UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO CARLO BO
DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOMOLECOLARI
Corso di Laurea magistrale in
SCIENZE MOTORIE PER LA PREVENZIONE E LA
SALUTE
Allenamento della forza lungo l’arco della vita: effetti
acuti di un protocollo a 12RM sulla funzione
neuromuscolare e sulla percezione muscolare in
giovani adulti
Relatrice: Chiar.ma Prof.ssa Tesi di Laurea di:
LUCIANA VALLORANI ROBERTO BELLOTTI
Co-relatore: Chiar.mo Prof.
MARCO GERVASI Anno Accademico 2024-2025
1
A mia MADRE vigilatrice attenta ed assidua dei miei studi.
A mia SORELLA KATIA che dal cielo mi osserva e mi affianca in ogni mio percorso,
sperando di renderla sempre fiera e orgogliosa di me.
2
Indice 3
Capitolo 1 – Aspetti fisiologici e adattativi della forza 4
1.1 Definizione di forza muscolare e sue manifestazioni 4
1.2 Componenti neurali e strutturali dell’adattamento 4
1.3 Relazione tra intensità, volume e fatica 5
1.4 Effetti acuti e cronici del resistance training 5
1.5 Il metodo delle ripetizioni massimali (RM): principi, vantaggi e limiti 6
Capitolo 2 – L’allenamento della forza nelle diverse età biologiche 7
2.1 Età evolutiva: coordinazione, sviluppo e sicurezza 7
2.2 Età adulta: forza e composizione corporea 11
2.3 Età senile: prevenzione della sarcopenia e mantenimento funzionale 14
2.4 Continuità e trasferibilità del lavoro di forza lungo l’arco della vita 18
Capitolo 3 – Effetti acuti e subacuti dell’allenamento di forza 19
3.1 Definizione e classificazione della fatica neuromuscolare 19
3.2 Meccanismi centrali e periferici della fatica 19
3.3 Danno muscolare, DOMS e adattamento 20
3.4 Recupero, supercompensazione e markers di performance 20
3.5 Evidenze scientifiche sugli effetti acuti dei protocolli RM 21
3.6 Analisi biomeccanica delle fasi del salto: interpretazione dei phase-specific predictors 21
Capitolo 4 – Studio sperimentale 23
4.1 Obiettivi e ipotesi di lavoro 23
4.2 Campione e criteri di inclusione 24
4.3 Disegno sperimentale 24
4.3.1 Strumenti utilizzati 24
4.3.2 Test di salto verticale 25
4.3.3 Stima dell’1RM 25
4.3.4 Protocollo di allenamento: 3 × 12 RM deadlift 25
4.3.5 Scala NPRS per la misurazione dei DOMS 26
4.4 Analisi dei dati 26
4.5 Risultati 27
4.6 Discussione 31
Conclusioni 35
Capitolo 5 – Capitolo aggiuntivo, post discussione tesi
per il conseguimento della laurea 36
Bibliografia 39
3
Capitolo 1 – Aspetti fisiologici e adattativi della forza
1.1 Definizione di forza muscolare e sue manifestazioni
La forza muscolare rappresenta una delle qualità fondamentali dell’essere umano e
costituisce il presupposto per l’esecuzione di qualsiasi gesto motorio, dalla semplice
attività quotidiana alla prestazione sportiva di alto livello. Nelle scienze motorie, essa viene
definita come la capacità del sistema neuromuscolare di generare tensione contro una
resistenza esterna, indipendentemente dal fatto che si produca o meno un movimento
articolare (Zatsiorsky VM et al., 2024). Tale definizione, apparentemente semplice,
racchiude una complessa interazione tra fattori nervosi, muscolari e meccanici che
concorrono all’espressione della forza.
