CAPITOLO 1
La seconda rivoluzione industriale
Per produzione di massa si intende un sistema di produzione basato su grandi imprese, ciascuna
delle quali realizza produzioni ripetitive di un gran numero di prodotti standard, questi prodotti sono
destinati al consumo di massa → consumatore medio che guarda soprattutto al risparmio di costo e
sacrifica a questo criterio la qualità. Con il prodotto di massa standardizzato (commodity), ciascun
consumatore o utilizzatore industriale deve rinunciare ai vantaggi che, nel precedente metodo di
produzione, derivavano dalla possibilità di personalizzare il prodotto e servizio.
La produzione di massa comincia a svilupparsi all’inizio del 900, e costituisce un’importante
evoluzione della produzione a macchina, due sono i protagonisti:
- Taylor, sviluppa l’organizzazione scientifica del lavoro → parcellizzazione dei compiti, studio
scientifico dei tempi e dei metodi
- Ford, realizza l’ambizioso disegno di produrre automobili con cicli altamente meccanizzati,
mediante una linea di montaggio in cui le lavorazioni si succedono in sequenza → fordismo,
comincia con un’innovazione tecnico produttiva fondamentale: lo sviluppo di un sistema di
fabbricazione complesso che consente di meccanizzare la produzione di prodotti complessi.
L’idea di Ford fu quella di non usare una sola macchina isolata, ma un sistema di macchine
capace nel suo insieme di realizzare una sequenza complessa di lavorazioni semplici →
meccanizzazione
In questo contesto di parcellizzazione emerge la necessità dell’organizzazione di ricomporre in un
sistema interconnesso ciò che si è separato in tante unità. L’organizzazione è costruita e presidiata da
professionisti, i manager, specializzati in suoli di connessione e governo ; devono progettare,
ottimizzare e programmare le operations . Siccome il capitale da investire è molto , in una parte
rilevante del sistema industriale fordista il capitale di rischio viene raccolto in Borsa, affinché
l’imprenditore-fondatore diventa col tempo un semplice azionista senza uno specifico potere di
comando → rottura tra proprietà e controllo, un esempio è la grande corporation → è un impresa che
ha diffuso la sua proprietà verso il grande pubblico e di conseguenza è guidata da manager non
proprietari → capitalismo manageriale.
La produzione di massa ha avuto come implicazione necessaria la comunicazione di massa
Man mano che la parcellizzazione procede emerge la necessità dell’organizzazione di ricomporre in
un sistema interconnesso ciò che è stato separato. L’organizzazione è costruita e presidiata da
professionisti, manager, specializzati in ruoli di connessione e governo; progettare, ottimizzare e
programmare le operations. Il management diventa necessario per integrare le capacità di direzione
e controllo dell’imprenditore.
Siccome il capitale da investire è molto, in una parte rilevante del sistema industriale fordista il
capitale di rischio viene raccolto in borsa, così che l’imprenditore-fondatore diventa col tempo un
semplice azionista → progressiva rottura tra proprietà e controllo → grande corporation americana, è
un'impresa che tipicamente ha diffuso la sua proprietà presso il grande pubblico e di conseguenza è
guidata da manager non proprietari, i manager rispondono ad un gruppo ristretto ed eterogeneo di
azionisti. Si trovano così ad avere una grande autonomia di comportamento decisionale e gestionale,
si parla quindi di capitalismo manageriale.
Man mano che la parcellizzazione procede a scomporre il sistema in parti elementari differenziate,
emerge in parallelo la necessità di progettare i legami tra macchine, regolare le interconnessioni tra i
cicli nel tempo e nello spazio entro la fabbrica, sincronizzare il flusso di materie prime e semilavorati
con quello degli output → in sintesi, emerge la necessità dell’organizzazione di ricomporre in un
sistema interconnesso ciò che si è prima separato in tante unità elementari. L’organizzazione è
costruita e presidiata da professionisti (i manager) specializzati in ruoli di connessione e di governo:
tocca infatti a essi progettare, ottimizzare e programmare le operations, mantenendo coeso e
coerente un sistema vasto e complesso, in cui ogni ingranaggio deve girare in sintonia con gli altri. In
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questo il management diventa necessario per integrare le capacità di direzione e controllo
dell’imprenditore, che non può da solo badare all’insieme del sistema, sia perché è vasto e
differenziato, sia perché servono competenze specializzate per farlo.
