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Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute

Corso di laurea in Politiche Sociali e Servizio Sociale

Laurea Magistrale

Elaborato finale in C.I. di Epidemiologia Sociale

Il nuovo volto della violenza di genere: le molestie online

Relatore: Dott.ssa Ferrara Maria

Candidata: Entrotti Francesca

Correlatore: Dott.ssa Langiano Elisa

Matr. 0052918

Anno Accademico 2019/2020

“Ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne.” - Maya Angelou

A tutte le donne.

Indice

  • Introduzione
  • Capitolo I: La violenza di genere: i pericoli della rete
    • 1.1 La violenza di genere
    • 1.2 La violenza di genere online
      • 1.2.1 Cyberstalking
      • 1.2.2 Doxing
      • 1.2.3 Revenge Porn
    • 1.3 I social network: i luoghi del crimine
      • 1.3.1 I social network a confronto
      • 1.3.2 Le applicazioni per smartphone
  • Capitolo II: La frequenza del fenomeno e i provvedimenti per combatterlo
    • 2.1 I dati sulla violenza di genere in Italia
    • 2.2 I dati sulle molestie online: un fenomeno diffuso in tutti i Paesi
    • 2.3 Le risposte legislative alla violenza virtuale
      • 2.3.1 La legislazione italiana per combattere il fenomeno del cyberstalking
      • 2.3.2 La normativa italiana sul Revenge Porn
  • Capitolo III: La prevenzione del fenomeno e le azioni per combatterlo
    • 3.1 Privacy sui social media: i rischi
    • 3.2 Come combattere il cyberstalking
    • 3.3 Difendersi dagli hacker
    • 3.4 L'importanza di educare all'uso di internet sin da ragazzi
      • 3.4.1 Educare ai media per un uso corretto della rete: il ruolo dei genitori
      • 3.4.2 Educare ai media per un uso corretto della rete: il ruolo degli insegnanti
    • 3.5 Il ruolo dei Servizi Sociali
  • Capitolo IV: La ricerca: la violenza virtuale
    • 4.1 Il protocollo di ricerca
    • 4.2 Gli obiettivi della ricerca
    • 4.3 Metodologia di indagine
      • 4.3.1 Il questionario
    • 4.4 I risultati della ricerca
    • 4.5 Le conclusioni della ricerca
  • Conclusioni
  • Bibliografia e Sitografia

Introduzione

Il web è lo specchio della realtà che viviamo quotidianamente. La nostra è una società dove subiamo ogni giorno violenze e discriminazioni: in famiglia, al lavoro, nella sanità, in università, sui mezzi pubblici, in coda al supermercato, al parco mentre facciamo una corsa. A questo punto non dobbiamo sorprenderci se neppure Internet è per noi uno spazio sicuro. Non ci sorprendiamo, ma non accettiamo l'ennesima forma di violenza nelle nostre vite: le molestie online.

Con il nome di “molestie online” possono essere indicati vari comportamenti: dai messaggi sessualmente espliciti indesiderati alle avances inopportune o offensive sui social network o in chat, dalle minacce di violenza fisica e/o sessuale con ai messaggi di testo di incitamento all’odio, con un messaggi di posta elettronica, linguaggio che denigra, insulta, minaccia o colpisce un individuo sulla base della sua identità e di altri aspetti, quali orientamento sessuale o disabilità.

Queste forme di violenza sono spesso messe in atto da ex partner che non accettano la fine di una relazione, ma è possibile essere contattate anche da persone sconosciute che per esempio si prendono la libertà di fare domande attinenti alla sfera privata o di chiedere o inviare foto intime. Spesso questi comportamenti, almeno in un primo momento, possono essere minimizzati. Si tratta però di azioni che sono in ogni caso indesiderate e che possono portare le vittime a non sentirsi al sicuro nei luoghi che frequentano e per questo motivo non andrebbero mai ignorate. Le molestie online sono un fenomeno mondiale sempre più frequente, come dimostrato anche dai diversi dati pubblicati in diverse ricerche svolte in diversi Paesi del mondo.

