Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Corso di laurea in Scienze politiche, sociali e internazionali
Titolo della tesi
La visione e la strategia in politica estera di Aldo Moro nei governi Rumor II e III
Tesi di laurea in Storia istituzionale dell’Italia Repubblicana
Relatore: Prof. Alessandro Giacone
Presentata da: Bianchi Emanuele
Sessione: Dicembre 2024
Anno accademico: 2023/2024
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Indice
- Introduzione 3.........................................................................................................................
- Capitolo 1: i rapporti con l’Austria e la soluzione della questione altoatesina 6............................................................................................................................
- 1.1 Il fallimento delle trattative del 1964 e la decisione di Moro di prendere in mano la situazione altoatesina 6.......................................................................................................................................
- 1.2 La fine degli attentati terroristici e l’isolamento di Moro 10.........................................................
- 1.3 L’arrivo di Aldo Moro al ministero degli Affari esteri e la definitiva soluzione della questione altoatesina 13.....................................................................................................................................
- 1.4 Attuazione del pacchetto e conclusioni 21....................................................................................
- Capitolo 2: la gestione della questione libica 24.............................................
- 2.1 Dal trattato italo-libico del 1956 al golpe del colonnello Gheddafi 24...........................................
- 2.2 La strategia di Moro in seguito al golpe del colonnello Gheddafi 27.............................................
- 2.3 La gestione di Moro della delicata fase in seguito alla “cacciata degli italiani” dalla Libia 37.......
- 2.4 Il rilancio dei rapporti italo-libici e conclusioni 43.......................................................................
- Conclusioni 48..........................................................................................................................
- Bibliografia......................................................................................................................... 50
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Introduzione
Dal 1969 al 1974 Aldo Moro è stato ministro degli Affari esteri nel II e III governo Rumor, I Colombo, I Andreotti e IV e V governo Rumor. Sono questi degli anni caratterizzati da un grande fermento internazionale, dove Aldo Moro ricoprì un ruolo centrale nella risoluzione di questioni rimaste aperte tra l’Italia ed altri paesi come la Jugoslavia, la Libia e l’Austria. L’idea di fondo di questa tesi è 1 cercare di cogliere al meglio gli elementi che hanno caratterizzato la famosa “dottrina della pace” di Aldo Moro. Inoltre, cercherò di contestualizzare questi elementi anche per inserirli nel panorama odierno, dove le recenti tensioni e guerre hanno sottolineato i limiti della dimensione europea e del sistema Onu.
Questa tesi si propone quindi di analizzare il contributo ed il ruolo svolto da Aldo Moro in qualità di ministro degli Affari esteri, concentrandosi nella risoluzione di questioni afferenti al periodo immediatamente successivo alla nomina dello statista al ministero, corrispondente al secondo ed al terzo governo Rumor, tra il 6 agosto 1969 ed il 6 agosto 1970. Un periodo caratterizzato da una grande instabilità politica interna e soprattutto da questioni di grande rilevanza sia a livello nazionale che internazionale. Per chiunque sia interessato ad avere una visione completa della situazione a livello di politica estera prima dell’arrivo di Aldo Moro al ministero degli Affari esteri, rimando alla lettura del libro La politica internazionale secondo Nenni. La lettura del libro, oltre a cogliere l’eredità in 2 cui si ritrovò ad operare Aldo Moro in qualità di ministro degli Affari esteri, può essere altresì utile a cogliere alcuni tratti dello statista, per esempio in merito al riconoscimento della Cina Popolare (questione in cui lo stesso Pietro Nenni si era particolarmente speso), che avvenne il 25 ottobre 1971, quando Moro era a capo della Farnesina.
L’interesse per il tema scelto nasce dalla volontà di analizzare un aspetto che è sicuramente meno noto dell’azione dello statista democristiano. In un periodo in cui le tensioni internazionali non potevano che essere risolte dalla diplomazia, dal dialogo, dalla calma e dalla ragionevolezza. Tutte qualità che caratterizzarono la figura di Aldo Moro, non solo nel suo contributo a livello internazionale, ma anche a livello nazionale. Le domande a cui intendo rispondere nei prossimi capitoli sono, dunque: su quale idea, su quali valori e su quali aspetti specifici si basava la politica estera morotea? Che strategia e che ruolo aveva in mente Aldo Moro per l‘Italia e per l’Europa per contribuire alla distensione internazionale? Cercherò di dare risposta a questi quesiti attraverso l’analisi del pensiero, della posizione, delle apparenti contraddizioni e delle decisioni dello statista democristiano.
