Concetti Chiave
- Il tema della catabasi, che rappresenta la discesa negli inferi e il dialogo con i morti, è presente già nell'XI libro dell'Odissea di Omero.
- Ulisse mostra pietà verso i defunti, in particolare verso la madre e Elpenore, evidenziando un profondo senso di tristezza e sottomissione nei confronti della morte.
- La memoria è un aspetto cruciale per i defunti, che desiderano essere ricordati dai vivi, fungendo da messaggeri tra i due mondi.
- Dante, nei dialoghi con Paolo e Francesca, esprime una pietà intensa, nonostante la loro condizione di peccatori, mostrando la sua umanità.
- Le interazioni tra vivi e morti rivelano una concezione di profonda pietà e tristezza, in cui i sentimenti dei protagonisti sono fortemente smossi.
Qual è il tema della catabasi?
Il tema della discesa negli inferi, del dialogo con i morti, da vivi, diventa nella letteratura un motivo topico: indicato con il termine catabasi, è rintracciabile per la prima volta nell'XI libro dell’Odissea di Omero, anche se Ulisse in realtà non entra nel sogno dei morti, ma rimane sulla soglia.
Passi significativi del libro sono le parti in cui prende la parola Elpenore: egli chiede a Ulisse di non lasciarlo senza compianto, insepolto abbandonandolo.
Si definisce un uomo infelice, ed esprime un atteggiamento di sottomissione, quasi come per dire che dopo la morte lui non è più nessuno, è insignificante. Infatti chiede ad Enea di ergere un tumulo con oggetti legati alla sua vita sulla terra al fine di venire ricordato e quindi di vivere ancora nella memoria dei posteri. Enea risponde a Elpenore che compirà tutto ciò che gli ha chiesto. Altro incontro importante è quello con la madre defunta: è qui che Ulisse assume in atteggiamento pietoso. Non appena la vede, egli scoppia in lacrime e prova pietà nell'animo. La madre è muta, ed Ulisse si chiede il perché. Dopo il dialogo con Tiresia e la sua uscita dalla casa di Ade, la madre defunta riconobbe il foglio e piangendo gli chiese con aria preoccupata cosa ci facesse in quel luogo da vivo. Usa parole e raccomandazioni proprio di una madre, e viene in seguito rassicurata dalle parole di Ulisse e dal volere del destino, a cui anche lei si è sottratta arrivando agli inferi. L’atteggiamento di Ulisse vero i defunti è quindi di pietà. Questo comportamento può essere ricollegato a quello di Enea nel VII libro dell’Eneide virgiliana: anche nel dialogo con il defunto padre Anchise, i personaggi scoppiano in lacrime e l’atteggiamento è sempre inondato di pietà. Dalle loro parole è possibile scorgere la loro profonda tristezza: il guardarsi in volto, la mesta immagine, il non riuscire ad abbracciarsi. Tutto mentre un largo pianto rigava il viso ad entrambi.
Pietà e memoria nei classici
Questo senso di pietà nella Catabasi è riscontrabile anche nel V Canto dell’Inferno dantesco: Paolo e Francesca non sono delle anime qualunque, Dante ne è subito colpito, poiché gli sembrano muoversi più leggere delle altre, destando immediatamente la sua curiosità. Parte il racconto di Francesca sulla loro triste storia d’amore, e Dante non può che provare pietà per questi, anche se sono peccatori: sta qui infatti la grandiosità del suo comportamento. Sono anime peccatrici, sono poste nell'Inferno, ma Dante sembra comunque commosso, e il suo dialogo con i morti qui gli provoca addirittura una perdita dei sensi: “e caddi come corpo morto cade”.
Aspetto che accomuna i morti della Divina Commedia con quelli dell’Odissea, è quello della memoria: in entrambi i casi abbiamo il desiderio di venire ricordati, sia dai propri cari che dai posteri. E’ come se identificassero l’uomo sceso negli inferi da vivo come un messaggero, un intermediario tra i due mondi e diventa quindi lecito chiedere di farsi ricordare tra i viventi.
La concezione che emerge da questi dialoghi è quindi soprattutto quella di una pietà provata dai vivi per i morti, e di un senso di tristezza irrisolvibile nel quale i rispettivi protagonisti vengono inondati, smuovendo i loro sentimenti in modo non trascurabile.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "catabasi" nella letteratura?
- Come si manifesta il tema della pietà nei dialoghi tra vivi e morti?
- Qual è il parallelismo tra Ulisse e Dante riguardo alla pietà per i defunti?
- In che modo il desiderio di essere ricordati è presente sia nell’Odissea che nella Divina Commedia?
- Qual è la concezione generale che emerge dai dialoghi tra vivi e morti?
La catabasi si riferisce al tema della discesa negli inferi e del dialogo con i morti, presente per la prima volta nell'XI libro dell’Odissea di Omero, dove Ulisse interagisce con i defunti, pur rimanendo sulla soglia.
La pietà emerge chiaramente nei dialoghi, come nel caso di Ulisse che piange alla vista della madre defunta, e in Enea che mostra rispetto per Elpenore, evidenziando un profondo senso di tristezza e sottomissione nei confronti dei morti.
Sia Ulisse che Dante provano pietà per i defunti, come dimostrato nel V Canto dell’Inferno, dove Dante è colpito dalla storia di Paolo e Francesca, mostrando una commozione profonda anche verso anime peccatrici.
In entrambi i testi, i defunti esprimono il desiderio di essere ricordati dai vivi, sottolineando il loro ruolo di messaggeri tra i due mondi e l'importanza della memoria per la loro esistenza.
La concezione principale è quella di una pietà profonda da parte dei vivi verso i morti, accompagnata da un senso di tristezza irrisolvibile, che smuove i sentimenti dei protagonisti in modo significativo.