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Indice

  • Introduzione
  • Capitolo 1 - La dislessia e i disturbi specifici dell’apprendimento ................................................... p.1
  • 1.1 La definizione di dislessia .................................................................. p.1
  • 1.2 La correlazione tra DSA e dislessia ................................................... p.5
  • 1.2.1 La Consensus Conference .............................................................. p.9
  • 1.2.2 False credenze e punti di forza dei DSA ...................................... p.11
  • 1.3 Breve storia sulla dislessia .............................................................. p.13
  • Capitolo 2 - Il genio creativo nei dislessici .............. p.19
  • 2.1 Le caratteristiche della personalità del soggetto dislessico ......... p.19
  • 2.1.1 Punti di forza MIND e punti di debolezza ...................................... p.22
  • 2.2 Le abilità visuo-spaziali ..................................................................... p.27
  • 2.3 Il genio creativo ................................................................................. p.32
  • 2.3.1 Illustri geni dislessici ..................................................................... p.39
  • 2.4 L’associazione tra dislessia e creatività .......................................... p.44
  • Capitolo 3 - La dislessia raccontata da un dislessico ... p.48
  • 3.1 Ronald D. Davis ................................................................................. p.48
  • 3.2 ‘Il dono della dislessia’ e il metodo Davis ...................................... p.50
  • 3.3 Una guida per genitori ed insegnanti: come e cosa possono fare ...................................................................... p.58
  • Conclusioni ................................................................ p.63
  • Bibliografia ................................................................. p.67
  • Sitografia .................................................................... p.68
  • Ringraziamenti

Introduzione

Attraverso il mio elaborato vorrei farvi riscoprire ciò che di più bello si nasconde dietro un soggetto dislessico. In particolare: sapete cosa avevano in comune Leonardo da Vinci e Walt Disney? Erano dislessici e avevano il dono della creatività e dell’immaginazione.

Tuttavia sembra che ce ne dimentichiamo o forse nemmeno lo sappiamo. Eppure film come ‘Stelle sulla Terra’ dovrebbero ricordarci che basta solo un pizzico di attenzione in più, un po’ di amore ed ecco come ciò che noi riteniamo un ‘problema’, diventerà una scoperta magnifica.

Attraverso i vari capitoli affronterò i tratti salienti della dislessia.

Nel primo capitolo parlerò di che cosa intendiamo quando parliamo di dislessia, quali definizioni nel tempo sono state date e il legame con i disturbi specifici di apprendimento (DSA).

Nel secondo capitolo invece passerò ad esaminare la personalità del soggetto dislessico, quindi il suo potenziale creativo, in riferimento anche ai grandi dislessici del passato e del presente, come Napoleone Bonaparte, Emile Zola, Steven Spielberg, Isaac Newton e molti altri.

Infine nel terzo capitolo parlerò di un dislessico in particolare, Ronald Davis, il quale dopo un’infanzia segnata dalle difficoltà di apprendimento, grazie al suo ‘dono’ si rese conto, solamente all’età di trentotto anni, di avere la capacità di leggere a velocità assolutamente sorprendente. Ciò lo condusse a sviluppare un nuovo, rivoluzionario metodo per correggere la dislessia e i disturbi dell’apprendimento in generale. Il tutto racchiuso nel suo volume ‘Il dono della dislessia’.

‘Gli insegnanti per accettare dislessico un bambino con difficoltà di lettura, gli chiedono di essere un piccolo Einstein, dimenticando che nemmeno gli insegnanti di Einstein si erano accorti di avere davanti un genio’.

i Giacomo Stella, La Dislessia, Il Mulino, 2004

Capitolo 1 - La dislessia e i disturbi specifici dell’apprendimento

1.1 Definizioni di dislessia

‘SOS Dislessia’ è la richiesta d’aiuto lanciata dalla società contemporanea, dove la lingua scritta rappresenta la chiave di apertura per la comunicazione globale.

