Estratto del documento

UNIVERSITÀ TELEMATICA PEGASO

Corso di Laurea Magistrale in

Management dello Sport e delle Attività Motorie LM 47

Insegnamento di

Gestione dei gruppi sportivi

ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e

applicazioni nella pratica sportiva

RELATORE: CANDIDATO:

Landi Margherita

Pizzoli Silvia Francesca Maria Mat.0512400402

Anno Accademico

2025/2026

INDICE

Introduzione

Capitolo 1: Attività fisica e benessere psicologico

Attività fisica come fattore di benessere psicologico e fisico

1.1 emotiva, sull’umore e sulla gestione dello stress

Effetti dello sport sulla regolazione

1.2 Ruolo dell’attività fisica nello sviluppo delle competenze sociali e relazionali

1.3

Capitolo 2: ADHD: caratteristiche cliniche e impatto sul

funzionamento psicologico

Inquadramento dell’ADHD e principali manifestazioni sintomatologiche

2.1 ADHD e benessere psicologico: difficoltà emotive, stress e autostima

2.2 Deficit cognitivi ed esecutivi nell’ADHD: attenzione, inibizione e pianificazione

2.3 Attività fisica e sport come supporto nell’ADHD

Capitolo 3: Analisi

Effetti neuropsicologici dell’attività fisica sui sintomi dell’ADHD

3.1 Sport e miglioramento delle funzioni cognitive ed esecutive nei soggetti con ADHD

3.2 Attività fisica, regolazione emotiva e riduzione dei sintomi comportamentali

3.3

Conclusioni

Bibliografia INTRODUZIONE

Negli ultimi anni l'attività fisica è stata analizzata sotto diversi punti di vista per comprendere

quanto essa possa essere efficace nel trattamento di alcuni disturbi, come l’ADHD, non per

sostituire gli interventi tradizionali ma come un supporto ulteriore in grado di agire su diversi

aspetti della condizione, soprattutto quelli relativi a problematiche comportamentali e attentive.

Nel corso di questo elaborato vedremo che numerosi sono gli studi sperimentali che dimostrano

l'efficacia dell'esercizio fisico nel migliorare le funzioni esecutive, il controllo inibitorio e la

flessibilità cognitiva, capacità spesso compromesse nei soggetti con ADHD. L'esercizio fisico,

soprattutto se inserito in uno stile di vita dinamico e costante, favorisce la regolazione

dell’arousal fisiologico e riduce i livelli di stress percepito, contribuendo a una maggiore

stabilità emotiva. Inoltre, l'attività sportiva offre la possibilità di sviluppare competenze sociali,

fondamentali per le relazioni interpersonali. Infatti, i soggetti con diagnosi di ADHD presentano

spesso difficoltà nelle relazioni con gli altri soprattutto a causa di comportamenti impulsivi,

regole sociali e difficoltà di ascolto. In questo panorama lo sport rappresenta un contesto

privilegiato per sviluppare tali competenze dal momento che richiede la collaborazione con gli

altri e il rispetto delle regole. La letteratura evidenzia che partecipare ad attività sportive di

gruppo contribuisce al potenziamento delle competenze sociali cui consegue una riduzione

dell'isolamento. In questo elaborato sono presentati tre capitoli che tentano di analizzare il

rapporto vigente tra attività fisica e ADHD, con un accenno nell'ultima parte alle innovative

metodologie terapeutiche digitali. Il primo capitolo analizza il ruolo dell'attività fisica per il

benessere globale degli individui, con particolare attenzione sugli effetti che provoca sulla

regolazione emotiva e sull'umore. Questo capitolo fornisce le basi teoriche fondamentali per

comprendere i meccanismi di base che consentono l'esercizio fisico di influenzare il

meccanismo psicologico generale. Nel secondo capitolo si inquadra il contesto clinico

dell’ADHD, partendo dalle manifestazioni sintomatologiche e da come esse siano impattanti

per il benessere psicologico dell'individuo. L'attenzione verte soprattutto sulle difficoltà

emotive e sulle problematiche legate all'autostima, ma se analizzeranno anche i deficit cognitivi

ed esecutivi che caratterizzano tale disturbo. Inoltra si illustrerà il funzionamento sociale nei

soggetti con, con particolare riferimento alle difficoltà relazionali e al contesto scolastico e

sportivo. Il terzo capitolo presenta il cuore di questo lavoro: l'importante ruolo svolto

dall'attività fisica per supportare le persone con diagnosi di ADHD, soprattutto per quanto

