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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA TOR VERGATA

MACROAREA DI LETTERE E FILOSOFIA

CORSO DI STUDIO IN

Scienze dell’educazione e della formazione

TESI DI LAUREA IN

Psicologia dello sviluppo e dell’educazione

TITOLO

Autismo in età prescolare: caratteristiche e metodi

per affrontare la quotidianità

Relatrice: Laureanda:

Chiar.ma Prof.ssa matricola: 0332150

Giulia Pecora Arianna Paolucci

Anno Accademico 2025/2026

Autismo in età prescolare: caratteristiche e metodi per affrontare la quotidianità

Indice

Introduzione…………………………………………………………………………….2

Capitolo 1

1.1 Definizione clinica di autismo……………………………………………………….3

1.2 I Disturbi del Neurosviluppo………………………………………………………...5

1.3 Le cause del Disturbo dello Spettro Autistico……………………………………….9

1.4 Le caratteristiche e i segnali dell’autismo……………………………………….…13

Capitolo 2

2.1 Il metodo ABA………………………………………………………………….….17

2.2 Lo stress familiare………………………………………………………………….19

2.3 Il “dopo di noi”..........................................................................................................24

2.4 I “figli ombra”...........................................................................................................26

Capitolo 3

3.1 Affrontare la quotidianità………………………………………………….……….33

3.2 Il “comportamento problema”...................................................................................34

3.3 Il sonno……………………………………………………………………………..45

3.3.1 Consigli semplici per stabilire la routine di andare a letto………………...….46

3.3.2 Insegnare ad addormentarsi in autonomia…………………………………….49

3.4 L’alimentazione………………………………………………………………….....51

3.4.1 Il diario alimentare……………………………………………………….……54

3.4.2 Come intervenire…………………………………………………………....…55

Conclusioni………………………………………….……………………………...….57

Bibliografia…………………………………………………………………….…....…60

1

Introduzione

Il Disturbo dello Spettro Autistico rappresenta una condizione atipica del neurosviluppo.

È caratterizzata da un’elevata eterogeneità clinica che si manifesta precocemente e

influenza in modo significativo il funzionamento sociale, comunicativo e

comportamentale dell’individuo e di tutta la sua famiglia. Negli ultimi decenni,

l’aumento delle diagnosi e una maggiore consapevolezza sul tema hanno portato a un

crescente interesse scientifico e sociale nei confronti dell’autismo, in particolare nella

fascia di età prescolare, periodo cruciale per l’identificazione dei primi segnali e per

l’attivazione di interventi cognitivi-comportamentali tempestivi ed efficaci.

L’età prescolare rappresenta infatti una fase delicata dello sviluppo, in cui il bambino

acquisisce competenze fondamentali sul piano cognitivo, relazionale ed emotivo. Nei

bambini con Disturbo dello Spettro Autistico, tali acquisizioni possono presentare

modalità atipiche o ritardi, rendendo necessario un supporto mirato non solo al

bambino, ma anche al contesto familiare e educativo. La quotidianità delle famiglie con

un bambino nello spettro risulta spesso complessa e caratterizzata da sfide costanti ed

estenuanti, che coinvolgono aspetti pratici della vita di tutti i giorni, come la gestione

dei comportamenti problema, il sonno e l’alimentazione, oltre a un importante carico

emotivo e psicologico.

Lo scopo di questa tesi è quello, non solo di analizzare le cause e le caratteristiche del

Disturbo dello Spettro Autistico, ma soprattutto di proporre una riflessione sui metodi e

sulle strategie utili per affrontare la quotidianità. In particolare, il lavoro intende offrire

una panoramica teorica sul disturbo, affiancata da un’attenzione concreta agli strumenti

di intervento e al vissuto delle famiglie, mettendo in luce l’importanza di un approccio

integrato e personalizzato. 2

Capitolo 1

1.1 Definizione clinica di autismo

Le linee guida per l’autismo della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e

dell’Adolescenza (SINPIA, 2005) definiscono l’autismo come una sindrome

comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato,

con esordio nei primi tre anni di vita.

All’interno nella quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi

Mentali (DSM-IV; APA, 1994) il Disturbo dello Spettro Autistico veniva inquadrato

all’interno della più ampia categoria diagnostica denominata “Disturbi Pervasivi dello

Sviluppo” (DPS), traduzione italiana dell’espressione inglese Pervasive Developmental

Disorders. Includevano disturbi del neurosviluppo, caratterizzati clinicamente da:

a) compromissioni del funzionamento personale

b) compromissioni del funzionamento sociale

c) compromissione del funzionamento scolastico o lavorativo

I DPS comprendevano il disturbo autistico (o autismo infantile), la sindrome di

Asperger, la sindrome di Rett, il disturbo disintegrativo della fanciullezza e il disturbo

pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato (DPS-NAS) o autismo atipico

(Vicari, 2012). Si contraddistinguono per un quadro clinico particolare e sono

accompagnati da altre manifestazioni. Si presentano frequentemente in concomitanza

con altre condizioni cliniche: per esempio, individui con disturbo dello spettro autistico

spesso presentano disabilità intellettive, e molti bambini con disturbo da deficit di

3

attenzione-iperattività hanno anche un disturbo specifico dell’apprendimento. In alcuni

di essi il quadro clinico comprende sintomi di eccesso, ma anche deficit e ritardi nel

raggiungimento delle tappe dello sviluppo attese; causano una compressione del

funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo fino alla compromissione

globale delle abilità sociali e dell’intelligenza.

