Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • L'integrazione scolastica è un diritto fondamentale garantito dalla legge quadro sull'handicap (104/92), che non può essere ostacolato da difficoltà di apprendimento o altre problematiche legate all'handicap.
  • La scuola deve valorizzare la diversità e progettare percorsi educativi personalizzati, usando tecniche didattiche differenziate per soddisfare i bisogni degli alunni con handicap.
  • È cruciale organizzare gli obiettivi di apprendimento in sequenze progressive, permettendo agli alunni di acquisire competenze attraverso piccoli passi successivi.
  • L'integrazione scolastica per i minorati della vista richiede un'adeguata preparazione dei docenti e una collaborazione attiva per coinvolgere il bambino nel processo educativo.
  • La scuola svolge un ruolo insostituibile nell'educazione dei bambini ciechi, stimolando le loro funzioni sensoriali e psicomotorie, spesso non coperte dalla famiglia.

In questo tema svolto di italiano l'argomento di cui si parla è la cosiddetta inclusione scolastica, detta anche integrazione scolastica. Si descrive come l'integrazione scolastica sia un diritto che i ragazzi debbano avere e che questa viene normata dalla celebre legge quadro sull’handicap (104/92). Vengono inoltre delineate anche quali siano le competenze che detiene in merito la scuola. Vengono dunque valutati tanti aspetti importanti in merito.
regole dell'used to, to be used to, get used to

Integrazione scolastica e diritti

Il diritto pieno e perfetto all'integrazione scolastica, garantito dall’ultima legge quadro sull’handicap (104/92), implica profondamente il concetto di “sacralità” di tale diritto, che non può essere impedito né dalle difficoltà di apprendimento, né dalle altre difficoltà (istituzionali, relazionali, culturali, familiari, ecc.) connesse all’handicap stesso.
La stessa legge fissa degli obiettivi specifici per l’integrazione scolastica che comprendono lo sviluppo delle potenzialità (quali esse siano) nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. Obiettivi per il cui raggiungimento anche le varie istituzioni extra-scolastiche vengono coinvolte, al pari della famiglia e della scuola, non solo per favorire e migliorare l’integrazione scolastica, ma nel tentativo (seppur spesso disatteso) di riabilitare ed integrare socialmente gli alunni con handicap.
per ulteriori approfondimenti sull'inclusione scolastica vedi anche qua

Quali sono in questa luce le competenze della scuola

In tale prospettiva, dunque, le competenze della scuola sono notevoli, anche se non del tutto nuove: il dibattito socio-culturale sull’handicap aveva, infatti, già raggiunto un punto di notevole avanzamento nel testo dei programmi e in quello della legge di riforma.
L’intuizione che l’apprendimento non può essere disatteso né sostituito da una mera “socializzazione in presenza”, risale già al testo dei nuovi programmi, laddove si sollecitano il potenziamento, l’affinamento e la differenziazione della prassi didattica, o interventi di didattica differenziata per i casi più gravi.
La valorizzazione della diversità (secondo le più recenti concezioni pedagogiche assunta, però, in positivo come “specificità”), espressione dell’identità culturale dell’individuo e come tale principale presupposto del diritto all’uguaglianza sociale e civile, è nuovamente affermata nel testo della legge di riforma.
In virtù di tale diversità, la scuola deve trovare, quindi, per ogni alunno una strada adeguata, che consenta in ogni caso l’acquisizione di conoscenze, competenze, comportamenti.
L’esigenza di una progettazione educativa e didattica, centrata sui bisogni formativi dell’alunno con handicap, diventa, in tale ottica, un’esigenza ancora maggiore, e richiede un notevole impegno a tutti gli operatori scolastici. A partire dalle specifiche abilità carenti in ogni allievo, si tratta infatti di individuare e realizzare il trattamento per lui più idoneo, costruendo percorsi individuali di apprendimento, e intervenendo così in modo differenziato, e con l’utilizzazione di una varietà di tecniche, strategie, materiali.Tutto ciò, inoltre, tenendo conto dei tempi e dei ritmi di apprendimento di ogni allievo, e dei suoi particolari stili cognitivi. Bisogna far leva (dove possibile) sui processi motivazionali che investono la sfera emotivo-affettiva e variare in modo “qualitativo” la didattica.