Interessata a tale increscente fenomeno è stata svolta un’indagine, attraverso la diffusione di questionari online rivolti alle donne. Lo scopo è stato quello di rilevare i dati riguardo la frequenza di tali eventi, le modalità e i tempi in cui sono avvenuti, alle loro ripercussioni, e l’informazione sulle modalità di protezione della privacy in un mondo immenso come quello di internet. I risultati di tale ricerca verranno esposti nell’ultimo capitolo del seguente elaborato, dopo una vasta descrizione del fenomeno, delle sue variabili, delle conseguenze che comporta nella vittima, delle legislazioni messe in atto dai vari governi per combatterlo e dei progetti sociali utili a prevenirlo.

L’obiettivo ultimo di tale lavoro è quello di mettere in luce la complessità del fenomeno della violenza virtuale, e la necessità di aumentare le politiche di contrasto ai crimini connessi, sia nella protezione della privacy online, sia nelle procedure penali adottate di conseguenza.

Capitolo I: La violenza di genere: i pericoli della rete

1.1 La violenza di genere

Un decreto legge dell’agosto 2013, convertito in legge con modifiche nel successivo mese di ottobre, ha introdotto nel nostro ordinamento, nei settori del diritto penale sostanziale e processuale, una serie di misure, preventive e repressive, per combattere la violenza contro le donne in tutte le sue forme, la così detta violenza di genere, espressamente riconosciuta dalla Dichiarazione di Vienna del 1993 come una violazione dei diritti fondamentali della donna e annoverata tra le violazioni dei diritti umani.

La violenza di genere è ultimamente diventata un tema di grande dibattito e di notevole sensibilità presso l’opinione pubblica, e si presta a essere indagata in un’ottica plurifattoriale, che consente di avere una visione d’insieme del fenomeno. Per esempio il suo impatto è chiaramente riscontrabile non solo nelle scienze storiche, o in quelle psicologiche, e non solo sul piano del diritto, e del diritto penale in particolare, ma anche in prospettiva criminologica, sociologica e antropologica. In campo internazionale la tematica della violenza ha acquistato un’importanza sempre crescente, l’allargamento della titolarità dei diritti alle donne, le cui violazioni nelle prime costituzioni liberali sono state escluse dall’elaborazione teorica e dalla pratica dei diritti umani, nati come diritti “dell’uomo”, pensati e proclamati dagli uomini per gli uomini, e non come diritti degli esseri umani in genere, è da porre in relazione col fenomeno della moltiplicazione e universalizzazione dei diritti, riconosciuti nel corso degli anni con sistematicità e in pari misura a tutti gli individui, senza distinzioni di genere, di lingua, di religione, di etnia, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

La Conferenza di Pechino (1995), la quarta di una serie di conferenze mondiali sulle donne organizzate dalle Nazioni Unite che hanno contribuito a far diventare il tema della marginalizzazione delle donne nell’ambito dei diritti umani e la causa dell’uguaglianza fra i sessi uno dei punti prioritari delle agende internazionali, ha ribadito che i diritti delle donne sono diritti umani nel significato più pieno del termine e che la violenza di genere costituisce una violazione dei diritti fondamentali delle donne, affermando come valore universale il principio delle pari opportunità tra i generi e della non discriminazione delle donne in ogni settore della vita, pubblica e privata.

Ne consegue, per gli stati, l’obbligo di garantire alle donne “obbligo delle una vita libera da ogni forma di violenza, solitamente declinato come 5 P”: to promote, promuovere una cultura che non discrimini le donne; to prevent, adottare ogni misura idonea a prevenire la violenza maschile sulle donne; to protect, proteggere le donne che vogliono fuggire dalla violenza maschile; to punish, perseguire i crimini commessi nei confronti delle donne; to procure compensation, risarcire, non solo economicamente, le vittime di violenza sulle donne. La definizione della violenza contro le donne per motivi di genere, fornita dai diversi documenti internazionali, che ne riconoscono e affermano il carattere universale e la natura strutturale, è molto ampia, e non sempre univoca: segno di quanto problematica sia, sul piano politico ma soprattutto su quello giuridico, questa nozione.

Essa designa una realtà di spiccata complessità, sia dal punto di vista sociologico che giuridico, universalmente presente in ogni area del globo, condizionata dall’orizzonte e dal contesto storico in cui si realizza, quindi con caratteristiche varie. Nel quadro del diritto internazionale dei diritti umani, la definizione più diffusa di violenza contro le donne basata sul genere comprende ogni forma di violenza esercitata nei confronti della donna “perché donna” (fisica, psicologica, sessuale, economica, istituzionale, e qualsiasi altra forma di violenza che incida sulla dignità, integrità e libertà delle donne), che può manifestarsi in diversi luoghi e tipi di relazioni, riconducibili alla dimensione privata come a quella pubblica.

