GENETICA
La gene$ca è la disciplina che studia la trasmissione dei cara(eri ereditari, che sono determina4 dal
nostro patrimonio gene4co e tu6 gli individui che appartengono ad una determinata specie li
hanno.
La gene$ca studia come vengono trasmesse le cara(eris$che di cara(eri, che differenziano tra
loro i vari organismi. Essa studia come è fa;a la similitudine per organismi diversi per un certo
numero di cara;eri.
La gene4ca studia la trasmissione di cara;eri variabili tra gli individui di una stessa specie, perché
solo gli individui della stessa specie possono riprodursi tra di loro ed avere prole.
Una specie è un insieme di popolazioni di individui, almeno potenzialmente interfecondi tra loro e
isolato da altri insiemi simili (le altre specie). Quindi, gli individui della stessa specie sono quelli che
possono riprodursi tra di loro con prole fer4le e sono, allo stesso tempo, riprodu6vamente isola4
da altre specie. Tu;e le specie hanno cara;eri variabili (es. colore degli occhi, lunghezza dei capelli,
dimensione del piede, velocità…). Ciascun cara;ere appare come un feno$po.
Un feno$po di un individuo è ciò che si può osservare e, preferibilmente, misurare di un certo
cara;ere di un determinato individuo. In biologia, è l'insieme delle cara;eris4che morfologiche e
funzionali di un organismo, che risultano dall'espressione del suo geno4po e dalle influenze
ambientali. Il feno4po è abbastanza stabile nel corso della vita di un individuo, però risente
fortemente dei geni. Infa6, Mendel propose che i fa;ori che controllano i cara;eri si comportano
come par$celle, che non si mescolano, ma vengono trasmesse inta;e da una generazione alla
successiva. Oggi le par4celle di Mendel sono conosciute come geni. Il feno4po è il risultato
dell’espressione di geni, ma è ancor di più influenzato dall’ambiente in cui l’individuo vive e, quindi,
dagli s4moli ambientali. Per esempio, ad oggi c’è un’epidemia di miopia tra i giovani di tu;o il mondo,
perché si passa sempre più tempo in ambien4 al chiuso, dove la luce è scarsa.
Il feno4po è il risultato dell’interazione tra geno$po (ciò che i geni possono dare all’organismo per
quel cara;ere. Il geno4po è l’insieme dei geni di un individuo e si trova nei cromosomi) e ambiente.
Ad esempio, i bodybuilders assumono molte proteine, perché una dieta ad alto contenuto proteico
replica un ambiente che favorisce una grande massa muscolare. Un feno4po è il volume della massa
muscolare dei bodybuilders. Tu;avia, a parità di quan4tà di proteine ingerite, non tu6 gli individui
riescono a diventare bodybuilders. Infa6, ci sono dei geni che favoriscono l’accumulo di massa
muscolare e altri che favoriscono un feno4po più gracile con minore massa muscolare. Tra i due
individui, il più idoneo a superare la selezione naturale è quello più gracile. Infa6, sono qua;ro
milioni di anni che l’umano si sta evolvendo nel senso di una sempre maggiore gracilità. Questo è un
processo in cui i geni, per la nostra crescita corporale, si sono ada;a4 ad un ambiente in cui le risorse
alimentari erano scarse. Per sopravvivere, l’unica cosa è avere geni che non ci danno troppe richieste
alimentari, altrimen4 si va incontro a malnutrizione. Quindi, per essere sani in presenza di condizioni
di poche risorse alimentari è meglio avere un feno4po gracile. Per concludere, molte volte
nell’evoluzione vige il conce;o “Less is more”, cioè avere di meno significa avere più chance di
sopravvivere e riprodursi e, quindi, lasciare prole alla generazione successiva (es. le formiche, gli
acari).
Noi studieremo come il feno4po di un individuo, ovvero i cara;eri variabili, viene trasmesso nel
momento in cui esso si riproduce. Ad esempio, nell’immagine accanto abbiamo
la stessa specie del lupo, ma con feno4po a
colori bianco e feno4po chiazzato. Quindi, i
feno4pi differiscono nella capacità delle
cellule che sono alla base del pelo di produrre
un certo pigmento.
GREGOR MENDEL (1822-1884)
Gregor Mendel, un monaco austriaco, fece i suoi esperimen4 sulle piante
di pisello nel 1865 e li pubblicò senza successo. Fece riprodurre per
impollinazione crociata o per autoimpollinazione diverse varietà di piante
di pisello. Uno dei suoi esperimen4 riguardò l’incrocio di una varietà di
pianta a fiori viola e una varietà a fiori bianchi. Mendel osservò che la
prima generazione ibrida aveva esclusivamente fiori viola. Poi
autoimpollinò la prima generazione di piante ibride e fece crescere la seconda generazione. In
questa generazione c’erano sia piante con fiori viola sia piante con fiori bianchi. Notò che c’erano
circa tra piante a fiori viola per una pianta a fiori bianchi. Nel 1900 alcuni ricercatori capirono le
stesse leggi e arrivarono agli stessi principi scoper4 da Mendel anni prima e, quindi, diedero a lui il
credito e da qui par] tu;o lo studio della gene4ca successiva.