Su Aldo Moro cf. Aldo Moro, Scritti e Discorsi, vol. 1, 1940-1947, a cura di Giuseppe Rossini, Roma, ed. Cinque lune, 1 1982; Aldo Moro, Scritti e Discorsi, vol. 2, 1951-1963, a cura di Giuseppe Rossini, Roma, ed. Cinque lune, 1982; Aldo Moro, Scritti e Discorsi, vol. 3, 1964-1965, a cura di Giuseppe Rossini, Roma, ed. Cinque lune, 1986; Aldo Moro, Scritti e Discorsi, vol. 4, 1966-1968, a cura di Giuseppe Rossini, Roma, ed. Cinque lune, 1986; Aldo Moro, Scritti e Discorsi, vol. 5, 1969-1973, a cura di Giuseppe Rossini, Roma, ed. Cinque lune, 1988; Aldo Moro, Scritti e Discorsi, vol. 6, 1974-1978, a cura di Giuseppe Rossini, Roma, ed. Cinque lune, 1990; Aldo Moro, Pietro Nenni, carteggio 1960-1978, Roma, Fondazione Pietro Nenni, 1998; Aldo Moro, Il Memoriale di Aldo Moro, a cura di Michele Di Sivo et alii, Roma, De Luca Editori d’Arte, 2019.
Luigi Troiani, La politica internazionale secondo Nenni, Vignate, Bibliotheka Edizioni, 2018. 2
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Per scrivere al meglio questa tesi mi sono recato all’archivio storico del Senato della Repubblica a Roma, dove ho potuto consultare e richiedere la riproduzione di alcuni documenti, afferenti al fondo Rumor, che hanno facilitato la mia elaborazione. Le fonti sulle quali si basa il mio lavoro sono dunque: l’opera Una vita, un paese Aldo Moro e l’Italia del Novecento a cura di Renato Moro e Daniele Mezzana, i due tomi sulla risoluzione della questione sudtirolese tra il 1964 ed il 1969, il 1 2 fondo Rumor nel periodo compreso tra il 1969 ed il 1970, le opere L’Italia e l’ascesa di Gheddafi di Arturo Varvelli, Aldo Moro, lo statista e il suo dramma di Guido Formigoni, La diplomazia 3 4 dell’equilibrio, di Leonardo Gnisci. Altre opere per meglio comprendere la figura dello statista e, più 5 in generale, le difficili dinamiche nazionali ed internazionali in quel determinato periodo, si possono ritrovare nei lavori di Danilo Campanella, Massimo Mastrogregori, Leonardo Brancaccio, Egidio 6 7 8 Ortona, Federico Imperato. 9 10
Il lavoro si sviluppa in due capitoli.
Nel primo capitolo analizzo i rapporti con l’Austria per la questione dell’alto Adige-Sud Tyrol. Nel primo e nel secondo paragrafo mi concentro sulle dinamiche che portarono Aldo Moro a spendersi in prima persona sulla risoluzione della vertenza altoatesina a partire dal 1964, mi focalizzo poi sulla gestione di Moro della controversia, durante l’intensificarsi degli atti terroristici. Nel terzo e nel quarto paragrafo analizzo il ruolo svolto da Aldo Moro nella definitiva risoluzione della vertenza, attraverso l’analisi dei documenti dell’epoca a noi pervenuti. Esamino, infine, l’attuazione di tutte le misure previste dal cosiddetto “pacchetto” per l’alto Adige e dal “calendario operativo”, facendo alcune considerazioni finali.
Il secondo capitolo esamina invece la questione medio orientale e nord-africana (in particolare quella Libica). Nel primo e nel secondo paragrafo analizzo la strategia portava avanti dal governo italiano in seguito all’indipendenza della Libia, alla successiva scoperta di giacimenti petroliferi, ed al colpo di Stato del colonnello Muammar Gheddafi. In questi primi due paragrafi vedremo come Moro provò a controllare un grande insieme di fattori, cercando di rendere l’Italia il principale paese “ponte” tra Europa e Medio Oriente. Il capitolo si conclude analizzando il ruolo svolto da Aldo Moro in seguito alla cosiddetta “cacciata degli italiani” ed alla difficile situazione che si andò successivamente a creare, facendo alcune considerazioni finali.
Renato Moro, Daniele Mezzana, Una vita, un paese Aldo Moro e l’Italia del Novecento, Catanzaro, Rubettino, 2014. 1
Archivio storico diplomatico (ASD), Comitato scientifico per la pubblicazione dei documenti diplomatici italiani, la 2 questione dell’Alto Adige Südtirol: lo sviluppo della controversia 1964-1969, tomo 1 (1964-1967) e tomo 2 (1967-1969), Roma, IPZS, 2019.
