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Corporate social responsibility: il valore sociale dell’economia

Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Facoltà di Scienze Politiche

Corso di Laurea in Scienze politiche, Sociali ed Internazionali

Curriculum Percorso Integrato Università e Impresa

Relatore: Prof. Giuseppe Pignataro Candidata: Giulia Rubiconto

Sessione I: – Anno accademico 2020 2021

A mia madre e a mio fratello

Indice

  • Introduzione ................................................................................................................................................. 3
  • Capitolo 1 ........................................................................................................................................................ 5
  • CSR: le origini e gli sviluppi ................................................................................................................ 5
  • Dodd vs Berle: anni ’30 1.1 ....................................................................................................................... 7
  • Una prima definizione ed i primi scontri: anni ’50 ’60 1.2 - .................................................................. 8
  • La CED e l’analisi di Carroll: anni ’70 1.3 ............................................................................................ 11
  • Freeman e la teoria degli stakeholder: anni ’80 1.4 .............................................................................. 15
  • Il sentimento nascente dei manager verso la CSR: anni ’90 1.5 .......................................................... 18
  • 1.6 Nuovi risvolti - TBL e la teoria di Porter: anni 2000 ....................................................................... 19
  • 1.6.1 Triple bottom line .............................................................................................................................. 19
  • 1.6.2 Porter e Kramer ................................................................................................................................ 21
  • Capitolo 2 ...................................................................................................................................................... 28
  • CSR: le politiche e le principali iniziative ............................................................................................. 28
  • 2.1 Le principali iniziative internazionali ............................................................................................... 31
  • 2.2 Le principali iniziative europee ........................................................................................................ 33
  • 2.3 Summit della Terra: Rio 1992 .......................................................................................................... 36
  • 2.4 Agenda ONU 2030 ............................................................................................................................. 38
  • L’Italia: Il piano d’azione nazionale sulla responsabilità sociale d’impresa 2012-2014 2.5 .............. 42
  • 2.6 Le società benefit ............................................................................................................................... 48
  • Capitolo 3 ...................................................................................................................................................... 51
  • CSR: misurare il valore sociale .................................................................................................... 51
  • 3.1 SROI: Social return on investment .................................................................................................. 54
  • Caso studio: Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald 3.2 ........................................................... 60
  • L’analisi 3.2.1 .............................................................................................................................................. 71
  • 3.2.2 I risultati ............................................................................................................................................. 74
  • Conclusione ................................................................................................................................................. 76
  • Bibliografia ................................................................................................................................................. 78
  • Sitografia ..................................................................................................................................................... 79

2

Introduzione

Dall’interesse nato per lo studio della Gestione d’impresa.

La scrittura di questo elaborato sorge per lo studio della Gestione d’impresa. Mi sono approcciata ad una materia che non trova le sue origini nel mio percorso di studi, ma credo segua comunque un filo conduttore afferente.

Credevo che l’economia sarebbe stato un mondo molto lontano dal mio e non pensavo avrebbe suscitato un interesse tale da portarmi alla redazione di questa tesi, eppure la Corporate social responsibility o Responsabilità sociale d’impresa è quello di cui si leggerà nelle prossime pagine.

L’obiettivo dello studio qui fornito è rintracciare il rapporto tra etica ed economia, meglio dire tra le scelte che un’azienda fa ed il loro rapporto con la comunità di riferimento.

Cosa guarda un’azienda nel momento in cui si trova a decidere quanto investire, su cosa investire, perché investire? È importante l’opinione del fornitore, del cliente, dell’amministrazione pubblica etc.?

È importante o è necessario costruire una catena di valore aziendale che comprenda tutte le parti del settore economico, dal consumatore all’azionista? Conta solo il profitto o anche per chi e come lo si ottiene?

Queste le domande alla radice dell’elaborato. Lo studio qui condotto ha cercato di seguire un percorso che possa rendere l’argomento non solo interessante, ma anche logicamente connesso.

Il primo capitolo fornisce, dunque, le informazioni necessarie ad inquadrare la Corporate social responsibility a livello storico e generale. Sono quindi qui presenti i principali contributi letterari e scientifici di vari autori e personalità importanti che hanno portato alla definizione conclusiva del concetto suddetto.

Per quanto possa, infatti, sembrare un tema recente, perché solo nell’ultimo decennio la responsabilizzazione delle aziende è diventata un tema caldo e sulla bocca più o meno di tutti, in realtà il giudizio positivo o negativo sulle scelte d’impresa è sempre stato un tema che ha affascinato gli studiosi, fin dall’inizio dell’industrializzazione di massa.

Quando poi le opinioni sono diventate consapevolezze, i vari governi hanno adottato una serie di normative per incentivare quei comportamenti che gli studiosi ed accademici anni prima ritenevano indispensabili per la sopravvivenza dell’azienda e per il benessere della comunità. Questo il tema fondante del secondo capitolo.

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Fra tutti sicuramente lo studio di Porter e Kramer, così come i movimenti ambientalisti degli ultimi anni, hanno spinto le aziende ad espandere il loro raggio di azione, nel tentativo di guardare al di là del profitto meramente economico, con la speranza di poter trovare una chiave di condivisione fra azienda e collettività.

