Differenza tra i 3
Si abbandona una visione totalmente religiosa della vita per valorizzare la vita terrena, si dà
più importanza ai piaceri e in generale a tutto ciò che riguarda la vita dell’uomo.
Si supera la visione del mondo di Dante, nella Commedia Dante pensa che nel mondo ci sia
un ordine cosmico voluto, ordinato e governato da Dio. Quindi Dante possiede delle
incrollabili certezze. Durante il viaggio Dante personaggio spesso ha dei dubbi, Dante
autore, invece, ha già tutte le risposte. Le risposte si trovano nell’ordine che Dio ha impresso
al mondo. Per gli uomini del tempo di Dante ogni elemento umano ha una sua spiegazione
religiosa.
Petrarca: spesso incerto e dubbioso perché coglie la varietà e la complessità dell’uomo della
sua anima e in generale del mondo. La fede di Petrarca è spesso alimentata da dubbi e
domande a cui spesso non si trova una risposta.
Queste 2 diverse prospettive le vediamo anche nella concezione dell’amore, per Dante
l’amore è un percorso di ascesa per avvicinarsi a Dio, attraverso un percorso di
purificazione, invece per Petrarca l’amore è una realtà terrena con cui confrontarsi
continuamente che genera di solito un sentimento di pentimento.
Rapporto con i classici latini
Dante: per lui Virgilio (emblema del mondo classico) è importantissimo, questa è una sua
caratteristica personale particolare perché nel Medioevo tendenzialmente il mondo classico
aveva meno importanza. Nella Divina Commedia, Virgilio abbandona Dante e subentra
Beatrice, questo significa che per Dante è più importante l’aspetto religioso. Beatrice, simbolo
della trilogia, fondamentale per raggiungere la beatitudine eterna.
Per Petrarca e Boccaccio i classici sono portatori di verità umane, che sono indipendenti
dalle conclusioni della fede cristiana. I classici, gli uomini che vengono descritti diventano dei
modelli di comportamento, indipendentemente dall’aspetto religioso, quindi hanno un valore
in sé. I classici diventano un esempio di umanità perfetta e quindi devono essere immutabili,
per Petrarca e Boccaccio si parla di classicismo o di preumanesimo perché Petrarca e
Boccaccio anticipano il clima culturale successivo che noi chiamiamo Umanesimo e che
identifichiamo nel ’400. Umanesimo (fenomeno complesso) dice che nell’antica Grecia e a
Roma gli uomini raggiunsero la perfezione morale e per questo dovevano essere imitati,
questa loro perfezione non era collegata all’epoca in cui erano vissuti, ma per Petrarca e
Boccaccio questa perfezione umana si può raggiungere in ogni epoca. Diventano dei modelli
di riferimento al di là dell’aspetto religioso.
Contesto storico
Il 14esimo secolo è un secolo di crisi e di cambiamento, la popolazione europea soffrì
tantissimo per le carestie e poi arrivò la peste. L’anno della peste nera è il 1348. Si pensa
che sia morta circa a un terzo della popolazione europea. Petrarca e Boccaccio persero
molti cari a causa della peste. L’Italia venne particolarmente colpita dalla crisi e per questo ci
furono numerose rivolte e più in generale riguardo al governo della città si passò dai comuni
a signorie o a sistemi oligarchici, si supera la fase comunale. Dal punto di vista politico
l’Italia è sempre più divisa. Nel ’300 entrano in crisi anche papato e impero. Nel 1309 papa
Clemente V trasferì la sede papale da Roma ad Avignone, fino al 1377, quando il papa
tentò di tornare a Roma ci fu il grande scisma d’Occidente che durò dal 1378 fino al 1417 in
cui erano presenti 2 papi, solo nel 1417 questo scisma venne ricomposto con il Concilio di
Costanza. Anche l’impero non viveva un periodo felice, perché non aveva più la forza di
imporsi su tutta l’Europa, es. Arrigo settimo fu l’imperatore che tentò di ripristinare il potere
imperiale in Italia, scese in Italia all’inizio del ’300, Dante riponeva grande speranza in lui, in
realtà la sua discesa in Italia si concluse con nulla di fatto. Grave crisi delle 2 grandi
potenze del Medioevo, ne approfittano gli Stati, in particolare Francia e Inghilterra, che
finiscono a farsi guerra. Altro avvenimento che segna il nostro continente: la guerra dei 100
anni, 1337 al 1453.
