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Psicologia dello sviluppo

Psicologia

Psicologia = studia il comportamento umano, inteso come l’insieme di tutti gli adattamenti che l’uomo sviluppa per rapportarsi all’ambiente e dei modi con cui vi interagisce, a livello percettivo, cognitivo e affettivo e in differenti ambienti.

Il termine psicologia viene coniato da Filippo Melantone nel ‘500 con il significato di “studio dell’anima”. Nasce dalla riflessione filosofica con Wolff, Locke e Hume che possono considerarsi i padri della psicologia empirica per la quale la conoscenza deriva dall’esperienza. Solo nell’800 la psicologia si avvale del metodo sperimentale. In questo periodo Wundt fonda il primo laboratorio di psicologia della storia.

La psicologia utilizza diversi metodi d’indagine:

  • Il metodo sperimentale = punta all’obiettività, usa procedure sistematiche, ripetibili e comunicabili, cioè trasferibili alla comunità scientifica, che può verificarne la validità. Il ricercatore stabilisce gli elementi da osservare e prepara griglie d’osservazione con indicatori quantitativi per ciascun elemento. Individua le variabili indipendenti e le manipola in laboratorio per osservare l’effetto che hanno sulle altre consentendo di fare previsioni sugli effetti di un dato fenomeno nel tempo. Se non è possibile individuare le variabili indipendenti, vengono osservate le reciproche relazioni che intercorrono tra loro; in questo caso si parla di “studio di correlazione”.
  • L’intervista
  • Il questionario
  • Il test
  • Il colloquio clinico tra terapeuta e paziente
  • La ricerca documentaria che consiste nella ricerca, la lettura e l’analisi di diversi tipi di documenti: personali, pubblici e statistici e scientifici.

Accrescimento e sviluppo senso-motorio

Accrescimento: processo mediante cui l’organismo aumenta di peso e di volume, sviluppandosi progressivamente fino a raggiungere la maturazione caratteristica dell’età adulta. La maturazione non avviene solo a livello fisico ma anche somatico e psicologico.

Dopo la nascita l’accrescimento è particolarmente rapido in 3 periodi:

  • I primi 2 anni di vita
  • Da 6 a 7 anni
  • Da 11 a 12 anni

In base a questo, si suddivide l’età evolutiva nelle seguenti fasi:

  • Prima infanzia (0-3 anni)
  • Seconda infanzia (3-6 anni)
  • Fanciullezza (6-11 anni)
  • Preadolescenza (11-14 anni)
  • Adolescenza (14-18 anni).

La maturazione dell’individuo dipende dal potenziale fisiologico di sviluppo (eredità) e dalle stimolazioni offerte dall’ambiente. Molto importanti sono i rapporti tra età cronologica, età ossea ed età dentaria.

Il primo periodo di sviluppo dell’individuo è dominato da 3 leggi:

  • La legge di Viola per la quale l’aumento di peso e lo sviluppo del corpo (livello morfologico) sono in rapporto inverso;
  • La legge di Pende secondo cui un gruppo armonico sollecita la vita vegetativo-riproduttiva e un altro il sistema di relazione;
  • La legge di Godin per cui dopo la nascita ci sono fasi in cui domina l’accrescimento staturale e altre fasi in cui predomina quello del peso corporeo.

Auxologia: scienza che si occupa della crescita dell’individuo. Il peso del bambino alla nascita dipende dalla durata della gravidanza, dalla nutrizione intrauterina e dal patrimonio genetico. Dall’iniziale valore si stabiliscono i ritmi biologici dell’accrescimento successivo. I maggiori controlli vengono effettuati nel primo anno di vita poiché è il momento in cui i disturbi dell’accrescimento sono più evidenti.

Se il bambino pesa poco la causa può essere ipoalimentazione o mancato assorbimento dei nutrienti, in questo caso occhio alle malattie congenite come la fibrosi cistica o intolleranza al latte materno o al glutine. Se il bambino è molto più basso rispetto alla media potrebbero esserci problemi a livello endocrino. Se il bambino pesa troppo può andare incontro a scoliosi, difetti nella struttura ossea degli arti inferiori, ipertensione, disturbi allo sviluppo puberale e insorgenza di malattie cardiovascolari.

L’accrescimento si valuta mediante le cosiddette curve di crescita relative alla statura e al peso del bambino. Il metodo più diffuso è, tuttavia, quello dei percentili, ossia tabelle di riferimento, diverse per genere, basate su dati statistici. Normalmente, l’accrescimento si considera normale se fissato tra il 3° e il 95° percentile.