Tutti ormai parlano di dislessia, alcuni con l’espressione ‘Sei dislessico?’, indicano in senso dispregiativo ed errato, chi non riesce ad esprimersi in modo corretto o incespica sulle parole, e beh pochi ne sanno dare una definizione.

Parlare di dislessia significa parlare di lettura e scrittura, processi che diventano automatici dopo la prima fase di apprendimento. La maggior parte dei bambini impara a scrivere da sola e, comunque, il 90% degli scolari di I elementare impara il codice alfabetico in due mesi, a prescindere dal metodo didattico a cui sono esposti.1

Tuttavia esiste una piccola, ma sostanziale parte della popolazione infantile che presenta difficoltà significative nell’apprendimento della lettura. L’inizio del loro fallimento nell’acquisizione di tale abilità è segnato dalle prime istituzioni sulla lettura.

Non solo...

Ci sono bambini che presentano notevoli difficoltà anche nell’ortografia, nei calcoli, oppure nelle azioni quotidiane, per noi semplici, come allacciarsi le scarpe, o la camicia. La loro è una guerra continua.2

È per questo che vengono etichettati come svogliati, pigri o poco intelligenti. Invece sono semplicemente dislessici.

1 Stella, In classe con un allievo con disordini di apprendimento, Milano, Fabbri, 2001, pp. 7

2 Dal film ‘Stelle sulla terra’

Figura 1.1

Pochi sanno dare una definizione adeguata di che cosa realmente sia la dislessia. L’eziologia del termine deriva dal greco Dys (difficoltà) più lexis (lettura). In generale quando ci riferiamo alla parola dislessia indichiamo la difficoltà a leggere in modo corretto e fluente. In particolare riconosciamo due tipi di dislessia:

  • La dislessia evolutiva: si manifesta in età scolare, in particolare nei primi anni, in cui si inizia l’apprendimento scolastico; le caratteristiche della dislessia possono variare in relazione ai cambiamenti legati alla crescita del bambino; forma congenita che interessa i bambini.
  • La dislessia acquisita: si manifesta prevalentemente negli adulti o a seguito di lesioni che provocano una difficoltà nella normale abilità di lettura o negli aspetti ad essa collegati.3

Dislessia, come seguire l’onda giusta,3 Associazione Genitori, Primo Levi di Bollate, Libraccio Editore, Milano, 2014, pp. 38-39

Altre definizioni le troviamo nella Orton Dyslexia Society (1997) la quale afferma che la dislessia evolutiva è un disturbo specifico su base linguistica, di origine costituzionale, caratterizzato da difficoltà nella decodifica di parole singole, spesso inattese in rapporto alle età, alle abilità cognitive e scolastiche, non attribuibile ad un disturbo generalizzato dello sviluppo o ad una menomazione sensoriale; essa si manifesta con grandi variabili di difficoltà in differenti forme di abilità linguistica.

Da non dimenticare quella emanata dalla International Dyslexia Association (2003) che ha fornito il suo contributo definendo la dislessia evolutiva come una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurobiologica: essa è caratterizzata dalla difficoltà di effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà tipicamente derivano da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di una adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica della lettura che può impedire la crescita del vocabolario e della conoscenza generale.6

Una menzione a parte meritano le ricerche della nota neuro scienziata cognitivista Maryanne Wolf, tra i più importanti ricercatori del ‘cervello che legge’, nonché studiosa di disturbi dell’apprendimento e del linguaggio, come la dislessia.

Con i suoi studi ha dimostrato che la lettura non è un processo naturale che non si basa << >>, in modo diretto su un programma genetico trasmesso da una generazione alla successiva.

