Concetti Chiave
- M. Lodoli critica la crescente voglia di “arrivare” senza fatica, descrivendo la felicità come un demone che ci devasta e inibisce la nostra motivazione.
- Lodoli distingue tra semplicità e facilità, sottolineando che la vera semplicità nasce da un lavoro faticoso e impegnativo, come riportato nella citazione di Brancusi.
- La metafora del miele rappresenta l'idea che i risultati positivi richiedono impegno, evidenziando che la felicità illusoria porta a un progressivo abbassamento della nostra voglia di fare.
- Il ruolo della televisione è centrale nel diffondere messaggi ingannevoli che promuovono l'idea di una vita facile, spingendoci verso l'inattività e l'insoddisfazione.
- Lodoli prevede che in futuro ci affideremo a persone provenienti da altre culture per lavori complessi, poiché hanno compreso il valore della fatica e dell’impegno rispetto all'illusione della facilità.
Lodoli e la "demenza" italiana
In questo testo M.Lodoli propone la sua idea sul perché nelle menti degli italiani, giovani e non, sia sempre più presente una sorta di “demenza”, così la definisce Lodoli, di voglia di “arrivare” senza sforzo o fatica. Lo scrittore pensa che la felicità si sia annidata in noi, nella nostra società come un demone che ci divora. Introducendo la sua idea di differenza tra facilità e semplicità cita una frase dello scultore Brancusi: “la semplicità è una complessità risolta”. Egli ci dice che la semplicità dovrebbe essere l’approdo finale di un enorme lavoro a monte, costato fatica, sudore, vissuto sulla propria pelle. per meglio farci capire che la semplicità è ben differente dalla facilità, Lodoli utilizza varie tecniche di “persuasione” come ad esempio metafore e anafore.
Il miele e la fatica
A sostegno della sua tesi, il miele ad esempio dove dietro al suo dolce gusto si nasconde la fatica dell’ape. La metafora del miele come frutto dell’impegno e lavoro delle api sottolinea che non si può avere un risultato ottimale senza sforzo. Della felicità invece ci dice che è illusoria, falsa e che piano piano abbassa il nostro livello di felicità e di “voglia di fare”, di impegnarci nell’ottenere qualcosa. Per fare ciò Lodoli utilizza le parole semplicità e felicità con la lettera maiuscola, impersonificandole dunque, per dar loro maggior forza.
L'influenza della televisione
Di tutto ciò Lodoli dà la colpa soprattutto alla televisione e al modo in cui noi le abbiamo permesso di soggiogarci. Attraverso lo schermo infatti tutto sembra più facile, questo perché veniamo bombardati dai suoi messaggi illusori che ci dicono che tutto è facile, che si può diventar ricchi in fretta o che tutto arriva come per magia nella nostra vita, dobbiamo in pratica solo sederci e aspettare. Così facendo però staremo seduti, inattivi, in attesa di qualcosa che non arriverà mai e questo lentamente e inesorabilmente ci renderà sempre più infelici, insoddisfatti.
La dissoluzione delle capacità
Lodoli ci dice che la fatica ha dissolto le nostre capacità mentali e individuali, quello che potremmo imparare a fare, anche manualmente, quel tocco di noi che pian piano sarà sempre meno unico e sempre meno presente. Lo scrittore dice che dovremmo tenere presente gli sforzi dei grandi uomini e le parole dei monaci orientali, i miti classici. Conclude con una sorta di previsione, quasi profetica ma che ci convince proprio perché già attuale, già presente, ovvero che ben presto per i lavori più complessi dovremmo affidarci a persone che vengono da “fuori”, da lontano perché loro, nella loro povertà, nella loro sofferenza vissuta sulla propria pelle sanno che serve costanza, fatica e impegno e che la facilità è un grosso imbroglio mentre noi, annebbiati, continuamente a sperare di diventare calciatori o vallette, comodamente seduti ad aspettare.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale critica di Lodoli riguardo alla ricerca della felicità nella società italiana?
- Come distingue Lodoli tra semplicità e facilità?
- Qual è il ruolo della televisione secondo Lodoli?
- Qual è la previsione di Lodoli riguardo al futuro delle capacità individuali?
Lodoli critica la ricerca della felicità come un'illusione che ci rende sempre più infelici e insoddisfatti, sostenendo che essa si è annidata nella società come un demone che ci divora, portandoci a desiderare risultati senza sforzo.
Lodoli sottolinea che la semplicità è il risultato di un grande lavoro e fatica, citando Brancusi, mentre la facilità è un'illusione che ci porta a credere che i risultati possano arrivare senza impegno.
Lodoli attribuisce alla televisione la responsabilità di alimentare l'illusione della facilità, bombardandoci con messaggi che promettono risultati rapidi e facili, portandoci a una vita di inattività e attesa.
Lodoli prevede che, a causa della mancanza di fatica e impegno, ci affideremo sempre più a persone provenienti da contesti difficili, che comprendono il valore della costanza e del lavoro, mentre noi rimarremo annebbiati nella speranza di successi facili.