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Economia politica

Dispensa di studio completa

Microeconomia • Domanda e offerta • Mercati ed efficienza • Esternalità e beni pubblici

Mercato del lavoro • Potere di mercato • Teoria dei giochi • Rischio e informazione

Disuguaglianza e ridistribuzione

Con spiegazioni dei grafici, esempi numerici ed esercizi svolti per le principali formule.

Capitolo 1

Che cos'è l'economia

L'economia studia il modo in cui individui, famiglie, imprese e istituzioni utilizzano risorse scarse per soddisfare desideri che sono, nel loro insieme, illimitati. Ogni volta che produciamo un bene o un servizio dobbiamo impiegare altri beni (lavoro, materie prime, macchinari, tempo): la scarsità di queste risorse obbliga gli individui a scegliere come allocarle.

L'economia, in sostanza, è la disciplina che studia queste scelte e le loro conseguenze.

Definizione — Economia positiva vs economia normativa

Economia positiva: descrive ciò che le persone fanno realmente. Risponde a domande del tipo "che cosa sta succedendo?", "perché succede?", "cosa accadrà se...?". È un'analisi oggettiva, verificabile con i dati.

Economia normativa: si occupa di ciò che le persone dovrebbero fare. Richiede un giudizio di valore (per esempio: "il governo dovrebbe aumentare il salario minimo?") e quindi non può essere validata solo con i dati, perché dipende da quali obiettivi si considerano desiderabili.

Per comprendere fenomeni complessi gli economisti costruiscono modelli, cioè rappresentazioni semplificate della realtà che isolano le relazioni più importanti tra le variabili, lasciando da parte i dettagli ritenuti secondari. Un modello non è mai "vero" nel senso letterale — è sempre una semplificazione — ma può essere utile se permette di prevedere correttamente il comportamento delle variabili che interessano. Gli economisti utilizzano i dati empirici proprio per testare l'accuratezza dei modelli e, quando necessario, correggerli.

Un'insidia comune nell'interpretare i dati economici è confondere la correlazione con la causalità. Se osserviamo che due variabili si muovono insieme, questo non dimostra che una causi l'altra: potrebbe esistere una terza variabile (una variabile confondente) che influenza entrambe, oppure la relazione causale potrebbe avere la direzione opposta a quella che sembra naturale (causalità inversa). Per esempio, le città con più stazioni di polizia potrebbero avere anche più crimini: non perché la polizia provochi il crimine, ma perché le autorità tendono a costruire più stazioni dove il crimine è già più diffuso.

L'economia si divide tradizionalmente in due grandi rami:

  • Microeconomia: studia le scelte dei singoli individui e delle imprese, e il modo in cui queste scelte interagiscono nei mercati (prezzi, domanda, offerta, concorrenza).
  • Macroeconomia: studia l'economia nel suo complesso — crescita, inflazione, disoccupazione, politiche fiscali e monetarie — aggregando il comportamento di milioni di individui e imprese.

Perché conviene studiare l'economia con un modo di pensare, e non come un'ideologia. L'economia non prescrive automaticamente che cosa sia "giusto" fare: fornisce uno strumento di analisi — un insieme di principi e modelli — che permette di valutare le conseguenze (spesso non ovvie) di una scelta o di una politica. Due persone con le stesse informazioni economiche possono comunque arrivare a conclusioni diverse se hanno valori differenti su che cosa conti come un buon risultato per la società.

Capitolo 2

Grafici in economia e i quattro principi fondamentali

I grafici sono lo strumento principale con cui gli economisti rappresentano le relazioni tra variabili (per esempio prezzo e quantità) e sintetizzano le teorie economiche. I tipi più comuni sono la serie storica (una variabile nel tempo), il grafico a barre (confronto fra categorie) e il diagramma a dispersione (relazione fra due variabili numeriche).

