Ravenna tardoantica
Ravenna, ascesa e declino di una capitale
Ravenna assume la sua importanza grazie alla posizione strategica data dall’incrociarsi di due fiumi a nord-est, flumen Padennae, flumisellum Padennae, unico lato senza una cinta muraria.
Ciò che farà la sua fortuna fu, infatti, la presenza della flotta imperiale nei suoi porti, con capienza di 250 navi.
Altri corsi erano probabilmente presenti, ad esempio la fossa Augusta, un canale artificiale forse situato in via di Roma, o la fossa Asconis, situata a nord e attiva anche nel Medioevo secondo Andrea Agnello.
Dalla crisi di IV sec. d.C. alcuni edifici al di fuori dello spazio murario vengono abbandonati, vedi le domus tra Santa Croce e San Vitale, mentre altri mostrano continuità d’insediamento, domus in via d’Azeglio; queste congetture sono basate, tuttavia, esclusivamente sullo stile dei mosaici presenti.
Siamo quindi di fronte ad un’espansione precoce di età imperiale, seguita poi dall’espansione muraria tardo antica, iniziata da Onorio e terminate da Valentiniano III, con rifinitura di Odoacre, vista la continuità stilistica dei paramenti e delle torri.
Una peculiarità di queste mura è la loro funzione non in linea con le altre di epoca tardoantica: esse superano in ampiezza quelle precedenti.
La costruzione delle mura, come attestano documenti archeologici e storiografici, non ha lasciato respiro agli edifici residenziali, i quali vengono abbattuti in favore dell’emergere di costruzioni pubbliche come la zecca, il circo o i vari edifici religiosi quali Santa Croce, S. Giovanni Evangelista, S. Vitale ecc.
“In poche parole l’ampliamento del perimetro urbano più che sancire un’espansione edilizia della città sembra finalizzato alla realizzazione di quei programmi connessi con la presenza della corte e dei suoi uffici, programmi che avevano bisogno di grandi aree inedificate, o comunque confiscabili o edificabili” p.118 → riprendendo la toponomastica della capitale orientale.
Nonostante la tendenza alla costruzione di edifici pubblici, rimane ovviamente spazio per la residenza regia: durante il periodo ostrogoto rimane una parte della città adibita alla dimora del re.
Odoacre rimane nella ex dimora imperiale, vista la vicinanza con luoghi importanti della città, come la zecca, ma fa costruire un altro palazzo sul Padenna.
Lo stesso Teoderico, successivamente, edificherà cattedrale e battistero degli ariani non lontano dalla residenza imperiale, o la basilica Gothorum sul sito dell’odierna Rocca Brancaleone, persino dei bagni pubblici, grazie alla ricostruzione dell’acquedotto.
In generale si avverte un forte impulso edilizio in età tardoantica.
Tra V e VI si conforma la fisionomia alla base di quelli che saranno i rifacimenti successivi, a partire da Giustiniano, e le varie ristrutturazioni a partire dall’attività del vescovo Massimiano, consacra S. Vitale e Sant’Apollinare e costruisce altro.
Da questo momento la città inizia a riempirsi di chiese e monasteri, sotto la spinta di istituzioni differenti, quali impero, episcopato e aristocrazia, ma anche di infrastrutture volte al miglioramento dell’efficienza del porto come strade e fognature.
- La città si espande probabilmente per questioni demiche.
- Da dopo l’età Giustinianea diminuiscono gli edifici religiosi. Dopo l’esarcato la città perde importanza e si ruralizza.
Ravenna e il commercio nell’Adriatico in età tardoantica
L’importanza commerciale di Ravenna nel V secolo è dettata dalle vie di comunicazione, naturali o artificiali che siano, che la caratterizzano: un’importante diramazione del Po nella zona meridionale del fiume che permette la biunivoca comunicazione entroterra – Adriatico e il collegamento con la Via Flaminia, quindi con Roma, tramite la Via Popilia.
Quando Ravenna diviene capitale i traffici aumentano notevolmente, e con ciò le necessità di stoccaggio e distribuzione delle merci; nel porto di Classe vengono quindi edificati magazzini, prova della grande attività economica della zona, in cui sono coinvolti anche i piccoli centri.
Principalmente vi affluivano generi alimentari come cereali, spezie, vino e olio d’oliva, come combustibile per l’illuminazione, tuttavia non mancano anche generi di lusso come tessuti e gioielli.
Importante a Ravenna è anche la produzione libraria, perciò non mancano i supporti per la scrittura nelle merci ambite.
