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Indice

  • Introduzione
  • Capitolo I: L’età adulta in trasformazione
    • 1.1 Chi è l’adulto?
    • 1.2 L’adulto tra gli anni 60 e 80
    • 1.3 La crisi dell’adultità: essere adulti oggi
  • Capitolo II: Genitorialità
    • 2.1 Definizione della genitorialità
    • 2.2 Le funzioni della genitorialità
    • 2.3 Il disorientamento della genitorialità
    • 2.4 I figli riflesso dei genitori
      • 2.4.1 Trasmissione dei valori
      • 2.4.2 I cambiamenti nei bambini e negli adulti
      • 2.4.3 Continuità genitoriale
  • Capitolo 3: Formazione e supporto alla genitorialità
    • 3.1 Tipologie di interventi e percorsi formativi per genitori
    • 3.2 La mediazione familiare
    • 3.3 Interventi e percorsi formativi
      • 3.3.1 Percorsi formativi accademici
      • 3.3.2 Percorsi formativi tecnici
      • 3.3.3 Percorsi formativi esperienziali
      • 3.3.4 Percorsi formativi di empowerment
  • Conclusioni
  • Bibliografia

Introduzione

Il termine genitorialità fa riferimento a un concetto il cui significato, in modo particolare negli ultimi anni, ha subito un vero e proprio processo di evoluzione continua e costante. Ad oggi, infatti, la sua complessità è divenuta sempre maggiore tanto da intrecciarsi con aspetti della ricerca sia psicologica che sociologica. L’intento ultimo del mio lavoro è proprio quello di riuscire a comprendere come la stessa possa inserirsi all’interno del contesto sociale attuale.

Per fare ciò ho suddiviso l’elaborato in tre parti, tre blocchi differenti tra di loro ma aventi come unico tema centrare il ruolo dei genitori e il suo sviluppo all’interno della società contemporanea. Nel primo capitolo, l’identità adulta in trasformazione, è mia intenzione condurre una panoramica sul ruolo dell’adulto, focalizzando la mia attenzione, in modo particolare sugli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso: ritengo, infatti, quegli anni come il punto di partenza da cui l’idea di essere adulto ha iniziato il suo rapido percorso di modificazione. Fino in quel periodo si tendeva spesso a divenire ciò che erano i propri genitori, ad adattarsi allo status in cui si viveva e a fare lo stesso lavoro del proprio padre.

Successivamente, invece, l’intera società ha iniziato a modificarsi e il ragazzo che diventava adulto ha iniziato a vivere una fase di transizione che lo ha portato a prolungare il suo periodo di adolescenza, a restare più tempo all’interno della casa dei propri genitori e a ritardare il momento di costruire una sua famiglia. Non si può, naturalmente, fare un discorso di tipo generico in quanto non è così in tutti i contesti o in tutte le situazioni ma si può affermare come il cambiamento tra il passato e il presente è molto evidente.

Nel secondo capitolo, il disorientamento della genitorialità, è mia intenzione analizzare proprio questo ultimo punto cercando di comprendere come, in una situazione di forte allontanamento dal passato, l’uomo si trova a diventare grande, a crearsi una propria famiglia, a intraprendere un lavoro, ad allontanarsi dal nucleo in cui è cresciuto. Tutti questi cambiamenti si riversano sulla genitorialità, cioè sulla comprensione di essere diventati madre o padre e di doversi occupare di una nuova vita. Ho ritenuto importante, inoltre, puntare la mia attenzione sia sulle funzioni della genitorialità sia sullo sviluppo dei bambini ossia sul loro essere il riflesso dei genitori.

Infine, nel terzo capitolo, formazione, educazione e sostegno alla genitorialità, ho analizzato il ruolo dell’educazione e della pedagogia, comprendendo quali aiuti possano essere considerati validi per supportare l’adulto che diventa genitore all’interno di un mondo in costante modificazione.

