Un exemplum dissonante nel Pungilingua di Domenico Cavalca
Laureando Relatore
Alice Fravili Gemma Donati
Un exemplum dissonante nel Pungilingua di Domenico Cavalca
Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Lettere e Culture moderne
Corso di laurea in Lettere moderne
Alice Fravili
Matricola 1909664
Relatore
Gemma Donati
A.A. 2023-2024
Indice
- Un exemplum dissonante nel Pungilingua di Domenico Cavalca. 2
- Introduzione 4
- Abbreviazioni bibliografiche
- Capitolo I – Il quadro generale 7
- 1.1 – L’autore 9
- 1.2 – Cronica, Annales e morte 15
- 1.3 – Ordini mendicanti e pedagogia
- Capitolo II – Le opere 19
- 2.1 – Cronologia e volgarizzamenti 23
- 2.2 – Trattati e sonetti 30
- 2.3 – Diffusione delle opere, attribuzioni e la “questione del Cavalca”
- Capitolo III – Il Pungilingua 38
- 3.1 – Struttura, fonti e tradizione 48
- 3.2 – L’exemplum del padre e del figlio 60
- 3.3 – L’exemplum: fonte, ipotesi e riflessioni 68
- Bibliografia e sitografia 77
- Ringraziamenti
Introduzione
L’ampio filone della letteratura religiosa bassomedievale, la cui produzione fu incalzata dalla diffusione di correnti eterodosse ostili alle strutture ecclesiastiche, esprime l’esigenza di un rinnovamento risolutivo nella Chiesa, ed in particolare nella comunicazione con i fedeli. Al fine di contrastare le eresie sul piano dottrinale, vi era necessità di diffondere la parola di Dio presso un pubblico laico, non di rado illetterato. Il contributo dei frati predicatori fu essenziale nella realizzazione di una propaganda religiosa rivolta agli umili, che fosse in lingua volgare e non latina. Fra questi, Domenico Cavalca, esponente dell’ordine Domenicano, il quale si dedicò inizialmente alla traduzione di opere celeberrime della cristianità – Vitae Patrum, Dialogi di san Gregorio, Atti degli Apostoli, Epistola di San Girolamo a Eustochio – ed in seguito alla stesura di trattati, per lo più modellati sulla Summa virtutum ac vitiorum di Guillame Peyraut. Le opere prodotte dal Cavalca nello studium di santa Caterina di Pisa divennero un utile strumento catechistico: narrazioni chiare e vivaci, che non indugiano in passaggi eccessivamente cattedratici, ma alternano intrattenimento e pedagogia, storielle popolari e agiografia, assicurandosi l’attenzione di un pubblico vasto, composto di lettori medio-borghesi ma anche di illetterati. Il trattato cavalchiano più ricco di materiali folklorici è il Pungilingua, un testo incentrato sui peccati scaturiti dal linguaggio.
In questa tesi di laurea, l’intenzione è di indagare la natura di uno degli aneddoti del Pungilingua, il quale, riportato solamente da un numero esiguo di testimoni, presenta alcune difformità rispetto alle consuete modalità di compilazione cavalchiane. La difficoltà del lavoro risiede principalmente nella mancanza di una recensio approfondita, in assenza della quale non si è certi delle relazioni tra testimoni e risulta pertanto più problematico dirimere tra le eventuali lezioni d’autore e quelle addebitabili ai copisti. Grazie all’edizione dell’opera recentemente allestita da Mauro Zanchetta (2010), fondata su un numero selezionato di testimonianze, che mira al raggiungimento di un testo attendibile del trattatello cavalchiano in sostituzione dell’edizione di Bottari del 1751, si ha però a disposizione un testo affidabile e ben giustificato che permette un’efficace interpretazione delle fonti. In considerazione di ciò, si è proceduto ad un approccio multidisciplinare nella consultazione di manoscritti, note di possesso, inventari, saggi ed articoli, che intreccia dati provenienti dalla filologia con l’archivistica, la paleografia, la codicologia, la letteratura e la storia.
