mediante l’analisi di diversi accadimenti storici.

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Capitolo I. Il concetto di dialetto

Quando si parla del concetto di dialetto si parla di un concetto molto ampio che può avere diverse accezioni. Esso può essere inteso come una variante di una lingua standard, parlata in un determinato stato, oppure può essere inteso come una tipica varietà, solitamente regionale, di una lingua che può essere definita mediante la sua fonologia, la sua morfologia e la sua sintassi.

Di conseguenza è corretto affermare che il dialetto è necessariamente associato ad una particolare zona o in alcuni casi ad una determinata classe sociale. Il dialetto, concretamente, è una vera e proprio lingua che però solitamente ha meno potere e prestigio, rispetto ad una lingua di tipo standard.1

La branca che si occupa dello studio dei dialetti è la dialettologia, compresa nel vasto campo della sociolinguistica.2 Tutti i dialetti vengono considerati dal punto di vista grammaticale egualmente corretti, ma differiscono per il loro significato sociale e la loro funzione.

Inoltre, quando si parla di dialetto si sottintende il fatto che si stia denotando una deviazione substandard di una varietà più prestigiosa.3 Stando all’“Oxford English Dictionary” il concetto di dialetto viene identificato nel seguente modo “one of the subordinate forms or varieties of a language arising from local peculiarities”.

Si intende quindi che la forma dialettale, come spiegato in precedenza, è una forma di lingua subordinata che nasce da una lingua con maggiore prestigio e che inoltre si sviluppa dalle caratteristiche tipiche della determinata zona dalla quale essa nasce.4

1 Si tratta di una lingua soggetta a codificazione normativa. Essa viene presa come modello di riferimento per l’uso corretto della lingua. È la lingua ufficiale nell’ambito dell’insegnamento scolastico.

2 Lo studio sociologico dei fatti linguistici, basato sull'analisi delle interrelazioni esistenti tra organizzazione e funzionamento della società umana e l'organizzazione e il funzionamento del linguaggio verbale.

3 Si tratta di una lingua che nonostante sia parlata da un numero elevato di persone, non fa parte della norma riconosciuta e codificata.

4 I. Ranzato, Queen’s English? Gli accenti dell’Inghilterra, Roma, Bulzoni Editore, 2017.

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1.1 Il continuum dialettale

Solitamente, si è erroneamente abituati a considerare le diverse varietà linguistiche come entità nettamente definite e separate e ciò è considerato erroneo poiché i confini tra le varie parlate non sono sempre evidentemente definiti.

I vari dialetti non sono chiusi a sè stessi, ma tendono a sfumarsi l’uno con l’altro. Proprio per questo è possibile affermare che tutte le varietà linguistiche esistenti non sono separate tra loro da dei confini netti, poiché sarebbe impossibile, ma vi sono dei punti di contatto mediante il quale si verifica il passaggio graduale da una varietà linguistica ad un’altra.

Il concetto di continuum dialettale esprime in maniera molto chiara questo fenomeno. Si tratta quindi di una catena di varietà di lingue, appartenenti alla stessa famiglia, geograficamente adiacenti, la cui intelligibilità diminuisce con il crescere della distanza geografica.

Esempio:5 6

5 Si tratta di uno schema che mostra i dialetti locali del continuum germanico occidentale che sono orientati verso l'olandese standard o il tedesco standard, ciò varia a seconda del lato del confine in cui essi sono parlati.

6 Chambers & Trudgill, Dialectology, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, p. 10.

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1.2 Le isoglosse

Come già esplicato nel paragrafo precedente, non esistono dei confini rigidi e precisi che delimitano le diverse zone linguistiche. Nonostante ciò, esistono delle linee immaginarie denominate “isoglosse”, mediante le quali è possibile delineare i punti estremi di un’area geografica caratterizzata dalla presenza dello stesso fenomeno linguistico.

La parola “isoglossa” viene dal greco, e si compone di due termini: il primo “ισο”, che sta a significare “uguale” e il secondo “γλῶσσα”, che significa “lingua”. Questo concetto viene utilizzato soprattutto dai dialettologi, per distinguere le diverse varietà dialettali di una precisa zona geografica.

Inoltre, è importante sottolineare che è possibile che più isoglosse circondino o separino lo stesso gruppo di persone e ciò significa che la lingua parlata da questi differisce su molti aspetti rispetto agli altri gruppi di persone vicino ad esse.

In Italia, l’isoglossa principale è la linea “La Spezia-Rimini”. Essa suddivide l’Italia settentrionale in due parti: la parte a nord, cioè quella settentrionale e la parte a sud, cioè quella meridionale. I dialetti compresi nella parte settentrionale sono caratterizzati dalla lenizione o sonorizzazione delle consonanti sorde, che si trovano in posizione intervocalica.8

Invece, le parlate della parte meridionale e anche l’italiano standard non presentano questa caratteristica. Tutti queste lingue fanno parte della cosiddetta Romània Occidentale.9 Ogni nazione può essere caratterizzata da una o più isoglosse, per quanto concerne l’Inghilterra, è possibile affermare che essa si caratterizza dalla presenza di un’importante isoglossa chiamata “North-South divide” ed essa divide la nazione in due importanti aree, con i relativi dialetti inglesi: il nord ed il sud.

Nella parte nord sono comprese la parte del dialetto centrale e la parte della parte dell’ovest dialetto del basso nord. Invece, nella parte sud, vi sono comprese e la parte dell’est. Il nord e il sud dell’Inghilterra si distinguono principalmente per la pronuncia della |u| breve in parole come: “but” e “up”.