Grazie ai ritrovamenti ceramici si denota una intensa attività commerciale con centri in Tunisia e Cilicia, quest’ultima grande esportatrice di olio d’oliva. Il picco di queste importazioni avviene tra fine V e inizio VI.
In generale in tutta l’area adriatica vi era una forte presenza di ceramiche africane e, successivamente, anche orientali, quando Costantinopoli inizia a gestire questi traffici in epoca bizantina.
- Si può integrare con la questione delle anfore LR, da p. 46 colonna di destra.
Ravenna in late antiquity
A partire dalla divisione dell’impero ai tempi di Diocleziano, Ravenna emerge come centro già, tuttavia sarà sempre oscurata dal ruolo centrale, in occidente, di Milano. Questa situazione procede anche sotto Costantino e Teodosio I.
L’importanza politica di Ravenna, tuttavia, ha il suo apice dal momento in cui diviene la testa delle operazioni in sfavore di Milano; intorno al 400 vi viene posta la residenza e viene rinnovata con nuove mura, istituzioni e infrastrutture. Un tale ampiamento era un primato rispetto alle altre città italiane.
Sappiamo che Ravenna diviene capitale nel 402 nonostante non ci sia menzione di questo, il decreto imperiale più antico, tenutosi a Ravenna, è del 6 dicembre 402.
Questa scelta è dettata dalla sua ottima posizione strategica commerciale e militare; come prova della sua sicurezza essa rimane inattaccata dai Visigoti durante la loro invasione di inizio V.
Numerose fonti antiche, quali Socrate Scolastico o Procopio, avvalorano la tesi secondo la quale la grande fortuna di Ravenna stava proprio nel suo entroterra paludoso, quindi dalla sua inaccessibilità.
Nonostante ciò, alcuni storici, ad esempio F.W. Deichmann, non supportano questa visione dato che la città sarà comunque conquistata più volte negli anni successivi; in questo caso si avanza come ipotesi che la città sia divenuta capitale in quanto punto di contatto principale verso l’Italia dalla nuova residenza imperiale, Costantinopoli.
Un’altra ipotesi viene data da V. Neri il quale afferma che, data la mancata possibilità di difesa di Aquileia, Milano perde di importanza in favore di Roma; ciò implica che Ravenna diviene importante data la sua funzione satellite nei confronti dell’Urbe.
Infine nel manuale afferma che Ravenna può essere stata considerata come una nuova Costantinopoli, una nuova capitale cristiana.
A inizio V secolo, infatti, Onorio avrebbe seguito l’esempio del padre Teodosio I, il quale aveva trasformato radicalmente la capitale orientale in un centro cristiano.
Ravenna era stata abbandonata nel IV secolo per cui non aveva una radice pagana così difficile da estirpare, motivo per cui essa poteva essere “ristrutturata” seguendo i dettami di Cristo.
Ravenna capitale
L’idea di Ravenna capitale viene trasmessa da Agnello il quale afferma che Valentiniano III ha ordinato che Ravenna diventi “Caput Italiae” al posto di Roma.
Nonostante i contemporanei considerassero ancora Roma come centro dell’impero d’occidente, Ravenna diviene residenza imperiale.
Bisogna considerare, tuttavia, che la sua centralità ha alti e bassi durante questo periodo, viste le diverse personalità che ne prenderanno possesso.
Stilicone, Onorio e Galla Placidia preferivano tenere le distanze da Roma, ed esaltare Ravenna, mentre uomini come Valentiniano III e altri di classe senatoria sono propensi a mantenere il contatto con Roma.
Ravenna come sedes imperii
Possiamo ipotizzare il ruolo di Ravenna come sede imperiale ricollegandoci alla sua espansione edilizia di inizio V.
Questa sarebbe stata il mezzo con cui poter accogliere tutto quell’apparato satellite dell’imperatore, quei ruoli burocratici come il vescovo Castrensis, il Vicario d’Italia, i Questori, il prefetto pretorio e altri; questi, insieme al proprio entourage, ammonterebbero a circa 1500 persone le quali hanno bisogno di alloggi.
Un’ulteriore prova di questo è la ricchezza che presentano alcune fonti archeologiche risalenti a tale periodo; abbondano infatti materiali di lusso come sarcofagi di marmo e avorio lavorato.
- Ravenna viene considerata come un tentativo di imitazione di Costantinopoli.
La cinta muraria di Ravenna
Secondo uno studio di N. Christie e S. Gibson le mura sono alte 9 m e larghe 2,2 m, sono munite di torri e di 14 entrate principali, tutte costruite in un’unica campagna edile, non a periodi.