Capitolo I: L’identità adulta in trasformazione

1.1 Chi è l’adulto?

L’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta sono sempre state considerate dai pedagogisti, dai sociologi e dagli psicologi come delle fasi scandite della vita. Ciò accadeva principalmente per il superamento di specifici riti di passaggio che conducevano la persona da una generazione all’altra. Da molti anni, però, si è iniziato ad assistere ad un rapido cambiamento di molte caratteristiche di questi periodi a causa di differenti fattori: un’attenzione sempre più profonda nei confronti dei più piccoli, tanto da definire il Novecento come il secolo del bambino, un’adolescenza sempre più lunga e da un ingresso nell’età adulta spesso difficoltoso sotto tanti punti di vista.

La pluralità di canoni utilizzati per poter dare una sostanziale definizione dell'adulto fa capo a una significazione specifica rintracciabile nella conclusione di un percorso di crescita e nella successiva acquisizione e stabilizzazione di determinate capacità e ruoli sociali. Diventare adulto, quindi, significa decretare l'ingresso all'interno di una fase della vita basata su partecipazione sociale e responsabilità.

Una persona si può definire adulta nel momento in cui inizia a sviluppare tutte quelle caratteristiche che, oltre a definirlo come educando, lo inseriscono anche all'interno del ruolo di educatore, sia per sé stesso, sia per gli altri. L'adultità non si può definire come immaturità, ma piuttosto come in-maturità, cioè come la consapevolezza di modificare la maturità che si è raggiunta all'interno di un nuovo progetto adulto.

Nel periodo dell’età adulta sono presenti degli eventi significativi che, raramente, si verificano negli stadi precedenti: l’adulto, infatti, è colui che inizia una convivenza, fa progetti di matrimonio, che aspetta l’arrivo di uno o più figli o che si trova davanti alle prime, importanti crisi che potranno essere superate solamente attraverso un radicale cambiamento. Queste crisi, infatti, possono essere scaturite da moltissimi fattori differenti come, ad esempio, importanti difficoltà giornaliere, disagi legati al luogo in cui si vive o al posto di lavoro, problematiche nelle relazioni rintracciabili in separazioni, perdite o lutti.

Nella società contemporanea, i confini dei differenti cicli vitali dell’uomo risultano essere sempre più offuscati, meno chiari e più sfumati rispetto alle società precedenti e ciò deriva, in modo particolare, dalla scomparsa, parziale o totale, dei riti di passaggio che hanno perso quasi completamente la loro valenza simbolica. Riuscire a raggiungere e superare questi riti, invece, segnava, all’interno delle società tradizionali, il concreto passaggio da un ciclo vitale ad un altro: dall’infanzia si passava all’adolescenza, dall’adolescenza all’età adulta ed infine, dall’età adulta a quella anziana.

Entrare nell’età degli adulti significava assumere un differente ruolo sociale caratterizzato dalla totale responsabilità dei propri gesti ed è per questo motivo che qualsiasi comunità, anche se con intensità o modalità differente, ha da sempre cercato di ritualizzare tale passaggio tramite delle cerimonie collettive, aventi lo scopo ultimo di drammatizzare ed evidenziare questo preciso momento ma, nello stesso tempo, di calmare l’angoscia relativa alla novità, all’assunzione di una posizione sociale, alla trasformazione e alla sospensione, non abbandonando o isolando mai i soggetti coinvolti, cercando, invece, di farli sentire sempre inseriti all’interno della società.

I riti di passaggio determinano non solo una frattura ma anche una continuità: da una parte essi rappresentano il momento di frattura di un percorso che, altrimenti, sarebbe stato lineare, dando vita sia ad una curva che ad una devianza, dall’altra, però, creano tale spaccatura all’interno di un quadro condiviso dalla società, in quanto i giovani che vanno da una generazione all’altra sono controllati e spronati dagli anziani che hanno già percorso la stessa strada.

L’esatto momento in cui, all’interno della società occidentale, si è aperta la frattura generazionale è riscontrabile negli anni Sessanta del secolo scorso, periodo in cui avvenne una vera e propria rivoluzione sotto qualsiasi aspetto della vita. I figli capiscono di essere differenti dai propri genitori e di non dover necessariamente seguire il loro modello di vita: nei decenni precedenti i giovani, infatti, si rispecchiavano nella società adulta, considerata come modello di riferimento. L’adulto, quindi, diventava come il proprio genitore, continuando il lavoro che si faceva da generazioni e sposando una persona scelta da altri: l’entrata nei riti di passaggio si concludeva nel momento in cui il ragazzo diventava adulto come tali figure di riferimento.