Inoltre, siccome il capitale da investire è molto, in una parte rilevante del sistema industriale fordista
(specialmente in America) il capitale di rischio viene raccolto in Borsa, cosicché
l’imprenditore-fondatore diventa col tempo un semplice azionista accanto a tanti altri, senza uno
specifico potere di comando. In questo caso, prende corpo una progressiva rottura tra proprietà e
controllo, dando luogo a una vera e propria mutazione genetica dell’azienda. La grande corporation
americana, in particolare, è tipicamente un’impresa che ha di uso la sua proprietà presso il grande
pubblico e che è, di conseguenza, guidata da manager non proprietari. I manager rispondono di fatto
a un gruppo ristretto ed eterogeneo di azionisti. Ma avendo le leve del comando in mano, si trovano
ad avere di fatto una grande autonomia di comportamento decisionale e gestionale. Si è infatti
parlato, a questo proposito, di capitalismo manageriale.L’impresa fordista nasce in fabbrica, ma ben
presto trasferisce la sua attenzione a ciò che sta oltre i muri della fabbrica, cercando soluzioni per
ridurre il costo o l’incidenza della sua organizzazione. È questa una delle ragioni che muovono
l’evoluzione del paradigma fordista nel corso del tempo. Quando l’organizzazione è sostanzialmente
una funzione applicata alla fabbrica è necessario che l’impresa disponga di risorse dotate di
professionalità specifiche come tecnici, ingegneri, operai specializzati che con competenze e
responsabilità diverse selezionino le informazioni utili e scelgano le soluzioni più efficaci per
progettare i prodotti, i cicli, le macchine e svolgere una serie di attività quali: adattare le macchine a
un particolare ciclo di lavorazione studiare il layout; stabilire il programma giornaliero, mensile,
annuale del lavoro delle macchine al fine della loro migliore utilizzazione; ottimizzare i magazzini;
confrontare i costi di svolgimento interno o esterno di alcune attività al fine di scegliere se acquistare
all’esterno o internalizzare l’attività ecc. Tuttavia, man mano che si sviluppa, la produzione ha bisogno
anche dello sviluppo di altre funzioni di supporto in grado di collegarla al contesto delle risorse, della
domanda e dell’ambiente operativo. La logistica e gestione degli approvvigionamenti, la Ricerca e
Sviluppo (R&S), la finanza, la distribuzione, la politica del lavoro, il controllo interno diventano
importanti funzioni di management che disegnano una rete utile e imprescindibile di relazioni con il
contesto esterno e con i diversi stakeholder che a esso si rapportano.La crescente efficienza e i
risparmi sui costi generati dalle unità di produzione si basano sulla produzione di elevati volumi di
prodotti standardizzati che devono essere venduti sul mercato. Occorre fare leva sulle economie di
scala che vengono implementate sia a livello di stabilimento che a livello dell’intera organizzazione, le
cui dimensioni sono in continua crescita. Per realizzare economie di scala sull’organizzazione, le
aziende devono aumentare le vendite e il fatturato complessivo anche aggiungendo prodotti e linee di
produzione diverse. È la “via della grande multinazionale” che percorrono molte imprese per
aumentare la propria quota di mercato, attuare strategie di diversificazione in diversi settori. Anche a
causa di questa crescita accelerata, il centro di gravità dell’azienda si sposta dall’attività produttiva
all’attività commerciale. In termini di orientamento al mercato, si assiste in questa fase al passaggio
da un “orientamento alla produzione” a un “orientamento alla vendita” . Quando invece il modello
fordista si era sviluppato inizialmente, la diminuzione dei costi, dovuta alla meccanizzazione e alla
tecnologia applicata all’organizzazione del lavoro, aveva consentito a molti clienti di accedere ai
prodotti che non potevano comprare prima, la domanda degli stessi superava l'offerta ed era
sufficiente concentrarsi sul processo produttivo e sull’abbattimento dei costi con conseguente
riduzione dei prezzi e aumento dell’accessibilità al prodotto da parte del consumatore. La produzione
di massa era riferita a prodotti standardizzati, i cui costi erano in continua diminuzione. Ma quando il
favorevole rapporto tra domanda e o erta viene meno non basta “portare” i prodotti nel mercato, è
necessario “spingerli” nel mercato, in primis attraverso un sforzo intensivo in pubblicità: in altri termini,
la produzione di massa ha avuto come sua implicazione necessaria la comunicazione di massa.