Da quelle che erano le mura repubblicane di 33 ettari si passa, nel corso di IV-V secolo, ad un’espansione attorno ad esse, primato all’interno delle città italiane, arrivando a 166 ettari.
Agnello ci dà un’idea delle condizioni delle nuove mura affermando che venissero munite di sbarre di ferro multifunzione: potevano ornare il muro, rafforzarlo o essere utilizzate prontamente per costruire spade e frecce in caso di attacco.
Il problema principale è la datazione di queste mura.
Non si hanno evidenze archeologiche che possano dare una datazione sicura e le fonti che ne parlano, quali ad esempio Socrate Scolastico o Zosimo, citano solamente “mura” o “cancelli” nel contesto delle invasioni di V, rispettivamente di Alarico nel 410 e Ardaburio nel 425.
I corsi d’acqua
Sidonio Apollinare racconta in 2 lettere la città di Ravenna in occasione del suo passaggio mentre tornava da Roma.
Scritte nel 467, in queste egli afferma che l’acqua dei canali non sia potabile e che il luogo sia un posto in cui ci sia poco terreno solido.
Ci si sarebbe trovati di fronte al plausibile deterioramento del sistema idrologico che aveva aiutato Ravenna nei suoi traffici mercantili e nelle sue difese.
Sempre secondo Sidonio la città si sarebbe munita di canali difensivi nuovi, a seguito dell’espansione delle mura presumibilmente databili tra V-VI.
Il palazzo
Sono accertati dei soggiorni imperiali a Ravenna già dal III.
Come già accennato è probabile che il palazzo sia stato ampliato per poter accogliere la corte, e che esso sia divenuto dimora permanente di Onorio e Valentiniano.
La storia di Ravenna è intrecciata alla sua dipendenza dalle caratteristiche idrologiche della zona considerando l’Adriatico e il Po.
La fine della Ravenna imperiale
La fine della Ravenna imperiale, p. 104 di Ravenna nella tarda antichità, coincide con il periodo di fine 400 quando Roma e Ravenna sono rispettivamente centro del Senato e dell’Esercito, non c’è imperatore che riesce a capitanare entrambe le fazioni.
Ravenna Judith Herrin
Nascita di Ravenna come capitale imperiale d’Occidente
Già dal III secolo Roma stava divenendo solo sede simbolica dell’impero → i vari imperatori iniziavano a risiedere in sedi più strategiche militarmente, e Roma veniva governata da un prefetto, si occupava dell’approvvigionamento.
Il governo è ora più attento alle frontiere, e all’esercito, e agli approvvigionamenti → Ravenna inizia a diventare importante per questi motivi, e a seguito delle riforme di Diocleziano le quali iniziano a minare l’importanza di Roma, sorgeranno città importanti come Tessalonica, Treviri ecc… che, in quanto paracapitali, evidenzieranno l’estensione imperiale.
Le riforme di Diocleziano portano alla divisione in provincie amministrative tra cui la Flaminia, di cui Ravenna diviene la città principale, 297.
Per l’ascesa di Ravenna è importante Teodosio I, 379-395, generale romano nominato da Graziano per salvare l’Oriente dai Goti → risolve la situazione inizialmente con la forza, poi insediando le famiglie gote nell’impero in cambio di forza militare.
Teodosio sarà anche colui che dividerà ufficialmente in 2 l’impero, tra i suoi 2 figli, e renderà obbligatorio il cristianesimo.
Egli è importante per Ravenna dal momento che sarà il padre di Galla Placidia, regna a Ravenna dal 425 al 437, sorellastra di Arcadio e Onorio, figli di prima moglie.
Onorio → quest’ultimo respinge i 395 diventa imperatore sotto rappresentanza di Stilicone. Visigoti che, dopo aver attaccato la Grecia, decidono di entrare in Italia attaccando Aquileia e Milano, 402; di fronte a questi pericoli Stilicone suggerisce di spostare la corte da Milano a Ravenna, la città è inespugnabile, protetta da acquitrini, e ha un importante porto.
Ravenna
La città nasce nel II a.C. ed è edificata su banchi di sabbia, seguendo uno schema castrum.
Nel corso degli anni è stata una prigione dorata per rifugiati politici o prigionieri importanti, ed è stata continuamente ornata da grandi costruzioni, come la Porta Aurea, Claudio, 43 d.C., demolita nel XVI.
La vicinanza col porto porta alla nascita di una scuola gladiatoria, si pensava che i combattenti beneficiassero dell’aria marina, di uno sviluppato artigianato navale, Classe era uno scalo Adriatico e Mediterraneo importante, e di una gestione idrica adeguata → vengono creati il Padenna e il Lamisa, 2 corsi d’acqua che circondano la città.