Lo sviluppo osseo

La conformazione ossea dell’uomo si realizza prevalentemente nei primi 5 mesi di vita intrauterina. Dopo la nascita l’osso continua ad accrescersi in lunghezza per la formazione di cartilagini tra epifisi e diafisi. Man mano che le cartilagini più anziane si trasformano in osso, si vanno formando nuove cartilagini di accrescimento. Il processo di ossificazione si conclude verso i 18-25 anni e ha ritmi di sviluppo diversi per genere e da un individuo all’altro.

Esistono 3 tipi di ossa:

  • Ossa piatte di forma laminare come le scapole;
  • Ossa corte di varia forma come le vertebre;
  • Ossa lunghe costituite da diafisi ed epifisi come il femore.

Le ossa contengono l’osseina, una sostanza organica, e sali minerali che ne determinano la durezza e ne consentono l’elasticità. Le ossa sono bianche e sono rivestite dal periostio che consente l’accrescimento del diametro delle ossa e la saldatura delle fratture. Nel corpo umano ci sono 240 ossa, compresi i denti, che si uniscono tra loro grazie alle articolazioni.

Esistono anomalie nell’accrescimento delle ossa:

  • Paramorfismi, sono anomalie di posizione non ancora strutturate (p.e. l’atteggiamento scoliotico);
  • Dismorfismi, quando le anomalie hanno una causa costituzionale (p.e. scoliosi strutturale e displasia dell’anca), interessano i legamenti (p.e. piede piatto) o hanno causa esterna (p.e. lussazione dell’anca).

Disturbi come piede piatto, cifosi e scoliosi sono da diagnosticare precocemente, ma sempre in età prescolare o scolare.

I denti cominciano a formarsi dall’embrione: prima della nascita è già formata la lamina dentale. I denti cominciano a emergere dalla gengiva verso i 6 mesi: generalmente prima gli incisivi centrali inferiori e poi in successione gli altri. Per ultimi verso i 2-3 anni i molari. I denti del neonato sono decidui: dovranno essere sostituiti da quelli permanenti verso i 6 anni.

Lo sviluppo della dentizione può portare dolore, febbre, diarrea, irrequietezza. Le malformazioni dei denti o un eccessivo ritardo nella dentizione possono essere causati da fattori ereditari come carenze di calcio, malattie ecc. Importante è prevenire la formazione delle carie attraverso una corretta igiene quotidiana e alimentazione.

Lo sviluppo sensoriale

Periodo critico: fase di progressivo sviluppo degli apparati sensoriali e quindi di progressiva sintonizzazione tra mondo cerebrale e mondo esterno. Dura fino a 6 anni ed è importante che in questo periodo il bambino venga esposto alle giuste stimolazioni ambientali, in quanto molte competenze vengono acquisite proprio in questa fase.

Alla nascita il neonato ha poche capacità di avvertire le stimolazioni ambientali: caldo/freddo, senso del gusto e riflesso di suzione. Perciò tatto, sensibilità su viso, palmo mani e pianta piede, e gusto prevalgono.

Gusto: riflesso di suzione di fronte a stimolazioni di sapore dolce, smorfie e vomito per sapori amari o salati.

Vista: verso la II sett. di vita il bambino distingue strutture diverse e poco dopo segue macchie di luce in movimento. Entro il 1 mese è in grado di fissare un oggetto e a 3 mesi distingue una persona a qualche metro di distanza. Fra 3 e 5 mesi segue il movimento di oggetti con lo sguardo; dopo i 12 mesi riconosce ciò che vede. Da 1 a 2 anni il bambino comincia a distinguere le forme degli oggetti. Da 0 a 2 mesi vede solo bianco e nero, poi il rosso, blu e giallo. Tende a percepire la situazione ambientale come un insieme, sincretismo, senza cogliere il rapporto fra parte e tutto; inoltre, ricerca intorno a sé sempre le stesse caratteristiche.

Udito: dalla IV sett. di gestazione si forma il padiglione auricolare e il bambino ascolta i suoni. Verso i 3 mesi il bambino distingue una voce familiare, a 5 individua la direzione del suono; a 9 distingue alcune parole e affina sempre di più questa capacità; a 2 anni possiede una buona capacità percettiva seppur qualitativamente diversa da quella dell’adulto.