Altri aspetti importanti dell'integrazione scolastica

Utilissime indicazioni per finalizzare meglio la prassi didattica, possono senz’altro essere tratte dai risultati delle numerose ricerche svolte, negli ultimi decenni, nel campo della psicologia dell’educazione. La psicologia comportamentale, in particolare modo, ha messo in rilievo l’importanza che gli obiettivi da far raggiungere agli allievi, in termini di abilità, siano organizzati in sequenze progressive, dal semplice al complesso. Si tratta di passaggi successivi, corrispondenti ai vari segmenti in cui viene suddiviso il compito di apprendere. L’alunno handicappato, quindi, procede, per piccoli passi, e acquisisce la padronanza nel gradino più basso della scala di apprendimento, prima di passare al successivo.
I processi mentali e le diverse strategie usate da ciascun individuo per assimilare ed elaborare informazioni sono, parallelamente, oggetto di studio della corrente cognitivista della psicologia contemporanea.
In tale ottica, un obiettivo fondamentale degli alunni diventa lo sviluppo delle abilità cognitive che consentono di immagazzinare, recuperare e, soprattutto, di elaborare “funzionalmente” le informazioni.
Pertanto, l’integrazione scolastica per i portatori di handicap, ma in particolare modo per i minorati della vista, è un problema che va affrontato, con una preparazione provata da parte del docente, con una disposizione sempre pronta, con amore e non con compassione, con una continua ricerca per rendere facili e soprattutto comprensibili i problemi che ogni giorno il bambino minorato della vista deve affrontare.
L'importanza dell'inclusione scolastica per studenti con disabilità visive articolo
La minorazione della vista non incide necessariamente sulle capacità intellettive e quindi non impedisce un normale apprendimento anche se la percezione visiva è alla base della moderna comunicazione culturale, perciò per il bambino non vedente bisogna utilizzare metodologie e attività didattica adatte a lui e possibilmente utili anche agli altri bambini vedenti. L’insegnante che ha tra i suoi alunni un minorato visivo viene preso da un senso di scoraggiamento, non sa da dove iniziare, quale metodo seguire, quali mezzi usare. E lo scoraggiamento aumenta quando vede tutti gli alunni giocare, rincorrersi e il bambino non vedente, educatamente fermo, trastullarsi con un penna o parlare con un compagno. L’insegnante di classe non può dire a se stessa "i problemi del bambino non vedente non mi riguardano perché c’è l’insegnante di sostegno che pensa a lui", ma piuttosto, collaborando in team, deve trovare il modo di portare avanti il programma della classe coinvolgendo con strategie opportune il bambino non vedente. Come afferma Lombardo Radice presentando il libro (che ho letto) “ragazzi ciechi”: la didattica per i ciechi è in sostanza la didattica che vale per i vedenti ed è quella che fa più assegnamento sulla vita che sulla scuola, e organizza la scuola come esperienza di vita.
L’educazione del cieco consiste essenzialmente nel metterlo a contatto con la realtà, stimolando a tale scopo specialmente le funzioni sensoriali, la memoria, l’immaginazione, ma in particolare modo la psicomotricità e l’educazione fisica. In tali compiti la scuola ha una funzione insostituibile, in quanto la famiglia assai raramente ha la possibilità di provvedere.
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del diritto all'integrazione scolastica secondo la legge 104/92?
  2. Il diritto all'integrazione scolastica, sancito dalla legge 104/92, è considerato sacro e non può essere ostacolato da difficoltà di apprendimento o altre problematiche legate all'handicap.

  3. Quali obiettivi specifici sono previsti per l'integrazione scolastica?
  4. Gli obiettivi includono lo sviluppo delle potenzialità nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione, coinvolgendo anche istituzioni extra-scolastiche e famiglie.

  5. Quali competenze deve possedere la scuola per garantire l'integrazione?
  6. La scuola deve progettare percorsi educativi personalizzati, tenendo conto delle specifiche abilità di ogni alunno e utilizzando diverse tecniche didattiche per favorire l'apprendimento.

  7. Come deve essere affrontata l'integrazione scolastica per gli alunni con minorazioni visive?
  8. L'integrazione per i minorati della vista richiede un approccio preparato e amorevole da parte degli insegnanti, che devono utilizzare metodologie adatte e coinvolgere il bambino non vedente nel programma della classe.

  9. Qual è il ruolo della scuola nell'educazione dei bambini ciechi?
  10. La scuola ha un ruolo insostituibile nell'educazione dei bambini ciechi, stimolando le funzioni sensoriali, la memoria e la psicomotricità, poiché la famiglia spesso non può fornire tali opportunità.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community