4 Ibidem

5 IDA, organismo che raggruppa tutte le associazioni nazionali sulla dislessia

6 Giacomo Stella e Enrico Savelli, Dislessia oggi, Erickson, Trento, 2012, pp. 20

«La lettura può essere appresa solo grazie all’innata plasticità del nostro cervello ma appena una persona impara a leggere, il suo cervello cambia per sempre, sia fisiologicamente sia intellettualmente».7

La Wolf afferma che la lettura non è un’attitudine naturale dell’uomo, ma una sua invenzione, forse la più geniale, che risale a 6000 anni fa in Mesopotamia, con la scrittura cuneiforme dei Sumeri. Lo sviluppo della lettura in qualsiasi tipo di lingua scritta, comporta un riadattamento di strutture preesistenti, la capacità di specializzarsi da parte dei gruppi neuronali di queste strutture e la capacità, da parte di tutti questi gruppi e circuiti, di recuperare e collegare informazioni in modo rapido, quindi, automatico.

Pertanto bisogna tener presente che la dislessia ha implicazioni complesse: un’impresa straordinaria che può essere compromessa da diversi ostacoli:

  • Leggere è se un bambino non riesce a leggere abbastanza fluidamente dopo i primi tre mesi di scuola e in assenza di problemi di vista o di udito, è bene che riceva una prima valutazione da parte degli specialisti dell’apprendimento.
  • Non esiste un’unica forma di dislessia: le difficoltà a cui un bambino può andare incontro sono molteplici e possono riguardare non solo la lettura ma anche la scrittura e il calcolo.
  • Le difficoltà più conosciute sono quelle che riguardano la fonologia e la fluidità di lettura: pertanto i migliori predittori delle future fatiche di un bambino a imparare a leggere riguardano la consapevolezza fonologica e la velocità di denominazione.
  • Bisognerebbe sempre valutare il linguaggio del bambino: perché spesso, dietro un problema di apprendimento si nasconde anche un disturbo di linguaggio.
  • Gli interventi sulla dislessia: dovrebbero mirare allo sviluppo di ognuna delle componenti che contribuiscono alla lettura, dal linguaggio all’ortografia.9

7 Maryanne Wolf, ’Non siamo nati per leggere’.

8 Maryanne Wolf, Proust e il calamaro, Vita e Pensiero, Milano, 2009.

Sarebbe inopportuno se, comunque, restassi ferma a parlare solo di dislessia, in quanto questa appartiene al gruppo eterogeneo di disturbi che si manifestano solamente nell’acquisizione delle abilità scolastiche quali la lettura, la scrittura e il calcolo, denominati con Disturbi Specifici di Apprendimento, ossia DSA.

Figura 2.1

1.2 La correlazione tra DSA e dislessia

Per una definizione corretta di DSA nel mondo della scuola italiana, è necessario fare riferimento alle Legge 170 emanata il 10 ottobre 2010. Nell’articolo 1 si afferma che:

‘La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati DSA, che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana’.10

9 Rossella Grenci, Le aquile sono nate per volare, Erickson, Trento, 2015, pp. 24

10 Legge 8 ottobre 2010, n°170, ‘Gazzetta ufficiale’ 244 del 18 ottobre 2010

Ai fini della legge i disturbi sono così intesi:11

  • Dislessia: disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.
  • Disgrafia: disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.
  • Disortografia: disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.
  • Discalculia: disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.

Nel punto 6 della Legge è stato scritto che questi disturbi possono sussistere insieme o separatamente.

Rispetto alla parte diagnostica dei disturbi specifici di apprendimento, la Legge 170 indica che questa è a carico dei servizi sanitari nazionali e alla scuola spetta il compito di individuare precocemente i casi sospetti di soggetti con DSA secondo le linee guida vigenti.12

Biancardi, pone l’accento sull’importanza e la necessità di distinguere tra le difficoltà <<scolastiche degli alunni ed i disturbi di apprendimento. Se è molto probabile che un bambino con disturbo di apprendimento abbia anche difficoltà scolastiche, non è necessariamente vero il contrario .>>13

Per la classificazione dei DSA ci si riferisce ai principali manuali diagnostici internazionali che vengono utilizzati dai clinici, quali il DSM-IV-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder) e l’ICD-10 (la decima versione dell’International Classification of Disorders) di seguito riportati con le relative definizioni.

