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Cyber social security: terrorismo, devianza criminale e controllo digitale

Università degli Studi della Tuscia

Corso di Laurea di 1° livello in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali

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Tesi di laurea in Sociologia generale, militare e della sicurezza urbana

Cyber social security: terrorismo, devianza criminale e controllo digitale.

Anno accademico 2020 – 2021 1

Indice

  • Introduzione pag 4
  • Capitolo 1: Nuove forme di terrorismo come fenomeno deviante pag 11
  • 1.1 Devianza e criminalità pag 12
  • 1.2 Teorie sociologiche della criminalità pag 13
  • 1.3 Definizione di terrorismo pag 16
  • 1.4 Criminologia del terrorismo pag 19
  • 1.5 La radicalizzazione pag 23
  • 1.6 La jihad digitale pag 27
  • 1.7 ICT e radicalizzazione pag 29
  • 1.8 Policy di deradicalizzazione pag 32
  • 1.9 Criminal profiling del cyberterrorista pag 35
  • 1.9.1 Profilatura dell’hacker pag 36
  • 1.9.1.2 Dati utili alla profilatura pag 41
  • 1.9.1.3 Personal data pag 41
  • 1.9.1.4 Nickname pag 43
  • 1.9.1.5 Motivazione pag 44
  • 1.9.1.6 Relationship data pag 45
  • Capitolo 2: La normativa antiterrorismo pag 47
  • Introduzione pag 47
  • 2.1 La direttiva 2017/541/UE pag 48
  • 2.2 Terrorismo e antiterrorismo nel diritto internazionale pag 52
  • 2.3. Uno sguardo comparativo sui Paesi europei pag 53
  • 2.4 L’antiterrorismo in Italia pag 55 2
  • 2.5 Strumenti finanziari di contrasto al terrorismo cibernetico pag 56
  • Capitolo 3: Cyber Risk pag 59
  • 3.1 Cyberterrorismo: evidenze, prevenzione e contrasto pag 59
  • 3.2 Risk based approach nell’AML/CFT pag 63
  • 3.3 Cyberspace e infrastrutture critiche pag 64
  • Conclusioni pag 68
  • Bibliografia pag 72
  • Sitografia pag 75 3

Introduzione

L’elaborato si propone di esaminare i mutamenti contemporanei delle forme di devianza criminale e del controllo sociale associati alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, con focus sul fenomeno del terrorismo. A partire dall’analisi delle evidenze socio-criminologiche che emergono dal cyberterrorismo, si procederà ad una valutazione degli Internet effetti dello sviluppo e della natura transnazionale di e delle tecnologie digitali sulle forme di devianza sociale.

Nel presente lavoro rivolgeremo l’attenzione principalmente alla sociologia della devianza, dedicandoci alle teorie socio-criminologiche che la elaborano e con uno sguardo alla cybersecurity come mezzo di contrasto al cyberterrorismo.

Il termine devianza si riferisce a quei comportamenti non conformi ad una norma comportamentale largamente accettata all’interno della società e che deviino dalla normale condotta; quando tale norma sociale assurge a parametro di legalità e si trasforma quindi in norma giuridica, allora la devianza assume i connotati di criminalità. Con il presente elaborato si propone l’analisi delle più importanti teorie sociologiche rivolte ad un aspetto del terrorismo, quello di matrice islamica, concentrandosi sugli effetti nelle modalità di reclutamento che l’impiego delle ICT comporta.

Queste tecnologie hanno infatti facilitato la produzione, lo scambio e la ricerca di contenuti devianti (es. materiale propagandistico). In Rete, inoltre, la devianza cresce e gode della condivisione dei contenuti e delle informazioni, ma anche dello sviluppo di norme, razionalizzazioni e giustificazioni alle loro condotte e di rafforzamento del proposito criminoso. 4

Fake news, hate speech e cybertrolling si delineano come alcune delle possibili nuove armi dell’estremismo eversivo e del terrorismo. La guerra ibrida jihadista impone, sul fronte della 1 cyber-security, la convergenza tra enti pubblici e settore privato.

Questa fusione si determina a causa della rapida evoluzione della minaccia e delle specifiche implicazioni sul piano delle vulnerabilità individuali e collettive nell’ecosistema cybersociale. Appare evidente come la cybersecurity non possa essere considerata più in assenza della sua dimensione sociale e diventi invece fondamentale come contrasto alla devianza e criminalità.