La caratteristica più importante di un grafico lineare in economia è la sua pendenza, definita come il rapporto fra la variazione della variabile sull'asse verticale (ΔY) e la variazione della variabile sull'asse orizzontale (ΔX): Pendenza = ΔY / ΔX

Una pendenza positiva indica che le due variabili si muovono nella stessa direzione (quando X aumenta, anche Y aumenta); una pendenza negativa indica che si muovono in direzioni opposte. L'equazione generale di una retta è Y = mX + q, dove m è la pendenza e q è l'intercetta verticale (il valore di Y quando X = 0, cioè una sorta di "costo fisso" o valore di partenza).

Esempio — Calcolare la pendenza

Se quando X passa da 10 a 20 il valore di Y passa da 25 a 20, allora ΔY = 20 − 25 = −5 e ΔX = 20 − 10 = 10. La pendenza è −5/10 = −0,5: per ogni unità in più di X, Y diminuisce di 0,5 unità.

Un'altra applicazione grafica molto frequente è il calcolo dell'area di un triangolo sotto (o sopra) una curva, utilizzata per misurare il surplus economico:

Area triangolo = base × altezza / 2

Questo calcolo torna utile, per esempio, per quantificare il surplus del consumatore (l'area sotto la curva di domanda e sopra il prezzo di mercato) o il surplus del produttore, come vedremo nel Capitolo 8.

I quattro principi fondamentali

Goolsbee, Levitt e Syverson sintetizzano il "modo di pensare" economico in quattro principi che guidano qualunque decisione razionale.

Definizione — 1. Principio dei costi-benefici

Conviene compiere una scelta solo se i suoi benefici sono almeno pari ai suoi costi. Per confrontare costi e benefici di natura diversa, gli economisti li convertono in un equivalente monetario usando la disponibilità a pagare. Se tutti i soggetti seguono questo principio, ogni scambio volontario genera un surplus economico (beneficio meno costo) e quindi un miglioramento per la società.

Attenzione al framing effect: la stessa informazione, presentata in modo diverso (per esempio "sconto del 10%" contro "prezzo aumentato dell'11% rispetto allo sconto"), può alterare la percezione di costi e benefici anche se il contenuto economico è identico.

Definizione — 2. Principio del costo-opportunità

Il vero costo di una scelta non è solo il suo prezzo monetario, ma la migliore alternativa a cui si rinuncia per compierla. Poiché le risorse (tempo, denaro) sono limitate, usarle per un'opzione significa non poterle usare per un'altra (trade-off). Una decisione razionale richiede benefici almeno pari al costo-opportunità della migliore alternativa scartata.

Un'implicazione importante: i costi irrecuperabili (sunk cost) — spese già sostenute e non rimborsabili — non dovrebbero influenzare le decisioni future, perché non sono più recuperabili indipendentemente dalla scelta che si farà.

Esempio — Costo-opportunità

Se decidi di passare la serata a studiare invece di lavorare a un turno da 40 €, il costo-opportunità di quella serata di studio non è zero: è (almeno) i 40 € a cui hai rinunciato, anche se non hai pagato nulla "di tasca propria".

Definizione — 3. Principio dell'analisi marginale

Le decisioni complesse si scompongono in tante piccole decisioni incrementali. Il beneficio marginale è il vantaggio extra ottenuto da un'unità aggiuntiva; il costo marginale è il costo aggiuntivo di quella stessa unità. La regola della scelta razionale dice: continua a fare un'attività finché il beneficio marginale è almeno pari al costo marginale — il punto in cui i due si eguagliano massimizza il surplus economico.

Definizione — 4. Principio di interdipendenza

La scelta migliore per un individuo dipende dalle scelte di altri individui, da ciò che accade in altri mercati e dal tempo. Esistono quattro tipi di dipendenza: tra le proprie scelte (per esempio comprare un'auto sportiva implica anche pagare più benzina), tra persone/imprese nello stesso mercato, tra mercati diversi (es. il prezzo del petrolio influenza il mercato delle auto elettriche) e nel tempo (scelte presenti che vincolano scelte future).

Capitolo 3

La domanda

La curva di domanda individuale indica, per ciascun prezzo possibile, la quantità di un bene che una persona è disposta ad acquistare, mantenendo costanti tutti gli altri fattori (reddito, gusti, prezzo dei beni correlati). Risponde alla domanda: "a questo prezzo, quanto comprerei?".