Il lavoro è strutturato in tre capitoli: nel primo si introduce l’autore ed il contesto in cui agisce; nel secondo si presentano le opere del Cavalca e la loro diffusione; nel terzo si entra nel vivo della questione, effettuando trascrizione ed analisi del brano menzionato.
Pur non avendo alcuna pretesa di esaustività, e limitandomi in questa sede a presentare ed esaminare un caso specifico, ho agito nella convinzione che l’opera meriti una maggiore attenzione e sia degna di un rinnovato interesse, con l’auspicio che presto siano effettuate indagini più approfondite che permettano la ricostruzione della verità del testo.
Abbreviazioni bibliografiche
BC = Biblioteca Cateriniana di Pisa.
CICCUTO 1990 = Tradizione delle opere di Domenico Cavalca. Gli esempi dei trattati morali (I), in «Italianistica: Rivista di letteratura italiana», Vol. XIX, I, 1990, pp. 39-67.
CRONICA 1845 = Chronica antiqua conventus Sanctae Catharinae de Pisis, a cura di F. BONAINI, in «Archivio storico italiano», s. I, 6, 2, 1845, pp. 397-593.
CRONICA ms. = Cronica conventus antiqua Sancte Katerine de Pisis, Pisa, Biblioteca Cateriniana (Seminario Santa Caterina) 78, ff. 22v-23r.
DBI = Dizionario Biografico degli Italiani.
DELCORNO 1977 = Predicazione volgare e volgarizzamenti, in «Mélanges de l’Ecole française de Rome», 89, 2, 1977, pp. 679-689.
DELCORNO 1979 = Cavalca Domenico, in DBI 22, Roma, 1979, pp. 577-86.
DELCORNO 2017 = Domenico Cavalca traduttore di testi religiosi. Il volgarizzamento delle Vitae Patrum, in «Tradurre dal latino nel Medioevo italiano: translatio studii e procedure linguistiche», a cura di S. CERRULLO S., L. LEONARDI, 2017, pp. 3-36.
Dialogus 1851 = CESARIO DI HEISTERBACH, Dialogus Miraculorum, a cura di J. STRANGE, vol. II, Colonia, 1851.
Disciplina 1838 = D. CAVALCA, Disciplina degli spirituali col trattato delle trenta stolitzie, ridotte alla sua vera lezione da monsignor Giovanni Bottari, a cura di G. SILVESTRI, Milano, 1838.
DUFNER 1968 = Die Dialoge Gregors des Grossen im Wandel der Zeiten und Sprachen, Padova, 1968.
Esposizione 1763 = D. CAVALCA, Esposizione del Simbolo degli Apostoli, a cura di G. BOTTARI, Roma, 1763, vol. I,
LOTTI 1987 = Contributi su Domenico Cavalca (c. 1270-1342), Amsterdam, 1987.
MENICHETTI 2022 = Per Domenico Cavalca traduttore degli Atti degli apostoli (tra filologia e interpretazione), in «TranScript», I, 2022, p. 105-820.
NASELLI 1925 = Domenico Cavalca, Città di Castello, 1925.
PANELLA 1996 = Cronica di Santa Caterina in Pisa. Copisti autori modelli, in «Memorie domenicane», 27, 1996, pp. 211-29.
PANELLA 1998 = Cronica fratrum dei conventi domenicani umbro-toscani (secoli XIII-XV), in «Archivum Fratrum Praedicatorum», 68, 1998, pp. 223-94.
Pungilingua 1751 = CAVALCA D., Pungilingua di fra Domenico Cavalca da Vico Pisano ridotto alla sua vera lezione, a cura di BOTTARI G., Roma (de’ Rossi), 1751.
Pungilingua 1837 = CAVALCA D., Il Pungilingua di Fra Domen Cavalca ridotto alla sua vera lezione da monsignor Giovanni Bottari, a cura di G. SILVESTRI, Milano, 1837.
Pungilingua 2010 = CAVALCA D., Il Pungilingua di Domenico Cavalca, a cura di M. ZANCHETTA, Firenze, 2010.