Negli anni Settanta del secolo scorso, invece, i ragazzi iniziano a vivere una nuova vita, caratterizzata da proprie scelte e precisi gusti: capiscono che possono essere autonomi, di poter intraprendere la strada che vogliono, sia a livello sentimentale che lavorativo, allontanandosi dalla necessità di essere una copia della propria famiglia.

Con l’arrivo degli anni Ottanta vi è un nuovo cambiamento di rotta e prende avvio l’epoca in cui qualsiasi idea degli anni appena passati inizia ad essere abbandonata, ripiegando sul culto dell’apparire, allontanandosi dal collettivismo degli anni precedenti e ritornando alla ricerca personale, dando un nuovo valore alla famiglia, al privato ed al piccolo gruppo. Le proteste, che avevano segnato, anche violentemente, gli anni passati, terminano e, nello stesso momento, diminuiscono le speranze di un mondo diverso. L’adulto guarda la realtà con altri occhi, disilluso da tutte quelle lotte a cui avevano partecipato i propri genitori, cercando di avvicinarsi nuovamente alla figura di persona matura che ben si conosceva.

Nel terzo millennio, invece, sono nuovamente sorte alcune trasformazioni, prima tra tutte l’ingresso in quella che Zygmunt Bauman chiama “società liquida”, la società attuale, un fenomeno temporaneo, esattamente come lo sono state tutte quelle del passato, in cui vi sono determinate caratteristiche che mettono l’adulto davanti a determinate problematiche. Prima tra tutti la crisi degli stati nazionali, la crisi economica, il calo dei posti di lavoro che spinge la maggior parte delle persone a ritardare l’ingresso nell’età adulta e che provoca, la successiva, inevitabile, crisi del singolo. La persona, infatti, si trova, all’improvviso, isolata e persa, avendo capito di non essere più parte di qualcosa di stabile e coeso: si allontanano, in questo momento, le proprie ideologie, la sensazione di appartenenza ad un partito politico, la certezza dei propri diritti e di qualsiasi altro valore tipico della modernità.

Da questa forte crisi del singolo, il nuovo adulto si avvicina sempre di più al culto dell’apparire, volendo emergere dalla massa, cercando di apparire a qualsiasi costo. L’adulto di oggi, quindi, si trova in una comunità all’interno della quale l’offerta di impiego è frammentaria e scarsa, mentre il lavoro è a breve termine ed insicuro. Già da queste due premesse si può notare come vengano meno i pilastri fondamentali dei riti di passaggio: nelle epoche precedenti, infatti, si diventava adulti dopo aver raggiunto una stabilità anche, ma non solo, economica, quando si aveva un lavoro che permetteva di mandare avanti la propria famiglia, di crescere i propri figli, di non far mancare il necessario. Nella nostra società, invece, tutto è precario e l’adulto in transizione non trova più quei pilastri che segnavano l’ingresso nella sua generazione. Sono cambiate le condizioni politiche, economiche e sociali, sono diminuiti i conflitti generazionali rispetto alle epoche precedenti ed è iniziata una fase del tutto nuova nel rapporto genitori e figli.

Il passaggio verso l’adultità, quindi, nella nostra epoca viene stemperato, diluito, diventando sempre più debole e perdendo, in alcuni casi, il senso che aveva prima. All’interno di questa società in transizione l’adulto non riconosce più dei punti di riferimento e ciò può portare a vivere dei delicati disturbi come ansia, tensione, eccessiva preoccupazione o disturbi dell’umore. Capita, molto spesso, di sentire la necessità di confrontarsi con un professionista per cercare di addolcire o far svanire lo stato di crisi in cui si è entrati.