Moltissimi sono stati gli sforzi, i tentativi ed i risultati ottenuti in questo campo, sia a livello nazionale che internazionale. Sono stati analizzati quegli eventi che ho ritenuto più significativi e che, a mio parere, hanno apportato i maggiori cambiamenti; senza dimenticare, ovviamente, che molte di più sono le iniziative che andrebbero considerate.

Poiché lo studio non voleva solo essere teorico, ma vi era anche il desiderio di “mettere mano” su quelle scelte e quelle responsabilità sociali prese dalle aziende, il terzo capitolo prova a livello empirico, tramite un caso studio e l’analisi di un indice specifico (lo SROI), a valutare quanto e quale valore sociale un’azienda è in grado di produrre e, soprattutto, come può riuscirci.

Non vi è in questo caso la presunzione di uno studio scientifico ed i dati forniti sono stati spiegati ed analizzati in modo tale da rendere la valutazione comprensibile a chiunque ne voglia usufruire e, specialmente, indirizzata ad uno studio socioeconomico più che matematico finanziario.

Mi auguro che la lettura di questo elaborato possa suscitare almeno un po’ dell’interesse e delle domande che ha suscitato in me e possa aiutare a vedere l’azienda come un’entità tangibile, che introduce reali cambiamenti nella società, dotata della capacità di incrementare il suo benessere.

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Capitolo 1

CSR: le origini e gli sviluppi

Il concetto di Corporate social responsibility (CSR) o Responsabilità sociale d’impresa (RSI) trae le sue origini in un tempo decisamente più lontano di quello che si è soliti pensare.

Il tema, infatti, ha suscitato un notevole successo ed interesse nella comunità non accademica specialmente nell’ultimo decennio, in seguito al rinnovato sentimento nei confronti dell’ecosostenibilità e delle cosiddette scelte “green”.

La realtà dei fatti, però, pone la genesi della discussione sulla CSR già nella seconda metà dell’800 con la Rivoluzione industriale e, nello specifico, con l’idea di un’impresa in grado di generare un profitto illimitato che potesse coincidere con il benessere della comunità.

L’impresa allora, che coincide con la fabbrica, è una black box, all’interno della quale degli input vengono trasformati in output e tutto ciò che esula da questa scatola non concerne l’impresa stessa. Tutte quelle esternalità negative, dunque, che di fatto l’industrializzazione di massa produce, non sono un onere che spetta a quest’ultima.

Si parla per questo di logica dei due tempi, intendendo con questa lo scarto temporale che intercorre tra il tempo t1, dove l’impresa produce, ed il tempo t2, dove si valutano gli effetti riversati nel tessuto sociale esterno.

L’Ottocento, non a caso, è il secolo del Positivismo e di un’esaltazione smodata nei confronti del progresso scientifico, indi per cui non dovrebbe stupire la mancanza di una coscienza sociale dell’impresa ed una responsabilizzazione degli effetti negativi prodotti nelle fabbriche, come l’inquinamento, l’urbanizzazione incontrollata o la disoccupazione.

Questa filosofia di pensiero continua più o meno indisturbata, anche con l’arrivo della Prima guerra mondiale, che proprio grazie all’industrializzazione ed alle innovazioni tecnologiche dispone di forze belligeranti straordinarie.

L’evento che inverte la rotta di questa fiducia illimitata è il crollo della borsa di Wall Street del 28 ottobre 1929. Gli effetti negativi di questo giorno storico, sui quali non mi soffermerò, pongono le basi per la dissoluzione dell’idea di uno sviluppo incontrollato e per un dibattito nascente sulle responsabilità dell’impresa che non siano solo di natura economica.

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È proprio infatti a seguito di quello che ormai è passato alla storia come il “giovedì nero” che si inizia a parlare della necessità per i dirigenti di azienda di tutelare non solo gli azionisti, ma anche gli altri interlocutori sociali.

È opportuno analizzare le varie correnti di pensiero che si sono alternate nel corso del tempo, quasi un secolo circa, per valutare come sia evoluto il concetto di CSR.

La definizione odierna, infatti, deve la sua paternità a quella contenuta all’interno del Libro Verde del 2001 che recita: “L'integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ambientali delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate”1.

È intuibile che una definizione simile è talmente generica e ampia da sembrare molto ovvia e semplice, ma poco applicabile; tuttavia, quello su cui è necessario soffermarsi è il termine “preoccupazioni”, perché l’esigenza di parlare di CSR nasce dalla preoccupazione nei confronti di un mondo ed un sistema in costante mutamento, dove l’iniziale inconsapevolezza, volontaria o meno, verso i danni provocati dalle aziende all’ambiente circostante e l’ignoranza verso i bisogni della comunità hanno provocato la reazione di studiosi, luminari, accademici, economisti, esperti e negli ultimi anni anche delle istituzioni pubbliche e politiche che potesse dare una risposta efficace e portasse ad un mutamento effettivo.

