La prima rivoluzione industriale
Introduzione
La prima rivoluzione industriale è il processo di profonda trasformazione dell'economia e della
società che ebbe inizio in Inghilterra intorno al 1760 e si estese, nell'arco di circa un secolo, ad altre
parti d'Europa e agli Stati Uniti. Si passò da un'economia basata soprattutto sull'agricoltura e
sull'artigianato a un'economia fondata sull'industria, sull'uso delle macchine e sulla produzione in
fabbrica.
Si parla di rivoluzione per la portata dei cambiamenti, anche se non fu un evento improvviso. Fu un
processo graduale, durato decenni, ma con effetti così profondi da modificare il modo di produrre,
di lavorare, di vivere e di abitare. Per la prima volta nella storia la produzione crebbe a ritmi
costanti e rapidi, e il reddito medio cominciò ad aumentare in modo duraturo.
I protagonisti di questa fase furono il cotone, il carbone, il ferro e la macchina a vapore. Nelle
pagine seguenti si esaminano le condizioni che resero possibile la rivoluzione proprio in Inghilterra,
le innovazioni più importanti nei vari settori, il nuovo mondo della fabbrica e le conseguenze
sociali, fino alla diffusione del modello industriale negli altri paesi.
Perché proprio in Inghilterra
La rivoluzione industriale nacque in Inghilterra perché lì si combinarono, più che altrove, diversi
fattori favorevoli. Il primo fu politico: dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1688-1689, il potere del re
era limitato dal Parlamento, i diritti di proprietà erano tutelati e le leggi favorivano le attività
commerciali. Gli imprenditori potevano investire con una certa sicurezza, senza il timore di
confische arbitrarie.
Il secondo fattore fu economico. L'Inghilterra possedeva un vasto impero coloniale e una potente
flotta, che le garantivano mercati per i propri prodotti e materie prime a basso costo, come il cotone
dall'India e dalle colonie americane. Il commercio aveva accumulato grandi capitali, che potevano
essere investiti nelle nuove attività, e un sistema bancario sviluppato, con la Banca d'Inghilterra
fondata nel 1694, rendeva facile ottenere credito.
Contavano poi le risorse naturali. Il paese era ricco di carbone e di minerali di ferro, spesso vicini
tra loro e vicini ai porti, il che riduceva i costi di trasporto. Esisteva inoltre un mercato interno
ampio e unificato, senza dogane interne come quelle che frammentavano ad esempio la Francia e gli
Stati tedeschi e italiani. La mobilità sociale era relativamente alta, e l'interesse per le scienze
applicate e per le invenzioni pratiche era diffuso, anche grazie a società di studiosi e imprenditori
come la Lunar Society di Birmingham.
La rivoluzione agricola e la crescita demografica
Prima delle fabbriche vennero i campi. Nel Settecento l'agricoltura inglese conobbe profondi
cambiamenti, spesso chiamati rivoluzione agricola. Furono introdotte nuove rotazioni delle colture,
come quella a quattro anni con l'alternanza di grano, rape, orzo e trifoglio, che eliminò il maggese,
cioè il riposo della terra, e permise di coltivare in modo continuo. Si diffusero strumenti migliorati,
come la seminatrice meccanica di Jethro Tull, e si selezionarono razze più produttive di bestiame.
Contemporaneamente, con il fenomeno delle recinzioni (enclosures), i grandi proprietari
trasformarono le terre comuni, sulle quali i contadini poveri avevano diritto di pascolo e di raccolta,
in campi chiusi e di proprietà privata. Questo permise di coltivare in modo più efficiente, ma privò
molte famiglie di una fonte di sostentamento. Una parte di loro lasciò le campagne e andò a cercare
lavoro nelle città e nelle nuove manifatture, diventando così la manodopera della futura industria.
L'aumento della produzione agricola migliorò l'alimentazione e, insieme ai progressi dell'igiene e al
calo di alcune epidemie, favorì una forte crescita demografica. La popolazione dell'Inghilterra e del
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Prima Rivoluzione industriale
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