Giovanni Boccaccio
Uno tra i grandi del Medioevo. Boccaccio nasce nel 1313 e muore nel 1375. È importante
perché è il dominatore della prosa in volgare del ’300. La sua opera maggiore è il
Decamerone o Decameron. Boccaccio nelle sue opere parla molto della sua vita, ci dà molte
informazioni, però dobbiamo stare attenti e non credere a tutto perché Boccaccio voleva
fornire un ritratto ideale di sé, voleva costruire la sua figura e dare l’immagine di un letterato
con una vita avventurosa, degna di nota. Ad esempio Boccaccio ci dice di essere nato a
Parigi da una donna francese, in realtà non ci sono notizie. Di sicuro nacque nel 1313,
potrebbe essere nato a Firenze o più probabilmente a Certaldo, un borgo vicino a Firenze. Suo
padre si chiamava Boccaccino di Chelino, era un ricco mercante che aveva rapporti con la
compagnia bancaria dei Barbi (la più prestigiosa). Della madre non sappiamo nulla quindi
probabilmente Boccaccio era un figlio illegittimo (nato al di fuori del matrimonio), il padre lo
crebbe come suo figlio legittimo e nei primi anni della sua vita Boccaccio impara il mestiere
del mercante seguendo suo padre. Nel 1327 si trasferisce a Napoli perché il padre era stato
nominato rappresentante e funzionario della compagnia dei Barbi presso la corte di Napoli
che all’epoca era occupata dal re Roberto d’Angiò. Il padre a Napoli divenne consigliere del
re. Fu un periodo molto felice: Boccaccio seguì sempre il padre, ebbe un’importante storia
d’amore con Fiammetta, anche in questo caso non sappiamo nulla di lei, ci dice che era la
figlia naturale del re Roberto d’Angiò (anche lei figlia illegittima), è stata identificata come:
Maria d’Aquino. In realtà anche questa notizia non è confermata. Sappiamo di certo che in
questo periodo nasce la sua grande passione per la letteratura. Probabilmente l’origine
nasce con la frequentazione della raffinata società napoletana dell’epoca e della corte del re
che aveva iniziato a frequentare grazie all’influenza del padre. Da giovane il nostro
Boccaccio frequenta la corte del re, sicuramente sfruttò la biblioteca di corte per i suoi studi.
Studiò i classici ma anche le opere recenti. Queste letture lo aiutarono a crescere come
letterato, studiò giurisprudenza e durante i suoi studi conobbe Gino da Pistoia, un poeta
importante dello Stilnovo, ebbe quindi una formazione varia che gli diede le basi per scrivere.
Nella fase napoletana scrisse le sue prime opere tutte in volgare.
Opere minori: opere del periodo napoletano e fiorentino
Opere del periodo napoletano
- Caccia di Diana: 1333/1334, è un poemetto in terzine di ambientazione mitologica. In cui in
realtà il nostro Boccaccio sotto il velo del mito celebra le più belle donne napoletane.
- Filostrato: vuol dire il vinto d’amore, 1335/1338, poema narrativo in ottave (forma metrica),
narra una vicenda mitologica, un amore durante la guerra di Troia. Criseide (figlia del
sacerdote Apollo Crise) e Troilo (ultimo figlio di Priamo).
- Filocolo: 1336/1338, secondo l’etimologia di Boccaccio vorrebbe dire pena d’amore.
Romanzo cavalleresco in prosa in cui si racconta la storia di un amore in cui i protagonisti si
chiamano Florio e Biancifiore.