Tradizionalmente si riconoscono diverse modalità di manifestazione di questa capacità,
distinte in base alla velocità e alla durata dello sforzo. La forza massimale rappresenta la
più alta tensione che un muscolo o un gruppo muscolare può sviluppare volontariamente;
la forza esplosiva, o rate of force development (RFD), si riferisce invece alla rapidità con
cui tale tensione viene prodotta; la forza resistente, infine, indica la capacità di mantenere
o ripetere una contrazione per un tempo prolungato. Queste tre dimensioni non
costituiscono categorie isolate, ma segmenti di un continuum funzionale in cui la
componente neurale e quella muscolare interagiscono costantemente. In ambito
applicativo, la forza deve essere considerata non solo come una qualità atletica ma anche
come un vero e proprio indicatore di salute: un adeguato livello di forza è infatti correlato a
un minore rischio di infortunio, a una migliore efficienza metabolica e a una maggiore
autonomia funzionale nelle diverse età della vita (American College of Sport Medicine,
2025).
1.2 Componenti neurali e strutturali dell’adattamento
L’allenamento della forza determina adattamenti complessi che coinvolgono sia il sistema
nervoso che la struttura del muscolo. Nelle prime fasi di un programma di resistance
training, l’aumento della prestazione è attribuibile principalmente a fattori neurali. Gli studi
pionieristici (Moritani & deVries, 1979) hanno dimostrato come, nelle prime settimane di
esercizio, il miglioramento della forza non sia ancora accompagnato da modificazioni
significative della massa muscolare, ma derivi piuttosto da una maggiore efficienza del
controllo nervoso. Tale adattamento si traduce in un incremento della capacità di
reclutamento delle unità motorie, in un miglioramento della sincronizzazione delle fibre e in
una riduzione della co-attivazione dei muscoli antagonisti. In altre parole, il sistema
nervoso diventa più abile nel generare e coordinare la tensione necessaria al movimento.
Con il progredire dell’allenamento, si instaurano adattamenti di natura strutturale. La
sezione trasversa del muscolo (CSA) aumenta per effetto dell’ipertrofia delle fibre, la
densità miofibrillare cresce e il contenuto sarcoplasmatico tende ad amplificarsi
(Schoenfeld, 2010). Da un punto di vista biochimico, tali modificazioni sono regolate
4
principalmente dall’attivazione della via di segnalazione mTOR, che stimola la sintesi
proteica e la crescita miofibrillare. Gli stimoli responsabili di questa attivazione sono
riconducibili a tre fattori: la tensione meccanica, lo stress metabolico e il danno muscolare.
Il primo dipende dall’intensità del carico applicato, il secondo dal grado di accumulo di
metaboliti e dalla congestione ematica, il terzo dai microtraumi strutturali che si verificano
soprattutto durante le contrazioni eccentriche. A questi adattamenti muscolari si affiancano
modificazioni delle strutture connettivali e tendinee: l’aumento della rigidità del tendine e
l’ispessimento delle fasce migliorano la trasmissione della forza e l’efficienza
neuromeccanica complessiva (Kubo et al., 2017).
1.3 Relazione tra intensità, volume e fatica
Il miglioramento della forza è il risultato di un delicato equilibrio tra intensità, volume e
recupero. L’intensità dell’esercizio viene generalmente espressa come percentuale della
one repetition maximum (1RM), mentre il volume corrisponde al prodotto tra serie,
ripetizioni e carico sollevato. La modulazione di queste variabili consente di orientare
l’allenamento verso obiettivi differenti: carichi elevati e basso volume favoriscono
l’adattamento neurale, mentre carichi moderati e alto volume privilegiano l’ipertrofia
muscolare (Schoenfeld et al., 2019).
La fatica rappresenta una componente inevitabile e, in certa misura, necessaria
dell’allenamento di forza. La fatica è anche definita come la riduzione temporanea della
capacità di generare forza, conseguente a un’attività precedente (Enoka & Duchateau,
2016). Essa può avere origine centrale, quando coinvolge il sistema nervoso e riduce il
drive motorio, oppure periferica, quando è determinata da alterazioni metaboliche e
biochimiche all’interno della fibra muscolare. Nonostante la fatica venga spesso
considerata un fattore limitante, essa costituisce in realtà un potente segnale biologico che
stimola l’adattamento. Tuttavia, affinché ciò avvenga in modo positivo, è necessario che lo
stimolo sia seguito da un adeguato periodo di recupero.
