Concetti Chiave
- Nel VIII cerchio dell'Inferno, i seduttori e gli adulatori sono puniti correndo in direzioni opposte, colpiti da demoni per mantenerli in movimento.
- Dante incontra Venedico Caccianemico, che si nasconde ma viene riconosciuto, e rivela di aver offerto sua sorella al marchese d’Este per vantaggi politici.
- Venedico confessa che molti Bolognesi condividono la sua sorte, evidenziando la loro indole avida attraverso il "Lamento dei Bolognesi".
- Un diavolo interrompe il colloquio tra Dante e Venedico, colpendolo e deridendolo, sottolineando l'assenza di opportunità per guadagni illeciti.
- Dante dimostra coraggio nell'invettiva contro i Bolognesi, malgrado il rischio di inimicarsi la città di Bologna, che lo aveva anche invitato a essere incoronato.
Incontro di Dante con Venedico Caccianemico - Inferno - canto XVIII
Punizione dei Seduttori e Adulatori
Nella I e nella II bolgia dell’ VIII cerchio sono puniti rispettivamente i seduttori e gli adulatori, costretti continuamente a correre, ciascuno dei due gruppi in una direzione contraria. Sulle pareti scure della bolgia, ovunque appaiono demoni cornuti che colpiscono a frustate il posteriore dei dannati affinché essi siano in continuo movimento.
Incontro con Venedico Caccianemico
Lungo il cammino, Dante individua un’anima che gli sembra di riconoscere. Il dannato, avendo capito di essere stato riconosciuto cerca di nascondersi abbassando il volto, ma invano. Dante gli rivolge la parola con un tono aspro e lo identifica come Venedico Caccianemico. Gli chiede quale sia la colpa che lo ha condotto ad essere punito così severamente.
Confessione di Venedico
Anche se malvolentieri, il dannato risponde, ricordando alcuni aspetti del comportamento tenuto da vivo. Narra di aver offerto sua sorella alle voglie del marchese d’Este. Infatti, era fatto noto, in quel tempo (= “la sconcia novella” del verso 57), che egli avesse ceduto la sorella Ghisolabella al marchese di Ferrara per ottenere in cambio un appoggio politico e quindi un vantaggio economico. Aggiunge anche di non essere l’unico bolognese a trovarsi in questa bolgia dell’Inferno e moltissimi sono i Bolognesi a condividere la stessa pena. Termina, invitando Dante a ricordarsi come l’indole dei Bolognesi sia per natura avida.
vv. 58-63
Poesia: Lamento dei Bolognesi
E non pur io qui piango bolognese;
anzi n’è questo loco tanto pieno,
che tante lingue non son ora apprese
a dicer “sipa” tra Sàvena e Reno;
e se di ciò vuoi fede o testimonio,
rècarti a mente il nostro avaro seno.
Ed io non sono l’unico bolognese condannato in questo luogo
anzi, questo luogo ne è talmente pieno
da superare il numero di coloro che abitano
fra i fiumi Sàvena e Reno dove si dice “sipa” invece di “sia”
e se ne vuoi avere la riprova,
ricordati quanto sia avida la nostra natura.
Intervento del Diavolo
Il colloquio, però, non si prolunga oltre perché, nel frattempo, interviene un diavolo che colpisce il dannato con una frusta, apostrofandolo con la frase “Via, ruffiano! Qui non ci sono donne con cui poter guadagnare del denaro!”
Coraggio di Dante
L’invettiva di Dante nei confronti dei Bolognesi, messa in bocca a Venedico è piuttosto coraggiosa perché nel momento in cui scrive la Divina Commedia egli è in esilio e costituiva un rischio inimicarsi una città che avrebbe potuto accoglierlo. Fra l’altro sappiamo anche Dante fu anche invitato a Bologna per essere incoronato con una corona di alloro, ma egli rifiuto, forse intuendo quanto la sua presenza sarebbe stata poco gradita.
Domande da interrogazione
- Qual è la punizione inflitta ai seduttori e agli adulatori nell'Inferno di Dante?
- Chi è Venedico Caccianemico e quale colpa confessa a Dante?
- Qual è il lamento dei Bolognesi espresso da Venedico?
- Qual è il coraggio di Dante nel suo incontro con Venedico?
Nella I e II bolgia dell'VIII cerchio, i seduttori e gli adulatori sono costretti a correre in direzioni opposte, colpiti da demoni cornuti che li frustano per mantenerli in movimento continuo.
Venedico Caccianemico è un'anima dannata che confessa di aver ceduto sua sorella Ghisolabella al marchese d’Este per ottenere vantaggi politici ed economici, rivelando così la sua avidità.
Venedico lamenta che la bolgia è così piena di Bolognesi da superare il numero di abitanti fra i fiumi Sàvena e Reno, sottolineando la loro natura avida e il comportamento immorale.
Dante mostra coraggio nel criticare i Bolognesi attraverso le parole di Venedico, nonostante il rischio di inimicarsi una città che avrebbe potuto offrirgli accoglienza durante il suo esilio.