Definizione — La curva di domanda è anche la curva del beneficio marginale

Ogni punto della curva di domanda rappresenta il prezzo massimo che il consumatore è disposto a pagare per un'unità aggiuntiva del bene, cioè il suo beneficio marginale. Poiché il beneficio marginale tende a diminuire man mano che si consuma una quantità maggiore (beneficio marginale decrescente — il primo gelato dà più piacere del quinto), la curva di domanda ha pendenza negativa: la regola è continuare ad acquistare finché il prezzo è inferiore o uguale al beneficio marginale.

La curva di domanda di mercato si ottiene sommando, per ciascun livello di prezzo, le quantità domandate da tutti i consumatori del mercato: è quindi la somma orizzontale delle curve di domanda individuali. Obbedisce alla legge della domanda: la quantità totale domandata è maggiore quando il prezzo è più basso, sia perché i clienti già presenti comprano di più, sia perché entrano nuovi clienti nel mercato.

Fig. 3.1 — Le curve di domanda e di offerta hanno pendenza opposta: la prima decresce (più alto il prezzo, meno se ne compra), la seconda cresce (più alto il prezzo, più se ne vuole vendere). Il loro punto di incontro è l'equilibrio di mercato, discusso nel Capitolo 5.

Distinguere uno spostamento da un movimento lungo la curva

Un errore comune è confondere due concetti diversi: un movimento lungo la curva di domanda (causato esclusivamente da una variazione del prezzo del bene stesso) e uno spostamento della curva (causato da una variazione di un fattore diverso dal prezzo, che modifica la quantità domandata a parità di prezzo).

Fig. 3.2 — Uno spostamento verso destra (D2) significa che, a ogni livello di prezzo, i consumatori vogliono comprare di più: la domanda aumenta. Uno spostamento verso sinistra (D3) indica l'opposto: la domanda diminuisce.

I fattori che spostano la curva di domanda

  • Reddito: per un bene normale un reddito più alto aumenta la domanda; per un bene inferiore (es. mezzi di trasporto pubblico economici) un reddito più alto la riduce.
  • Preferenze: pubblicità, moda e pressione sociale possono spostare la domanda indipendentemente dal prezzo.
  • Prezzo dei beni correlati: se il prezzo di un bene complementare (es. il panino per hot dog) aumenta, la domanda del bene principale diminuisce; se il prezzo di un bene sostitutivo (es. Uber rispetto al taxi) aumenta, la domanda del bene principale aumenta.
  • Aspettative: se ci si aspetta un aumento futuro dei prezzi, si anticipano gli acquisti (la domanda odierna aumenta); se ci si aspetta una diminuzione, si rimandano (la domanda odierna diminuisce).
  • Effetti di rete e di congestione: nell'effetto rete un bene diventa più utile quante più persone lo usano (es. un social network); nell'effetto congestione accade l'opposto (es. una strada affollata).
  • Tipo e numero di consumatori: cambiamenti demografici (crescita della popolazione, invecchiamento) modificano la domanda complessiva di mercato.

Esempio — Aumento della domanda vs aumento della quantità domandata

Se il prezzo della benzina scende e, di conseguenza, le persone ne comprano di più, si tratta di un aumento della quantità domandata (movimento lungo la curva). Se invece il prezzo resta costante ma le persone comprano più benzina perché hanno acquistato auto meno efficienti, si tratta di un aumento della domanda (spostamento della curva verso destra).

Capitolo 4

L'offerta

La curva di offerta individuale riassume i piani di vendita di un'impresa: indica la quantità che essa prevede di vendere a ciascun prezzo possibile. È anche la sua curva di costo marginale: ogni punto rappresenta il costo aggiuntivo sostenuto per produrre un'unità in più. L'impresa è disposta a vendere un'unità aggiuntiva solo se il prezzo che riceve è almeno pari a quel costo marginale.