L’analisi qui proposta partirà dai primissimi contributi per la ricerca e analisi della CSR per arrivare ai giorni nostri con la teoria di Porter, che più di tutte ha dato una scossa al mondo del management e della gestione d’impresa, provando a scardinare l’idea di stampo marxista per la quale capitalismo e creazione di benessere per la comunità siano necessariamente in antitesi.

1 Fonte: https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/committees/deve/20020122/com(2001)366_it.pdf

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1.1 Dodd vs Berle: anni ’30

Sulle pagine dell’Harvard Law Review nel 1931 si assiste per la prima volta ad un dibattito che mette in opposizione gli shareholder, convenzionalmente ritenuti come gli azionisti, agli stakeholder, normalmente riconosciuti come “i soggetti o i gruppi di soggetti portatori di interesse in relazione ad una impresa o ad un attore sociale”2.

Gli esponenti di tale scontro furono i giuristi Adolf Berle e E. Merrick Dodd.

Berle nel 1931 sostenne che: “tutti i poteri attribuiti a una corporation o al manager di una corporation, o a qualsiasi gruppo all’interno di una corporation, sia che derivino per legge o siano concessi, sono necessariamente ed esclusivamente esercitabili nell’interesse di tutti gli shareholder”3.

La posizione di Berle è semplice, gli interessi dell’azienda consistono nella tutela dei suoi azionisti, il resto è superfluo. È sia una necessità che una condizione esclusiva.

Nel 1932 il collega Dodd replicò dicendo che: “l’azienda è autorizzata ed incoraggiata dalla legge affinché si metta al servizio della comunità anziché essere una fonte esclusiva di risorse per i suoi proprietari”4.

Si pone quindi nel corso del dibattito, per la prima volta, una distinzione tra proprietà e controllo.

Bisogna agire solo in difesa degli interessi dei proprietari o è giusto che l’azienda si metta anche al servizio della comunità di riferimento, tenendo in considerazione le sue necessità?

Berle, infatti, continua asserendo che: “Non sembra mai essere venuto in mente agli autori che proprio per la natura intrinseca delle corporation, la responsabilità va di pari passo con il potere”5; Dodd, invece, ritiene che la legge debba agire in favore dell’azienda per far sì che essa svolga il suo ruolo in accordo con la comunità di riferimento, sostenendo che: “Un sentimento diffuso e crescente vuole che l’industria non solo si impegni affinché i suoi dipendenti non vengano sfruttati o danneggiati sul lavoro (negative duties), ma gli garantisca per quanto possibile una stabilità economica (affirmative duty)”6.

Dodd, difatti, giunge alla conclusione che sia necessario organizzare l’azienda a vantaggio degli shareholder non perché essi ne sono i proprietari, ma perché in questo modo la comunità ne trae beneficio.

Il dibattito tra i due giuristi continuerà per un buon ventennio, senza che Dodd riesca a convincere il collega della bontà e veridicità delle sue idee.

2 Cit: M. Visentin, “Decidere meglio, decidere per tutti: l’etica nell’impresa”, Roma, Aracne, 2016, p.126.

3 Cit: A.A. Berle, “Corporate Powers as Powers in Trust”, Harvard Law Review, 44, 1931, p.1049.

4 Cit: E. Merrick Dodd, “For Whom Are Corporate Managers Trustees”, Harvard Law Review, 45, 1932, p.1149.

5 Cit: A.A. Berle, “Corporate Powers as Powers in Trust”, Harvard Law Review, 44, 1931, p.1050.

6 Cit: E. Merrick Dodd, “For Whom Are Corporate Managers Trustees”, Harvard Law Review, 45, 1932, p.1151.

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1.2 Una prima definizione ed i primi scontri: anni ’50 ’60

Negli anni ’50 il concetto era definito più in termini di Social responsibility (SR) che di CSR, questo perché il concetto di business non era ancora così diffuso, ma inizierà ad esserlo di lì a breve.

Un evento chiave che segna l’inizio di un dibattito acceso e consapevole sull’argomento è il 1953, quando Howard Bowen scrive un libro dal titolo “Social responsibilities of the Businessmen”7.

Bowen parte dall’assunto secondo cui le imprese di grandi dimensioni siano centri vitali di potere e che le loro decisioni ed azioni influenzino le vite dei cittadini su più fronti. Questo è il primo tentativo per valutare le decisioni dell’azienda al di fuori del campo di azione che misura solo un puro e mero ritorno economico, ma che stabilisca se le scelte dei dirigenti siano in grado di condizionare, positivamente o meno, le aspettative dei cittadini.

Non è un caso, infatti, che Carroll definisca Bowen come il “padre della Corporate social responsibility”8.

Bowen, quindi, dà una prima definizione di CSR asserendo che: “Si riferisce agli obblighi dei businessmen di adempiere a quelle norme, di prendere quelle decisioni, o di seguire quelle linee di azione che sono desiderabili in termini di obiettivi e valori per la nostra società”9.

Appare qui evidente come Bowen inserisca il concetto di volontarietà dell’impresa, che possa orientare le azioni di quest’ultima nel lungo periodo, senza ovviamente

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia9910 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Boschetti Carlo.
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