11 Ibidem

12 Linee guida allegate al ‘Decreto ministeriale’ 12 luglio 2011, pp. 5-6

13 AA.VV, Dislessia e altri DSA a scuola, Erickson, Trento, 2013

Nel DSM-IV-TR, curato dalla American Psychiatric Association, i DSA rientrano nella sezione dei Disturbi solitamente diagnosticati per la prima volta nell’infanzia, nella fanciullezza o nell’adolescenza e precisamente nell’Asse I. Nello specifico sono definiti come Disturbi dell’Apprendimento: «Caratterizzati da un funzionamento scolastico che è sostanzialmente inferiore a quanto ci si aspetterebbe data l’età cronologica, la valutazione psicometrica dell’intelligenza, e una educazione appropriata all’età del soggetto».

I disturbi specifici, individuati in questa sezione, sono:

  • Disturbo della Lettura,
  • Disturbo del Calcolo,
  • Disturbo dell’Espressione Scritta,
  • Disturbo dell’Apprendimento non Altrimenti Specificato.14

Secondo il DSM-IV-TR il sessanta-ottanta per cento delle persone con diagnosi di Disturbo della Lettura è di genere maschile, questo perché le scuole segnalano ai servizi soprattutto i maschi che in classe, diversamente dalle femmine, in associazione con i Disturbi dell’Apprendimento, si dimostrano più irrequieti e problematici nei comportamenti. In effetti, questo dato si equilibra quando viene utilizzata una valutazione diagnostica rigorosa e scientificamente validata (ad esempio le procedure di screening nelle scuole primarie).

Per quanto riguarda la comorbilità, ovvero l’associazione, tra questi disturbi nel manuale si afferma che i disturbi della lettura, dell’espressione scritta e del calcolo sono comunemente associati ed è raro che uno di questi sia presente senza il disturbo della lettura. Rispetto alla diagnosi dei D.S.A. nel manuale si legge:

‘I disturbi dell’apprendimento sono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal bambino in test standardizzati, somministrati individualmente, su lettera, calcolo o espressione scritta risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione, e al livello d’intelligenza. Essi interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo o di scrittura’.15

14 American Psychiatric Association, DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Elsevier, Milano 2000, p. 54

Nel DSM-IV possiamo trovare alcuni dei disturbi che si associano ai DSA, come un basso livello di autostima e la difficoltà di relazione con gli altri. Il manuale si sofferma molto sui criteri da utilizzare per una diagnosi differenziale; infatti i bambini possono scrivere male, ma non sempre per un disturbo di apprendimento.

Una cattiva prestazione del soggetto potrebbe dipendere da difficoltà scolastiche legate alla mancanza di opportunità, insegnamento scadente o fattori culturali e per questo è necessario essere sicuri di escluderne il verificarsi.

Nella classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi comportamentali (ICD-10), redatta dall’OMS, i DSA rientrano nella voce disturbi evolutivi e specifici delle abilità scolastiche e sono definiti come segue.

‘I disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche comprendono gruppi di condizioni morbose che si manifestano con specifiche e rilevanti compromissioni dell’apprendimento delle abilità scolastiche. Queste compromissioni nell’apprendimento non sono il risultato diretto di altre patologie, sebbene essi possano manifestarsi contemporaneamente a tali ultime condizioni. Frequentemente i disturbi in questione si presentano insieme con altre sindromi cinetiche o ad altri disturbi evolutivi. L’eziologia dei disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche non è nota, ma si suppone che vi sia un intervento significativo di fattori biologici, i quali interagiscono con fattori non biologici producendo le manifestazioni’.16

Per quanto riguarda le caratteristiche dei DSA, l’ICD-10 afferma che:

15 DSM-IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano 1992

16 ICD-10, Decima revisione della classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali, Masson, Milano 1992

‘Sono disturbi nei quali le

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

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