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Concetti Chiave

  • Il Decameròn, scritto da Giovanni Boccaccio tra il 1348 e il 1351, rappresenta un capolavoro della letteratura che ha influenzato autori di novelle nel corso dei secoli.
  • L'opera è ambientata nella Firenze colpita dalla peste del 1348 e narra le storie di dieci giovani che si rifugiano in campagna per sfuggire all'epidemia.
  • Le novelle del Decameròn offrono uno spaccato della società mercantile del Trecento, evidenziando l'astuzia e la logica del profitto senza implicazioni religiose.
  • Boccaccio tratta temi come l'intelligenza e l'amore, presentando personaggi che incarnano la furbizia e la passione tipiche della vita borghese dell'epoca.
  • L'opera segna una transizione dall'eroismo medievale all'Umanesimo, enfatizzando l'importanza della volontà umana e dei piaceri della vita quotidiana.

S’immagini che, nell’imminenza di una conferenza pubblica sul Boccaccio e il suo Decameròn, organizzata dalla scuola, si debba scrivere un articolo di recensione al capolavoro del grande scrittore del Trecento.

Il Decameròn, il capolavoro di Giovanni Boccaccio, fu composto tra il 1348 ed il 1351 e divenne un modello da imitare per gli autori di novelle, così come il Canzoniere del Petrarca lo fu per i poeti lirici.

Contesto storico e ispirazione

L’avvenimento storico che, con molta probabilità, ispirò il Boccaccio nella scrittura dell’opera, fu la terribile pestilenza che colpì Firenze e l’intera Europa nel 1348. l’uomo del tempo, uscito distrutto, sia nel fisico sia nel morale, da quella tragica esperienza, sentiva la necessità di risollevarsi, di riacquistare fiducia in se stesso e nei vari aspetti della sua esistenza.

Il Boccaccio fece propria tale esigenza e ne ricavò un campionario della vita umana che attuava un rovesciamento dei valori espressi da Dante nella Divina Commedia, poiché basato su un’etica umana, “terrena” e non religiosa, antropocentrica e non teocentrica.

Struttura e ambientazione

Il Decameròn, che in greco significa “dieci giornate”, riunisce cento novelle inserite in una cornice narrativa ambientata nella Firenze del 1348, dilaniata dall’epidemia di peste. Dopo una mirabile descrizione dei drammatici effetti del morbo sul corpo e nell’animo della popolazione, nonché sulla vita civile della società, l’autore immagina che, nella chiesa di Santa Maria Novella, dieci giovani, sette donne e tre uomini, prendano la decisione di trasferirsi in campagna per sfuggire al contagio. Trascorrono così due settimane in completa serenità e, per allietare ancora di più quella felice permanenza, stabiliscono di raccontarsi a turno una novella al giorno, tutti i giorni, esclusi il venerdì e il sabato, dedicati alla preghiera. Un re o una regina, da scegliersi quotidianamente, stabilirà l’ordine dei narratori e deciderà i temi da trattare, tranne che nel primo e nel nono giorno, quando ciascuno sarà libero di narrare a proprio piacimento. Soltanto Dioneo, uno dei tre giovani, avrà facoltà di deroga, raccontando per ultimo.

Qual è la riflessione sulla società mercantile?

Le vicende narrate nel Decameròn riflettono fedelmente la società mercantile italiana del Trecento, dominata dalla logica del profitto, dalla cosiddetta “ragione di mercatura”, che spinge l’uomo ad ingannare e prendersi gioco dell’altro pur di perseguire i propri interessi economici.

In tale mondo, l’astuzia, la scaltrezza, l’intelligenza, diventano degli elementi indispensabili nei comportamenti della vita quotidiana. Ma l’attenzione del Boccaccio si estende a tutti gli aspetti dell’esistenza umana: l’amore, la libertà, l’ingegno, l’arguzia, i “motti” di spirito, le burle, i valori della cortesia e delle virtù cavalleresche. Ne scaturisce un quadro ben tratteggiato della società borghese del tempo, proprio come Dante aveva saputo fare con il mondo medioevale nella sua Commedia.

Tuttavia, a differenza del poeta fiorentino, Boccaccio osserva la realtà sociale del suo tempo in modo più obiettivo, distaccato ed imparziale, senza implicazioni di carattere religioso. La sua indagine si rivolge ad un uomo dotato di energia, volontà ed intelligenza, mai responsabile di scelte religiose che avranno delle conseguenze nella politica, come avviene nell’opera dantesca, né di dissidi interiori tra umano e divino, come nelle liriche del Petrarca, bensì semplicemente alle prese con la vita di tutti i giorni.

