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Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"

Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo

Corso di Laurea in Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente

Tesi di Laurea in Archeologia e Storia dell'Arte Greca

"Il Faro di Alessandria: Aspetti Storici e Problemi Archeologici"

Relatore: Prof. Matteo D'Acunto

Candidato: Marco Capurro

AO/00054

Co-relatore: Dott.ssa Laura Ficuciello

Anno Accademico 2018/2019

Il Faro di Alessandria: Aspetti Storici e Problemi Archeologici

Indice

  • Premessa 4
  • Alessandria nella storia dell'Ellenismo 5
    • Aspetti storici 6
    • Lineamenti culturali e scientifici 10
  • Le fonti sul Faro di Alessandria 15
    • Fonti letterarie 15
    • Fonti numismatiche e iconografiche 20
  • Le testimonianze archeologiche 24
    • L'area odierna del Forte Qait-Bay 24
    • Le recenti indagini subacquee di J.-Y. Empereur 25
  • Alcune proposte di ricostruzione del monumento 31
  • Conclusioni. Il Faro come "meraviglia" del mondo antico 40
  • Indice delle Tavole 46
  • Appendice 1: Le fonti letterarie 72
  • Appendice 2: Le fonti iconografiche 74
  • Appendice 3: Proposte di ricostruzione del monumento 74
  • Appendice 4: Monumenti e oggetti odierni che riproducono il Faro 74
  • Bibliografia 75

Premessa

Questa tesi nasce dall’interesse che ho manifestato di voler studiare scientificamente uno dei monumenti più significativi di Alessandria d'Egitto: il celebre Faro. L’obiettivo era quello di raccogliere e sintetizzare gli aspetti più significativi tratti dalla sterminata bibliografia su questo edificio, e di integrarli con una nuova discussione relativa ai dati emersi dai recenti scavi di J. Y. Empereur nella zona odierna del Forte Qait-Bay, nel tentativo di fornire alcune proposte di restituzione del Faro.

È stato già scritto molto su questa "meraviglia" del mondo antico, ma soltanto la prosecuzione delle indagini archeologiche subacquee potrà far avanzare le nostre conoscenze su questo singolare edificio e sul contesto storico, sociale e culturale che determinò la sua costruzione ad Alessandria d’Egitto.

Ringrazio il professor Matteo D’Acunto per avermi concesso la possibilità di lavorare a quest’argomento a cui tenevo particolarmente, e per avermi supportato nella realizzazione del lavoro finale.

Sono profondamente grato a Laura Ficuciello, che mi ha seguito fin nei minimi dettagli, aiutandomi dalla consultazione della bibliografia fino alla stesura della tesi.

E desidero, infine, ringraziare Roberta per avermi sostenuto in ogni momento, i miei amici più cari e sinceri, e la mia famiglia, senza la quale non avrei mai potuto affrontare questo tipo di studi.

Le abbreviazioni dei nomi degli autori greci e latini e delle loro opere sono conformi a quelle del vocabolario di latino IL, a cura di Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti, e del vocabolario di greco GI, a cura di Franco Montanari.

1) Alessandria nella storia dell'Ellenismo

Per comprendere il ruolo interpretato da Alessandria nel mondo ellenistico, sia dal punto di vista politico che culturale, può essere significativo ripercorrere, attraverso i racconti trasmessi dalle fonti letterarie, alcune visite di personaggi illustri, protagonisti della storia romana, nella città tolemaica.

Sotto il regno di Tolomeo VII (147-145 a.C.) giunse ad Alessandria d’Egitto Scipione l’Africano Minore. Sfilò per le strade della città e pranzò nella Reggia, dunque fu portato in giro per la città per vederne le bellezze, ma non diede soddisfazione agli Alessandrini, simulando indifferenza. Notò tuttavia la posizione geografica privilegiata di Alessandria, posta a nord sul mare Mediterraneo e chiusa a sud dal lago Mareotide, in cui confluiva il Nilo. Ammirò, quindi, il molo di sette stadi (Eptastadio) che divideva i due porti della metropoli, ma la sua attenzione fu catturata dall’isola di Faro, già nota ad Omero1: su di essa si ergeva l’altissima struttura del monumento che sarebbe divenuto il modello per tutti i fari delle epoche successive2.

Circa un secolo dopo Cesare soggiornò per oltre sei mesi ad Alessandria, impegnandosi anche nella guerra civile egiziana tra Tolomeo XIII e sua sorella Cleopatra VII. Era stato sedotto da quest’ultima, aveva avuto un figlio da lei, Cesarione, e si era fatto seguire da loro quando tornò a Roma. Il futuro dittatore scrisse in seguito di Alessandria come di una città "fertilissima, ricchissima, luminosissima"3, e lodò l’ingegno dei suoi abitanti.

