I principali contesti archeologici dell’isola di Rodi in epoca arcaica
Il presente elaborato si occuperà di presentare un quadro topografico e archeologico circa i principali contesti dell’isola di Rodi, relativamente al periodo arcaico. Una tale scelta è giustificata dalla necessità di fornire adeguati riferimenti contestuali circa i luoghi e i siti dai quali provengono le evidenze coroplastiche di cui si tratterà a partire dal prossimo capitolo di questo lavoro.
In premessa a ciò, si procederà prima a delineare, brevemente, da un punto di vista geografico-geologico, l’isola di Rodi, e a presentare, mediante alcuni dati ed indicatori archeologici, un quadro del suo popolamento a partire dalla tarda Età del Bronzo e fino agli inizi dell’Età del Ferro, con l’obiettivo di giungere cronologicamente all’organizzazione politica dell’isola tra gli inizi dell’VIII sec. e la fine del VI sec. a.C. con il “sistema” delle tre poleis principali: Ialysos, Kamiros, Lindos.
All’analisi di questi centri in epoca arcaica, della loro storia e dei loro aspetti urbanistico-topografici, infine, saranno dedicati gli ultimi tre paragrafi di questo capitolo.
1 Cfr. infra, capitolo 5 e successivi.
2 Vd. infra.
4.1. Inquadramento geografico-geologico dell’isola
Rodi è la più grande delle isole del Dodecaneso – un arcipelago della Grecia, compreso tra l'Asia Minore (odierna costa occidentale della Turchia) ad Est, l'isola di Creta a Sud, le Cicladi ad Ovest e l'isola di Samo a Nord – e costituisce la più orientale delle maggiori isole dell'Egeo.
Il suo versante Sud-orientale è bagnato dal Mar di Levante, ovverosia la parte più ad Est del mar Mediterraneo, delimitata a Nord dalla Turchia, a Est da Siria, Libano, Israele e Palestina, a Sud dall'Egitto e a Ovest, appunto, dal Mar Egeo.
Di gran lunga l’isola più grande dell’arcipelago di cui fa parte, con una superficie di 1398,52 km2, Rodi è a forma di diamante (fig.), lunga 77 km da Nord a Sud e con una larghezza massima di 35,5 km. La configurazione morfologica dell'isola di Rodi è in stretta relazione con la sua struttura litologica e con le sue vicende geologiche più recenti.
Le calcaree del Mesozoico – che di quelle che affiorano nell'isola sono fra le più resistenti all'erosione – costituiscono i principali rilievi montuosi ed emergono come isole bianche dalle ondulazioni assai più tenui e più scure dei terreni friabili del flysch e del levantino. La montagna calcarea presenta le caratteristiche comuni a tutte le montagne non eccessivamente elevate, di tal natura, con una certa diffusione di forme carsiche, scarsa vegetazione ed estrema povertà d'acque superficiali.
3 Per un inquadramento geologico-litologico e morfologico, oltre che climatico e floro-faunistico, dell’isola di Rodi, ancora attuale è il lavoro di D et al. 1936.
ESIO
Le zone arenaceo-argillose si presentano invece come plaghe collinose dalle forme dolci e arrotondate che si susseguono a perdita d'occhio.
I rilievi dell’isola non presentano allineamenti così lunghi da assumere i caratteri di catene montuose, ma sono distribuiti in gruppi più o meno allungati secondo direzioni predominanti Sud/Ovest-Nord/Est ed Est-Ovest. Oltre al monte Atavyros, sito nella porzione centro-occidentale dell’isola, e cioè il rilievo più alto sul territorio rodio con un’altezza di 1215 m, le altre cime più elevate che si possono ricordare sono l’Akramitis con 823 m e il cd. Monte del Profeta con 798 m.
Infine, le coste sono in genere poco articolate e, di conseguenza, prive di approdi sicuri e riparati dai venti. Quasi solo dove i rilievi calcarei s'immergono nel mare, come presso i siti Lindos e di Monolithos (coste di sommersione), si hanno rientranze e sporgenze d'una certa importanza ed imponenza. Per molti chilometri si stendono spiagge sabbiose interrotte solo di tanto in tanto da brevi promontori.
4 Ibid. Cfr. anche B 1988, p. 738.
ARBER
4.2. L’isola di Rodi tra la Media e Tarda Età del Bronzo e la fine del periodo geometrico: alcuni dati e indicatori archeologici
La posizione geografica di Rodi, nell'estremo Sud-Est del Mar Egeo, di fronte all'Asia Minore e nelle immediate vicinanze di Cipro e Creta, ne fece molto presto un decisivo crocevia, dove entrarono in contatto popoli e culture provenienti da gran parte del Mediterraneo orientale, del Mar Egeo e talvolta del Mediterraneo centrale.