ROSSI 1949 = “Questione del Cavalca”: Further Findings, in «PMLA», vol. 64, n. 4, 1949, pp. 829-863.
SALVADORI 2004 = Fra Domenico Cavalca nelle fonti documentarie pisane del secolo XIV, in «Memorie domenicane», 35, 2004, pp. 101-35.
Specchio di croce 1738 = CAVALCA D., Specchio di Croce del p. Domenico Cavalca dell'Ordine de' predicatori ridotto alla sua vera lezione, a cura di BOTTARI G., Roma (de’ Rossi), 1738.
TRAINA 1937 = Sui Dialoghi di S. Gregorio nelle traduzioni di Giovanni Campulu e di Domenico Cavalca, Palermo, 1937.
VECCHIO 1991 = Domenico da Peccioli, in DBI 40, Roma, 1991, https://www.treccani.it/enciclopedia/domenico-da-peccioli_%28Dizionario-Biografico%29/.
Vite de’ SS. Padri 1799 = CAVALCA D., Volgarizzamento delle vite de’ santi Padri secondo l’edizione di Firenze anno M.DCC.XXXI, a cura di CESARI A., Verona, 1799.
Vite de’ SS. Padri 1830 = CAVALCA D., Volgarizzamento delle Vite de’ SS. Padri di fra Domenico Cavalca testo di lingua, a cura di SILVESTRI G., Milano, 1830.
VOLPI 1905 = La questione del Cavalca, in «Archivio storico italiano», 5, XXXVI, 1905, pp. 302-318.
ZACCHI 1920 = Di fra Domenico Cavalca e delle sue opere, in «Il Rosario. Memorie domenicane», 37, 1920.
Capitolo I
Il quadro generale
1.1 L’autore
Frater Dominicus Cavalca de Vico.
Hic fuit reputationis ut sanctus, nec immerito quia vitam religiosam indefectibiliter egit. Non otiosus, multos libros ad vulgare reduxit, multa opera in vulgari composuit pro personis Deo devotis que aduch|23r| cum magna devotione leguntur, […]. Omnes infirmos, tam pauperes quam alios, infatigabiliter visitando confortabat. Omnibus indigentibus civitatis necessaria procurabat ferventissime, et sepissime predicabat. Captivis et hospitalium pauperibus omni die dominico verbum Domini proponebat. Monasterium de Misericordia ipse sua industria et sollicitudine redegit ad locum ubi modo morantur; eis et conventui multa bona temporalia procurabat, nam omni anno quest<u>am frumenti pro conventu xxiv faciebat.
xxv Nato nel 1270 a Vico Pisano, Domenico Cavalca è celebrato, in fonti fermamente attendibili, in primis nella Cronica di Santa Caterina – di cui è riportata sopra la testimonianza – e nei successivi xxvi Annales – di cui si discuterà a breve –, quale perfetto rappresentante del fermento religioso e culturale che scosse l’Italia medievale, particolarmente in zona centrale, e che raggiunse il culmine xxvii tra XII e XIV secolo.
xxiv Cronica conventus antiqua Sancte Katerine de Pisis, Pisa, Biblioteca Cateriniana (Seminario Santa Caterina) 78, ff. 22v-23r: «Frate Domenico Cavalca da Vico. Questi fu considerato santo, e non immeritatamente, perché condusse una vita indefettibilmente religiosa. Non ozioso, riportò molti libri in volgare, compose molte opere in volgare per persone devote di Dio, che si leggono ancora con grande devozione, […]. Confortava tutti i malati, sia i poveri che gli altri, visitandoli instancabilmente. Provvide alle necessità di tutti i bisognosi della città con grande fervore, e predicò con grande zelo. Ogni domenica presentava la parola del Signore ai carcerati e ai poveri degli ospedali. Con la stessa energia e preoccupazione rese il Monastero della Misericordia il luogo dove esse (i.e. le signore della Misericordia dell’Ordine domenicano, n.d.t.) ora dimorano; procurava loro e alla congregazione molti beni temporali, infatti ogni anno forniva il grano alla congregazione» (traduzione mia). Il passo è tratto dall’edizione web della Cronica realizzata da E. PANELLA, Firenze, 2005: https://www.e-theca.net/emiliopanella/nomen2/cavalca.htm.