Nel panorama europeo, tra le carte regionali, assume a riguardo un rilievo particolarmente significativo la citata Convenzione di Istanbul (2011), non solo perché per la prima volta uno strumento internazionale ad hoc giuridicamente vincolante riunisce il consenso della comunità a livello paneuropeo su una cornice normativa comune in materia di protezione dei diritti delle donne e nella lotta alle discriminazioni di genere, ma perché si caratterizza per la previsione di strumenti assenti negli altri trattati esistenti in materia, specialmente per quanto riguarda due aree di intervento: prevenzione e accesso ai servizi da parte di donne che hanno subito violenza.

(A. Merli, 2015)

La violenza di genere presente all’interno dei nostri contesti si manifesta anche online, attraverso attacchi, abusi verbali sulle piattaforme digitali, ricatti, colpendo trasversalmente diversi soggetti ma coinvolgendo alcune categorie più di altre, in particolare le ragazze e le donne. Gli ambienti digitali, come tutti gli aspetti dell’interazione umana, non sono neutri rispetto al genere piuttosto riproducono le esistenti relazioni di potere (Save The Children, 2020)

1.2 La violenza di genere online

Al pari della violenza da parte di un partner intimo subita offline, la violenza virtuale contro le donne può manifestarsi sotto varie forme, fra cui violenza sessuale, psicologica e, come le crescenti tendenze indicherebbero, violenza economica, in cui l’attuale o futura occupazione della vittima è compromessa da informazioni pubblicate online. Non deve essere sottovalutata la possibilità che la violenza nel cyberspazio si manifesti a livello psichico. (EIGE, 2017)

Offline e online sono strettamente connessi, ciò comporta che chi fa esperienza di violenza online riporta nella vita reale effetti sia sul piano emotivo che fisico; con la probabile conseguenza che anche la percezione della rete può cambiare, portando a scegliere di rimanerne volontariamente fuori, minando così il proprio diritto alla libertà, a conoscere, ad informarsi ed esprimersi liberamente. La violenza di genere online si può manifestare sotto varie forme e caratteristiche. Le più comuni sono:

  • Violazione della privacy. Queste le azioni più frequenti da parte di chi compie questo tipo di abuso: accedere, usare, manipolare, diffondere, dati privati senza il consenso della ragazza (hackerando il suo account, rubando la password, usando la sua identità digitale, usando il suo computer per accedere al suo account mentre è loggata). Allo stesso modo, rientra in questa tipologia l’accesso, l’uso, la manipolazione e la diffusione di foto o video della ragazza senza il suo consenso (incluso il revenge porn).
  • Sorvegliare e monitorare. Il controllo è una forma di violenza psicologica frequente. Significa monitorare, tracciare e sorvegliare le attività della ragazza online e offline.
  • Danneggiare la reputazione e la credibilità della ragazza. In questa categoria rientra la manipolazione di foto e video in cui è presente la ragazza e la diffusione sul web di informazioni e immagini intime o private con l’intento di danneggiare la persona, ricattarla o trarne un qualche profitto.

(Save The Children, 2020)

Nonostante non sia possibile quantificare in maniera adeguata la sua estensione e il suo impatto, Amnesty International ha dichiarato che 1 donna italiana su 5 ha subito molestie e minacce online. Il genere femminile è colpito in maniera sproporzionata rispetto agli uomini: il rischio di essere molestate è 27 volte maggiore. (M.Mescolotto, 2020)

Il mondo digitale presenta alcune peculiarità proprie dell’atto stesso della violenza:

  • Anonimato: l’abusante può restare anonimo alla vittima.
  • Azione a distanza: l’abuso può essere perpetrato senza contatto fisico e da qualsiasi luogo nel mondo.
  • Automazione: l’azione abusiva, utilizzando le nuove tecnologie, richiede meno tempo e sforzo.
  • Accessibilità: la varietà e l’accessibilità alle nuove tecnologie le rende facilmente accessibili agli abusanti.
  • Propagazione e permanenza: testi, immagini e video possono moltiplicarsi e continuare a essere presenti online per molto tempo o per sempre.