Attualmente i DPS sono stati categorizzati sotto la dicitura “ombrello” “Disturbo dello

Spettro dell'Autismo” all’interno del DSM-5 (APA, 2014) proprio perché il confine tra

loro è molto sfumato, tanto che i sintomi dell'autismo variano per intensità, ma

appartengono alla stessa radice biologica e ad un continuum di condizioni che per i

ricercatori non ha più senso suddividere in modo così netto.

Le persone con ASD (Autism Spectrum Disorder) presentano problemi di

comunicazione, interazione sociale e comportamenti o interessi ristretti, tutti aspetti che

possono rendere la loro vita molto difficile. Nello specifico, le maggiori difficoltà si

possono trovare nella comunicazione. Alcuni bambini, ad esempio, non presentano la

lallazione durante l’infanzia e non producono parole entro l’età tipica; altri possono

sviluppare delle capacità linguistiche magari facendo ricorso all’ecolalia (ripetizione di

parole apparentemente senza senso) o allo scripting (ripetizioni di frasi tratte da film o

da conversazioni ascoltate), ma hanno difficoltà a chiedere e ad esprimere i loro bisogni.

La maggior parte presenta difficoltà a comprendere un linguaggio letterale fatto di

scherzi ed ironia (Fava & Strauss, 2024). Tratti tipici si possono trovare anche nella

scarsa interazione sociale, conseguentemente con contatto visivo limitato e scarsa

attenzione per l’attenzione congiunta. Per attenzione congiunta si intende la capacità del

bambino di condividere l’attenzione con altre persone in modo coordinato. Per quanto

riguarda quest’ultima, è utile ricordare il lavoro dello psicologo Mundy, che afferma: “I

comportamenti di attenzione congiunta nell’infanzia rientrano in due categorie: le

4

risposte alle sollecitazioni degli altri o le iniziazioni spontanee. Il termine Rispondere

all’Attenzione Congiunta (RJA) si riferisce all’abilità dei bambini di seguire la

direzione dello sguardo e dei gesti degli altri per condividere un punto di riferimento

comune. Al contrario, l’Iniziare l’Attenzione Congiunta (IJA) implica la generazione da

parte dei bambini di gesti e contatto visivo per dirigere l’attenzione degli altri verso

oggetti, eventi o sé stessi” (Mundy, 2019, p. 24). Anche gli interessi ristretti e i

comportamenti ripetitivi rappresentano un campanello d’allarme per l’osservatore.

Alcuni bambini possono eseguire ripetutamente alcune azioni come lo sfarfallio delle

mani, dondolare il corpo o far girare gli oggetti. Inoltre, possono sviluppare interessi

intensi su argomenti o giochi in modalità diverse dal gioco neurotipico (Fava & Strauss,

2023).

1.2 I Disturbi del Neurosviluppo

I Disturbi del Neurosviluppo sono un gruppo di condizioni con esordio precoce, che

generalmente avviene prima della scolarizzazione primaria e sono caratterizzati da

deficit che causano una compromissione del funzionamento personale, sociale e

scolastico (Marotta, 2025).

Secondo il manuale diagnostico DSM-5 (APA, 2013), i Disturbi del Neurosviluppo

spesso si presentano in comorbidità e comprendendo diverse condizioni eterogenee,

seppure i ricercatori li dividano in:

Disabilità intellettive: si intende un deficit delle capacità mentali generali, come il

ragionamento, il risolvere problemi, la pianificazione, il pensiero astratto, la capacità di

giudizio, l’apprendimento scolastico e l’apprendimento dell’esperienza, che ha esordio

molto precocemente, di solito entro il primo anno di vita. Convenzionalmente si ritiene

5

che si possa parlare di disabilità intellettiva quando il quoziente intellettivo, nei suoi

aspetti quantitativi, si colloca a un livello inferiore a 70/75 su 100 (Galanti & Sales,

2017). Il deficit comporta una compromissione del funzionamento adattivo e sociale

tale che l’individuo risulta incapace di soddisfare gli standard di autonomia previsti a

livello di età cronologica e in ambito sociale, compresa la comunicazione, la

partecipazione sociale, l’attività scolastica o lavorativa e l’autonomia a casa o nella

comunità. Il ritardo globale dello sviluppo viene diagnosticato quando un individuo non

riesce a raggiungere le tappe attese dello sviluppo in diverse aree del funzionamento, sia

intellettivo che emozionale.