Nell’era digitale, attraverso la progressiva evanescenza del confine tra ciò che è materiale e ciò che non lo è, in modo sempre più concreto l’esperienza umana si sostanzia nell’ecosistema cybersociale, in uno spazio di interscambio in cui il mobile device diviene lo specchio aumentato del sé. La sfera privata si assottiglia a favore della condivisione della stessa, mentre la necessità di presenza nei social pervade la routine dell’homo digitalis. Ne 2 consegue la desocializzazione, l’allontanamento tra individuale a favore di una iperconnessione nella solitudine. 3

Note introduttive

1 Si intende per guerra ibrida “una strategia militare, attuate sia da attori statali che non-statali, che integra strumenti, tattiche, tecniche e procedure convenzionali e non-convenzionali e impiega forze regolari e irregolari”, da Il Fenomeno terroristico e la guerra ibrida, articolo di L. P. Martina, su https://www.diritto.it/fenomeno-terroristico-la-guerra-ibrida/

2 Il futuro della cybersecurity in Italia: Cybersecurity National Lab, il Libro Bianco su ambiti progettuali strategici, CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

3 Desocializzazione intesa come perdita dei legami sociali, come sottolineato in Desocializzazione. La Crisi della post modernità, Matthew Fforde, Cantagalli 2005; allontanamento interindividuale inteso come distanziamento tra più individui, nei loro reciproci rapporti (vedi file sugli intergruppi, http://www.dsssu.unisalento.it/c/document_library/get_file?folderId=4850083&name=DLFE-325510.pdf), mentre per iper connessione nella solitudine si intende ormai l’abitudine della maggior parte delle persone, specialmente giovani, al vivere eternamente connessi. È un termine che sta prendendo sempre più campo e significa, in breve “il bisogno di rimanere collegati a internet e ai social network è più irresistibile di quello di fumare una sigaretta, bere una bevanda alcolica o avere rapporti sessuali”. Come dice Tonino Cantelmi nella sua intervista del 14 luglio del 2014 per Manageritalia: “Siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati ma esistenzialmente sempre più soli.” 5

Polarizzazione, identità e sistema digitale globale

In tale contesto, la polarizzazione delle audience, la riduzione dei freni inibitori, la gamificazione, il rinforzo positivo, il riconoscimento identitario da parte del gruppo dei pari, si trasformano in elementi chiave di conoscenza dell’attuale assetto comportamentale deviante e/o criminale terroristico.

In particolare, l’essenza identitaria del terrorismo ha visto un recente e profondo processo di mutamento il cui fattore principale è, ovviamente, la transizione da un mondo analogico gerarchizzato al sistema digitale globale.

È possibile individuare una tendenza degli ultimi decenni di progressiva sostituzione delle organizzazioni centralizzate e gerarchiche con network orizzontali caratterizzati da un nuovo modo di produzione, definito da Castells come informazionalismo, caratterizzato dalla centralità dell’elaborazione, memorizzazione e trasmissione delle informazioni. 4

L’era digitale è la fase culturale in cui la diffusione capillare di Internet domina ogni aspetto della società, dalla produzione di beni e servizi alle relazioni interpersonali. La digitalizzazione di quasi tutti gli accessi all’informazione ha portato alcuni autori a 5 sostenere che il passaggio ad un’”internet based society” sia già avvenuto. Si assiste alla realizzazione di nuovi accessi all’informazione, di nuove modalità di produzione e con essi anche di inedite forme di manipolazione, alterazione, falsificazione.

L’accelerazione nell’esecuzione dei processi informativi e di trasmissione delle informazioni ha intaccato dapprima la produttività aziendale tradizionale e successivamente, la diffusione 4 ”Modello di sviluppo in cui la fonte principale della produttività è la capacità qualitativa di ottimizzare la combinazione e l’impiego di lavoro, capitale e risorse naturali sulla base della conoscenza e dell’informazione” [...] “interazione simbiotica tra l’elaborazione di informazione socialmente determinata e la produzione materiale”, it da M. Castells, Volgere di Millennio, Trad G. Pannofino, Università Bocconi, 2014

5 La Rivoluzione digitale. La rivoluzione digitale. Economia di internet dallo Sputnik al machine learning, P. Cellini, Luiss University Press, 2018 6

Dell’home pc e il miglioramento della qualità delle connessioni, ha trasformato ogni settore lavorativo.