Antonio, infine, si stabilì ad Alessandria dopo aver vendicato, insieme ad Ottaviano, la memoria di Cesare a Filippi (42 a.C.); si fece costruire una propria reggia a picco sul mare e non la lasciò mai più, probabilmente rielaborando nella sua mente il ruolo di spicco che questa città avrebbe potuto esercitare nel contesto dei possedimenti di Roma4.

Dopo la battaglia di Azio del 31 a.C., Ottaviano entrò trionfalmente ad Alessandria il 1° agosto dell’anno successivo.

1 In Od., IV, 355 c’è già la menzione all’isola di Faro lungo le coste del Delta del Nilo. Tale ambientazione fa da sfondo ad una delle vicende del nostos di Menelao, con il vecchio Proteo, che abitava in questo luogo.

2 Diod. Sic. 33, 18.

3 Bell. civ. 3, 106.

4 Per una ricca disamina sul soggiorno alessandrino di Antonio dopo Filippi, sul suo rapporto con Cleopatra e sui figli avuti da lei, ai quali voleva assegnare per testamento territori orientali di Roma, vd. Marcone 2015, pp. 60-67.

Il futuro Augusto tenne un celebre discorso nel Ginnasio della città in greco, una lingua che per sua stessa ammissione non padroneggiava al meglio5, ma che scelse di utilizzare per essere compreso dalla popolazione che era di madrelingua greca. Iniziò il discorso con la promessa del perdono ai sostenitori della fazione antoniana e poi ricordò il glorioso passato della metropoli, la fondazione ai tempi di Alessandro e la necessaria venerazione del dio greco-egizio Serapide, per concludere, infine, con un elogio della bellezza mirabile di Alessandria. Dunque si fece anche condurre alla Tomba di Alessandro, dove porse i suoi omaggi ad un eroe sempre ammirato e imitato dai futuri Cesari6.

5 Suet., V. di Augusto, 89.

6 Suet., V. di Augusto, 18.

Le parole e i gesti di questi personaggi illustri hanno contribuito alla costruzione dell’immagine di Alessandria e provano il fascino che la città esercitava sul mondo romano-imperale: regina dei commerci e influente sulle mode del tempo, ereditava la cultura di due civiltà essenzialmente monarchiche (la faraonica prima, e la tolemaico-ellenistica poi); rappresentava, inoltre, anche la sede principale di una religione che invaderà tutto l’impero (culti osiriaci e isiaci, a larga diffusione territoriale, saranno praticati ancora per tutta la fase tardoantica) e, infine, costituiva la scuola all’impero stesso per essere stata il centro di una cultura che spaziava dal campo filosofico a quello artistico-letterario7.

7 Lumbroso 1895, pp. 84-85.

1.1 Aspetti storici

L’influenza che Alessandria esercitò su Roma è dovuta all’importanza e al successo che aveva ottenuto durante la prima età ellenistica (332 – 30 a.C.), come capitale florida di un regno ricchissimo, l’Egitto dei Lagidi, che era stato il più coeso e duraturo tra i regni sorti all’indomani della morte di Alessandro, nonché culla di una rivoluzione culturale e scientifica ante litteram, grazie alle sue famose istituzioni del Museo e della Biblioteca.

La storia della fondazione di Alessandria fa parte della storia della conquista dell’Oriente di Alessandro. Quando questi aveva sconfitto due volte i Persiani e si apprestava a combattere per l’ultima volta con Dario III a Gaugamela, fece un’importante deviazione nel corso del suo viaggio per conquistare anche l’Egitto, non più difeso dai sovrani achemenidi. Dopo essersi accordato pacificamente con il satrapo che governava il paese, fu incoronato a Menfi assumendo il titolo tradizionale della regalità nilotica, ossia quello di "Sovrano dell’Alto e Basso Egitto", e poi risalì lungo il Nilo, fino a giungere sul ramo occidentale del Delta. Qui, in una striscia di terra tra il mare e il lago Mareotide, fondò Alessandria d’Egitto.

Alessandria d’Egitto, tuttavia, è solo la prima delle "Alessandrie", vale a dire città con tale nome che il suo fondatore disseminò in tutto il territorio delle sue conquiste, come segno di unità culturale e politica del suo sterminato impero, ma quella d’Egitto fu indubbiamente la più celebre e longeva8. Fu fondata nell’inverno a cavallo tra il 332 e il 331 a.C. e Alessandro, dopo aver presieduto ai primi riti di fondazione, ripartì per le sue conquiste e non la rivedrà mai più.