Disturbi della comunicazione: i disturbi della comunicazione comprendono il disturbo

del linguaggio, il disturbo fonetico-fonologico, il disturbo della comunicazione sociale e

il disturbo della fluenza (APA, 2013). Rappresentano un insieme di quadri sindromici

caratterizzati da difficoltà differenti per qualità e gravità nella comprensione,

produzione ed uso del linguaggio (Marotta, 2025). I primi tre sono caratterizzati da

deficit dello sviluppo e dell’utilizzo rispettivamente del linguaggio, dell’eloquio (cioè

della capacità di produrre suoni ed articolare le parole) e della comunicazione sociale. I

disturbi della comunicazione si manifestano precocemente e possono produrre danni

funzionali permanenti.

Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (DDAI): il DDAI è un disturbo

caratterizzato da livelli invalidanti di disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-

impulsività, può essere presente già in età prescolare ma ha il suo esordio alla scuola

primaria, quando al bambino vengono richieste maggiori competenze di

autoregolazione e maggior sforzo attentivo (Galanti & Sales, 2017). La disattenzione e

la disorganizzazione comportano l’incapacità di mantenere l’attenzione su un compito,

l’apparente mancanza di ascolto e la perdita di oggetti, rispecchiando livelli inadeguati

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rispetto all’età o al livello di sviluppo atteso. Inoltre, l’iperattività-impulsività può

comprendere un livello di attività eccessivo, agitazione, incapacità di rimanere seduti,

intromissione nelle attività altrui e incapacità di aspettare.

Disturbo specifico dell’apprendimento: questo disturbo viene diagnosticato quando

sono presenti deficit specifici dell’abilità di un individuo di percepire o elaborare

informazioni in maniera efficiente e accurata. Si manifesta la prima volta durante gli

anni della scuola, dove diventano evidenti carenze nella lettura, scrittura e calcolo. La

prestazione dell’individuo nelle abilità scolastiche è di gran lunga al di sotto della media

per l’età. Il disturbo specifico dell’apprendimento può luogo a compromissioni

permanenti di quelle attività che dipendono dalle abilità coinvolte, comprese le

prestazioni lavorative in età adulta.

Disturbi del movimento: I disturbi del movimento dipendono dall’entità del danno

neurobiologico sottostante e dall’entità di questo. Può essere di entità lieve, moderata e

grave. In quest’ultimo caso si tratta di bambini con paralisi cerebrali che,

compromettendo il sistema nervoso, manifestano movimenti motori molto limitati. In

modo specifico, il DSM- 5 descrive il deficit dello sviluppo della coordinazione, il

disturbo da movimento stereotipato e i disturbi da tic. Il disturbo dello sviluppo della

coordinazione è caratterizzato da problemi dell’acquisizione e dell’esecuzione delle

abilità motorie coordinate e si manifesta con goffaggine e lentezza o imprecisione nello

svolgimento dei movimenti che interferiscono con le attività della vita quotidiana. Il

disturbo da movimento stereotipato viene diagnosticato quando un individuo presenta

comportamenti motori ripetitivi, apparentemente intenzionali e apparentemente a-

finalistici, come scuotere le mani, dondolarsi, battersi la testa, morsicarsi o colpirsi. I

disturbi da tic invece sono caratterizzati dalla presenza di tic motori o vocali come

ecolalie o vocalizzazioni improvvise o movimenti rapidi e non ritmici (APA, 2013). 7

Disturbo dello spettro autistico: è caratterizzato da deficit persistenti della

comunicazione e dell’interazione sociale in molteplici contesti, compresi deficit della

reciprocità sociale e della comunicazione non verbale utilizzata per le interazioni

interpersonali. In aggiunta ai deficit della comunicazione sociale, la diagnosi richiede la

presenza di un repertorio di comportamenti, interessi o attività limitato e ripetitivo

(Cottini, 2017). In altre parole, l’autismo è una delle più gravi manifestazioni che

colpiscono il bambino nella sua capacità di comunicare e di instaurare relazioni con il

mondo esterno: tutto questo costituisce un impedimento alla socializzazione e

all'integrazione nei processi di vita che riguardano, non solo l’individuo in sé, ma che

minano in modo evidente gli equilibri familiari che ruotano attorno ad esso. Solo da

poco tempo si parla di “spettro autistico”, dove la parola spettro è stata formalmente

introdotta nella terminologia diagnostica moderna con la pubblicazione del DSM-5 nel

2013; parola presa in prestito dalla fisica e concessa alla psicopatologia come “un

insieme di sindromi riunite assieme sulla base di una comune determinazione, la quale

fa sempre riferimento ad una ipotesi patogenetica. In generale, si tende a parlare di

spettro per indicare un insieme di sindromi psichiatriche riunite tra loro secondo diversi

criteri, come ad esempio la mancanza di limiti netti tra un quadro clinico e l’altro

(Aragona et al., 1998). È evidente come la definizione di spettro è stata necessaria per

riflettere la crescente consapevolezza che le manifestazioni del disturbo (deficit sociali e

comunicativi, e comportamenti ristretti-ripetitivi) variano enormemente in intensità e

combinazione da persona a persona. Proprio perché ogni soggetto è unico ed irripetibile,

va osservato in un arco di tempo sufficiente a capirne gli aspetti peculiari e caratteristici

in continuum di gravità e con un'ampia eterogeneità di sintomi. Permangono,

comunque, de

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ariannapaolucci1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Rocco Giulia.
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