Come si avrà modo di spiegare nel corso della tesi, Internet e in più in generale le ICT non rappresentano un automatico territorio di conquista del terrorismo, ma l’ecosistema cybersociale entro cui si sviluppa, si evolve in espressioni inedite rispetto al terrorismo ideologizzato del Novecento.

Jihadismo, social media e radicalizzazione

La crescente centralità di Internet fra le più giovani leve dello Jihadismo fornisce ai terroristi un complesso strumento contraddistinto da multidimensionalità, multiattorialità e pervasività. Anche gli strumenti tradizionali del proselitismo vedono un mutamento e così la propaganda, tradizionalmente volta a rendere il singolo parte di una massa, si trova ad essere invece impiegata per sollecitare le pulsioni sadico-violente e reazionarie dei soggetti più vulnerabili, al fine di motivarli, ispirarli e innescarli all’azione terroristica indiscriminata.

Modi di operare spontanei, low cost, asimmetrici e definiti con una felice locuzione, il cosiddetto avatarismo terroristico, si nutrono di file sharing e 6 social media, si compongono in larga maggioranza dei millennials prosumer, che ne rappresentano i follower e gli influencer. 7

Cyber Vulnerabilità generazionali e individuali favoriscono la radicalizzazione violenta secondo due distinte dinamiche: la prima 6 “Generation-t: terrorist infosphere and evolution of lone wolf terrorism”. A. Antinori, in “Lone actors - an emerging security threat”, NATO Science for peace and security series, (A. Richman et Y. Sharan, NATO IOS Press), 2015

7 Follower e influencer sono i due cittadini dei social network, il consumatore e il produttore rispettivamente. Un terzo cittadino si è affacciato allo scenario, si tratta del prosumer, una felice espressione che indica l’inserimento nella catena del valore dei social network dei contenuti prodotti da inconsapevoli lavoratori, i follower. Si chiama crowdsourcing, l’estrazione del valore generato spontaneamente dalle interconnessioni tra follower e influencer, efficienti metodi di estrazione del profitto dall’intelligenza collettiva della rete senza remunerarne il lavoro e i contenuti dei prosumers che vengono integralmente convertiti in semilavorati per la creazione di valore. In questo nuovo sistema economico 2.0, il principio di gratuità cela lo scambio ineguale che si nasconde dietro le relazioni “reciprocamente soddisfacenti” fra imprese e prosumers. M. Castells, La nascita della società in rete, Università Bocconi Editore, Milano 2014. 7

Cosiddetta radicalizzazione cyber-ecosistemica, la seconda radicalizzazione cyber-egosistemica. Con la prima locuzione si intende la radicalizzazione attraverso i social media, con la seconda la radicalizzazione in termini di autoisolamento e autoradicalizzazione. 8

In secondo luogo, la ridefinizione relativistica del concetto di verità, nel senso di non poter scindere la verità da una dimensione “social” di condivisione con l’altro e in definitiva il riconoscimento del carattere relativo del concetto stesso di verità quale fenomeno proprio della nostra società, accresce le capacità del terrorismo 9 all’interno di un conflitto ad armi impari, non necessariamente dichiarato, nel quale lo Stato è costretto a difendersi da un nemico non identificato o difficilmente identificabile, in una situazione di palese svantaggio.

Cyber terrorismo e strumenti di analisi

Nel moderno terrorismo le reti, la comunicazione, l’ingegneria sociale, la propaganda e le tecniche di informazione, la psicologia 10 coercitiva si fondono in un paradigma in continua evoluzione e di 11 difficile comprensione.

Questo fenomeno del cyber terrorismo, avendo risvolti legali, politici e sociali, dovrebbe essere affrontato con tali strumenti, per il 8 Il futuro della cybersecurity in Italia: ambiti progettuali strategici, op. cit.

9 La nascita della società in rete, M. Castells, Università Bocconi Editore, Milano 2014.

10 Per definizione la social engineering (in italiano appunto ingegneria sociale), studia il comportamento delle persone per carpirne la fiducia, ingannarle e raccogliere informazioni a scopo fraudolento. Phishing, vhishing, baiting sono tra le tecniche di ingegneria sociale più utilizzate dal cybercrimine. Da Rapporto Clusit 2021 (Associazione italiana per la sicurezza informatica).