- La Teseida: 1339/1341, è un poema epico cavalleresco in ottave.
Tutte queste sono opere cortesi, perché vennero scritte nell’ambito della corte di Napoli e
perché hanno come sistema di valore alla base la civiltà cortese.
Fine 1340 o inizio 1341, Boccaccio è costretto a tornare a Firenze perché la compagnia
bancaria dei Barbi era entrata in crisi, come altre banche italiane.
Il periodo fiorentino fu un periodo difficile perché la famiglia si trovava in difficoltà finanziaria,
a Napoli si era trovato bene quindi era nostalgico. Inoltre Firenze all’epoca era divisa in
fazioni che si facevano la guerra. Nonostante questo continua a scrivere opere in volgare,
opere minori che noi definiamo del periodo fiorentino:
- Completa la Teseida.
- Comedia delle ninfe fiorentine: 1341/1342, comédia è il termine arcaico per dire commedia.
Questo testo è un romanzo pastorale in forma di prosimetro (parti in prosa). Strutturata in 7
racconti uniti da un’ambientazione narrativa, con una struttura simile a quella del
Decamerone. Storia: c’è un pastore che si chiama Ameto che incontra delle ninfe (cornice
narrativa) e poi ognuna di queste ninfe racconta la propria esperienza d’amore. Il pastore
ascoltando questi racconti si ingentilisce (diventa nobile spiritualmente), capisce che cosa
sia l’amore.
- Amorosa visione: 1343, poema allegorico in terzine dantesche (punto di riferimento la Divina
Commedia). L’autore dice di essersi perso in un deserto, vittima dell’amore, da questo
deserto lo farà uscire la sua donna (Fiammetta) che lo guida alla salvezza.
- Elegia di madonna Fiammetta: 1343/1344, romanzo in prosa, questo è un lungo monologo in
9 capitoli in cui la donna prende parola e descrive il suo amore infelice per un uomo che si
chiama Panfilo. Logos = ragione, parola, discorso.
- Ninfale fiesolano: 1344/1346 (ninfa e Fiesole, località vicino Firenze).
Poemetto narrativo in ottave, racconta la storia di un amore da parte di un pastore. Boccaccio perde il padre, parenti
e molti amici. Dalla peste prese spunto per scrivere il suo Decamerone.
1350 - 1360 fu attivo nella politica di Firenze, fece da ambasciatore per la città, questo era
tipico dei letterati dell’epoca, si guadagnano da vivere così perché sapevano utilizzare bene
la parola. Inizia così a diventare famoso a Firenze come uomo di grande cultura e letterato.
Questi sono gli anni in cui Boccaccio sviluppa un grande amore per Dante.
1350 conosce Petrarca perché Petrarca sta andando a Roma e durante il viaggio si ferma a
Firenze e conosce Boccaccio. Tra i 2 nasce subito una grande amicizia, tant’è che l’anno
successivo Petrarca va a trovare Boccaccio a Padova. Da questi 2 incontri nacque una
lunga e preziosa amicizia che finì con la morte di entrambi. Per una ninfa.
1348: anno della peste nera a Firenze. In questa epidemia per Boccaccio Petrarca fu un
vero e proprio maestro, sotto molti aspetti: Petrarca era 10 anni più vecchio di Boccaccio.
Fu così importante per Boccaccio per una serie di motivi:
- Avvicinò Boccaccio allo studio dei classici latini. (Petrarca è il simbolo del preumanesimo,
cioè della rivalutazione dei testi classici, latini).
Per Petrarca i testi latini non erano più un modello solamente stilistico, ma diventarono anche
fonte di modelli di comportamento, cioè modelli per ispirare la propria condotta di vita il cui
fine era quello di valorizzare la dignità umana.
- Dopo l’incontro con Petrarca Boccaccio scrisse molte opere in latino.