concerne gli effetti neuropsicologici sui sintomi del disturbo e il miglioramento delle funzioni

cognitive ed esecutive. Verrà successivamente discusso il valore dello sport come strumento

importante per l'inclusione sociale e come fondamentale intervento nei percorsi terapeutici

multimodali. Si analizzeranno alcune innovazioni digitali per quanto concerne i videogiochi, in

particolare quelli scientificamente strutturati per lavorare sulle funzioni attentive e

comportamentali. Lo scopo principale di questo lavoro è quello di confrontare le evidenze

scientifiche presenti in letteratura per restituire un quadro coerente del ruolo svolto dall'attività

fisica nella sintomatologia dell’ADHD, evidenziando come lo sport non sia semplicemente una

pratica salutare ma uno strumento potentissimo per il supporto psicologico e neurocognitivo,

capace di produrre un benessere globale per l'individuo.

Capitolo 1

Attività fisica e benessere psicologico

1.1 Attività fisica come fattore di benessere psicologico e fisico

Condurre una dissertazione circa le abitudini che influenzano il benessere globale degli

individui, non può prescindere dal considerare come estremamente importante per tale fine

l’attività fisica. Numerosi studi degli ultimi decenni che confermano quanto la costante pratica

di esercizio fisico sia significativa per la salute sia fisica che psicologia degli individui, dal

momento che è in grado di prevenire molte malattie croniche e dunque potenziare la qualità

tutto l’arco della vita. Per quanto riguarda i benefici fisici, l’attività fisica riduce

della vita lungo

drasticamente il rischio di incorrere in malattie cardiache, diabete, obesità, tipologie di tumore

e mortalità prematura. In una interessante revisione condotta da Warburton, Nicol e Bredin

(2006) si mostra come anche un esercizio motorio moderato sia in grado di ridurre la mortalità

Mondiale della

per cause cardiovascolari. Questo dato è confermato anche dall’Organizzazione

Sanità, le cui linee guida basate su meta-analisi di studi longitudinali, confermano che almeno

150–300 minuti settimanali di attività fisica moderata sono associati a una riduzione sostanziale

del rischio di mortalità per tutte le cause e di patologie croniche non trasmissibili. Inoltre,

l’attività fisica aiuta a l’integrità delle

preservare la massa muscolare e ossa, migliorando la

funzionalità delle articolazioni e contribuendo alla gestione ottimale del peso corporeo

(Pedersen & Saltin, 2015). Per quanto concerne il benessere mentale, la letteratura scientifica

mostra un netto miglioramento della sintomatologia depressiva e ansiosa dei soggetti che si

dedicano ad attività motorie, sia in coloro che hanno ricevuto una diagnosi clinica sia per la

popolazione generale. In particolare, sembra che per quanto concerne la popolazione generale

il rischio di sviluppare depressione sia notevolmente minore rispetto a chi non svolge attività

fisica, e ciò mostra il suo effetto preventivo (Schuch et al.,2018). Infatti, gli stati di salute

mentale negativa come la depressione sono connessi con l’inattività fisica e ciò si traduce in un

rischio maggiore di mortalità per malattie cardiovascolari e diabete nelle persone con disturbi

mentali: l’inattività può peggiorare la salute mentale e, allo stesso tempo, sintomi depressivi

possono ridurre la motivazione a svolgere esercizio fisico. Bisogna sottolineare però che avere

una buona salute mentale non significa necessariamente che la malattia scompare: il benessere

il frutto dell’unione tra il sentirsi bene e il funzionare bene.

mentale è Per tale motivo, solo una

parte della variabilità del benessere è spiegata da sintomi depressivi, e dunque misurare solo la

dell’attività fisica sul

presenza della malattia mentale limita la comprensione dei benefici

benessere positivo. Anche dal punto di vista neurobiologico si riscontrano benefici inerenti ai

cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello che producono fattori neurotrofici che

favoriscono la neuroplasticità, la neurogenesi e il rafforzamento delle connessioni sinaptiche.

Questi mutamenti cerebrali, come vedremo dettagliatamente nel prossimo paragrafo, sono

strettamente correlati anche al miglioramento della regolazione emotiva e alla gestione dello

stress. In seguito allo svolgimento di attività fisica, si genera un aumento del flusso sanguigno

al cervello e questo fattore potenzia la neuroplasticità, cioè la capacità del sistema nervoso di

riorganizzarsi attraverso la formazione di nuove connessioni sinaptiche. Il cervello diventa più

efficiente e ciò favorisce l’apprendimento e rafforza le risorse cognitive ed emotive.