In questo senso, la programmazione dell’allenamento deve rispettare il principio della
supercompensazione: solo dopo il ripristino dell’omeostasi, l’organismo è in grado di
esprimere livelli superiori di prestazione. Un eccessivo volume o un’inadeguata gestione
dei tempi di recupero, al contrario, possono indurre fenomeni di sovraccarico e
compromettere la risposta adattativa.
1.4 Effetti acuti e cronici del resistance training
Gli effetti dell’allenamento di forza possono essere distinti in acuti e cronici. Gli effetti acuti
sono le risposte immediate che si verificano durante e subito dopo l’esercizio. Tra queste
rientrano l’aumento della temperatura intramuscolare, il maggior flusso ematico locale e la
produzione di metaboliti come lattato, ioni idrogeno e fosfato inorganico. Questi
cambiamenti contribuiscono a determinare una transitoria riduzione della capacità
contrattile, ossia la cosiddetta fatica neuromuscolare acuta. Parallelamente si osservano
5
alterazioni endocrine di breve durata, con incremento dei livelli di testosterone, ormone
della crescita e IGF-1, che favoriscono la sintesi proteica nel periodo post-esercizio
(Crewther et al., 2011).
Gli effetti cronici derivano invece da una pratica regolare protratta nel tempo e si
traducono in adattamenti più stabili. L’allenamento di forza induce un aumento della massa
magra e della sezione trasversa del muscolo, un miglioramento della capacità contrattile e
della densità minerale ossea, nonché benefici a livello metabolico e cardiovascolare.
Questi adattamenti rendono il resistance training una vera e propria forma di medicina
preventiva, efficace nel migliorare la composizione corporea, nel ridurre i fattori di rischio
cardiometabolico e nel mantenere la funzionalità muscolare durante l’invecchiamento.
In prospettiva fisiologica, gli effetti acuti e cronici sono strettamente connessi: le risposte
acute, se opportunamente dosate e ripetute, costituiscono il presupposto per l’instaurarsi
degli adattamenti cronici. L’obiettivo di una corretta programmazione è quindi quello di
sommare nel tempo gli stimoli acuti senza generare accumulo di fatica non recuperata.
1.5 Il metodo delle ripetizioni massimali (RM): principi, vantaggi e limiti
Il metodo delle ripetizioni massimali, comunemente indicato con l’acronimo RM, è uno dei
sistemi più utilizzati per prescrivere e controllare l’intensità del carico nell’allenamento di
forza. Esso si basa sull’individuazione del carico massimo che un soggetto è in grado di
sollevare per un determinato numero di ripetizioni consecutive. Per esempio, un carico
corrispondente a 12RM rappresenta un’intensità tale da consentire l’esecuzione di dodici
ripetizioni prima del cedimento tecnico, e generalmente corrisponde a circa il 65–70% del
massimale assoluto (Pareja-Blanco et al., 2017).
Questo approccio si è dimostrato particolarmente utile in ambiti non agonistici e salutistici,
poiché consente di calibrare il carico in maniera individualizzata senza ricorrere a test
massimali potenzialmente rischiosi. Il metodo RM, infatti, permette di equilibrare stimolo
meccanico e stress metabolico, garantendo una stimolazione efficace sia sul piano
ipertrofico sia su quello della resistenza muscolare. Tuttavia, l’allenamento condotto fino al
cedimento può generare un marcato accumulo di fatica e un aumento della percezione di
dolore muscolare a insorgenza ritardata (DOMS), soprattutto nei soggetti poco allenati. Un
ulteriore limite risiede nella difficoltà di standardizzare la percezione dello sforzo: due
individui che eseguono lo stesso numero di ripetizioni a 12RM possono sperimentare livelli
differenti di affaticamento, in base alla loro efficienza neuromuscolare e alla tolleranza allo
sforzo. Nonostante questi limiti, il metodo RM rappresenta uno strumento efficace per
l’individualizzazione del carico e la valutazione della risposta acuta all’allenamento. Nel
contesto del presente studio, il protocollo di tre serie da dodici ripetizioni massimali nel
deadlift è stato scelto proprio per la sua capacità di indurre una stimolazione completa, in
grado di generare effetti misurabili sia sul piano neuromuscolare sia su quello percettivo,
in un’ottica di promozione della forza come strumento di salute e benessere.