Arturo Varvelli, L’Italia e l’ascesa di Gheddafi, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2009. 3
Guido Formigoni, Aldo Moro, Lo statista e il suo dramma, Lavis, Il Mulino, 2016. 4
Leonardo Gnisci, La diplomazia dell’equilibrio, Roma, PM edizioni, 2022. 5
Danilo Campanella, Aldo Moro, politica, società, pensiero, Milano, Paoline Editoriale Libri, 2014. 6
Massimo Mastrogregori, Aldo Moro. La biografia politica del democristiano più celebrato e discusso nella storia della 7 repubblica, Roma, Salerno Editrice, 2016.
Leonardo Brancaccio, Aldo Moro. Il politico, il professore, il filosofo del diritto, Roma, Ecra, 2022. 8
Egidio Ortona, Anni d’America. La Cooperazione: 1967-1975 (Vol. 3), Bologna, Il Mulino, 1989. 9
Federico Imperato, Aldo Moro e la pace nella sicurezza, Pisa, Feltrinelli, 2011. 10
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Capitolo 1: i rapporti con l’Austria e la soluzione della questione altoatesina
1.1 Il fallimento delle trattative del 1964 e la decisione di Moro di prendere in mano la situazione altoatesina
Il problema della minoranza di lingua tedesca in Alto Adige (i sudtirolesi), annessa all’Italia dopo la Prima guerra mondiale, sembrava essere stato risolto con gli accordi De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946. In realtà i sudtirolesi non erano soddisfatti dell’applicazione degli accordi da 1 parte degli italiani e, ritenevano, di non aver ricevuto l’autonomia e la tutela promessa. L’accordo De Gasperi-Gruber, noto altresì come “accordo di Parigi” 2, era strutturato in tre articoli e prevedeva diverse garanzie, soprattutto per la popolazione della provincia di Bolzano e per i comuni bilingui limitrofi alla provincia di Trento. Nonostante tutto, già a quel tempo, parti della popolazione del Tirolo e del Sudtirolo furono molto delusi dell’accordo. Questo perché tale accordo rappresentava la conferma definitiva dell’annessione del Sudtirolo all’Italia.
La questione si riaprì alla metà degli anni Cinquanta, quando, il 15 febbraio 1954 i parlamentari altoatesini presentarono al governo italiano un lungo memoriale. Si lamentava non solo l'incompleto adempimento dell'accordo De Gasperi-Gruber, ma si prospettava la necessità di una revisione dell'accordo stesso, in quanto insufficiente a tutelare la minoranza di lingua tedesca. Inoltre, si chiedevano garanzie anche di carattere internazionale che ne assicurassero l'applicazione. Tale 3 memorandum assume una rilevanza centrale, in quanto, come fece notare Mario Toscano, esso oltre che a richiedere l’applicazione integrale dell’accordo De Gasperi-Gruber, reclamava altresì il diritto all’autodecisione, che rimetteva in discussione i confini esistenti. L’Austria dopo aver riacquistato 4 la piena sovranità con il Trattato di Stato nel 1955, presentò a sua volta un memorandum, all’Italia l’8 ottobre 1956, aprendo un contenzioso tra i due paesi. La situazione peggiorò ulteriormente quanto 5 ebbero inizio dei veri e propri attentati dinamitardi, che a partire dai primi anni Sessanta iniziarono ad essere rivolti contro obbiettivi civili. Visto l’aggravarsi della situazione, l’allora ministro degli Esteri austriaco Bruno Kreisky, decise di sollevare la questione a livello internazionale, portandola davanti all’Assemblea generale dell’Onu. Ciò porterà rispettivamente alle risoluzioni 1497 e 1661 6.
Rimando a Mario Toscano, Storia diplomatica della questione dell’Alto Adige, Bari, Editori Laterza, 1967; cui va 1 aggiunto il saggio di Idem, Storia diplomatica della questione dell’Alto Adige (28-29 luglio 1965-21 gennaio 1967).
Mario Toscano, op. cit., p. 469. 3
Ivi, p. 470. 4
Assumiamo come apertura formale della controversia sul piano internazionale il memorandum presentato dalla 5 Repubblica federale austriaca al ministero degli Affari esteri.