Dal punto di vista della strategia competitiva, sempre in questo periodo si vedono profilare due diversi
approcci al business riconducibili al modello fordista da un lato e a quello di Alfred P. Sloan, fondatore
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di General Motors, dall’altro. In contrasto con l’approccio strategico di Ford, Alfred P. Sloan mostra
una filosofia aziendale diversa. Mentre secondo Henry Ford «ogni cliente può avere una macchina
dipinta di qualsiasi colore che desidera purché sia nero», A. Sloan pensa a «un’auto per ogni tipo di
ricerca e scopo da parte del cliente», fermo restando la rigidità tecnologico-produttiva di quel tempo.
Quindi, si può dire che Sloan sia alla ricerca di una sorta di differenziazione, supponendo che ci
possa essere un gruppo di clienti pronti a pagare un po’ di più per una differenziazione del prodotto.
Alla General Motors facevano riferimento pertanto più brand – Chevrolet, Pontiac, Oldsmobile, Buick
e Cadillac – che non si facevano concorrenza tra di loro in quanto posizionati e i compratori potevano
entrare nella “famiglia” GM a seconda del loro potere d’acquisto e dei gusti che cambiavano nel
tempo. Nei due comportamenti strategici opposti di Ford e General Motors possono essere identificati
gli elementi caratterizzanti le cosiddette strategie competitive di base – differenziazione e leadership
dei costi .Il bisogno sempre maggiore di coprire i costi elevati dell’organizzazione di grandi dimensioni
e l’inizio della saturazione della domanda inizia a spingere le aziende a focalizzarsi sulle vendite
cercando di convincere i clienti all’acquisto. In questo periodo, il marketing coincide essenzialmente
con la “vendita”. I volumi di vendita diventano, infatti, necessari per ottenere risparmi sui costi che non
dipendono più dalle variabili tecnologiche, ma dalla capacità dei “marketer” di creare domanda per
l’impresa. Ciò richiede di costruire relazioni dirette con i consumatori utilizzando le vie della
comunicazione di massa e il diffondersi di grandi reti commerciali al dettaglio. Di fronte a una
concorrenza sempre più aggressiva, l’azienda utilizza il brand come riferimento imprescindibile delle
politiche pubblicitarie. Le prime strategie di differenziazione sono per lo più basate su strumenti
comunicativi piuttosto che su una vera di differenziazione del prodotto.
Il modello della grande impresa multinazionale dominante in questo periodo analizzato è quello di una
impresa autosufficiente, in grado di controllare tutte le fasi e i processi che vanno dalla lavorazione
delle materie prime alla distribuzione del prodotto finito. Anche il processo innovativo si caratterizza
come processo “chiuso” in quanto l’innovazione è dedicata a sfruttare le risorse esistenti dentro
l’impresa stessa; in altre parole, anche nel processo di innovazione la grande impresa fordista è
considerata autosufficiente.Il modello organizzativo suddetto consente altri vantaggi che sono
indipendenti dalla dimensione quantitativa dell’impresa e riguardano invece l’estensione qualitativa
delle sue attività che ha a riferimento un insieme eterogeneo di prodotti, come accade nel caso di
espansioni verticali e conglomerali. Qui il vantaggio si traduce nelle cosiddette economies of scope,
legate all’espansione del raggio d’azione dell’impresa entro i cui confini essa sia in grado di far
emergere e valorizzare gli elementi di complementarità che esistono tra prodotti e processi
eterogenei.