8 Per nuovi studi sulla data di fondazione di Alessandria, Empereur 2018.

Non è semplice stabilire cosa realmente Alessandro avesse pianificato per Alessandria, se avesse o meno predisposto il posizionamento dei principali edifici che sarebbero dovuti sorgere nella città, oppure se tutto il merito della prima planimetria di Alessandria vada restituito a Dinokrates di Rodi, l’urbanista e architetto, discepolo della scuola di Ippodamo di Mileto, al quale numerose fonti fanno riferimento9.

9 Plin. VII, 125 confonde, come architetto della città, Dinokrates con Dinochares, che era stato architetto del temenos cultuale di Arsinoe II, seconda moglie di Tolomeo II; il primo è ricordato come ideatore della planimetria della città principalmente da Vitr., II, Praef. 2, 4 e Amm., XXII, 16, 7. Riguardo a questo problema, Adriani 1966, pp. 40-41.

Il grande sviluppo urbanistico, culturale e politico di Alessandria è da attribuire però all’azione dei primi quattro sovrani tolemaici: Tolomeo I Sotèr (305 – 282 a.C.), Tolomeo II Filadelfo (282 – 246), Tolomeo III Evergete (246 – 222) e Tolomeo IV Filopàtore (222 – 204).

Questi grandi dinasti furono coloro i quali maggiormente si adoperarono nella realizzazione di opere pubbliche ad Alessandria. La fonte principale e più attendibile sull’urbanistica della metropoli risale ad un’età più tarda, attorno al 25-24 a.C., ed è una famosa pagina dello storico e geografo greco Strabone: la descrizione della città contenuta nel XVII libro della Geografia rappresenta la testimonianza imprescindibile per lo studio sull’urbanistica di Alessandria greco-romana, poiché oggi – a causa dell’azione del tempo e dell’uomo – si ha difficoltà persino a collocare topograficamente i monumenti che l’hanno resa celebre in passato10.

10 Geog., XVII, 1,7 - 1,10.

Strabone, nella sua descrizione della città, ricorda i due porti, quello ovest più riparato (Eunosto) e quello est più aperto sul Mediterraneo (Porto Grande), divisi dall’Eptastadio, un molo ad arcate di sette stadi12, che collegava l’isola di Faro alla terraferma. Sulla punta più orientale dell’isola sorgeva il celebre Faro di Alessandria, proprio all’imbocco del Porto Grande. Il geografo di età augustea continua passando in rassegna i principali monumenti cittadini, restituendoci un’immagine abbastanza dettagliata dell’urbanistica e della topografia della città (Tav. 1). Ricorda i due grandi assi viari che si intersecavano al centro della metropoli: la via Canopica, grande strada longitudinale (che ci viene descritta anche in un passo di Diodoro Siculo13), sulla quale si innestavano alcune famose opere pubbliche, come ad esempio il Ginnasio, e la grande strada trasversale, menzionata senza ricordarne un nome, che intersecava la via Canopica al centro della città.

12 All’incirca 1300 metri, anche se il calcolo conserva un valore approssimativo.

13 Diod., I, 50, 8; e poi specialmente XVII, 52.

Strabone prosegue sottolineando l’estensione dei basileia regali che raggiungevano quasi un quarto, o un terzo, dell’ampiezza totale della città, e al cui interno sorgevano i famosi edifici del Museo e della Biblioteca14. Il Sema di Alessandro era un temenos posto nei pressi del centro cittadino, entro il quale erano racchiusi i cenotafi del fondatore della città e dei sovrani lagidi, ed era parte dei quartieri reali.

14 Per un’analisi sulla possibile collocazione topografica dei quartieri reali e per un’indagine sulla loro estensione, Adriani 1966, pp. 208-210.

Sul versante est di Alessandria, su una collinetta più decentrata rispetto al centro cittadino, sorgeva il Grande Serapeo, di cui oggi avanzano soltanto le fondazioni16. In quest’area oggi si è conservata la celebre Colonna di Pompeo, così nominata erroneamente, poiché in realtà fu eretta in questo luogo dall’imperatore Diocleziano (284 – 305 d.C.) al suo passaggio nell’antica capitale del regno tolemaico. Questa colonna oggi è uno dei massimi simboli della città antica, così povera di evidenze monumentali in grado di testimoniare il suo passato.

