Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche si è definito non un uomo, ma una dinamite, poiché era consapevole che con la sua dottrina principale: “la morte di Dio”, avrebbe causato il crollo di certezze assolute millenarie, motivo per cui era considerato, come Freud e Marx, un “Maestro del sospetto”.
Nietzsche nacque a Rocken, piccolo paese della Sassonia, nel 1844; all’età di 5 anni perse il padre e crebbe con la madre e la sorella, quest’ultima sarà fondamentale, poi, per la diffusione delle idee del filosofo. Egli divenne filologo e professore, ma per problemi di salute abbandonò la propria attività e si trasferì a Rapallo, dove scrisse la sua opera principale “Così parlò Zarathustra” e nel 1898 si trasferì a Torino, insieme alla sorella, Elizabeth, proprio qui iniziò la sua follia, intorno alla quale si sono sviluppate 2 domande: è la follia la conseguenza del pensiero di Nietzsche? O è il pensiero la conseguenza della sua follia?
Negli ultimi anni ha prevalso la tesi secondo cui la follia è ispiratrice del suo pensiero. Altro elemento importante fu la lettura dell’opera di Schopenhauer: “Il mondo come volontà e rappresentazione”, nella quale emerge il concetto della vita come sofferenza e dolore, ma Nietzsche accusa il filosofo di non aver mai affrontato il dolore e di essersi rifugiato nel nirvana (o ascesa orientale), la stessa cosa l’aveva fatta l’amico musicista Wagner, ma con l’ascesi cristiana.
Nietzsche morì a Weimar il 25 agosto 1900; le sue opere non seguono una sistematicità, poiché formate da aforismi, ossia brevi pensieri su cui l’uomo è portato a riflettere. Un pregiudizio (falso) su di lui è la presunta anticipazione della dottrina nazista, amplificato dalla sorella, che raccolse e pubblicò gli appunti della “Volontà di potenza” e li caricò di elementi nazisti. Il filosofo, però, non conosceva il nazismo, anche se il suo pensiero era carico di elementi anti-democratici.
La nascita della tragedia
La sua prima opera fu “La nascita della tragedia”, in cui emergono 2 figure:
- Apollo, dio della forma e dell’ordine;
- Dionisio, dio dell’ebrezza e del caos.
La tragedia greca è nata dall’equilibrio di questi due dei; con la filosofia di Socrate era prevalsa la figura di Apollo su Dionisio, quindi è stato dimenticato il vero significato della vita, che è appunto il caos. L’intento del filosofo è quello di ritornare al dio Dionisio, quindi, dire di “sì” alla vita e accettarla così com’è, anche se procurava dolore e sofferenza.
Le considerazioni intellettuali
La seconda opera del filosofo è “Le considerazioni intellettuali”, che in principio dovevano essere 13, ma il filosofo si fermò a 4, di cui la più importante è la seconda, dove emerge la critica alla storia, infatti, il sottotitolo è “Sull’utilità e il danno della storia per la vita”. In quest’opera il filosofo afferma che il passato è importante, però, alcune volte dev’essere dimenticato, la storia è divisa, dunque, in 3 parti:
- Storia antica, con la quale l’uomo è abituato a prendere come esempio gli altri uomini, ma deve evitare di ripetere le stesse gesta;
- Storia monumentale, con la quale l’uomo prende come esempio la costruzione degli antichi monumenti che non devono, però, provocare la fossilizzazione degli uomini;
- Storia critica, con la quale essa stessa si pone di fronte a un tribunale e giudica tutto ciò che ha fatto.
La morte di Dio
La teoria più importante di Nietzsche è la “morte di Dio”, con cui il filosofo fa riferimento a tutti quegli intellettuali che hanno creato un mondo diverso da quello dell’essere. In filosofia, questa “favola” è iniziata con l’iperuranio di Platone.
L’obiettivo di Nietzsche è, quindi, eliminare tutto ciò che è metafisico, come i positivisti, e tutto ciò che ha portato l’uomo a sperare nella giustizia dell’aldilà, poiché ha fatto distogliere l’attenzione per l’aldiquà. Egli critica, però, anche il Positivismo che aveva sostituito la metafisica con un’altra religione.
La teoria della morte di Dio è spiegata nell’aforisma 125 della “Gaia Scienza”, pubblicata nel 1882, nella quale il filosofo racconta di un uomo folle che una mattina si recò al mercato con una lanterna accesa, affermando di star cercando Dio. Tutti gli uomini iniziano a deriderlo, fin quando l’uomo gettò a terra la lanterna, pronunciando un messaggio:
“Vengo troppo presto! Non capirete il mare di possibilità e l’orizzonte che si aprirà di fronte a voi, che sarete la causa della morte di Dio e le chiese saranno il luogo dei sepolcri di Dio”
La teoria del superuomo
Di conseguenza a questa teoria, Nietzsche ne formulò altre 3:
- Teoria del superuomo, la quale viene ripresa sia da D’Annunzio sia da Hitler, ma con un significato completamente diverso, poiché il poeta si riferisce al nuovo popolo, mentre il despota si riferisce all’uomo tedesco, che è superiore agli altri. Invece, per il filosofo il superuomo è colui che accetta la morte di Dio e che è consapevole del mare di possibilità che ha di fronte a sé. Però, Nietzsche sa che è difficile riuscire a liberarsi da questa menzogna e quindi il primo vero superuomo è egli stesso. Con la teoria del superuomo si sviluppano 2 pensieri:
- Il nichilismo, che è definito passivo, quando l’uomo eliminando quello che crede siano le certezze si trova di fronte al nulla, ma quando si accorge che quelle certezze in realtà erano menzogne si passa al nichilismo attivo e quindi riesce a vivere la vera vita e a decidere da sé senza pregiudizi.
- La critica alla morale cristiana, tema trattato nell’opera: “Genealogia della morale”, nella quale il filosofo afferma che un tempo c’era la morale dei signori, con cui prevaleva il guerriero che aveva il corpo, la forza e il co