Queste caratteristiche, come attesta Procopio, rendono Ravenna difficilmente attaccabile.
La questione dell’acqua potabile viene risolta da Traiano che costruisce una 30ina di km di acquedotti dagli Appennini.
La città era governata da una Curia e da un governatore, a capo della Flaminia, aveva un comandante delle forze navali e un vescovo, status modesto rispetto a diocesi di Milano e Aquileia → il riferimento più antico riguardo a presenza vescovile è la partecipazione del vescovo Severo al Concilio di Serdica, 343; è possibile, invece, che Sant’Apollinare sia considerato il vescovo fondatore nel 402 la città diviene sede episcopale.
Non abbiamo fonti che parlano dell’ingresso di Onorio ma sappiamo della sua presenza perché vi sono leggi emanate a suo nome e un’incredibile espansione della città, per accogliere più popolazione.
Onorio cerca di mantenere buoni rapporti con Roma recandosi lì in occasioni importanti, a differenza di suo padre, dal momento che alcuni non vedevano di buon occhio lo spostamento a Ravenna.
Parte prima
Galla Placidia, 390-450
Alla morte della madre, 394, Teodosio decide di inviarla in Occidente dove, non appena Onorio diviene imperatore d’Occidente, alla morte di Teodosio, viene inviata a Milano sotto Stilicone.
Galla si rende conto della propria discendenza imperiale sentendo le storie della nonna Giustina, combatté per mantenere l’arianesimo, e inizia ad essere educata come principessa, studio del latino e dei classici e della storia imperiale.
Nel 405 iniziano le invasioni barbariche, attraversamento del Reno dei Germani, rivolta del generale Costantino in Britannia e avanzamento in Gallia → di fronte a problemi interni Stilicone non riesce a garantire un’efficace amministrazione militare, e ciò porta alla necessità di autodifesa dei poteri locali.
Questa disperazione è testimoniata dall’editto del 406 che implica la liberazione degli schiavi per questioni militari, p. 48.
Stilicone decide allora di allearsi coi Visigoti, gli stessi che aveva respinto, sotto il comando di Alarico, era stato incaricato “comes illiryci” per farlo stare buono, per respingere Costantino III; problemi di ritardo nei piani militari portano al malcontento di Alarico e a un suo risarcimento.
Nel 408 muore Arcadio quindi Onorio riceve responsabilità anche su Oriente, in quanto il figlio, di Arcadio, Teodosio II non poteva regnare, 7 anni → di fronte a questo momento di crisi e a sospetti vs Stilicone di usurpazione, dopo una sua fuga a Ravenna Stilicone viene decapitato, 22 agosto 408; segue la persecuzione dei suoi seguaci.
La debolezza porta al sacco di Roma di Alarico, 408-409, il quale tenta di spingere Onorio a nominarlo comandante capo delle truppe dell’IRO.
Onorio rifiuta e Alarico continua a fare pressioni sugli approvvigionamenti di grano, oltre che prendere in ostaggio Galla Placidia.
Grazie a questo potere Alarico riesce a farsi nominare comandante facendo eleggere Attalo Prisco a Roma come imperatore, indebolendo Onorio, a Ravenna.
A seguito di tentativi di Onorio di riprendere il controllo, Alarico saccheggia Roma, 24 agosto 410, simbolo della decadenza imperiale.
Roma non c’era più.
Dato che a cibo Alarico si dirige verso la Sicilia, senza riuscire a varcare lo stretto, tempesta, per poi morire ammalato → il suo successore Ataulfo, non avendo al suo seguito capacità navali, decide di tornare indietro percorrendo tutta la penisola, con al suo seguito il bottino e gli ostaggi, Attalo e Galla Placidia, mentre Onorio era a Ravenna.
Nel 414, come racconta Olimpiodoro, p. 51, Galla sposa Ataulfo → particolare è la decisione a farlo alla romana → questo dà inizio all’ambizione di ricreare l’impero romano gotico, ripristinando l’uso del latino e incorporando alle leggi gotiche il diritto romano.
L’ambizione viene distrutta dalla morte precoce del loro figlio, appena nato, nel 415, seppellito vicino a Barcellona, dove erano arrivati, e dall’assassinio di Ataulfo, da parte di un rivale.
Onorio e lo sviluppo di Ravenna, 395-423
È durante l’assedio di Roma che si inizia a comprendere quanto l’Urbe non fosse adatta a difendere.
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