- L’incontro con Petrarca influenzò anche lo stile di vita di Boccaccio che abbandonò
l’epicureismo (condotta di vita incentrata sulla ricerca del piacere terreno e credere nella vita
dopo la morte). Abbandona l’epicureismo e si avvicina così alla filosofia cristiana, in cui
l’elemento spirituale/morale è fondamentale per raggiungere la dignità dell’uomo puro. Per
diventare un uomo puro bisogna, oltre a studiare i classici, valorizzare l’elemento spirituale.
A causa dell’amicizia tra i 2 nascono alcune opere:
- Il Corbaccio: 1355-1367; opera in volgare, scritta in prosa ed è un’invettiva contro le donne,
è un’opera in cui Boccaccio dimostra di essere fortemente misogino nei confronti delle
donne.
Differenze tra Petrarca, Dante e Boccaccio
Si abbandona una visione totalmente religiosa della vita per valorizzare la vita terrena, si dà più importanza ai piaceri e in generale a tutto ciò che riguarda la vita dell’uomo.
Si supera la visione del mondo di Dante: nella Commedia Dante pensa che nel mondo ci sia un ordine cosmico voluto, ordinato e governato da Dio. Quindi Dante possiede delle incrollabili certezze. Durante il viaggio Dante personaggio spesso ha dei dubbi; Dante autore, invece, ha già tutte le risposte. Le risposte si trovano nell’ordine che Dio ha impresso al mondo. Per gli uomini del tempo di Dante ogni elemento umano ha una sua spiegazione religiosa.
Petrarca: spesso incerto e dubbioso perché coglie la varietà e la complessità dell’uomo, della sua anima e in generale del mondo. La fede di Petrarca è spesso alimentata da dubbi e domande a cui spesso non si trova una risposta.
Queste due diverse prospettive le vediamo anche nella concezione dell’amore: per Dante l’amore è un percorso di ascesa per avvicinarsi a Dio, attraverso un percorso di purificazione; invece per Petrarca l’amore è una realtà terrena con cui confrontarsi continuamente, che genera di solito un sentimento di pentimento.
Rapporto con i classici latini
Dante: per lui Virgilio, emblema del mondo classico, è importantissimo. Questa è una sua caratteristica personale particolare perché nel Medioevo tendenzialmente il mondo classico aveva meno importanza. Nella Divina Commedia, Virgilio abbandona Dante e subentra Beatrice; questo significa che per Dante è più importante l’aspetto religioso. Beatrice, simbolo della trilogia, è fondamentale per raggiungere la beatitudine eterna.
Per Petrarca e Boccaccio i classici sono portatori di verità umane, che sono indipendenti dalle conclusioni della fede cristiana. I classici, gli uomini che vengono descritti, diventano dei modelli di comportamento, indipendentemente dall’aspetto religioso, quindi hanno un valore in sé. I classici diventano un esempio di umanità perfetta e quindi devono essere immutabili. Per Petrarca e Boccaccio si parla di classicismo o di preumanesimo perché Petrarca e Boccaccio anticipano il clima culturale successivo che noi chiamiamo Umanesimo e che identifichiamo nel Quattrocento. Umanesimo, fenomeno complesso, dice che in antica Grecia e a Roma gli uomini raggiunsero la perfezione morale e per questo dovevano essere imitati. Questa loro perfezione non era collegata all’epoca in cui erano vissuti, ma per Petrarca e Boccaccio questa perfezione umana si può raggiungere in ogni epoca. Diventano dei modelli di riferimento al di là dell’aspetto religioso.
Il XIV secolo è un secolo di crisi e di cambiamento: la popolazione europea soffrì tantissimo per le carestie e poi arrivò la peste. L’anno della peste nera è il 1348. Si pensa che sia morta circa un terzo della popolazione europea. Petrarca e Boccaccio persero molti cari a causa della peste. L’Italia venne particolarmente colpita dalla crisi e per questo ci furono numerose rivolte e, più in generale, riguardo al governo della città, si passò dai comuni a signorie o a sistemi oligarchici: si supera la fase comunale. Dal punto di vista politico l’Italia è sempre più divisa. Nel Trecento entrano in crisi anche papato e impero.