Estratto del documento

SCUOLA DELLE SCIENZE UMANE E DEL PATRIMONIO CULTURALE

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE PER LE CULTURE E LE ARTI

Tesi di laurea in Storia della Musica moderna e contemporanea

UN FINALE PER L’OPERA FINALE: LA TURANDOT DI

PUCCINI

TESI DI LAUREA DI: RELATORE:

FEDERICA FORTUNATI PROF. DARIO OLIVERI

0630178 ANNO ACCADEMICO 2016-2017 0

INDICE

Ringraziamenti……………………………………………………………….…….…...3

Premessa………………………..…………………………….........................................4

CAPITOLO I: Il “tardo stile” di Giacomo Puccini

un profilo biografico…………………..…………..5

1.1. Giacomo Puccini (1858-1924):

1.2. Dopo Madama Butterfly.............................................................................................6

Un altro orizzonte dell’esotisimo: (1910)…………………..7

1.3. La Fanciulla del West

1.3.1. .La Rondine: opera o operetta?……………………………………….……….8

I “tre colori” del ……………………...............................................8

1.4. Trittico (1918)

CAPITOLO II: Turandot (1920-24) e la fine della grande tradizione

Fonti letterarie e genesi dell’opera………………………………………………...11

2.1. Dalla fiaba di Gozzi all’opera di Puccini………………………...........................12

2.2. Un capolavoro incompiuto………………………………………………………...13

2.3. musicali………………………………………………...13

2.4. Drammaturgia e caratteri

dell’opera……………………………………………………….…...…16

2.5. Il soggetto

Personaggi e simboli………………………………………….……………………18

2.6. Turandot e Calaf: la morte e la vita………………...………………………...18

2.6.1. e Liù: le due figure femminili………………………………….…...19

2.6.2.Turandot

CAPITOLO III: Il tormentato finale di Turandot: da Franco Alfano a Luciano

Berio

L’opera senza fine e la morte di Puccini………………………...………………...20

3.1. finali di Franco Alfano………………………………………………………21

3.2. I due

Il finale di Luciano Berio………………………………………………….……….23

3.3. l’inaugurazione dell’Expo di Milano…………………………..24

3.4. Una Turandot per 1

L’allestimento del finale di Berio…………………………………………….25

3.4.1.

Conclusione: un finale anomalo…………………………………………………...26

3.5.

Nota bibliografica……………………………………………...................................27 2

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare la mia famiglia, in particolare i miei genitori che mi hanno permesso

di raggiungere questo importante traguardo. Un ringraziamento va anche a mia cognata

Erika, per essermi stata sempre vicina come una sorella, ma un ringraziamento speciale

va a mio fratello Giuseppe, che da sempre per me è e sarà un punto di riferimento ed è

per questo che dedico a lui la mia tesi. 3

Premessa

La mia idea di tesi nasce grazie all’interesse che il corso di Storia della Musica moderna

e contemporanea ha suscitato in me durante il percorso accademico. Ho scelto l’opera

Turandot perché da subito sono rimasta affascinata sia dai personaggi sia dalla storia,

ma soprattutto dal mistero del finale.

Com’è noto, purtroppo Giacomo Puccini morì prima di terminare la sua amata

Turandot. Gli mancava poco, il finale del III atto, in cui doveva avvenire il duetto tra

Turandot e Calaf, la scena del bacio, lo scioglimento della principessa e la celebrazione

dell’Amore come redenzione. Puccini si tormentò fino ai suoi ultimi giorni dietro a

questo finale: voleva creare una musica eccezionale per sancire quello che doveva

dell’opera.

essere il momento clou Ma purtroppo era destino di Turandot rimanere

un’opera senza fine.

L’obiettivo di questa tesi è quello di proporre nuove riflessioni su un problema che è

stato vivacemente dibattuto, dal 1926 ad oggi: Puccini, se la morte non lo avesse colto a

Bruxelles il 29 novembre 1924, sarebbe riuscito a portare a termine il finale? Con i

problemi, soprattutto drammaturgici, cosa comporta lo sgelamento della principessa? E

come risolvono il finale i compositori (Alfano e Berio) ma non solo,che hanno assunto

il difficile compito di completare la partitura?.

Le relazioni dei vari finali avrebbero offerto una nuova lettura dei documenti (gli

schizzi che Puccini portò con sé a Bruxelles e che sono serviti come guida ad Alfano e

Berio) e una nuova analisi dei finali composti. 4

CAPITOLO I

IL “TARDO STILE” DI GIACOMO PUCCINI (1910-24)

1.1. Giacomo Puccini (1858-1924): un profilo biografico

Giacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre1858- Bruxelles, 29 novembre 1924), è stato uno

dei più importanti compositori italiani di tutti i tempi, conosciuto e apprezzato in tutto il

mondo, è un artista le cui opere sono classificate tra le più famose fra quelle

appartenenti al repertorio operistico e tra le più eseguite.