Realismo e personaggi

Il Boccaccio si lascia apprezzare per il realismo con cui descrive la società mercantile fiorentina, la folla di mercanti, bottegai, contadini, frati, artigiani, donne, ecc.; individui comuni, appartenenti ad ogni ceto e condizione sociale. Attingendo sovente a fonti medievali, lo scrittore ha reinventato il materiale raccolto, riproducendo, con i personaggi e le storie raccontate, frammenti della realtà quotidiana che si compongono, come già detto, a delineare la società trecentesca.

Intelligenza e amore

Nel Decameròn un’importanza particolare è riservata all’intelligenza e all’amore. La prima si manifesta mediante la razionalità, la furbizia, l’astuzia, l’inganno, dimostrati da alcuni protagonisti delle novelle (come, ad esempio, Maso, Bruno o Buffalmacco) che si prendono gioco di altri più sciocchi e creduloni (come Calandrino). L’amore viene presentato in tutti i suoi aspetti: come passione, come dedizione e rinuncia, come gelosia, come devozione segreta, come struggimento interiore. Intelligenza ed amore sono, pertanto, i tratti distintivi della società borghese del Trecento, elementi essenziali rispettivamente della “ragione di mercatura” e della vita privata dell’individuo borghese.

Transizione all'Umanesimo

L’esaltazione dell’intelligenza unita alla volontà umana, in un contesto dove non c’è posto per l’elemento casuale, segna il passaggio dal mondo feudale all’Umanesimo, dall’eroismo dei cavalieri medievali alla spregiudicatezza dei mercanti comunali, i quali, alla rinuncia e all’ascetismo, preferiscono i piaceri della vita e dell’amore, il gusto delle beffe e delle avventure.

Ritratti dei personaggi

Tra i personaggi protagonisti delle novelle del Decameròn, oltre ai già citati Calandrino, Maso, Bruno e Buffalmacco, ricordiamo Andreuccio da Perugia, prima vittima della sua ingenuità e poi premiato dalla fortuna; Chichibio, il cuoco veneziano che, grazie ad una battuta di spirito, risolve una situazione diventata difficile; Federigo degli Alberighi, che alla fine riesce a coronare il suo sogno d’amore; Lisabetta da Messina, i cui sentimenti sono calpestati dalla “ragione di mercatura” dei fratelli; ser Ciappelletto, che dimostra la sua furbizia anche in punto di morte; Cisti il fornaio, che per la sua generosità viene apprezzato dall’ambiente di corte.

Sono solo alcuni dei mirabili ritratti consegnati dal Boccaccio al suo Decameròn, nei quali si riflette l’animo dello scrittore che, in maniera serena e distaccata, narra la trama delle loro vicende con varietà di atteggiamenti psicologici, ma senza presentare tipologie, poiché è l’umanità tutta ad essere rappresentata, e di toni, alternando l’idillico all’elegiaco, il satirico al beffardo, il cortese al tragico.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'ispirazione storica dietro il Decameròn di Boccaccio?
  2. Il Decameròn fu ispirato dalla pestilenza che colpì Firenze nel 1348, un evento che portò l'autore a riflettere sulla necessità di risollevarsi e riacquistare fiducia nella vita, creando un'opera che rovescia i valori religiosi di Dante in favore di un'etica umana e antropocentrica.

  3. Come è strutturato il Decameròn e qual è la sua ambientazione?
  4. Il Decameròn è composto da cento novelle narrate da dieci giovani che si rifugiano in campagna per sfuggire alla peste. La narrazione si svolge in dieci giornate, con un tema stabilito quotidianamente, tranne in alcune occasioni di libertà narrativa.

  5. In che modo il Decameròn riflette la società mercantile del Trecento?
  6. Le novelle del Decameròn ritraggono la società mercantile italiana, evidenziando la logica del profitto e l'astuzia necessaria per sopravvivere, ma anche l'amore, la libertà e i valori della cortesia, offrendo un quadro obiettivo e distaccato della vita quotidiana.

  7. Qual è il ruolo dell'intelligenza e dell'amore nel Decameròn?
  8. L'intelligenza si manifesta attraverso l'astuzia e l'inganno, mentre l'amore è esplorato in tutte le sue sfaccettature. Entrambi sono elementi distintivi della società borghese del Trecento, rappresentando rispettivamente la "ragione di mercatura" e la vita privata.

  9. Come segna il Decameròn la transizione verso l'Umanesimo?
  10. Il Decameròn esalta l'intelligenza e la volontà umana, segnando il passaggio dal mondo feudale all'Umanesimo, dove i mercanti comunali preferiscono i piaceri della vita e dell'amore all'ascetismo, riflettendo un cambiamento nei valori sociali e culturali dell'epoca.

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