xxv Per informazioni sulla biografia del Cavalca, vd. C. DELCORNO, Cavalca Domenico, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. XXII, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1979, pp. 577-86; R. LOTTI, Contributi su Domenico Cavalca (c. 1270-1342), Amsterdam: Kaal Boek, 1987; C. NASELLI, Domenico Cavalca, Città di Castello, 1925; E. SALVADORI, Fra Domenico Cavalca nelle fonti documentarie pisane del secolo XIV, in «Memorie domenicane», 35, 2004, pp. 101-35; A. ZACCHI, Di fra Domenico Cavalca e delle sue opere, in «Il Rosario. Memorie domenicane», 37, 1920, pp. 272-81; 308-20; 431-39.
xxvi F. BONAINI, Excerpta Annalium Conventus Sanctae Catharinae de Pisis Ordinis Praedicatorum ex autographo Bibliothecae Seminarii Archiepiscopali Pisarum, in «Archivio storico italiano», s. I, 6, 2, 1845, pp. 595-633.
xxvii Vd. C. DELCORNO, Predicazione volgare e volgarizzamenti, in «Mélanges de l’Ecole française de Rome.», 89, 2, 1977, pp. 679-689.
xxviii Frate carismatico, prese i voti presso il convento di Santa Caterina di Pisa, fondato nel 1221 e che fu «tra le fondazioni domenicane più a lungo e sistematicamente implicate nell’attività di traduzione e divulgazione di testi latini, tanto religiosi quanto (anche se in minore misura) xxix xxx classici ». Non sono state individuate fonti sufficienti ad identificare la sua famiglia, né a ricostruirne l’infanzia, le prime notizie su di lui compaiono successivamente al suo ingresso nell’ordine, sotto una varietà di appellativi: a Dominicus Cavalca, si alternano Dominicus de Vico, in riferimento al luogo di nascita, e Dominicus Pisanus, ad indicare la località del convento in cui xxxi trascorse la vita.
Il Cavalca dovette necessariamente monacarsi almeno a seguito del compimento del quindicesimo compleanno, poiché nel 1265 l’ordine Domenicano, o meglio, il Capitolo generale dei Domenicani riunitosi a Montpellier, adottò una disposizione per cui non potessero essere accolti xxxii nell’ordine ragazzi che non avessero raggiunto perlomeno quella specifica età. Lì ricevette una formazione eccellente, la ricca biblioteca del convento era rinomata giacché tra le più antiche dell’ordine, contenente un ragguardevole patrimonio delle opere principali della religione e della classicità, e per le interessanti iniziative di promozione del sapere in volgare: un dinamico centro culturale in cui, per di più, i superiori si dedicavano con singolare meticolosità all’educazione di xxxiii menti sagaci.
Nella Cronica, come si è letto sopra, è riportata la scrupolosa attività di predicazione e l’attenzione del frate alle non inconsuete situazioni di indigenza in territorio pisano: poveri, reclusi, infermi, Domenico Cavalca non si risparmiò nella loro assistenza, recando la parola di Dio per la salvezza di ogni anima incontrasse nel suo cammino. La stessa Cronica documenta, inoltre, come egli si prodigò instancabilmente per volgere al meglio le condizioni dei monasteri femminili: di xxviii DELCORNO 1979, p. 577; e ancora SALVADORI 2004; per un quadro più ampio sul ruolo sociale e culturale degli istituti religiosi nel periodo considerato, vd. M. CONTE, Osservazioni sulla traduttologia domenicana, in «Toscana bilingue. Per una storia sociale del tradurre medievale (1260 ca.-1430 ca.)», a cura di S. BISCHETTI, M. LODONE, C. LORENZI, A. MONTEFUSCO, Venezia, 2021, pp. 381-404.