WILLIAM BATESON (1861-1926)
Bateson lavorava in Brasile ai tempi di Darwin e lì catalogò 5000 nuove
specie di farfalle. Aveva scoperto un fenomeno che si chiama
mime$smo batesiano. Ad esempio, alcune mosche hanno preso la
colorazione delle api per difesa, poiché le api hanno difese contro i
predatori. Quindi, somigliare ad un’ape significa essere difesi e in questo
caso si tra;a di mime4smo a scopo difensivo. Il mime4smo è infa6 il
risultato di una selezione naturale, che negli stessi anni fu scoperta da
Darwin.
FENOTIPI COMPLESSI
I feno4pi possono essere qualita$vi e
quan$ta$vi. Le dimensioni di qualsiasi
organismo sono un feno4po
quan4ta4vo. Nell’immagine
rappresentata, è possibile vedere a
sinistra i solda4 più bassi e a destra
quelli più al4. Quindi, il feno4po
quan4ta4vo si esprime con una variabile
quan4ta4va e con quanta frequenza si
osserva un certo feno4po. Coloro che sono estremamente bassi ed estremamente al4 non sono i
più comuni. Esiste una categoria in cui il feno4po si manifesta nella forma più comune, ovvero quella
intermedia. Ad esempio, in Italia ad oggi la statura media degli uomini è 1,70 metri. Ciò significa che
ci sono uomini al4 2 metri, ma non sono comuni, e che ci sono uomini al4 1,40 metri, ma non sono
comuni. Stesso discorso per le donne. Quindi, la statura è un cara;ere feno4pico quan4ta4vo con
dimorfismo sessuale, cioè i due sessi hanno misure medie e di estremi diverse. Quindi, i cara;eri
quan4ta4vi che presentano questo fenomeno sono par4colarmente complica4. Infa6, si chiamano
cara(eri complessi, perché sono innumerevoli i fa;ori che determinano come si manifesta il
feno4po finale, ovvero il feno4po dell’adulto. Anche qui agisce l’interazione con l’ambiente, perché
avere un feno4po grande, per esempio, è possibile se c’è un apporto nutrizionale sufficiente. Quindi,
ciò dimostra che il feno4po è il risultato dell’interazione tra l’ambiente e i geni, che possono
predisporre a dimensioni più o meno grandi. Il risultato finale è che ques4 cara;eri si manifestano
nella popolazione con ciò che si chiama una curva a campana, cioè che la forma più comune di
questo feno4po è quella intermedia.
Perché un certo cara(ere si manifesta in una certa forma?
La forma con cui si manifesta il cara;ere
è il risultato di reazioni chimiche, perché
le cellule di tu;o l’organismo sono
macchine chimiche che producono una
certa serie di sostanze. Ad esempio,
l’insulina è l’ormone che s4mola le
nostre cellule a saper digerire lo zucchero. L’insulina è prodo;a a sua volta da geni e se si ferma la
produzione di insulina, si va incontro a problemi, perché non poter digerire gli zuccheri porta a
mala6e gravi.
Quindi, tu;e le reazioni che danno origine a feno4pi misurabili sono il fru;o di reazioni chimiche. I
geni controllano queste reazioni chimiche. Infa6, il gene controlla il modo in cui l’organismo è
capace di operare questa reazione, controllando l’enzima che svolge la reazione stessa. Nel caso
della pianta del pisello c’è un gene che codifica un enzima necessario per produrre il pigmento viola
nelle cellule del fiore. La scoperta fa;a da Tatum e Beadle divenne nota come l’ipotesi un gene-un
enzima.
DOMINI DELLA VITA
Per l’analisi gene4ca i gene4s4 sfru;arono un piccolo gruppo di organismi modello. Gli organismi
modello sono organismi in cui cer4 fenomeni possono essere usa4 in maniera più semplice, perché
l’uomo è troppo complicato e su di esso non si possono fare esperimen4. Invece, gli organismi
modello sono selezionabili e, quindi, si possono formare delle linee pure e sono sogge6 ad
esperimen4, come incroci controlla4.