(Save The Children, 2020)

Il grande ma spaventoso successo della misoginia virtuale è sicuramente dovuto al crescente sviluppo di internet e dei social media, ma in gran parte attribuibile all’attrattiva di ciò che il web offre, ovvero l’anonimato. Dietro lo schermo del proprio smartphone o del proprio pc infatti si tende a sentirsi più forti, deresponsabilizzati, autorizzati a esprimere disprezzo, prepotenza e brutalità. La virtualità, che potrebbe far apparire questo tipo di violenza più innocua, rappresenta invece una pericolosa minaccia: non esiste confine spazio-temporale, i contenuti si diffondono in maniera virale e in tempi rapidissimi e circolano all’infinito. È così che quella foto inviata al proprio partner, simbolo di intimità e atto di fiducia, può rovinare una vita. La cyber-violenza è quindi l’ennesima manifestazione dell’oggettivizzazione del corpo femminile, considerato come moneta di scambio e strumento di piacere e intrattenimento.

A livello europeo non esiste una legislazione comune per definire e regolare questo fenomeno, vi è un frequente e diffuso atteggiamento di minimizzazione del problema, come se l’accaduto, perché online, non provocasse un danno sociale e psicologico reale. Alcuni stati, come Regno Unito, Francia e Germania hanno adottato una normativa che sembra rappresentare un grande passo avanti verso la giustizia, così come in Italia, dove è stato introdotto il reato di “revenge porn”: la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti, punito con fino a 6 anni di reclusione e 15 mila euro di multa.

Nonostante questa legge si possa considerare un buon traguardo, la regolamentazione è ancora piuttosto limitata. Esistono purtroppo molte altre forme di violenza virtuale, che dovrebbero essere egualmente punite. Alcuni esempi sono il cyberstalking, la versione online del reato di stalking, che ha l’obiettivo di perseguitare e molestare l’altro attraverso continui messaggi e commenti offensivi, il doxing, cioè ricercare e pubblicare informazioni personali e private per causare panico e angoscia e il bullismo a sfondo sessuale che mira a sminuire e umiliare l’altro. (M. Mescolotto, 2020)

1.2.1 Cyberstalking

Il cyberstalking è stalking attuato mediante messaggi di posta elettronica, SMS (o messaggi online) o Internet. Lo stalking comporta episodi ripetuti che individualmente possono essere atti innocui o meno, ma combinati minano il senso di sicurezza della vittima e provocano angoscia, paura o allarme. Gli atti possono includere:

  • Invio di messaggi di posta elettronica, messaggi di testo o messaggi istantanei offensivi o minacciosi;
  • Pubblicazione di commenti offensivi su Internet in relazione alla persona interessata;
  • Condivisione di fotografie o video intimi della persona interessata su Internet o tramite telefono cellulare.

Per essere considerati cyberstalking, questi atti devono avvenire ripetutamente ed essere perpetrati dalla stessa persona. (EIGE, 2017)

In particolare, la componente informatica e telematica nell’azione dello stalker deve permettere di approdare ad almeno uno dei tre eventi tipizzati dalla norma, di modo che i comportamenti di minaccia o molestia generino nella vittima:

  • Un perdurante e grave stato d’ansia o di paura;
  • Un fondato timore per l’incolumità propria o altrui;
  • Un’alterazione delle abitudini di vita.

Sono quattro i comportamenti che potrebbero connotare l’attività di cyberstalking:

  • Un’attività di sorveglianza nei confronti della vittima. Ed è noto quanto le nuove tecnologie possano aiutare nell’effettuare un’azione capillare di sorveglianza grazie alla loro invasività, si pensi alle recenti funzioni di geo-localizzazione e indicazione del posizionamento del soggetto;
  • Un’attività di comunicazione (spesso ossessiva) nei confronti della vittima;
  • Un’attività di ricerca di contatto. Si tratta di una via di mezzo tra un pedinamento elettronico e un “aggiramento” compiuto anche collegandosi ad amicizie (ad esempio sui social network) e non con contatti iniziali diretti con la vittima;
  • Un’attività di controllo. E spesso, si sa, le tecnologie, se usate con accortezza, possono...
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Scienze mediche MED/04 Patologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Luigi.Greco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epidemiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Ferrara Maria.
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