L’incremento della neuroplasticità assume un valore particolarmente rilevante nelle situazioni

di stress o vulnerabilità psicologica. Inoltre, l’esercizio aerobico conferisce un effetto

protettivo, riducendo la suscettibilità a danni vascolari e allo stress ossidativo e contribuendo a

preservare l’integrità della barriera emato-encefalica. Numerose indagini basate sulla tecnica

mostrato un incremento del volume dell’ippocampo negli individui

del neuroimaging hanno

che praticano regolarmente attività aerobica, generando benefici sulla memoria e sulle funzioni

esecutive. Inoltre, grazie al neuroimaging è stato dimostrato che i soggetti fisicamente allenati

presentano un volume maggiore di sostanza grigia e bianca, e ciò indica una maggiore densità

di corpi neuronali e una migliore integrità degli assoni. Questo processo favorisce una rapidità

maggiore agli impulsi nervosi e un’attivazione corticale potenziata, migliorando le prestazioni

cognitive e la modulazione emotiva. Questo elemento è di particolare importanza dal momento

che, con il passare degli anni, l’efficienza cardiorespiratoria potrebbe ridursi e di conseguenza

le facoltà cognitive potrebbero compromettersi (Penedo & Dahn, 2005). Per contrastare tale

eventualità, l’attività fisica risulta essenziale. Non è un caso che in alcune patologie

caratterizzate da deterioramenti cognitivo, come nella malattia di Alzheimer, programmi

regolari di esercizio hanno mostrato miglioramenti sia nelle capacità cognitive sia nel tono

dell’umore. Allo stesso modo, i soggetti con disturbi psichiatrici, come disturbo da deficit di

attenzione e iperattività, ansia e depressione maggiore, sperimentano numerosi benefici

dall’attività aerobica: migliorano le risorse attentive, si riducono i sintomi ansiosi e depressivi

e si osserva un incremento significativo dell’umore positivo anche dopo brevi sessioni di

esercizio moderato. La condizione di benessere è correlata anche a fattori sociali coinvolti

nell’attività fisica come l’aumento dell’autoefficacia, il senso di competenza, la possibilità di

l’immagine corporea e le opportunità di interazione sociale (Biddle & Asare, 2011).

modificare regolare è associato

Dunque, l’esercizio a numerosi livelli di soddisfazione di vita e di affect

quest’ultimo

positivo (Penedo & Dahn, 2005), migliorando anche la qualità del sonno,

strettamente connesso alla salute mentale. La qualità della vita, un elemento che nelle indagini

viene molto studiato e misurato, è correlato quindi a numerosi fattori, anche emotivi e cognitivi,

ed essa è potenziata soprattutto da costante esercizio motorio, sonno regolare e corretta

alimentazione, strategie efficaci per promuovere benessere e longevità. Infatti, con il passare

degli anni, le capacità funzionali si modificano e per tutelare le stesse è buona abitudine

svolgere attività fisica, anche moderata. Numerosi sono gli studi che mostrano un aumento della

qualità della vita per gli anziani, sia dal punto di vista fisico che emotivo. I benefici producono

modificazioni neurochimiche e neurobiologiche, tra cui aumento della produzione di endorfine,

dell’umore e alla riduzione dei

serotonina e dopamina, elementi correlati al miglioramento

Anche il sistema endocrino subisce benefici dall’attività fisica

sintomi depressivi e ansiosi.

regolare dal momento che contribuisce all’abbassamento del cortisolo, ormone strettamente

connesso al benessere mentale e questo fattore, correlato a quelli precedentemente citati,

l’autostima,

favoriscono il benessere psicologico globale aumentando favorendo le relazioni

positive, l’autonomia, il controllo sull’ambiente, il senso della vita e la crescita personale

L’attività fisica è da considerare una vera e propria terapia per il

(Cotman & Berchtold, 2002).

benessere emotivo, fisico e mentale e per tale motivo è importante che venga inserita in modo

disturbi dell’umore e

negli interventi finalizzati al controllo dei delle difficoltà cognitive, così

come dimostrato dalle evidenze neuroscientifiche. Le linee guida internazionali raccomandano

infatti per gli adulti un’attività fisica moderata per almeno cinque giorni a settimana, e di durata

inferiore se le sessioni sono più intense. Condurre uno stile di vita sano significa investire non

solo per mantenere il corpo in salute, ma anche la mente, tracciando il sentiero per un benessere

complessivo lungo l’intero arco della vita.