Definizione — Legge dell'offerta

La quantità offerta tende a essere maggiore quando il prezzo è più alto: per questo le curve di offerta sono inclinate verso l'alto (pendenza positiva). La ragione economica è l'aumento dei costi marginali al crescere della produzione, dovuto a due fattori: (1) il prodotto marginale decrescente di un input (più se ne usa, meno produttiva diventa ogni unità aggiuntiva) e (2) i costi crescenti dei fattori produttivi quando la domanda di risorse aumenta.

La curva di offerta di mercato è la somma orizzontale delle curve di offerta di tutte le imprese del settore: a un prezzo più alto, sia le singole imprese vendono quantità maggiori, sia entrano nuove imprese nel mercato (e viceversa quando il prezzo scende).

Mentre l'obiettivo del lato della domanda è massimizzare il surplus economico del consumatore, l'obiettivo del lato dell'offerta è massimizzare il profitto (ricavi totali meno costi totali) dell'impresa.

Capitolo 5

Il mercato e l'equilibrio

Un mercato è il luogo, anche virtuale, in cui acquirenti e venditori si incontrano per effettuare scambi. I prezzi funzionano come un dispositivo di selezione: incoraggiano lo scambio tra i venditori capaci di produrre a basso costo e gli acquirenti che attribuiscono un valore relativamente alto al bene.

Definizione — Il modello di concorrenza perfetta

È una teoria semplificata di come funzionano alcuni mercati, utile per prevedere come prezzi e quantità reagiscono ai cambiamenti delle condizioni di mercato. Richiede quattro condizioni: (1) molti acquirenti e venditori, nessuno dei quali può influenzare il prezzo; (2) prodotto omogeneo (identico fra le imprese); (3) informazione perfetta su prezzi e qualità; (4) libertà di entrata e uscita dal mercato. Pochi mercati reali soddisfano tutte queste condizioni, ma il modello resta un'utile approssimazione anche per mercati imperfetti.

L'equilibrio di mercato è il punto in cui la quantità domandata coincide con la quantità offerta: né acquirenti né venditori hanno un incentivo a modificare il proprio comportamento. Il prezzo di equilibrio è quello a cui ciò avviene; la quantità di equilibrio è la quantità scambiata in quel punto.

Fig. 5.1 — Se il prezzo è superiore a quello di equilibrio si crea un'eccedenza (l'offerta supera la domanda) che spinge il prezzo verso il basso; se è inferiore si crea una scarsità (la domanda supera l'offerta) che spinge il prezzo verso l'alto. Solo nel punto di equilibrio non ci sono pressioni al cambiamento.

Spostamenti simultanei di domanda e offerta

Quando domanda e offerta si spostano contemporaneamente, l'effetto su prezzo e quantità di equilibrio non è sempre prevedibile con certezza:

  • Se domanda e offerta si spostano nella stessa direzione (entrambe aumentano o entrambe diminuiscono): l'effetto sulla quantità è prevedibile (si muove nella stessa direzione degli spostamenti), ma l'effetto sul prezzo è ambiguo, perché dipende da quale spostamento è relativamente più ampio.
  • Se domanda e offerta si spostano in direzioni opposte: l'effetto sul prezzo è prevedibile, ma l'effetto sulla quantità è ambiguo.

Esempio — Spostamenti opposti

Se l'offerta di un bene aumenta (la curva si sposta a destra) mentre la domanda resta ferma, il prezzo di equilibrio scende e la quantità aumenta: entrambi gli effetti sono prevedibili perché qui si muove solo una curva. Se invece, allo stesso tempo, anche la domanda diminuisce (si sposta a sinistra), l'effetto complessivo sul prezzo è inequivocabilmente verso il basso (entrambe le forze spingono in quella direzione), mentre l'effetto sulla quantità dipende da quale delle due variazioni è più marcata.

Capitolo 6

L'elasticità

L'elasticità della domanda al prezzo misura la reattività della quantità domandata di un bene a una variazione del suo prezzo: ci dice di quale percentuale cambia la quantità domandata quando il prezzo aumenta dell'1%.

ε = Δ%(Q ) / Δ%(P

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federicabazziga di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Piovesan Marco.

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