xxix C. MENICHETTI, Per Domenico Cavalca traduttore degli Atti degli apostoli (tra filologia e interpretazione), in «TranScript», I, 2022, p. 106.
xxx In DELCORNO 1979, si accenna ad un codice del XV secolo, il Chigiano L VII 257 della Biblioteca Apostolica Vaticana, all’interno del quale una mano tarda attribuisce lo Specchio di Croce a Domenico Cavalca “ex Caietanus Pisanus”, facendo riferimento ad una casata dei Cavalca che si distinse a Pisa nel XIII secolo al fianco della famiglia dei Gaetani. Tuttavia, la dichiarazione non è supportata da altre fonti.
xxxi Cfr. SALVADORI 2004 in E. PANELLA, Domenico Cavalca da Vicopisano OP († dicembre 1341 = dicembre 1342 in stile pisano). Note documentarie in corso, edizione web, 2015, p.2, che aggiunge: «Nessuna contraddizione. Diversità notarile e topica di documenti, daranno prevalenza all'una o all'altra dizione, secondo il caso e la necessità di distinzione personale».
xxxii A. GALLETTI, Frà Giordano da Pisa. Predicatore del secolo XIV. L’oratoria sacra in Italia fino al sec. XIV, in «Giornale storico della letteratura italiana», 31, 1898, p. 5.
xxxiii Cfr. DELCORNO 1979, p. 577.
xxxiv anno in anno, si affannava nella raccolta di beni di prima necessità; nel 1329 venne incaricato dal vicario Tommaso di confessare le signore della Misericordia al fine di sottrarle alla scomunica originata dall’ammissione della figlia di un notaio nell’ordine, nonostante questo, avendo già xxxv raggiunto il numero massimo consentito, fosse al completo; e specialmente, fu opera sua quella di far acconsentire l’arcivescovo, usufruendo delle sue conoscenze ed esercitando la sua influenza, al trasferimento delle domenicane in una nuova struttura, più ampia e salubre della precedente. In sostanza, il Cavalca si dimostra una personalità energica, che interviene con risolutezza nelle situazioni più disparate, certamente in ambito ecclesiastico, ma anche in campo sociale e politico: Delcorno, in uno dei suoi lavori più recenti, documenta come il pisano sia arrivato a collaborare con xxxvi alcune figure illustri della sua epoca, dando origine, talvolta, a sinceri legami di amicizia.
L’umiltà del frate pisano emerge con massimo vigore, però, nell’intensa attività di traduzione e compilazione di opere in volgare, per la quale è tutt’oggi elogiato: la diffusione di testi di natura edificante è coniugata al rinnovato grado di accessibilità degli stessi ad un pubblico meno erudito xxxvii dell’avventore abituale degli scriptoria conventuali.
xxxviii In definitiva, il ruolo del Cavalca all’interno di Santa Caterina non può in alcun modo essere xxxix definito marginale, considerando, inoltre, che vi trascorse tutta la vita, sino alla sua – discussa – dipartita, così segnalata dalla Cronica: […] in cuius sepultura convenerunt populi pisane civitatis, et pauperes et afflicti abmissionem sui patris inconsolabiliter lamentantes, 1342 de mense xl decembris.
xxxiv Corrisponde all’anno 1330 nel calendario pisano. Per una panoramica sullo stile pisano e sul suo impiego nella Cronaca, vd. E. PANELLA, La Cronaca di Santa Caterina di Pisa usa lo stile pisano?, in «Memorie domenicane», 16, 1985, pp. 325-34.
xxxv Cfr. DELCORNO 1979, p. 577.
xxxvi Cfr. D. CAVALCA, Vite dei Santi Padri [1330 ca.], ed. critica a cura di C. DELCORNO, I, Firenze, 2009, p. XI: «È collaboratore e talvolta consigliere di personalità eminenti, come Bonaggiunta da Calcinaia, vicario dell'arcivescovo Simone Saltarelli, l'arcivescovo Oddone della Sala, il priore domenicano Iacopo Donati. Egli godette
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