Per esempio, i parlanti con un accento del nord pronunceranno la prima parola nel seguente modo /buːt/ (pronunciata come “boot”), al contrario i parlanti con un accento del sud pronunceranno la seconda parola nel seguente modo //ɔp/ (pronunciata come “oopp”). Inoltre, gli accenti nordici non distinguono tra coppie di parole come “could” e “cud”.

Soprattutto durante il 1800, il rapporto tra meridionali e settentrionali si basava su questo tipo di opposizione semiotica.10

Questa immagine, mediante la linea curva nera, indica la divisione linguistica tra nord e sud.

7 L. Renzi, A. Andreose, Manuale di linguistica e filologia, Bologna, Il Mulino, 2015.

8 In linguistica è quando si verifica l’indebolimento delle consonanti occlusive. Esse da sorde diventano sonore.

9 È una parola che deriva dall’aggettivo latino “Romanus” e con essa venivano identificate le terre nelle quali erano diffuse le lingue romanze.

10 Essa rappresenta la divisione tra la parte del nord e la parte del sud. Crystal David, The Cambridge encyclopedia of language, Cambridge, New York: Cambridge University Press, 2018.

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1.3 La variazione linguistica

Ogni lingua, sia i dialetti che le lingue completamente standard, comprende diverse varietà, proprio per questo i parlanti sono influenzati da diversi fattori.

Nel 1970 un linguista rumeno, Eugen Coserin, attraverso diversi studi identificò quattro dimensioni di fondamentale importanza, riguardanti la variazione linguistica. Esse sono: la variazione diatopica, la variazione diacronica, la variazione diastratica ed infine la variazione diafasica.

Il primo tipo di variazione, quella diatopica, avviene nello spazio. Più precisamente, si intende che la lingua può presentare diverse varianti a seconda dell’area geografica.

Il secondo tipo di variazione, quella diacronica, ha a che fare con il tempo. Essa si suddivide in “macro-diacronia”, cioè la variazione attraverso il corso di anni e in “micro-diacronia”, cioè la variazione in un periodo di tempo molto lungo corrispondente ad una vita.

Il terzo tipo di variazione, quella diastratica, avviene a seconda dello strato sociale, cioè il gruppo sociale di appartenenza. Essa oltre ad includere la classe sociale, include la professione, il sesso, l’età, il livello di istruzione e così via. Queste varietà sono chiamate “socioletti”.11

Infine, il quarto tipo di variazione, quella diafasica, riguarda il contesto infatti si sviluppa in funzione dei diversi contesti comunicativi, cioè quello dello stile, che può essere di vario tipo come per esempio formale o poetico e quello del registro, che per esempio può essere quello usato nei giornali o quello usato dai bambini.

Inoltre, questo tipo di variazione, si caratterizza da due contesti comunicativi riguardanti solo il vocabolario: quello del gergo, utilizzato in determinati gruppi organizzati, come per esempio quello medico e quello dello slang, cioè una varietà informale usata da una piccola parte della popolazione, solitamente dagli adolescenti.

Infine vi è un quinto tipo di variazione, che venne aggiunta da alcuni studiosi in un momento successivo, si tratta di quella diamesica che si basa sul tipo di mezzo mediante il quale il messaggio viene espresso.

Nel linguaggio orale sia chi parla, sia chi ascolta si trovano nello stesso contesto narrativo, invece nel linguaggio scritto, soltanto chi parla partecipa in maniera pratica al messaggio, che può essere rivisto e modificato prima della sua trasmissione.12

11 Si tratta di una varietà linguistica di un determinato gruppo sociale.

12 Carlo Consani, Aspetti della variazione linguistica, Roma, Led Edizioni Universitarie, 2017.

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Capitolo II. Il Brummie

Il dialetto “Brummie” è una delle identità linguistiche più caratterizzanti del Regno Unito. Esso deriva dalla posizione geografica della città di Birmingham, più precisamente nella zona del Midlands Occidentale. Essa nasce come un piccolo villaggio anglosassone, che con l’avvento della Rivoluzione Industriale iniziata nel 1760 e conclusasi nel 1840, subì una grande espansione, diventando un grande centro industriale.

Ciò attirò molti lavoratori e per questo la città, grazie all’arrivo di un elevato numero di migranti, divenne molto ricca culturalmente, soprattutto per quanto riguarda la formazione del dialetto. In passato la città portava il nome di “Brummagen”, infatti da qui derivano sia il nominativo dato dai cittadini, “Brum”, sia il termine coniato ed utilizzato per indicare il dialetto di quella zona, “Brummie”, di quell’accento e dei suoi abitanti.

2.1 Caratteristiche linguistiche

L’accento Brummie presenta caratteristiche proprie che in parte differiscono dall’accento inglese standard dal punto di vista fonetico e fonologico, lessicale e grammaticale. L’analisi dal punto di vista fonetico e fonologico riguardante le vocali e le consonanti mostra che questo tipo di dialetto presenta due varietà di vocali, cioè quelle lunghe e quelle corte, con la particolarità delle prime che sono usate più frequentemente.

Esse si caratterizzano dalla tendenza di essere pronunciate in modo chiuso e nasale, andando a creare un tipo di accento più duro e piatto.

Esempi:

  • La vocale /ɪ/. Essa rispetto alla Received Pronunciation, viene pronunciata in maniera più chiusa e con meno tensione, inoltre può dare alla vocale un suono più breve. Questa vocale è come quelle della parola “see”, trascritta foneticamente come /siː/.

13 “Criminal cases” dal sito The National Archives, https://www.nationalarchives.gov.uk/

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  • La vocale /u/. Anch’essa, come la precedente, è più chiusa rispetto alla RP. Il suono di questa vocale, a causa di una leggera labializzazione che accompagna la chiusura, è meno rotondo e più compresso. Un esempio è la parola “goose”, trascritta foneticamente come /gus/.
  • La vocale [ʊ]. È
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