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Fichte e Schelling - Iniziatori idealismo tedesco scaricato 3 volte

Concetti Chiave

  • Fichte, considerato l'iniziatore dell'idealismo tedesco, si distinse per la sua ricerca della libertà e dell'orgoglio del popolo tedesco, influenzando profondamente il pensiero filosofico successivo.
  • Secondo Fichte, l'Io ha un ruolo fondamentale nella creazione della realtà, non solo in modo formale, ma anche sostanziale e ontologico, affermando che ciò che non è posto dall'Io non esiste.
  • L'attività dell'Io si sviluppa in tre momenti: porre sé stesso, opporre a sé stesso un Non-Io e opporre all'interno dell'Io un non-Io divisibile, evidenziando la complessità della soggettività.
  • Fichte supera il pensiero di Cartesio con un Io attivo che si dà esistenza e definisce la propria realtà, contrastando con la visione cartesiana che si basa sulla conoscenza.
  • Il concetto di Non-Io opposto all'Io permette alla soggettività di emergere e autodefinirsi, pur imponendo limiti alla libertà dell'Io nel confronto con l'alterità.

Fichte

Fichte: 1762-1814 iniziatore dell'idealismo tedesco.
Famiglia povera, aveva studiato teologia, era diventato prof di teologia a Iena, costretto a lasciare perché accusato di insegnare tesi ateistiche. Muore per infezione di tifo che prende dalla moglie che curava i soldati tedeschi al fronte.
Nel 1790 si era avvicinato alla filosofia di Kant, aveva deciso di proseguire le sue teorie e modificarle su molti punti. Strenuo difensore della libertà, dell’azione morale e dell’orgoglio del popolo tedesco. Opera del 1794 “Sul concetto della dottrina della scienza e della filosofia” “Fondamenti di tutta la dottrina della scienza” “Lezioni sulla missione del dotto” altra opera “Discorsi alla nazione tedesca” (=> verrà ripreso da Hitler), discorsi di stampo nazionalistico. Da che cosa parte? Parte dall’io penso di Kant => per F. ha un carattere formale è necessario per porre la realtà, ma SOLO da punto di vista formale, ha funzione di sintesi e per F. questo non è sufficiente, perché l’io non può avere solo funzione formale, ma è infinito. Secondo Fichte invece l’Io pone la realtà dal punto di vista sostanziale, assoluto, ontologico, dà forma a una materia che è amorfa, crea sia il materiale della conoscenza, ma attraverso questa determina la realtà ontologica delle cose. Ciò che non è posto dall’Io non esiste. Pone la realtà anche dal punto di vista materiale. Tutto proviene dal nostro io, l'io crea il materiale della conoscenza. La realtà esiste nella misura in cui vi è una coscienza, un io che la colga. Io inteso NON come singolo soggetto, ma come soggettività assoluta ovvero ciò che accomuna tutti noi come soggetti (dove il noi non ha valenza utilitaristica) e comprende anche ciò su cui si riverbera => crea così la realtà che va a indagare. Per F. la soggettività è ciò che consente alla realtà di esserci. Il reale esiste solo perché esiste l’uomo che si pone il problema dell’essere e della verità. Raramente come con Fichte siamo davanti ad un entità che decide qual è la realtà che conosce e determina la realtà, verrà ripreso dal pensiero totalitaristico del 900 (l’Io è la prima declinazione dell’assoluto romantico). Come si sviluppa l’attività dell’Io? L’io rappresenta la sintesi di tutti i nostri Io, è un io inter-soggettivo che si contrappone a tutto ciò che è oggetto, come funziona? Funziona attraverso 3 momenti (che servono al soggetto a determinare la realtà):
- Pone se stesso: anticipa quello che sarà il movimento triadico di Hegel. L’Io deve porre sé stesso, deve avere consapevolezza di sé per applicare ciò che è altro da sé. La coscienza si ripiega su di sé e diventa autocoscienza. Per autoporsi l’Io si rispecchia in sé stesso senza bisogno dell’altro. Non è altro che la riproposizione della legge di identità A=A per cui ogni essere è uguale a sé stesso. Fichte applica la legge di identità sostituendo IO=IO. A=A ha esclusivamente una valenza logica dove A è un simbolo che sta per qualsiasi cosa, IO=IO non è solo ambito della logica, esula per entrare nell’ambito dell’ontologia IO=IO io sono io e io è il soggetto che si determina in base al piano dell’esistenza, non è semplice gioco logico. L’Io non è un simbolo (A) ma un soggetto fatto dei propri vissuti, nei quali si riconosce. Il primo oggetto della conoscenza siamo noi stessi, e questa soggettività non dipende da un altro, non dipende da un tu, non è un soggetto che si lascia condizionare dall’altro, è come se dicessi che l’idea che ho di me stesso dipende da me, addirittura io creo me stesso, mi definisce come essere, addirittura io attraverso la consapevolezza che ho di me stesso mi fa essere in un modo. È un soggetto padrone delle cose da poter imporre il suo stesso essere in modo autonomo e libero, non c’è un margine per rimandare ad altri, sono io che pongo me stesso, il discorso di Fichte era un io universale, la società si ramifica in ognuno di noi, nel momento in cui Fichte dice questo l’io prende coscienza, è consapevole di essere sé steso, va a determinare la sua realtà, è un soggetto attivo non passivo, e non è semplice sintesi. Questa funzione ontologica dell’Io, è un superamento del cogito ergo sum di Cartesio, che era un Io che si dava esistenza a partire dalla conoscenza, a partire dall’ambito gnoseologico, non è semplice soggetto di Sant’Agostino anche in quel caso era limitativo, il soggetto di Fichte è un soggetto forte perché si dà esistenza, posso decidere di scegliere per me il non essere, posso decidere di soffocare la soggettività divenendo oggetto nelle mani di un altro, nel momento in cui divento succube, sono io che ho scelto di essere oggetto nelle mani di un altro, io come soggetto ho la capacità di creare la mia visione del mondo e questo attraverso una presenza costante di coscienza.
- Oppone a se stesso un Non-Io: (= tutto ciò che è altro da sé). L’io dopo aver posto sé stesso, oppone a sé stesso come antitesi la realtà che diventa diversa da sé, un oggetto contrapposto al soggetto, oppone a sé stesso la realtà che è tutto ciò diverso da me, ma è una questione ontologica. L’io soggettività pura e infinita oppone a sé stesso il non io, in qualche modo si delimita, l’io infinito oppone sé stesso ad un non io, decide di limitarsi. Perché l’io fa questo tipo di operazioni? Senza questo la soggettività non può esprimersi, la soggettività resterebbe autoreferenziale, diventerebbe pura autocoscienza, c’è necessità di altri io perché possa esprimersi in modo compiuto, affinché possa conoscersi e autodefinirsi. Che limite sarà? Sarà un limite alla libertà perché dal punto di vista etico costituirà il limite di ciò che posso e non posso fare. Ponendo il non-io, l’io si limita in parte però dall’altro lato il non-io deriva dall’io, è una decisione volontaria => la libertà è dunque limitata solo parzialmente. Questo non-io che viene posto rappresenta dal punto di vista gnoseologico la perenne sfida, tutto ciò che cerco di conoscere, rappresenta il territorio dell’ignoto, rappresenta anche il rischio di essere soggiogati, di essere sottomessi, Fichte non sviluppa questo tema, sarà la dialettica servo padrone ripresa da Marx.
- Oppone all'interno dell'Io, all'Io divisibile un non-Io divisibile: l’Io all’interno di sé costituisce un pluralismo per cui si frammenta in tanti io divisibili a cui sono contrapposti tanti non-io divisibili significa che è un Io con la I maiuscola e oppone all’interno di sé stesso un io divisibile, tanti soggetti individuali non maiuscoli. l’Io oppone all’interno di sé stesso tanti non-Io divisibili, e quindi la soggettività universale si frammenta nei singoli soggetti a cui corrispondono infiniti non-io divisibili. L’IO assoluto è il principio della soggettività che poi si divide.
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Domande da interrogazione