5 Meritevole di attenzione resta il contributo di K 2014, pp. 76 ss. tutto incentrato, con sviluppo diacronico, alla trattazione del significativo ruolo commerciale svolto dall’isola di Rodi nel Mediterraneo a partire dall’Età del Bronzo in poi.
OUROU
Fin dall'Età del Bronzo, Rodi è stata la “porta” attraverso la quale si passava dall’Egeo al Mediterraneo orientale, nonché tappa obbligata delle rotte che dal Mediterraneo orientale si dipanavano verso l'Occidente. Per i “minoici” – i quali navigavano a Nord-Est del Mar Egeo e verso il Mar Nero, presumibilmente alla ricerca di materie prime, l’isola rodia ha costituito un punto di passaggio obbligato sulla rotta marittima della loro cd. “talassocrazia”.
6 Non è questa la sede per approfondire anche le attestazioni risalenti al periodo neolitico di Rodi, ma si ricordino almeno i dati per questa fase provenienti dalla zona di Kolymbia, sulla costa orientale dell’isola, e i materiali ceramici rinvenuti sull’acropoli di Ialysos, per cui cfr. B 1984, p. 100, con nota 50 per bibliografia ulteriore.
ENZI
Per la disamina che seguirà, invece, circa i periodi del Medio e Tardo Bronzo, della prima Età del Ferro e fino al periodo geometrico tutto, si faccia riferimento al già citato ed efficace quadro d’insieme di K 2014, pp. 76 ss.
OUROU
7 Ibid. Sulla questione della cd. “talassocrazia minoica”, cfr. almeno il quadro di sintesi contenuto in BOMBARDIERI et al. 2015, pp. 175 ss.
Ciò spiega perché i contatti fra Rodi e la Creta minoica protopalaziale sono forse i più antichi della sua storia. Gli scavi condotti dagli italiani nel 1925 sul Monte Philerimos, ovverosia il sito che sarebbe, col tempo, divenuto sede dell’acropoli dell’insediamento d’epoca storica di Ialysos, hanno, infatti, portato alla luce, vicino a un muro dell'Età del Bronzo, su un pavimento di terra battuta, un composito gruppo di oggetti: vasi di tipo domestico, un coperchio di serpentina, un peso da telaio discoidale ed una fusaiola. Questi oggetti, insieme a diversi vasi di pietra e ceramiche modellate a mano scoperte in altri siti dell'isola, hanno portato molti ricercatori a supporre che piccole colonie minoiche si fossero stabilite a Rodi nei periodi del Medio Minoico I e II.
8 Altri ritrovamenti, tra cui anche ceramica di Kamares, sono stati effettuati più recentemente in altre zone dell’isola; in merito a questi rinvenimenti sull’acropoli di Ialysos, vd. B et al. 2015, p. 111 et passim; cfr. anche K 2014, p. 76 e N 1998, pp. 29-30.
OMBARDIERI OUROU IEMEIER
Questa ipotesi, che si iscrive nella teoria dell'espansione minoica nell'Egeo, ben si adatta alla rotta seguita dalle esportazioni minoiche verso il Mediterraneo orientale, che, nella Media Età del Bronzo, costituivano le uniche esportazioni dall'Egeo verso Cipro e i maggiori insediamenti della costa siro-palestinese, fra i quali si può annoverare il noto sito di Ugarit.
9 K 2014, p. 77, con bibliografia.
OUROU
La varietà delle importazioni minoiche perdura a Rodi durante il periodo neopalaziale (Medio Minoico III-Tardo Minoico I). Ceramiche di “stile marittimo”, datate al Tardo Minoico IB (1600-1490 a.C.) rinvenute a Ialysos e associate a vasi caratteristici della Creta orientale, come un rhyton ovoidale e un contenitore senza manici, testimonierebbero, così, la presenza di “visitatori” minoici, provenienti da varie zone dell’isola di Creta e non solo da Cnosso. Inoltre, l’abbondanza e l'ampia distribuzione delle importazioni minoiche confermano l'idea di un insediamento minoico a Rodi; corni votivi in pietra calcarea e figurine minoiche in bronzo di adoratori rinvenuti a Ialysos indicano poi che anche idee e pratiche religiose dalla Creta minoica erano state introdotte in qualche misura nell’isola.
10 Ibid.
Allo stesso tempo, ispirati ai modelli minoici spesso importati, localmente vennero sviluppati stili di decorazione ceramica (pittura chiara su fondo scuro e scura su fondo chiaro): vasi di Rodi di simile fattura sono stati rinvenuti anche al di fuori dell’isola, e più precisamente sulle coste dell'Asia Minore, nel sito di Iasos, associati a ceramiche realizzate e modellate a mano, simili a quelle trovate a Ialysos. Ciò induce a considerare o l'esistenza di un piccolo insediamento rodio sulle coste antistanti dell’Asia Minore, oppure, come pare più convincente, è sempre possibile considerare l’ipotesi che si tratti di un semplice dato che testimonia i continui scambi commerciali, già in questa fase cronologica, tra l'isola e la costa che le sta di fronte.