11 Si intende per psicologia coercitiva quando si fa uso di tecniche di vario tipo per far leva, a livello psicologico appunto, sulle opinioni altrui, per conformarle alle proprie, adottando quindi una comunicazione forte, ripetitiva e scientificamente strutturata per sfruttare emozioni e atteggiamenti inconsci di chi si ha di fronte e convincerlo a cambiare le proprie opinioni o idee. Può sfociare nel controllo coercitivo, che è quell’insieme di comportamenti psicologici ed emotivi (come ad esempio intimidazioni, minacce e simile) che fanno imporre il più forte sul più debole, con livelli di abuso di intensità differente. Da https://narcissisticbehavior.net/coercive-control /, di C.L. De Canonville, traduzione di C. Lemes Dias 8

Bene di tutti. Invece sembra attrarre principalmente componenti irrazionali, estemporanee e subitanee.

Si devono svolgere 2 tipi di analisi: una prima analisi critica con la valutazione dei modi in cui la società e la legge risponde a questi temi e una seconda socio legale attraverso un approccio empirico di ricerca.

Un ulteriore elemento da aggiungere a questo quadro riguarda un fenomeno sociale estremamente importante quando parliamo di devianza e criminalità, ovvero il moral panic. La sommatoria della copertura mediatica, dell’opinione pubblica e la reazione delle autorità può innescare un effetto di moral panic che impedisce di affrontare con serenità di giudizio tale odioso fenomeno. È evidente l’opportunità di criminalizzare tali comportamenti e di creare un sistema di immunità, di impermeabilità. Tuttavia, è altrettanto importante evitare che l’impatto protezionista sia eccessivamente stimolato da quel moral panic capace di scoraggiare approcci razionali al fenomeno e di distogliere l’attenzione dal vero tema centrale: la tutela delle persone offese e i loro diritti individuali.

Lo scrivente intende fornire una visione comprensiva dei temi sociali e legali che ruotano intorno al cyberterrorism e ai suoi canali di approvvigionamento, cercando di fornire al lettore un’analisi sintetica del fenomeno da un punto di vista digitale.

Il dibattito accademico e la ricerca su questi temi, dimostrano che tale fenomeno non possa essere limitato al solo campo legale, ma richiede uno sforzo di comprensione al di là di questa accezione. Si richiede una comprensione sociologica capace di stimolare un approccio comprensivo e interdisciplinare alla materia.

Inoltre, un occhio alle information communication and technology e alla loro capacità di influenzare le forme di adescamento, può rivelarci nuove criticità del fenomeno. Tutte 9 metodiche da esplorare mantenendo un approccio critico e razionale.

Diverse analisi demografiche condotte su un campionario di 12500 terroristi condussero ad evidenziare come i fondamentalisti coinvolti nella global Salafi jihad appartengano per la maggioranza alla classe media borghese locale, abbiano ricevuto un’istruzione adeguata e sviluppato una coscienza religiosa attraverso la self instruction e non piuttosto nelle madrase. Sageman, l’autore di queste ricerche, dimostrò come il ruolo della religione o dell’ideologia sia tutto da ridimensionare rispetto al fenomeno della radicalizzazione e quanto invece le interazioni sociali, reali o virtuali, siano l’occasione di radicalizzazione e svolgano un ruolo essenziale nella mobilitazione in favore di una causa radicale.

È opportuno chiedersi quale tipo di dati e quali connessioni tra questi possono fornirci un vantaggio di conoscenza sul problema del terrorismo, mantenendo un bilanciamento tra il rispetto per la libertà e le istanze di sicurezza, garantendo una corretta gestione del moral panic e senza condizionare in negativo la vita pubblica.

Le vivide immagini e la narrativa sensazionalistica sul terrorismo hanno occupato il cuore centrale delle elezioni presidenziali USA del 2004 e del 2008, hanno dominato il dibattito alle Nazioni Unite e in molti altri forum internazionali, ma tale sovraesposizione mediatica che ruolo ha avuto nello sviluppo di una risposta coerente e globale? Lo spettacolare attacco agli Stati Uniti l’11 settembre del 2001 ha inevitabilmente monopolizzato l’attenzione sugli aspetti politici e religiosi del terrorismo, sulla vulnerabilità dei target domestici, sulla legittimità di guerre

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pierfrancescoma di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi della Tuscia o del prof Selva Donatella.
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