Nasce da una famiglia di musicisti. Fin da piccolo dimostra di possedere un grande

talento musicale, anche se non dimostra di essere un ragazzo prodigio. Indolente e poco

incline allo studio, riesce comunque ad ottenere una borsa di studio per il conservatorio

di Milano; tuttavia la madre lo manda a studiare presso l’istituto musicale di Lucca per

continuare la tradizione familiare. All’età di diciotto anni presenta Juno in un concorso

lucchese, non vince il premio ma ottiene l’esecuzione del lavoro. Sotto l’influenza

dell’Aida (1870) di Verdi, rivolge il suo interesse alle tradizioni operistiche italiane.

Con l’aiuto finanziario dei familiari e grazie ad una borsa di studio della Regina

Margherita, si iscrive al conservatorio di Milano dove dal 1880 al 1883 studia con

Antonio Bazzini e Amilcare Ponchielli. Quest’ultimo presenta il giovane compositore

allo scrittore Ferdinando Fontana il quale si occupa di scrivere il libretto per la sua

prima opera: Le Villi (1884), guadagnandosi il favore del pubblico. Questo successo

induce l’Editore Ricordi a commissionare a Puccini una nuova opera: Edgar (1889) ma

che non avrà particolare successo. Sarà con Manon Lescaut (1893) e La Bohème (1896)

che Puccini troverà fama e fortuna. Le due opere successive, Tosca (1900) e Madama

Butterfly (1904) vengono accolte con minore entusiasmo alla prima esecuzione. Nel

1904 sposa Elvira Gemignani ma questa sarebbe stata una scelta infelice perché

ossessionava Giacomo con le sue scenate di gelosia.

dell’Opera italiana tra il XIX e il XX secolo, colui

Puccini è una delle maggiori figure

che ha cercato di rompere il vincolo con la corrente verista per dar vita aNd un nuovo

stile personale tutt’oggi apprezzato. I lavori di Puccini erano dedicati esclusivamente al

musica sempre con l’intento di interpretare e soddisfare i

teatro musicale e compose

gusti del pubblico. 5

Nel corso della sua vita ha composto un numero limitato di opere, 12 per la precisione,

dato che il suo interesse principale era quello di perfezionare i suoi meccanismi teatrali

fino a realizzare opere perfette. Il suo stile ochestrale, mostra la forte influenza di

Wagner. Per quanto riguarda la struttura le partiture di solito presentano un forte senso

di continuità e connessione, in particolare, per la connotazione dei personaggi vengono

utilizzati dei leitmotiv, che rappresentano un altro segno evidente dell’influenza di

Wagner. Ma, a differenza degli artisti tedeschi che sviluppavano i motivi in figure via

via sempre più complicate che andavano di pari passo con l’evoluzione dei personaggi, i

motivi sviluppati da Puccini restavano più o meno identici durante tutto il corso

dell’opera, anticipando i temi del teatro musicale moderno. Tra le caratteristiche

distintive delle opere del compositore, si ritrova l’uso della voce nello stile del discorso,

vale a dire che i personaggi cantano frasi brevi in maniera alternata, una di seguito

all’altra, come se stessero dialogando.

Le doti di Puccini furono soprattutto drammatiche. La sua intensa e sensibile vena

teatrale e le sue opere immortali, ci restituiscono un teatro ancora modernissimo.

1.2. Dopo Madama Butterfly

I primi anni del XX secolo vedono Puccini al culmine della sua notorietà. Uscito dal

successo di Tosca (Roma, 1900), aveva preso in considerazione numerosi progetti.

niente riuscì a cancellare l’impressione suscitata da

Tuttavia, Madama Butterfly, vista

dal musicista al teatro di Londra, un dramma esotico di David Belasco, a sua volta tratta

da un racconto dell’americano John Luther Long. Puccini assiste all’opera anche se

aveva capito ben poco del testo, recitato in inglese. Nonostante ciò vuole prendere

contatti con Belasco per acquistare i diritti. Il libretto viene realizzato da Giuseppe

Giacosa e Luigi Illica. Iniziata nel 1901, la composizione procedette con numerose

interruzioni e soltanto nel dicembre del 1903 l’opera potè dirsi completa in ogni sua

parte.