Per ottenere economie di scala l’impresa costruisce una struttura organizzativa basata sul criterio
della specializzazione e divisione del lavoro tra manager per funzioni, per approdare, nell’arco di
alcuni decenni, a forme più complesse. A seguito delle strategie di integrazione verticale,
diversificazione e multinazionalizzazione, l’impresa diventa divisionalizzata, specializzando le divisioni
per prodotto o per area e creando un ulteriore livello sopra le funzioni. L’effetto di questo disegno
articolato riduce però la flessibilità di reazione del sistema-impresa a eventi non previsti o
imprevedibili, che si traduce in primis nel rischio legato agli investimenti immobilizzati nel lungo
periodo e alla loro natura firm specific. Inoltre, le imprese di grandi dimensioni, detentrici di rilevanti
quote di mercato, si trovano esposte a una maggior conflittualità che risulta dal maggior grado di
interdipendenza oligopolistica, in cui le azioni di un concorrente possono tradursi in una diminuzione
delle quantità vendute dagli altri.L’incremento dei volumi perseguiti da ogni impresa e che si
riversavano sugli stessi mercati e i percorsi di standardizzazione maturati a livello di prodotto
generano una tendenza latente all’eccesso di capacità produttiva in grado di introdurre elementi di
forte destabilizzazione dei mercati e della concorrenza. Inoltre, nella gran parte dei settori, la crescita
dimensionale delle imprese alimentava reazioni oligopolistiche in grado di mettere in pericolo le quote
di mercato.Si rendeva necessario riorganizzare i mercati agendo sul piano di una maggior
controllabilità sia del consumo sia della concorrenza. Le soluzioni che verranno messe all’opera 3
guideranno il paradigma fordista verso la sua fase di maturazione. Sul piano del consumo, viene
affidato al marketing l’obiettivo di forzare gli sbocchi di mercato agendo sulla domanda. I volumi di
vendita diventano, infatti, necessari per guadagnare quella riduzione dei costi, che non dipende più da
variabili tecnologiche ma dalla capacità del marketing di creare la domanda (aumento di fatturato) per
l’impresa. Questo richiede di costruire rapporti diretti con il consumatore attraverso un potenziamento
della forza di vendita e la costruzione di grandi strutture commerciali, dipendenti dalla direzione
marketing, con l’obiettivo di ridurre il potere dei distributori e dei dettaglianti, di orientare l’acquisto
rispettivamente dei grossisti sui dettaglianti e di questi sul consumatore finale. Non è sufficiente
portare i prodotti sul mercato. Occorre sollecitare e alimentare la domanda, orientandola verso
l’impresa piuttosto che verso i concorrenti. La riduzione del grado di sostituibilità tra prodotti (e
imprese) concorrenti si avvale delle politiche di marca e della pubblicità, in grado di produrre nel
consumatore una differenziazione percepita relativamente ai prodotti al di là di quella reale.
D’altra parte, la complessità crescente dei prodotti rende difficile per il consumo la valutazione
oggettiva delle loro caratteristiche qualitative. In questo senso, la marca e la pubblicità possono
lavorare per la costruzione di un legame di fedeltà con l’impresa che assume i connotati di una vera e
propria delega all’impresa da parte del consumatore all’interpretazione e traduzione dei suoi bisogni
in prodotti. Tuttavia, è importante per l’impresa che il rapporto diretto con il consumatore non vada
oltre i limiti posti dalle esigenze della produzione. In un certo senso, il marketing è posto sotto tutela:
deve spingere la vendita di ciò che l’impresa produce orientando il consumatore verso la limitata
varietà che essa è in grado di offrire.Dagli anni Sessanta, tuttavia, con la crescente saturazione della
capacità di assorbimento dell'offerta sui mercati che rende critica l’interfaccia impresa-consumatore,
per l’impresa non è più possibile spingere sulle vendite ma occorre differenziare in termini reali la
propria offerta da quella dei competitor e riconoscere le nuove esigenze della domanda, divenuta
meno prevedibile e controllabile con gli strumenti consueti. Il potere di acquisto del consumatore
cresce e aumentano anche le diversità nei mercati geografici.
Se è dunque necessaria una nuova politica del prodotto, questa può essere progettata solo a partire
dall’esplorazione delle differenze fra consumatori e dalla loro potenziale aggregazione in gruppi
omogenei (strategia di segmentazione) al loro interno.
Negli anni Sessanta e Settanta il fordismo maturo ha ormai assegnato alla fabbrica un ruolo di
“ordinaria amministrazione” e impegna il management su altri fronti: quello del rapporto col
consumatore, del controllo dei cambiamenti tecnologici, delle relazioni con i concorrenti, del rapporto
con la finanza e dell’interazione con gli attori politici e sociali presenti nell’ambiente. Il crescente
impegno sul fronte dei servizi (immateriali) è il portato di questa evoluzione che conduce il
fordismo alla sua configurazione matura.
Il declino della produzione di massa i
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Economia aziendale
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