Concetti Chiave

  • I social network hanno giocato un ruolo cruciale nelle insurrezioni popolari contro i regimi dittatoriali del Nord Africa, facilitando la diffusione delle notizie e l'organizzazione delle manifestazioni.
  • Questi strumenti hanno permesso alle persone di esprimere liberamente le proprie idee, creando agorà virtuali dove tutti possono partecipare attivamente al dibattito pubblico.
  • Le manifestazioni su vasta scala, come quelle in piazza Tahrir, sono state possibili grazie alla capacità dei social di diffondere informazioni rapidamente e su larga scala.
  • I social network hanno rappresentato un nemico per i regimi totalitari, poiché hanno permesso l'accesso a informazioni che sfidano l'ignoranza su cui si basano tali governi.
  • La mobilitazione e il coraggio delle persone sono aumentati grazie all'influenza degli attivisti online, che hanno galvanizzato le folle e dato voce a chi protestava.

Indice

  1. L'importanza dei social network
  2. Il ruolo dei social nelle rivolte
  3. L'informazione come nemico delle dittature
  4. Organizzazione e impatto delle proteste
  5. Il coraggio e l'influenza degli attivisti
  6. Possibili interventi esterni

L'importanza dei social network

Componente senz'altro fondamentale per il successo delle insurrezioni popolari contro gli storici regimi dittatoriali del Nord Africa, i social network sono uno strumento ormai diffusissimo e che, a mio avviso, negli ultimi anni hanno visto scemare la loro reale utilità. Eppure già nel "remoto" 2010 (ormai 14 anni fa!), quando il giovane Mohamed Bouazizi si diede fuoco per protesta, sono riusciti a diffondere la notizia e a fomentare le folle, portando poi alle primavere arabe.

In effetti, le primavere arabe (a mio parere) non erano solo questione di tempo: era necessario un evento scatenante, la "goccia per far traboccare il vaso" del Nord Africa e spingere le persone a ribellarsi.

Il caso del venditore ambulante però non avrebbe potuto dar via a tutto questo senza che fosse amplificato e fatto girare per il mondo: è proprio questo il ruolo dei social.

Il ruolo dei social nelle rivolte

Il primo punto dal quale vorrei cominciare è che le persone sui social sono notoriamente più disinibite per quanto riguarda il far circolare le proprie idee: per questo tutto il livore represso verso i regimi ha cominciato a venire espresso a parole e non solo più come emozioni nel vuoto della mente delle persone proprio grazie a questi servizi.
C’è infatti un'enorme differenza tra i vecchi media e i social network: mentre i primi si rivolgono passivamente alle persone, senza lasciare spazio per un ritorno (un "feedback" potremmo dire), i social hanno come protagonisti le persone. Sono enormi agorà virtuali dove tutti possono salire su un palco e dire la loro.

E mentre televisione e radio (i due ex più grandi mass media) possono venire manipolati dagli Stati, non è certo facile controllare milioni di persone: al contrario di come ci fanno credere alcune notizie, non è davvero così semplice scoprire chi c’è dietro un profilo di una piattaforma. Rintracciare milioni di persone per un governo è impresa ardua, e inutile, per giunta. C’è infatti una regola fondamentale su internet, che tutti dovrebbero sempre ricordare: quando qualcosa finisce in rete, ci rimane per sempre.

L'informazione come nemico delle dittature

Chiunque abbia visto qualcosa su un social potrebbe averlo salvato, condiviso, copiato, banalmente memorizzato, e un governo dittatoriale come quelli presenti allora nel Nord Africa, che basano il loro potere sull'ignoranza delle persone (che col tempo iniziano ad abituarsi e a credere che sia "tutto normale") non può stare al passo con i più potenti e rapidi mezzi di informazione della storia.

Dopo l'istruzione infatti l'informazione è il principale nemico dei totalitarismi e delle dittature (dato che l'informazione è anche un mezzo di istruzione).

Organizzazione e impatto delle proteste

Un'altra importantissima conseguenza dettata dall'uso dei social durante la vicenda è stato che le persone si sono organizzate per ritrovarsi nei luoghi reali in maniera molto più efficiente e su scala mastodonticamente più vasta di quanto si sarebbe potuto fare in qualsiasi altro modo: mentre i manifesti possono essere rimossi, un post sui social può venire diffuso praticamente dappertutto. Gli enormi raduni di piazza, con gente di tutte le aree di una nazione (come in piazza Tahrir a Il Cairo, ad esempio) sono stati possibili solo grazie a questi mezzi.

Il coraggio e l'influenza degli attivisti

E soprattutto, l'ultimo ed importantissimo impatto che hanno avuto i social durante le primavere arabe è stato galvanizzare le persone: un bravo oratore può essere tale anche dietro uno schermo e le folle si infuocano anche se in un mondo virtuale. Le persone hanno preso coraggio grazie alle parole degli attivisti sul web: la protesta di Mohamed Bouazizi forse non sarebbe neanche mai stata raccontata se non fosse per il lavoro dei suddetti attivisti.

Possibili interventi esterni

È anche però lecito chiedersi se non fosse forse stato un intervento esterno, non certo militare, ma comunque di stati avversi alle ex dittature a scatenare il tutto: la notizia forse è stata messa in giro non da qualcuno della nazione coinvolta, la Tunisia, al fine di scatenare la ribellione.

È improbabile trovare anche in futuro una risposta: sta di fatto che un governo con tali tipi di struttura non è ammissibile, e un crollo voluto dai suoi stessi cittadini è forse il finale più giusto per tutti.

https://mics.luiss.it/il-ruolo-dei-media-nelle-primavere-arabe-da-promessa-di-cambiamento-a-racconto-di-fallimento/

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato il ruolo dei social network nelle primavere arabe?
  2. I social network hanno svolto un ruolo cruciale nel diffondere notizie e mobilitare le folle, amplificando eventi come la protesta di Mohamed Bouazizi, che ha scatenato le insurrezioni popolari nel Nord Africa.

  3. In che modo i social network differiscono dai media tradizionali?
  4. A differenza dei media tradizionali, che offrono un'informazione passiva, i social network permettono un'interazione attiva, trasformando gli utenti in protagonisti e creando spazi di espressione per le loro idee e sentimenti.

  5. Perché l'informazione è considerata un nemico delle dittature?
  6. L'informazione è un nemico dei totalitarismi perché promuove l'istruzione e la consapevolezza, rendendo difficile per i regimi mantenere il controllo sull'ignoranza della popolazione.

  7. Come hanno facilitato i social network l'organizzazione delle proteste?
  8. I social network hanno permesso una rapida e vasta organizzazione delle persone, consentendo loro di ritrovarsi in luoghi reali per le manifestazioni, superando le limitazioni dei metodi tradizionali come i manifesti.

  9. Qual è stato l'impatto degli attivisti sui social durante le proteste?
  10. Gli attivisti sui social hanno galvanizzato le persone, ispirandole e incoraggiandole a partecipare alle proteste, dimostrando che anche un oratore virtuale può influenzare e mobilitare le folle.

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