Lo sviluppo motorio

Quando nasce il bambino cambia posizione e sviluppa una serie di riflessi:

  • Riflesso di Moro allarga braccia e mani verso la linea mediana del corpo; scompare intorno ai 6 mesi.
  • Ricerca del seno gira la testa quando viene toccata la sua guancia.
  • Afferramento quando c’è pressione sui suoi tendini flessori.
  • Riflesso del camminare quando viene sostenuto in posizione verticale sotto le ascelle.

I riflessi sono comportamenti involontari che l’uomo, crescendo e maturando, trasforma in atti volontari.

Le abilità motorie nel neonato sono meno sviluppate di quelle percettive. L’esercizio potrebbe accelerare e facilitare il raggiungimento della posizione eretta e della deambulazione. Molti bambini camminano già a 1 anno, altri a 2. Tutte le abilità motorie che si realizzano nel primo anno di vita, p.e. posizione seduta, locomozione strisciante e carponi, stazione eretta e poi deambulazione con appoggio, predispongono il bambino ad acquisire poi la deambulazione autonoma. Il momento in cui il bambino impara a camminare coincide anche con lo sviluppo neurale, il consolidamento del sistema muscolare e il continuo mutamento delle proporzioni corporee.

Processo di crescita e apprendimento

Apprendimento: cambiamento delle attitudini e delle capacità umane che non dipendono solo dal processo di crescita, maturazione biologica, ma anche e soprattutto dalle stimolazioni ambientali. L’apprendimento avviene per tentativi, per prove ed errori. L’apprendimento può essere verificato confrontando le prestazioni di cui era capace un individuo prima di essere posto in una “situazione di apprendimento” con il comportamento e le prestazioni che l’individuo stesso può eseguire dopo il periodo di apprendimento.

Tuttavia, non è sempre facile osservare il momento preciso in cui si verifica l’apprendimento. L’esperienza diretta è la prima e insostituibile fonte di apprendimento.

Da qui nasce l’educazione attiva che propone un’educazione del bambino dirigendo la sua naturale tendenza all’attività spontanea, senza soffocarla ma senza neanche lasciarla in balia di sé stessa. Il pioniere della scuola attiva fu il pedagogista svizzero Adolphe Ferrière che mise in primo piano il valore dell’attività spontanea, personale e produttiva dell’allievo, da considerare non più come “adulto incompleto” ma come un essere sui generis, dotato di slancio vitale. (Vedi attivismo).

Lo strutturalismo

Scuola di pensiero psicologica di cui il principale esponente è Edward Titchener proveniente dalla scuola di Lipsia. Fonda tale scuola di pensiero sulle teorie di Wundt e pone al centro della sua indagine i processi psichici elementari attraverso esperimenti su soggetti adulti. Secondo questo approccio pur essendo la mente una struttura complessa, può essere scomposta in elementi più semplici.

Il funzionalismo

Contrapposto allo strutturalismo, è una scuola di pensiero che interpreta i fenomeni psichici non come strutture ma come funzioni attraverso cui l’organismo si adatta all’ambiente. I principali esponenti sono William James e G. Stanley Hall. Il funzionalismo studia le modalità attraverso cui avviene l’adattamento dell’individuo all’ambiente tornando a studiare i bambini.

La Gestalt

Nasce in Europa i primi del ‘900 e si chiama anche psicologia della forma. Il principale esponente è Max Wertheimer che studia i processi attraverso cui avviene la percezione. Teorizza l’effetto stroboscopico, movimento apparente, sostenendo che la percezione è un atto unitario, risultato di una sintesi immediata delle sensazioni prodotte dagli stimoli esterni.

La Gestalt si basa sulla convinzione che l’esperienza cosciente non può essere considerata una semplice somma delle parti che la costituiscono poiché “il tutto è diverso dalla somma delle parti”. La percezione del movimento teorizza che gli individui organizzano le singole informazioni istantanee in un unicum temporale. Nel caso della percezione visiva di un singolo istante, l’unitarietà spaziale non è data dalla fluidità ma dall’organizzazione dell’immagine in figura e sfondo. Non c’è percezione e memoria senza organizzazione.

Wertheimer definisce due tipi di pensiero: quello riproduttivo e quello produttivo che permette all’individuo di acquisire nuove conoscenze pur in assenza di nuovi elementi di conoscenza della situazione problematica.

Cognitivismo, Comportamentismo e Costruttivismo sono i tre approcci principali tramite cui la psicologia studia l’apprendimento a partire dai primi anni del ‘900.