16 Gli scavi del Serapeo furono condotti nel 1896 dall’allora direttore italiano del Museo greco-romano di Alessandria, Giuseppe Botti (Adriani 1966, pp. 240-242); per un’analisi sugli scavi italiani ad Alessandria, Kenawi – Marchiori 2018.

Molti altri sono gli edifici di Alessandria ricordati da Strabone, come il Tempio di Cesare, l’Emporio, i cantieri navali dell’Eptastadio e anche l’area suburbana con il settore delle Necropoli posto sia ad est che ad ovest della città, ma in molti casi la loro corretta collocazione topografica è incerta, se non del tutto impossibile.

Questo quadro sintetico dell’urbanistica di Alessandria e dei suoi principali monumenti è in larga parte attribuibile ai primi quattro sovrani tolemaici. A Tolomeo I Sotèr si devono la prima sistemazione della Tomba di Alessandro – dopo aver recuperato il corpo del macedone inizialmente deposto a Menfi – e del Museo con la Biblioteca, nella quale fu avviato il lavoro di ricerca filologica e di studi letterari grazie a Demetrio Falereo, celebre peripatetico e allievo di Teofrasto, invitato dal Sotèr ad Alessandria dopo essere stato costretto a fuggire da Atene. Sotto questo sovrano si ebbe anche il principale tentativo di sincretismo religioso greco-egizio con la creazione del culto di Serapide, divinità connessa con il potere reale. Sarà poi Tolomeo III Evergete ad edificare il Grande Serapeo alla metà del III secolo a.C.

Il suo successore, Tolomeo II Filadelfo, fu sicuramente il responsabile del più importante sviluppo del Museo e della Biblioteca che il figlio, Tolomeo III, continuò ad incrementare.

Il cantiere di costruzione del celebre Faro iniziò per volere di Tolomeo I, ma con molte probabilità il monumento fu inaugurato solo nei primi anni del regno del Filadelfo17.

17 Eus. (Chron., II, 118) pone la costruzione nell’anno 283, mentre il lessico bizantino Suda (F 114) scrive che la torre fu costruita quando Pirro prese il potere in Epiro; vd. anche Fraser 1972, I, p. 20.

Tolomeo IV Filopatore è ricordato per avere ristrutturato l’organizzazione iniziale del Sema. Fece porre la salma mummificata di Alessandro in un nuovo sarcofago interamente d’oro e accorpò la sua tomba a quelle dei suoi tre predecessori, ma già all’epoca di Tolomeo X, tra la fine del II secolo a.C. e gli inizi del secolo successivo, questo monumento fu spoliato e il corpo di Alessandro posto in un più umile sarcofago in vetro18.

18 Fraser 1972, I, p. 15.

Un grave dissesto sociale, che fece seguito alla celebre battaglia di Rafia del 217 a.C., contribuì ad indebolire la corona tolemaica, che, a partire da Tolomeo V Epifane (204 – 180 a.C.), iniziò il suo lento declino che avrebbe permesso l’intromissione sempre più decisiva di Roma negli affari interni del paese.

19 Finocchi 2002, pp. 219-232, per un’analisi sul significato storico-sociale della battaglia di Rafia all’epoca del Filopàtore, vero spartiacque tra la prima politica dei sovrani lagidi per il controllo del paese e le successive.

La battaglia di Azio, la presa di Alessandria e il suicidio di Marco Antonio e Cleopatra rappresentarono così l’inevitabile destino di un regno avviato da molto tempo ad entrare nell’orbita del potere di Roma, e infatti Alessandria, in seguito, perse il suo primato e il suo ruolo di capitale.

1.2 Lineamenti culturali e scientifici

Alessandria ha rappresentato l’epicentro della più intensa e rivoluzionaria stagione del pensiero scientifico ellenico, riuscendo, grazie agli studiosi del Museo e della Biblioteca, a primeggiare in vari campi, dalle scienze matematiche a quelle astronomiche, nella ricerca letteraria e filologica, nell’idrostatica e nella meccanica, e, infine, anche nei settori dell’ottica e della catottrica.

Tali studi si sono rivelati di importanza fondamentale ed hanno influenzato i futuri sviluppi di queste discipline. I primi sovrani lagidi consentirono il proliferare delle istituzioni culturali di Alessandria e, grazie alla loro munificenza nei confronti degli uomini di cultura che venivano invitati nella capitale, contribuirono a formare una v... [continua].

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcocapurro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof D'acunto Matteo.
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