La risoluzione n. 1497 (XV), adottata dall’Assemblea il 31 ottobre 1960, invitava le due parti «to resume negotiations 6 with a view to finding a solution for all differences relating to the implementation of the Paris agreement of 5 September 1946»; e, in caso di mancato accordo, raccomandava che le due parti avrebbero dovuto considerare di ricercare una 6 soluzione «by any of the means provided in the Charter of the United Nations, including recourse to the International Court of Justice or any other peaceful means of their own choice». La successiva risoluzione, n. 1661 (XVI), adottata dall’Assemblea Generale il 28 novembre 1961, si limitava a prendere atto «with satisfaction» che si stavano svolgendo negoziati fra le due parti. inoltre, affermava che l’Austria avrebbe monitorato la situazione in Trentino-Alto Adige, rinunciando a pretendere un referendum popolare circa l'assegnazione della regione. Tali risoluzioni assumono una rilevanza centrale anche perché indicano una nuova dimensione “internazionale” della controversia.
Da come si può notare dai diari di Amintore Fanfani, il primo fondamentale passo per la risoluzione della controversia avvenne nell’estate del 1961. Il governo italiano, guidato da Amintore Fanfani, decise infatti di creare di una Commissione di studio, incaricata di proporre miglioramenti allo Statuto d’autonomia 1. Tale commissione passò alla storia come “la commissione dei 19”, essa era composta da 11 italiani, 7 sudtirolesi ed un ladino. La commissione aveva il compito di cercare di risolvere la vertenza in atto tra Austria ed Italia, che nel frattempo stava assumendo tratti drammatici, visto l’intensificarsi degli attentati terroristici. La commissione rilasciò il suo rapporto finale il 10 aprile 1964, ma quando l’accordo sembrava essere stato raggiunto, grazie anche all’azione di primo piano svolta dallo stesso Aldo Moro, che nel frattempo era presidente del Consiglio, l’accordo non fu concluso. Come fece notare Mario Toscano, sia i tirolesi, che i sudtirolesi, ai quali spettava l’ultima parola, giudicarono le misure previste in loro favore dal “pacchetto” 2 insufficienti. Kreisky fu quindi obbligato a far cadere la proposta 3. Anche per lo stesso Moro, era necessario che tutti i gruppi linguistici fossero in linea generale convinti della soluzione posta in atto, cosa che non avvenne.
In occasione del dibattito sulla fiducia per il secondo gabinetto Moro, al Senato il 1° agosto 1964, il problema dell’Alto Adige venne ripetutamente evocato. Anche il 6 agosto, parlando alla Camera dei deputati, Aldo Moro durante la replica ad una dichiarazione dell’on. Schelba, affermò che l’Italia non avrebbe assunto obblighi internazionali maggiori da quelli derivanti dall’accordo di Parigi 4. Da qui in avanti si può registrare un crescente protagonismo di Moro. Come fa notare lo stesso Mario Toscano, «si può dire che dal fallimento delle trattative del 1964 e dal trasferimento di Saragat al Quirinale sarebbe stato lo statista pugliese a prendere in mano le trattative per la soluzione della questione altoatesina» 5. L’importanza crescente di Aldo Moro già durante la presidenza del Consiglio, è avvalorata dallo stesso Silvius Magnano, leader storico dell’Svp dal 1957 al 1992. Nel 1997 in un’intervista affermò: «Moro fu il presidente del Consiglio italiano con il quale ebbi il rapporto migliore e che più contribuì alla soluzione della vertenza» 6. Successivamente all’elezione di 7 Saragat alla presidenza della Repubblica, Moro divenne titolare ad interim del ministero degli Affari esteri dal 28 dicembre 1964 al 5 marzo 1965, oltre che presidente del Consiglio.
A. Fanfani, Diari 1960-1963, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2012, pp. 287-288. 1
Il pacchetto per l’Alto Adige è un provvedimento italiano elaborato tra il 1962 e il 1969, esso comprende un totale di 2 137 norme concernenti l’autonomia dell’Alto Adige. Il testo del pacchetto è disponibile al seguente link: https://www.consiglio.provincia.tn.it/istituzione/l-autonomia/Documents/pacchetto.pdf ultima consultazione: 20/10/2024. Allo stesso link sono inoltre presenti tutti i 18 obiettivi previsti dal cd. “calendario operativo”. Entrambe le misure verranno approvate il 30 novembre 1969.
Renato Moro, Daniele Mezzana, op. cit., p.521. 3
Mario Toscano, op. cit., p. 663. 4
Ibid. 5
Renato Moro, Daniele Mezzana, op. cit., p. 513. 6
Possiamo da qui in poi rilevare un crescente interesse ed attenzione dello statista. Per esempio, Moro nei primi giorni del febbraio 1965, contattò l’ambasciatore a Vienna Enrico Martino. In
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