  1. Qual è il contributo principale di Fichte all'idealismo tedesco?
  2. Fichte è considerato l'iniziatore dell'idealismo tedesco, avvicinandosi alla filosofia di Kant e sviluppando l'idea che l'Io non ha solo una funzione formale, ma è infinito e crea la realtà sostanziale, ontologica e materiale (come indicato nel testo).

  3. Come Fichte definisce il ruolo dell'Io nella creazione della realtà?
  4. Secondo Fichte, l'Io è fondamentale per la creazione della realtà; esso pone la realtà dal punto di vista sostanziale e determina la conoscenza, affermando che ciò che non è posto dall'Io non esiste (come evidenziato nel testo).

  5. Qual è la differenza tra l'Io di Fichte e il cogito di Cartesio?
  6. A differenza del cogito di Cartesio, che si basa sulla conoscenza, l'Io di Fichte è un soggetto attivo che si dà esistenza e può decidere di essere o meno, superando così la limitazione del soggetto di Sant'Agostino (come descritto nel testo).

  7. In che modo Fichte affronta il concetto di Non-Io?
  8. Fichte oppone al suo Io un Non-Io, che rappresenta tutto ciò che è diverso da sé, permettendo così alla soggettività di esprimersi e di autodefinirsi, pur limitando parzialmente la libertà (come spiegato nel testo).

  9. Come si sviluppa l'idea di pluralismo nell'Io secondo Fichte?
  10. Fichte introduce un pluralismo all'interno dell'Io, frammentandolo in tanti io divisibili, ognuno dei quali si contrappone a infiniti non-io divisibili, evidenziando la complessità della soggettività universale (come indicato nel testo).

Domande e risposte

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