Concetti Chiave
- Due matematici hanno recentemente dimostrato la correttezza del teorema di Gödel sull'esistenza di Dio utilizzando un computer portatile, suscitando grande interesse mediatico.
- La prova ontologica dell'esistenza di Dio ha radici storiche, risalendo a pensatori come Anselmo d’Aosta, Cartesio e Leibniz, prima di essere affrontata da Gödel.
- Gödel ha proposto la sua dimostrazione nel 1941 e l'ha riveduta nel 1970, sostenendo che Dio esiste in un universo finito e, con un'ipotesi aggiuntiva, anche in un universo infinito.
- I ricercatori Benzmuller e Woltzenlogel Paleo hanno utilizzato un MacBook per convalidare matematicamente il ragionamento di Gödel, evidenziando il potere della tecnologia nella scienza.
- Benzmuller ha sottolineato che la prova ontologica di Gödel rappresenta un esempio di ciò che era considerato inaccessibile in matematica, ora risolvibile grazie ai progressi tecnologici.
La notizia del teorema di Gödel
È dello scorso 24 ottobre la notizia, riportata sul quotidiano La Repubblica, che due matematici abbiano dimostrato il teorema sull’esistenza di Dio, attribuito a Gödel. Eppure la notizia non è poi così nuova: perché tanto scalpore? Perché tanta evidenza sui giornali?
Il tema della prova ontologica è antico, visto che nasce nel 1077 con la prova di Anselmo d’Aosta, viene ripreso da Cartesio nel 1637 e di nuovo da Leibniz nel 1676.
Gödel e la dimostrazione di Dio
Gödel, venuto a conoscenza di questa presunta dimostrazione di Leibniz, decise di rimediare all’errore del suo predecessore fornendo una prima prova nel 1941 e rivedendo il suo procedimento nel 1970, parlandone con Dana Scott (informatico e matematico statunitense, classe 1932).
Secondo le parole di Odifreddi, Gödel «dimostrò facilmente che, nel caso di un universo finito, Dio esiste e ha esattamente tutte e sole le proprietà positive. Il caso di un universo infinito è più complicato, ma Gödel dimostrò che anche in quel caso Dio esiste, purché si faccia un’ipotesi aggiuntiva: che “essere Dio” sia anch’essa una proprietà positiva». E Odifreddi sa di cosa sta parlando, visto che nel 2006 ha curato un libro, pubblicato insieme a Gabriele Lolli per la casa editrice Bollati Boringhieri, intitolato “La prova matematica dell’esistenza di Dio”.
La conferma tecnologica del teorema
Ma nell’articolo che tanto scalpore ha fatto – tra matematici e non – pubblicato su Repubblica si parla di altro in fondo. Due ricercatori, Christoph Benzmuller della Libera Università di Berlino e Bruno Woltzenlogel Paleo dell’Università Tecnica di Vienna avrebbero dimostrato la correttezza del ragionamento di Gödel grazie alla capacità di calcolo di un computer portatile. I due ricercatori hanno usato un MacBook per testare il teorema, mostrando, su arXiv (archivio online per pubblicazioni scientifiche), che la dimostrazione di Gödel risulta matematicamente corretta.
Ma, come dicono i matematici, questo lavoro ha più a che fare con la dimostrazione che una tecnologia superiore può aiutare la scienza che non con il fatto che Dio esista oppure no.
Lo stesso Benzmueller commenta: “La prova ontologica dell’esistenza di Dio di Gödel era più che altro un buon esempio di qualcosa di inaccessibile in Matematica o per l’intelligenza artificiale, che con l’attuale tecnologia abbiamo risolto”.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza storica della prova ontologica dell'esistenza di Dio?
- Qual è il contributo di Gödel alla prova ontologica?
- Qual è il ruolo della tecnologia nella recente dimostrazione del teorema di Gödel?
La prova ontologica ha radici antiche, risalendo al 1077 con Anselmo d’Aosta e ripresa da Cartesio e Leibniz, evidenziando un dibattito filosofico e matematico che dura da secoli.
Gödel ha fornito una prima prova nel 1941 e l'ha riveduta nel 1970, dimostrando che Dio esiste in un universo finito e, con un'ipotesi aggiuntiva, anche in un universo infinito, come spiegato da Odifreddi.
Due ricercatori hanno utilizzato un computer portatile per confermare la correttezza del ragionamento di Gödel, dimostrando che la tecnologia può supportare la scienza, piuttosto che provare l'esistenza di Dio, come sottolineato da Benzmueller.