DAMILANO
La gestione passiva
I fondi indicizzati e gli exchange traded funds (ETF)
I fondamenti della gestione passiva
La gestione passiva persegue l’obiettivo di replicare un determinato indice con il vincolo di
minimizzare gli scostamenti del rendimento del portafoglio rispetto al benchmark prescelto.
Il grado di fedeltà della replica rispetto al benchmark preso a riferimento è espressa dalla
volatilità del cosiddetto tracking error o TEV, ossia la deviazione standard della differenza
tra il rendimento
del portafoglio e il rendimento del benchmark:
una volatilità del tracking error bassa indica che il gestore ha investito in un portafoglio
● molto simile a quello che compone l’indice o in uno che, pur essendo creato con titoli in
parte differenti, ne replica abbastanza fedelmente l’andamento nel tempo.
Gestione passiva vs gestione attiva: il punto di vista dell’investitore
Dal punto di vista dell’investitore i fattori da considerare per preferire la gestione passiva
a quella attiva sono:
a) i costi,
b) l’efficienza del mercato,
c) l’asimmetria informativa post contrattuale
a) I costi sono sicuramente inferiori
Sulla gestione passiva non gravano:
• gli oneri dell’attività di ricerca e selezione dei titoli da inserire nel portafoglio o da dismettere,
• i costi dell’analisi dello scenario politico ed economico per formulare previsioni sul futuro
andamento dei mercati.
Inoltre, la replica di indici a base ampia e ponderati per capitalizzazione presentano un turnover
ridotto dei titoli in portafoglio rispetto alle strategie attive e, pertanto, richiedendo un
ribilanciamento meno frequente
comportano costi di negoziazione inferiori rispetto alle controparti attive ad elevato turnover.
b) I mercati sono efficienti?
Se si ritiene che un determinato mercato presenti una limitata efficienza informativa, vale a dire
che i prezzi dei titoli in un dato momento non incorporano tutte le informazioni disponibili, allora
c’è la possibilità che un abile gestore attivo riesca a battere il benchmark di riferimento.
Al contrario, se si ritiene che il mercato sia così efficiente da non permettere di realizzare in modo
continuativo performance superiori a quelle del mercato, o che gli extra-rendimenti siano così
esigui da non
giustificare gli elevati costi sostenuti per produrli, allora è preferibile la gestione passiva. 64
c) Maggior efficienza informativa post-contrattuale
La gestione passiva, in cui il livello di rischio/rendimento è spiegato pressoché interamente
dall’indice benchmark che viene replicato, vanta un livello di trasparenza maggiore rispetto a
quella attiva:
il gestore passivo pubblica quotidianamente sul proprio sito web l'intero patrimonio in
➢ portafoglio.
Questa trasparenza è preziosa per gli investitori che vogliono monitorare
○ l'esposizione, comprendere come il gestore passivo raggiunge il suo obiettivo di
investimento e assicurarsi che segua l’indice di riferimento.
Nella gestione attiva il gestore, componendo il portafoglio con strumenti via via selezionati,
aggiunge al rischio di mercato il cosiddetto active risk:
il gestore attivo, al fine di proteggere il valore del suo processo di investimento, è
➢ autorizzato ad una divulgazione limitata dei componenti del portafoglio: deve divulgare le
partecipazioni più significative in portafoglio ogni semestre, con un ritardo massimo di 60
giorni. Tra questi periodi di rendicontazione, gli investitori non sanno se un fondo ha
○ operato in conformità con il suo obiettivo d'investimento dichiarato o se il gestore ha
assunto rischi inaspettati, come una scommessa significativa su una singola società.
Gli OICR a gestione passiva:
a) i fondi indicizzati (index funds)
La gestione di un fondo indicizzato potrebbe risultare relativamente semplice e comportare minimi
gradi di libertà da parte del gestore: in teoria, è sufficiente comporre il portafoglio del fondo
acquistando i medesimi titoli inclusi nel benchmark, in proporzione pari ai pesi che essi hanno
nell’indice.
Considerando però che il fattore di successo di una gestione passiva è contenere il più possibile la
differenza fra performance del fondo e performance dell’indice, l’approccio del gestore e le
decisioni che è tenuto ad assumere incidono in maniera determinante sul conseguimento
dell’obiettivo.
LE DECISIONI DEL GESTORE PASSIVO
1) Il gestore deve INDIVIDUARE L’INDICE che intende replicare attraverso il fondo.
Per poter utilizzare un indice come benchmark occorre che questo sia dotato di alcuni
prerequisiti essenziali:
- la trasparenza delle regole di costruzione, in modo che sia possibile replicare l’indice
partendo dall’informativa predisposta dal provider;
- la rappresentatività del mercato o di parte di esso ovvero che sia adeguatamente
diversificato;
- la replicabilità che, ad esempio comporta l’inclusione di titoli liberamente negoziabili. 65
2) In secondo luogo il gestore deve scegliere la MODALITÀ DI REPLICA dell’indice più adatta,
in relazione alla numerosità e liquidità dei titoli costituenti l’indice, tenendo presente anche le
dimensioni del fondo, i vincoli operativi e i costi.
Le più comuni tipologie di replica sono:
a) replica completa: comporta l’acquisto di tutti i titoli compresi nell’indice, nella medesima
proporzione con cui essi lo compongono.
Detta modalità garantisce l’allineamento tra la performance dell’indice e quella del fondo,al lordo
dei costi di transazione. I costi di negoziazione, infatti, riducono la performance netta del fondo in
proporzione alla numerosità dei titoli facenti parte dell’indice. La replica completa, perciò, è
efficace quando occorre seguire indici di mercati mol
-
Previdenza
-
Previdenza Sociale
-
Economia del risparmio e della previdenza
-
Economia del risparmio e della previdenza - Appunti