11 Recenti ricerche hanno dimostrato, del resto, che i contatti interregionali fossero la norma nel Mediterraneo, ed è per questo che solo pochi siti sono oggi riconosciuti come importanti “comptoirs commerciaux”: Ialysos era uno di questi, vd. K 2014, p. 77, per una riflessione in merito.
OUROU
Trianda
Ad ogni modo, nell’ampio discorso dei rapporti tra Creta neopalaziale e la regione dell’Egeo Sud-orientale, una breve digressione merita, per l’isola di Rodi, il sito di Trianda. Le prime indagini in questa località furono effettuate tra il 1935 e il 1936 dagli italiani e lo scavo fu pubblicato in Clara Rhodos dal direttore di quelle attività, l’archeologo Giorgio Monaco, mentre dal 1978 ad oggi sono proseguite mediante scavi di emergenza del Servizio archeologico greco.
12 L’edizione di quegli scavi, a cura dello stesso Monaco e i cui principali materiali sono oggi conservati nella bella sezione protostorica del Museo archeologico di Rodi, è contenuta in Clara Rhodos X, pp. 41-184.
13 F-T-M 2014, pp. 64 ss.
ILIMONOS SOPOTOU ARKETOU
Dalle ultime indagini risulta chiaramente che l’area di Trianda era stata già abitata nel Medio Bronzo, nel periodo, quindi, corrispondente alla fase di occupazione del Monte Philerimos. Meglio definita risulta, tuttavia, la documentazione del Tardo Bronzo I proveniente dal medesimo sito, riferibile a due distinte fasi architettoniche, la prima delle quali è databile al Tardo Bronzo IA antico. In tale epoca lo stanziamento di Trianda aveva raggiunto cospicue dimensioni, anche se a questa fase possono essere assegnati soprattutto diversi pavimenti in terra battuta, a cui era associata ceramica di carattere essenzialmente locale.
14 Sul successivo sviluppo di Trianda, vd. infra; la lettura più convincente sul rapporto tra i due insediamenti, quello di Trianda e quello del Monte Philerimos, pare essere quella proposta in più occasioni da M. Benzi: il secondo entra in crisi parallelamente allo sviluppo del primo, ubicato in una posizione geografica – sulla costa – più favorevole; cfr. almeno B 1984, pp. 100-102; ma per un inquadramento generale del periodo in esame, vd. B 1988, pp. 59-71.
ENZI ENZI
15 B et al. 2015, pp. 177-178.
OMBARDIERI
Nel periodo corrispondente al Medio Minoico III e il Tardo Minoico I, o nel Tardo Minoico IA antico, Trianda fu distrutta da un terremoto che sembra essere grossomodo coevo alla distruzione sismica del villaggio di Akrotiri a Thera. Analogamente, dunque, a quanto avvenne nel citato sito cicladico, gli abitanti procedettero dunque ad una immediata ricostruzione della città; a questa seconda fase del Tardo Bronzo I appartenevano diversi nuovi edifici che presentavano degli elementi che trovano chiari riscontri nell’architettura cretese. Gli edifici principali, nella porzione Sud-orientale di Trianda, erano infatti caratterizzati da facciate isodome, da polythyra ed anche da decorazioni parietali.
16 Ibid.
17 Ibid.
I frammenti degli affreschi presentano dei motivi floreali, quali gigli rossi e fiori di loto, oltre a una doppia ascia ed un sacral knot; da quest’area privilegiata dell’insediamento provengono anche tre figurine in bronzo di adoranti. La ceramica rinvenuta nel sito è prevalentemente locale, ma sono attestate anche molte forme di tipo minoico, come le tazzine coniche e le brocche a beccuccio. Solo verso la fine del Tardo Bronzo IA/Tardo Minoico IA, in concomitanza con il terremoto che precedette l’eruzione di Thera, anche Trianda subì un secondo e devastante sisma e i suoi depositi vennero sigillati dopo poco da uno strato di tefra spesso anche 30 cm, proveniente, secondo le analisi, dall’odierna Santorini.
18 F 1950 resta un importante studio sull’insediamento di Trianda; ma sulle produzioni ceramiche rinvenute nel sito, cfr. anche il contributo di M et al. 2006, pp. 1-55.