La sera del 17 febbraio 1904 la prima rappresentazione a Milano al Teatro alla Scala fu

un disastro. Il fiasco della prima spinse quindi l’autore a ritirare immediatamente lo

spartito, per sottoporre l’opera ad una accurata revisione. Dopo tre mesi va in scena al

Teatro Grande di Brescia, il 28 maggio e da qul giorno ottenne un grande successo.

6

Quest’opera conclude la fase centrale del compositore. Dopo questa data infatti, le

composizioni furono meno frequenti poiché dovette affrontare una serie di

problematiche legate alla sua vita. A causa della sua passione per la guida delle auto

sportive, rimase quasi ucciso in un incidente nel 1903, a causa del quale dovette

affrontare una convalescenza che durò mesi. Nel 1906 Giacosa morì, poco dopo quella

dell’editore Giulio Ricordi e il 1909 fu l’anno dello scandalo della moglie che accusò

ingiustamente la domestica, di avere un rapporto con il marito. La cameriera si suicidò,

Elvira venne citata in giudizio e Giacomo si trovò costretto a pagare i danni. Questa

situazione di grande pressione e ansia provocò in Puccini un vero e proprio blocco

compositivo. Seguirono circa sei anni di pausa durante la quale Puccini lavora ad

un’enorme quantità di progetti tutti abbandonati, infine dopo viaggi e riflessioni

concluse La Fanciulla del West nel 1910.

Un altro orizzonte dell’esotismo:

1.3. La Fanciulla del West (1910)

Dopo un intervallo piuttosto lungo, circa sei anni dopo la rappresentazione di Madama

Butterfly (1904) Puccini compose La Fanciulla del West ultimata nel 1910. Come

d’abitudine, il compositore iniziò il suo lavoro alcuni anni prima, abbandonandolo e

dedicandosi in contemporanea ad altre composizioni. Nello specifico furono anni di

profonda crisi e perdite dolorose. Fu un periodo di forte insofferenza, di progetti iniziati

e mai finiti, oppure iniziati, lasciati e poi ripresi.

Il filo conduttore artistico di questo momento per Puccini, sempre insieme alla ricerca di

1

argomenti e linguaggi nuovi fu l’esotismo . La ricerca ulteriore di innovazione e la sua

irrequietezza nelle scelte trovano finalmente un compimento ne La Fanciulla del West.

2

Prese spunto dal dramma in prosa di David Belasco , al contrario di altre opere, Puccini

non si innamorò subito del soggetto ma l’avvicinamento fu graduale. Per la stesura del

libretto si rivolse a Carlo Zangarini e Guelfo Civinini. Portata a termine nel 1910 e

messa in scena per la prima volta il 10 dicembre dello stesso anno al Metropolitan di

New York, con la direzione di Toscanini. La scelta del debutto in paese straniero fu

dettata dalla sua evoluzione compositiva, ormai lontana dal melodramma tradizionale di

1 Fenomeno culturale che tende ad esaltare ed imitare, specie nell’arte, forme e suggestioni di paesi

lontani, sviluppatosi a partire dal XVIII secolo e diffuso in Europa specialmente dopo il Rinascimento.

2 The girl of the Golden West (1907). 7

stampo ottocentesco. La Fanciulla riscosse molto successo nel nuovo continente per poi

passare in quelli europei e infine in Italia. Qui fu accolta in linea generale in modo

positivo ma il pubblico italiano non era ancora pronto per cogliere la vera essenza

dell’opera perché ancora legati alle modalità del compositore del secolo precedente.

1.3.1. La Rondine (1917): opera o operetta?

Dopo il successo de La Fanciulla del West nel 1910, passarono diversi anni e diverse

proposte prima che Puccini si convincesse della storia giusta da mettere in atto. Il 1914

fu l’anno decisivo. Nell’aprile di quell’anno, infatti, lo scrittore e il librettista Alfred

Willner, insieme a Heinz Reichert,conosciuti mentre Puccini era in viaggio tra

Germania e Austria, proposero una trama che veniva incontro ai gusti di Puccini. Si

trattava di Die Schwalbe, appunto La Rondine. Un mese dopo la proposta, ci fu

l’incontro con il fidato librettista Giuseppe Adami, il quale aveva il compito di redigere

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 28
 La Turandot di Puccini  Pag. 1  La Turandot di Puccini  Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 La Turandot di Puccini  Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 La Turandot di Puccini  Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 La Turandot di Puccini  Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 La Turandot di Puccini  Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
 La Turandot di Puccini  Pag. 26
1 su 28
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federika.fortunati di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Oliveri Dario.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community