6
Capitolo 2 – L’allenamento della forza nelle diverse età biologiche
2.1 Età evolutiva: coordinazione, sviluppo e sicurezza
L’allenamento della forza in età evolutiva ha rappresentato per lungo tempo un tema
controverso, spesso accompagnato da pregiudizi e timori infondati circa i possibili effetti
negativi sulla crescita scheletrica o sullo sviluppo ormonale. Le evidenze scientifiche più
recenti hanno tuttavia dimostrato che, se correttamente impostato e supervisionato,
l’allenamento della forza è non solo sicuro, ma anche fortemente raccomandato per
bambini e adolescenti (Faigenbaum & Myer, 2010).
Durante la fase prepuberale, gli incrementi di forza derivano principalmente da
adattamenti neurali, poiché la capacità ipertrofica del muscolo è ancora limitata dalla
scarsa concentrazione di ormoni anabolici. In questo periodo, l’allenamento dovrebbe
avere come obiettivo lo sviluppo delle abilità coordinative e del controllo motorio piuttosto
che l’aumento del carico assoluto. Gli esercizi a corpo libero, con piccoli sovraccarichi o
con resistenze elastiche, favoriscono l’apprendimento dei pattern motori di base e
migliorano la stabilità posturale e articolare. Con la progressiva maturazione puberale,
l’incremento dei livelli di testosterone e IGF-1 consente un maggiore sviluppo muscolare e
rende possibile l’introduzione di protocolli più strutturati di resistance training. È tuttavia
fondamentale che l’esecuzione sia sempre controllata, con una progressione graduale dei
carichi e un’attenzione prioritaria alla tecnica di movimento. I programmi di forza condotti
con supervisione qualificata non solo non interferiscono con la crescita, ma contribuiscono
al miglioramento della composizione corporea e della funzione neuromuscolare.
In questa prospettiva, l’allenamento della forza assume un valore educativo, favorendo lo
sviluppo della percezione corporea, dell’autoefficacia motoria e della fiducia nelle proprie
capacità fisiche. In età evolutiva, pertanto, il resistance training non deve essere inteso
come un mezzo per incrementare la performance, ma come una componente essenziale
dell’educazione motoria finalizzata alla salute e alla prevenzione degli infortuni.
RACCOMANDAZIONI DEL MODELLO FITT PER BAMBINI E ADOLESCENTI (119)
PRINCIPI FITT ESERCIZI ESERCIZI ESERCIZI DI
AEROBICI CONTRO FLESSIBILITA’
RESISTENZA
FREQUENZA GIORNALMENTE ALMENO 3 GG × ALMENO 3 GG ×
SETT SETT
INTENSITA’ PRINCIPALMENTE ESERCIZI A NON DEFINITA
DA MODERATA CARICO
(EVIDENTE NATURALE;
AUMENTO DELLA OPPURE, 8-15
FC E DELLA RIPETIZIONI
FREQUENZA SOTTOMASSIMALI
RESPIRATORIA) A PER GIUNGERE