Esistono tre domini:
- Eucario$: cos4tuiscono milioni di specie. Ne abbiamo 4: uno per i vegetali (Arabidopsis
thaliana, che è una specie selva4ca di cui si è avuto il primo genoma completo per un
vegetale), il lievito (Saccharomyches cerevisae, de;o anche lievito del birraio), il nematode
(Caenorhabdi$s elegans, che è un verme con un numero di cellule definito), Drosophila
melanogaster (il moscerino della
fru;a).
- Archea: sono molto arcaici e sono
4picamente organismi estremofili, cioè
prediligono in ambien4 estremi (ad
esempio, le solfatare so;omarine in cui
a 3000 metri di profondità l’acqua può
esistere anche a più di 100°C e, quindi,
sono ambiente estremi in cui
proliferano forme di vita anomale, tra
cui gli archea).
- Ba(eri: Escherichia coli (ba;erio delle
fogne), Helicobacter pylori (ba;erio
dell’ulcera), Bacillus sub$lis
(enterogermina), Mycoplasma
gen$alium (ospite indesiderato).
L’ADDOMESTICAMENTO DELLE SPECIE SELVATICHE
L’addomes4camento delle specie selva4che è un fenomeno prevalentemente gene4co, perché
l’allevatore sceglie il feno4po (per esempio, un feno4po di produ6vità maggiore) e, quindi, lascia
riprodurre gli individui più vantaggiosi. In realtà, ciò che sta facendo è scegliere un campionario di
geni degli individui che sta facendo riprodurre. Quindi, la selezione sul feno4po si porta con sé una
selezione di geni. Ad oggi, questo 4po di meccanismi si con4nua a sfru;are. Ad esempio, quando in
Europa arrivarono la Peronospora e la Fillossera (parassi4 della vite), le vi4 nostrane erano
completamente inadeguate a rispondere. Quindi, si è risposto col4vando specie resisten4 e creando
degli individui, che non sono ibridi, ma sono innes4 (ovvero trapian4) tra la parte che dà la resistenza
e la parte che dà la produzione. Questo si tra;a di un tenta4vo di isolare i feno4pi con le
cara;eris4che più vantaggiose.
L’EVOLUZIONE RECENTE DELL’ESSERE UMANO
Uno degli obie6vi della gene4ca è capire le regole che controllano il modo in cui i geni e
l’informazione che essi codificano cambiano nel corso delle generazioni. I geni cambiano nel tempo
per diversi mo4vi, tra cui la selezione naturale, descri;a per la prima volta da Charles Darwin.
Un esempio di selezione naturale nella specie umana sono gli abitan4 del Tibet, che vivono in
condizioni di alta al4tudine da migliaia di anni. Essi hanno una serie di ada;amen4 alla condizione
di estrema al4tudine, che comporta, per esempio, una carenza di ossigeno e una dispersione termica
maggiore del normale. Quello rappresentato è un grafico con
23 fasce, una per ogni cromosoma,
che mostra in quale zona di quale
cromosoma ci può essere un gene,
che ha subito la selezione naturale.
Quando questo esperimento è stato
fa;o sui Tibetani, la risposta è stata
posi4va, cioè è stato trovato un gene,
che si chiama EPAS1 e che si trova ad
un certo punto del cromosoma 2
(fascia rossa) e che ha delle forme
par4colari nei Tibetani. Quindi, questo è il gene responsabile del fa;o che i Tibetani siano più ada6
di altri alla vita in condizioni di alta al4tudine.
DALTONISMO
Quelle rappresentate nell’immagine sono le tabelle di
Sciara. Sono fa;e in questo modo, per vedere se si
dis4nguono bene i colori e capire se un individuo è
daltonico.
RICORDA!! IL DALTONISMO NON E’ UNA MALATTIA.
Infa6, si tra;a di una situazione di un cara;ere variabile, in cui la percezione dei colori è diversa dal
normale. C’è chi sos4ene che il daltonismo sia il risultato di una selezione naturale, perché la specie
umana discende da animali fruggiferi (animali che si nutrono prevalentemente di fru6, in cui è
fondamentale la dis4nzione dei colori) e, col tempo, si è ada;ato ad una dieta, che non è più
fruggifera, in cui la dis4nzione dei colori non è più tanto importante. Circa il 7% di maschi è daltonico.
Qualsiasi organismo ha almeno un feno4po. L’uomo ne ha uno per ciascun cara;ere che è
chiamabile. I parametri che ci vengono misura4 durante le analisi del sangue prendono il nome di
feno4po.
La figura fa vedere che tu6 gli organismi hanno feno4pi in cara;eri diversi. Quella rappresentata è
una pianta, la Arabidopsis thaliana, e ha vari feno4pi per cara;ere. Quindi, quando diamo il nome
ad un feno4po dobbiamo dire due cose: a quale cara;ere ci riferiamo e in quale forma il cara;ere si
manifesta.