1.2 Effetti dello sport sulla regolazione emotiva, sull’umore e sulla gestione dello stress

Avere controllo sulle proprie emozioni vuol dire riuscire a riconoscerle e modulare le nostre

reazioni alle stesse, adattandosi al contesto in modo funzionale. La teoria della regolazione

emotiva evidenzia che gestire le emozioni non significa sopprimerle o eliminarle, bensì

diventarne consapevoli e modificarne l’espressione e l’intensità in modo appropriato. Le

emozioni, infatti, svolgono un ruolo fondamentale sulle attività fisiologiche, sulle esperienze

quotidiane che il soggetto vive e sui comportamenti che attua. Una scarsa capacità di

regolazione emotiva può comportare l’insorgenza di difficoltà nella gestione delle pressioni

accademiche o lavorative e delle sfide quotidiane, aumentando il rischio di ansia, depressione

e altre problematiche psicologiche. Inoltre, condizioni prolungate di disagio emotivo possono

sfociare in disturbi del sonno, alterazioni del comportamento alimentare e riduzione del

ritiene che l’attività fisica sia

benessere generale. In questo scenario, la psicologia dello sport

un potente fattore protettivo: fare attività fisica contribuisce efficacemente al potenziamento

L’esercizio fisico, da un lato

delle abilità di regolazione emotiva (Cotman & Berchtold, 2002).

di personalità adattivi favorendo un’attenuazione del

potenzia i tratti distress psicologico.

Dall’altro, produce rilevanti effetti fisiologici: la costante attivazione del sistema motorio e dei

circuiti neurali connessi ad esso può sostituire uno stato di tensione involontaria con forme di

attivazione volontaria, contribuendo a un’efficace gestione dell’ansia e dello stress. Inoltre, è

riscontrato anche un miglioramento dei processi infiammatori e la riduzione del rischio di

numerose patologie croniche, con effetti sull'equilibrio emotivo. Si comprende dunque quanto

l'attività fisica non sia solo un comportamento salutare ma un fattore mediano tra salute mentale

e malattie croniche non trasmissibili. Numerose evidenze suggeriscono che la promozione del

benessere mentale, può favorire un'adesione maggiore a programmi di allenamento fisico con

ricadute positive sulla prevenzione delle patologie cardiovascolari e metaboliche. Il benessere

mentale, infatti, è correlato a minori costi sanitari futuri e a una migliore gestione dello Stato di

salute generale e ha un minor rischio di sviluppare condizioni croniche e dunque una riduzione

della mortalità precoce. Se il benessere psicologico induce ad una partecipazione maggiore in

attività fisica nel tempo, gli interventi di promozione della salute mentale possono produrre

delle conseguenze positive che vanno oltre la sfera psicologica (Schuch et al., 2016). In ambito

sportivo, le emozioni sono strettamente connesse con la performance perché vanno ad attivare

meccanismi fisiologici e cognitivi. Infatti, stati emotivi intensi attivano numerose risposte

fisiologiche come la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa è una modulazione di tale

attivazione può essere funzionale per la prestazione. Tuttavia, livelli elevati di ansia e tensione

possono compromettere il controllo motorio riducendo la qualità della performance. Dal punto

di vista cognitivo, le emozioni incidono fortemente su attenzione, memoria e concentrazione.

La teoria dell'interferenza cognitiva sostiene che i pensieri irrilevanti rispetto al compito che si

sta eseguendo, frutto di ansia e preoccupazione, sottraggono risorse cognitive fondamentali per

l'esecuzione della prestazione, compromettendone l'efficacia (Craft et al., 2003). Viceversa, un

livello alto di concentrazione connesso ad una buona regolazione emotiva favorisce il

raggiungimento di risultati ottimali. Sono coinvolti alcuni variabili come l'autoefficacia e la

fiducia nelle proprie capacità. Quando la persona che si dedica all'attività sportiva percepisce

di possedere le necessarie risorse per affrontare una situazione, la valutazione cognitiva del

compito che sta per eseguire risulta meno minacciosa e la performance si potenzia. I modelli

teorici che spiegano il

Anteprima
Vedrai una selezione di 13 pagine su 60
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 1 ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 2
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 6
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 11
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 16
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 21
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 26
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 31
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 36
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 41
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 46
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 51
Anteprima di 13 pagg. su 60.
Scarica il documento per vederlo tutto.
ADHD e sport: implicazioni psicologiche, benefici e applicazioni nella pratica sportiva Pag. 56
1 su 60
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marghelandi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Pizzoli Silvia Francesca Maria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community