A far diventare ancora più problematico il vivere da adulto vi sono tutte quelle cause che sono legate all’esperienza personale del soggetto e nello svolgimento di tutti i propri ruoli, prima di tutti quello educativo nei confronti delle altre generazioni. I giovani, infatti, si trovano a vivere insieme ad adulti che non hanno certezze relative al futuro, che hanno abbandonato sia le illusioni che le speranze, che hanno rinunciato, in alcuni casi, ad essere dei modelli con cui gli stessi possano confrontarsi. Si delinea, quindi, il venir meno di una precisa funzione essenziale dell’adulto riscontrabile nell’essere un punto di riferimento per i più giovani.

Ad oggi, in conclusione, non è più possibile parlare di età adulta vera e propria, separata dalle altre per caratteristiche distintive e cronologiche: come detto l’adolescenza si è allungata nel tempo e la vecchiaia, a sua volta, si è sempre di più allontanata. L’adulto, quindi, si configura solamente in parte con colui che ha superato tutti i riti di passaggio: ha trovato lavoro, ha un’autosufficienza economica, si è sposato o ha avuto figli. Tutti questi cambiamenti, infatti, hanno una valenza minore e ciò è dimostrato dal fatto che vi è, quasi ovunque, la fine della stabilità familiare, la difficoltà di esercitare il proprio ruolo di genitore, l’abbandono del posto fisso, tanto voluto in precedenza, e la ricerca costante di lavori flessibili od autonomi.

1.2 L’adulto tra gli anni Sessanta ed Ottanta

Nella nostra società la fase della maturità si sia notevolmente diluita nel tempo, arricchendosi di nuove sfumature grazie a determinati e complessi cambiamenti sociali, primo tra tutti l’aumento degli anni trascorsi a scuola che porta ad un successivo allungamento della fase vitale collegata all’istruzione, a più tempo trascorso nella casa dei propri genitori e ad un ritardo nel diventare adulti indipendenti.

Parlare quindi di una lenta transizione verso l’età adulta, in cui ogni persona non ha più precisi punti di riferimento per capire quando sta per diventare uomo, è normale nella società attuale, in quanto, come detto, sono scomparsi quasi del tutto i riti di passaggio. Ma questa nuova strutturazione risulta essere impensabile nelle epoche passate, in modo particolare tra gli anni Sessanta ed Ottanta di cui si è parlato in precedenza. L’adulto degli anni Sessanta vive di musica, assapora la sua potenza, si esprime tramite di essa; cambiano le canzoni, gli ideali in esse narrate, il sentimento con cui vengono cantate davanti a milioni di persone. Si porta avanti il mito di Elvis Presley, iniziato a metà degli anni Cinquanta, si ascoltano i Beatles, i Rolling Stones, Janis Joplin e Bob Dylan, si conosce qualsiasi canzone che fuoriesce dal jukebox.

L’adulto degli anni Sessanta è colui che ascolta a tutto volume il Cantagiro, manifestazione itinerante del 1962, strumento di diffusione di un nuovo genere musicale, quello beat, che rappresenta un nuovo stile di vita, seguito, qualche anno dopo, dall’arrivo della musica pop, distinta completamente dalle precedenti, proprio come la nuova generazione di adulti che si distingue da ciò che vi era prima. Ma l’adulto di questa precisa epoca storica non vive solamente di musica, egli si distingue dai suoi genitori per l’attiva partecipazione ai vari momenti di rivendicazione dei diritti civili, di cui si faceva portavoce Martin Luther King, per l’indignazione nei confronti della guerra in Vietnam, per il condannare apertamente gli assassinii politici, per le rivolte di strada.

Per dimostrare tutto questo odio nei confronti di ciò che è considerato come negativo, utilizza, come portavoce, la moda: l’adulto degli anni Sessanta ha i capelli lunghi, usa jeans e allontana del tutto i completi classici, la donna indossa minigonne e lunghi cappotti, entrambi hanno un tipo di abbigliamento stravagante, a forti tinte e forme geometriche, completamente diversi dai classici capi d’abbigliamento dell’adulto degli anni Quaranta e Cinquanta. Questo cambiamento radicale della figura dell’adulto va ricercato nel periodo della loro adolescenza: non va mai dimenticato, infatti, che gli stessi altro non erano che i giovani che volevano crearsi un’identità collettiva.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ProntoAiutoScuola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Amelio Mario.
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