VIGOROSA AD UN
7
(AUMENTO AFFATICAMENTO
SOSTANZIALE MODERATO
DELLA FC E MANTENENDO
DELLA SEMPRE LA
FREQUENZA CORRETTA
RESPIRATORIA). TECNICA DI
INCLUDERE ESECUZIONE
INTENSITA’
VIGOROSA
ALMENO 3 GG ×
SETT
DURATA RICOMPRESA NEI RICOMPRESA NEI RICOMPRESA NEI
60 MINUTI MINIMI 60 MINUTI MINIMI 60 MINUTI MINIMI
DI ESERCIZIO DI ESERCIZIO DI ESERCIZIO
GIORNALIERO GIORNALIERO GIORNALIERO
TIPO ATTIVITA’ LE ATTIVITA’ LE ATTIVITA’ DI
PIACEVOLI E FISICHE DI RINFORZO
APPROPRIATE RAFFORZAMENTO OSSEO POSSONO
ALLO STATO DI MUSCOLARE COMPRENDERE
SVILUPPO, TRA POSSONO LA CORSA, IL
CUI CORSA, ESSERE NON SALTO ALLA
CAMMINATA STRUTTURATE CORDA, LA
VELOCE, NUOTO, (AD ESEMPIO PALLACANESTRO,
IL TENNIS, GLI
DANZA, CICLISMO GIOCARE SU
E ALTRI SPORT ATTREZZATURE ESERCIZI
CONTRO
COME CALCIO, NEI PARCHI
PALLACANESTRO GIOCHI, RESISTENZA, IL
GIOCO DELLA
O TENNIS ARRAMPICARSI CAMPANA
SUGLI ALBERI,
FARE IL TIRO ALLA
FUNE) O
STRUTTURATE
(AD ESEMPIO,
ESERCIZIO CON
SOVRACCARICHI
ESTERNI: PESI E
BANDE
ELASTICHE)
FC: FREQUENZA CARDIACA
Tabella 1. Schema delle linee guida della ACSM sui principi FITT per la prescrizione
dell’esercizio fisico per bambini ed adolescenti della seconda edizione in italiano
(American College of Sport Medicine, 2021)
RACCOMANDAZIONI FITT PER BAMBINI E ADOLESCENTI (1)
PRINCIPI FITT ESERCIZIO ESERCIZI CONTRO ESERCIZI DI
AEROBICO RESISTENZA RAFFORZAMENTO
OSSEO
FREQUENZA QUOTIDIANA; ALMENO TRE ALMENO TRE
INTENSITA’ VOLTE A VOLTE A
8
VIGOROSA SETTIMANA SETTIMANA
ALMENO TRE
VOLTE A
SETTIMANA
INTENSITA’ DA MODERATA ESERCIZI A VARIABILE,
(AUMENTO CARICO PRIVILEGIANDO
CONSISTENTE NATURALE; LE ATTIVITA’ CHE
DELLA FC E OPPURE, 8-15 INDUCONO UN
DELLA RIPETIZIONI CARICO OSSEO
FREQUENZA SUBMASSIMALI DA MODERATO A
RESPIRATORIA) A FINO AD ELEVATO
VIGOROSA AFFATICAMENTO ATTRAVERSO GLI
(AUMENTO MODERATO, IMPATTI O
SOSTANZIALE MANTENENDO L’ESPRESSIONE
DELLA FC E SEMPRE UNA DI FORZA
DELLA BUONA MUSCOLARE.
FREQUENZA ESECUZIONE.
RESPIRATORIA).
TEMPO ALL’INTERNO DI ALL’INTERNO DI ALL’INTERNO DI
UNA SESSIONE DI UNA SESSIONE DI UNA SESSIONE DI
ESERCIZIO DI ESERCIZIO DI ESERCIZIO DI
ALMENO 60 ALMENO 60 MINUTI ALMENO 60
MINUTI AL AL GIORNO MINUTI AL
GIORNO GIORNO
TIPO ATTIVITA’ LE ATTIVITA’ ESEMPI DI
PIACEVOLI E FISICHE DI ATTIVITA’ CHE
ADEGUATE AL RAFFORZAMENTO RAFFORZANO LE
LIVELLO DI MUSCOLARE OSSA SONO LA
SVILUPPO POSSONO CORSA, IL SALTO
RAGGIUNTO, TRA ESSERE NON ALLA CORDA, LA
CUI GIOCHI DI STRUTTURATE PALLACANESTRO,
CORSA, (PER ES. GIOCHI IL TENNIS,
PASSEGGIATE, SU APPOSITE L’ALLENAMENTO
CAMMINATE A ATTREZZA
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