Per esempio:
- Cara;ere: colore degli occhi
- Forma: azzurri, marroni, verdi ecc…
Oppure:
- Cara;ere: colore dei capelli
- Forma: biondi, castani, mori, corvini ecc…
Oppure:
- Cara;ere: capacità di digerire il la;e
- Forma: assenza/presenza di la;asi
In questo caso, per lo stelo (il fusto su cui cresce il fiore) dell’Arabidopsis thaliana ne abbiamo sei.
Il metodo gene4co consiste nel trovare nel genoma
il so;ogruppo di geni che lo influenzano. Questo
processo si chiama gene discovery (iden4ficazione
di geni responsabili del feno4po). Tu;a la gene4ca è
basata su varian$ ereditarie: gli individui ereditano
un tra;o che si esprime in modo diverso da una
forma standard. La forma più comune di qualsiasi
tra;o di un organismo prende il nome di WT, che significa Wild Type, ovvero il 4po selva4co (per
indicare che si tra;a della forma che si trova in natura). Quest’ul4mo si presume essere di partenza,
cioè quello su cui intervengono delle variazioni. Le varian4 ereditarie osservate in una specie che
differisce da quella WT sono chiamate mutan$, ossia singoli organismi che hanno una forma
anomala del tra;o. Le forme alterna4ve di un tra;o sono chiamate feno$pi. Ad esempio, le
variazioni qui vengono considerate variazioni mutan4, con feno4po diverso in diversi modi. Tu;avia,
non è sempre così. Per esempio, per il colore dei capelli o degli occhi non esiste un Wild Type, ma
esistono semplicemente delle variazioni.
La stessa cosa vale per organismi ancora più semplici, ad esempio
una muffa. Quella rappresentata è la muffa del pane, chiamata
Neurospora crassa (organismo modello) ed è un organismo
eucariote, perché è un fungo, ma aploide (con un solo corredo
cromosomico) ed ha i suoi mutan4. Infa6, questa muffa cresce
normalmente (se si lascia per qualche giorno il pane inumidito
all’aperto, si formeranno il fungo e infinite par4celle microscopiche
di colore nero, chiamate spore, che servono alla riproduzione. La
spora è una cellula che da sola origina un organismo della
generazione successiva). I vari feno4pi del fungo si riconoscono per
il modo in cui cresce. La crescita del fungo avviene in condizioni
controllate, cioè ciascuna di quelle rappresentate è una coppe;a, che si chiama piastra di Petri, dove
viene contenuto un terreno di crescita, che ha una composizione controllata dallo sperimentatore.
Quindi, le forme che crescono nelle piastre di Petri si trovano tu;e nelle stesse condizioni e crescono
diversamente, perché sono mutan4 e formano un feno4po di crescita uno diverso dall’altro.
FENOTIPI QUALITATIVI: GLI ESPERIMENTI DI MENDEL
I feno$pi qualita$vi sono quelli che studiò Mendel. Mendel scelse la pianta di pisello, Pisum sa$vum,
come organismo di ricerca, poiché i piselli si col4vano e si riproducono facilmente. Egli era
interessato a come le unità ereditarie, che
influenzavano le proprietà intrinseche dei piselli,
venissero tramandate di generazione in
generazione. Mendel decise di studiare
l’ereditarietà di se;e cara;eri del pisello:
- Cara;ere: rugosità del seme
- Forma: liscia o rugosa
- Cara;ere: colore del seme
- Forma: giallo o verde
- Cara;ere: colore del fiore
- Forma: viola o bianco
- Cara;ere: baccello
- Forma: liscio o concamerato
- Cara;ere: colore del baccello
- Forma: verde o giallo
- Cara;ere: posizione dei fiori rispe;o alla
pianta intera
- Forma: assiali (ai la4 dello stelo) o terminali
(solo sulla cima)
- Cara;ere: lunghezza dello stelo
- Forma: corto o lungo
Per ognuno di ques4 cara;eri, egli o;enne due linee di pianta che avevano feno4po diverso e
contrastante.
Questa figura ci fa vedere che questo 4po di piante erano anche decora4ve. Mendel poté lavorare
su queste piante, perché a quell’epoca esistevano delle varietà selezionate. Ad esempio, c’erano
piante che avevano solo fiori rossi e solo fiori bianchi.
Quindi, per avere i giardini con fiori rossi da una parte
e fiori bianchi dall’altra, sono state selezionate le linee
pure. Ciò significa che da una pianta a fiori rossi
possono nascere solo piante a fiori rossi e da quella a
fiori bianchi possono nascere solo piante a fiori
bianchi, senza vie di mezzo. Ciò cos4tuisce un fa(ore
di semplificazione, perché, se si vuole studiare come
viene trasmesso il cara;ere colore dei fiori e vedere
se nascono rossi o bianc
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