URUMARK ARKETOU
19 B et al. 2015, p. 178.
OMBARDIERI
Dopo l’eruzione, la città perse di importanza e si restrinse al solo nucleo settentrionale, mentre quello meridionale fu del tutto abbandonato. I resti architettonici per quest’epoca non sono abbondanti ma è stata sottolineata a dovere la ricca presenza di ceramica importata da Creta del Tardo Minoico IB (1500-1450/1440 a.C. ca.).
A partire dal Tardo Elladico III (XIV sec. a.C. in poi), la presenza micenea a Rodi sembra, però, andare a soppiantare quella precedente minoica, e ciò si denota principalmente nelle importazioni, forse perché i minoici si rivolsero sempre più verso l'Egeo, mentre i Micenei cominciarono a sviluppare legami sempre più stretti con il Mediterraneo orientale.
20 Le importazioni cretesi a Rodi, in questa fase, si limitano essenzialmente ai pugnali cruciformi minoici provenienti dalle officine di Cnosso, uno dei quali è stato rinvenuto in una delle tombe micenee di Pylona, la stessa che ha restituito il celebre rhyton miceneo; cfr. K 2014, p. 76; K 1998, p. 91, figg. 5-7; sul “periodo miceneo” di Rodi, vd. il già citato B 1988, pp. 59-71; K 2014, pp. 77-81.
OUROU ARANTZALI ENZI OUROU
In epoca micenea, Rodi è stato il principale centro nell’Egeo Sud-orientale, con un numero assai cospicuo di importazioni di vasi e ceramica micenea proveniente prevalentemente dalla regione dell’Argolide. Da un punto di vista stilistico, anche i vasi rodio-micenei di produzione locale si allineano strettamente con le produzioni della Grecia continentale rendendo l’isola un importante centro di produzione ceramica durante il periodo miceneo. A Ialysos e in altri siti, le necropoli adottarono la pratica delle tombe collettive a camera di stampo miceneo-continentale; inoltre, i pugnali micenei rinvenuti nell’isola suggeriscono che Rodi avesse adottato in pieno la cultura micenea.
21 K 2014, p. 78.
OUROU
22 In questo senso, non è quindi arbitrario il riferimento omerico agli “intrepidi Rodii” (Il. II, v. 654) e alla loro partecipazione alla guerra di Troia con nove navi al comando di Tlepolemo. Va detto che se, indubbiamente, almeno Rodi e altre isole vicine dal Tardo Elladico IIIA in poi sono in tutto e per tutto “aree micenee”, riconoscervi un “regno” miceneo ancora oggi costituisce un’impresa vana, in quanto non è stata ancora rinvenuta alcuna struttura palaziale (spesso si è provato, al momento in maniera infruttuosa, a localizzarla sull’acropoli di Ialysos); cfr. B et al. 2015, p. 337.
OMBARDIERI
Tornando all’insediamento di Trianda, esso continuò a vivere in epoca micenea fino al termine del Tardo Minoico IIIA2-IIIB (1350-1200 a.C. ca.), come si desume dal ritrovamento di notevoli quantità di ceramiche micenee, risalenti per lo più al Tardo Elladico IIIA2 (1350-1300 a.C. ca.). Secondo la scavatrice greca T. Marketou, la cultura rimase anche in questa fase di stampo locale anche nella fase in cui le importazioni cretesi erano più abbondanti nel sito (Tardo Minoico IA-Tardo Minoico IB), pertanto – contrariamente a quanto si è supposto in passato – a Trianda non fu mai stabilita una colonia minoica amministrata, dal momento che mancano le tracce di attività amministrative e le importazioni e le influenze cretesi erano probabilmente soltanto l’esito della volontà di distinzione di parte della classe locale dominante.
23 Le date protostoriche proposte finora, in termini di cronologia assoluta, e le successive tengono conto della tabella sinottica tra Creta, Cicladi e Grecia continentale stilata da B et al. 2015, p. 7.
OMBARDIERI
24 La ceramica importata (cd. floral style, marine style, ecc.) di questa fase rinvenuta a Trianda proveniva principalmente da Creta, dall'Argolide, e dall'isola di Kythera.
Circa l’abitato di Trianda in epoca micenea, infine, ciò che è stato in più occasioni suggerito nei contributi di M. Benzi, è che, probabilmente, siano da riferirsi ad esso le ricche necropoli scavate per questa fase nei siti non lontani di Moscou Vounara e Makria Vounara, e non all’insediamento sul Monte Philerimos, di cui pure s’è accennato in precedenza.
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La Rodi micenea, inoltre, mantenne contatti con la costa dell’Asia Minore, oltre che con il suo entroterra (odierna Anatolia), come dimostrano alcuni campioni di ceramica grigia e “bucchero” orientale rinvenuti nell’isola. Le botteghe di artigiani locali furono, tal
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