Il comportamentismo

Nasce con un articolo di J.B. Watson che diventa l’atto di fondazione di questo approccio. Tale corrente psicologica afferma la necessità di studiare esclusivamente il comportamento esteriore, unico elemento della vita psichica che può essere osservato oggettivamente.

I. Pavlov

Attraverso i suoi esperimenti con i cani, definisce la teoria del condizionamento classico, ossia una forma elementare di apprendimento che consiste nell’acquisizione da parte del soggetto di condotte o comportamenti nuovi e meccanici, “condizionati” dalla presenza di un certo stimolo, inizialmente associato ad un altro. Esiste lo stimolo incondizionato, il cibo, che dà origine a una risposta incondizionata, la salivazione, che si verifica involontariamente. C’è poi uno stimolo condizionato, il campanello, che genera una risposta condizionata, la salivazione. (Leggi B.F. Skinner che sviluppa la teoria del condizionamento operante riassunti a pag. 13).

E.L. Thorndike

Approfondisce l’apprendimento per prove ed errori. La sua teoria è nota come connessionismo, poiché si basa su un’idea di apprendimento che consiste nello stabilire connessioni tra stimoli e risposte, più precisamente le risposte più efficaci selezionate tra i molteplici tentativi. Definisce due leggi:

  • La legge dell’effetto secondo cui la connessione stimolo-risposta aumenta in presenza di un rinforzo provocato dall’effetto positivo della risposta emessa e diminuisce nel caso di un rinforzo negativo;
  • La legge dell’esercizio secondo cui la connessione stimolo-risposta diventa più forte con la ripetizione delle prove.

Il cognitivismo e il costruttivismo

Tutte le scuole psicologiche sono concordi nell’affermare che la formazione della personalità è il frutto di un percorso di interazione e integrazione tra fattori “innati”, ossia variabili dipendenti, e fattori “acquisiti”, ossia variabili indipendenti, attraverso un percorso di maturazione inteso come lo svolgimento di processi stabiliti dalla natura dello sviluppo, determinato dall’influenza reciproca tra l’uomo e l’ambiente circostante.

L’educabilità di un individuo è, quindi, la facoltà di mutare i propri caratteri ereditari sulla base delle diverse esperienze e dei diversi momenti di apprendimento vissuti in famiglia, a scuola, negli ambienti frequentati. Le esperienze non sono cumulative, ma ciascuna di esse permette di riorganizzare quanto già esisteva e di aggiungere nuove informazioni.

Cognitivismo = psicologia applicata allo studio dei processi cognitivi. Si sposta, quindi, l’attenzione dalle condotte osservabili ai processi della mente. Il fondatore di questo approccio è considerato Ulric Neisser. I maggiori esponenti sono Piaget, Vygotskij e Bruner, i quali con le loro teorie rientrano anche nel Costruttivismo.

Tutto parte dal presupposto che la mente del bambino non funziona, sia qualitativamente sia quantitativamente, come quella dell’adulto, ecco perché non apprende per trasmissione mnemonica di informazioni e di conoscenze e modelli di comportamento adulti. Prima avveniva così perché si considerava il bambino come un adulto imperfetto.

Il Cognitivismo nasce alla fine degli anni ’50 negli Stati Uniti e in Inghilterra attraverso la diffusione dell’approccio dell’elaborazione dell’informazione HIP (Human Information Processing). Non è una teoria ma un criterio investigativo che, attraverso una metodologia sperimentale, indaga le modalità messe in atto dal sistema cognitivo nell’elaborazione delle informazioni provenienti dall’ambiente, ossia su come l’informazione viene codificata ed immagazzinata.

Questa visione vede l’uomo come un computer, una macchina che elabora informazioni trasformando gli input in output. Tale elaborazione avviene per mezzo di programmi che consistono in una serie ordinata di informazioni, ossia in un algoritmo il cui linguaggio è riconoscibile dal computer stesso.

K.C. Atkinson e R.M. Shiffrin hanno messo in evidenza l’esistenza di registri sensoriali capaci di trattenere solo per qualche frazione di secondo, le informazioni che arrivano agli organi del senso; e di magazzini in cui l’informazione può essere conservata:

  • La memoria a breve termine che può contenere un numero limitato di informazione per un breve tempo (15-30 sec.)
  • La memoria a lungo termine che conserva molte più informazioni per un tempo ind
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviettaaaaaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della disabilità e dell'integrazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Varvaro Mario.
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