DOMANDE PANIERE BIOLOGIA APPLICATA
LEZIONE 06
- Descrivi i fattori che influenzano la fluidità delle membrane
La fluidità delle membrane è essenziale per il corretto funzionamento delle cellule:
regola il movimento delle proteine e dei lipidi all’interno del doppio strato
fosfolipidico, la permeabilità, la fusione di vescicole e il segnalamento cellulare.
I fattori che la influenzano sono:
TEMPERATURA: elevata ne aumenterà la fluidità perchè le molecole lipidiche
● si muovono di più. Bassa diminuisce in quanto le molecole si impacchettano
più strettamente
La LUNGHEZZA DEGLI ACIDI GRASSI: catene corte= meno interazioni di Van
● Der Walls= maggiore fluidità. Catene lunghe= più interazioni= meno fluidità
GRADO DI INSATURAZIONE DEGLI ACIDI GRASSI: ACIDI GRASSI
● INSATURI (doppio legame): creano pieghe nelle catene evitando
l’impacchettamento ordinato, aumentandone la fluidità. ACIDI GRASSI
SATURI: catene dritte e facilmente impacchettabili diminuiscono la fluidità
COLESTEROLO (nei mammiferi): agisce come regolatore bidirezionale della
● fluidità, a basse temperature evita il congelamento dei lipidi, ad alte
temperature stabilizza la membrana e ne evita il movimento eccessivo.
Riempie gli spazi nella membrana rendendola meno permeabile.
LE TESTE POLARI DEI LIPIDI INFLUENZANO L’ORGANIZZAZIONE DEL
● DOPPIO STRATO: creando legami con l’ambiente esterno o le molecole vicine
influenzano l’impacchettamento e quindi la fluidità.
LEZIONE 07
-Descrivi le proprietà del legame peptidico
Il legame peptidico è un legame chimico che unisce gli amminoacidi nelle proteine.
Si tratta di un legame covalente formatosi tra il GRUPPO CARBOSSILICO di un
amminoacido e il GRUPPO AMMINICO di un altro con una reazione di
condensazione la quale eliminerà una molecola d’acqua.
Si tratta di un legame planare ovvero dove gli atomi coinvolti si trovano tutti sullo
stesso piano ed è causato dalla DELOCALIZZAZIONE DEGLI ELETTRONI tra il
doppio legame C=O e il legame C-N.
Il legame C-N non è un semplice legame singolo: ha un carattere parziale di doppio
legame quindi: è rigido, non ruota liberamente. Conferendo stabilità alla struttura
della proteina e limita la flessibilità della catena.
Ogni catena polipeptidica ha: UN’ESTREMITà N-TERMINALE, UN’ESTREMITà C-
TERMINALE. Questo determinerà la direzione di sintesi e lettura delle proteine da N-
a C-terminale.
Non si rompe facilmente, richiede enzimi specifici come:peptidasi/proteasi o
condizioni estreme( H2O o temperatura elevati).
Anche se il legame peptidico è rigido, gli ANGOLI DEL LEGAME attorno agli atomi
a-carbonici adiacenti sono liberi di ruotare: ciò consente alla proteina di adottare
diverse conformazioni tridimensionali.
LEZIONE 08
- I complessi sopramolecolari: struttura, funzione e locazione fornendo un
esempio:
I complessi sopramolecolari sono aggregati stabili di più molecole (spesso
macromolecole biologiche come proteine, acidi nucleici e lipidi) tenuti insieme da
interazioni non covalenti come I LEGAMI DI IDROGENO, FORZE DI VAN DER
WAALS O LEGAMI IONICI.
Hanno strutture organizzate, costituite da più molecole ( proteine, DNA, RNA,
lipidi…) che si assemblano in modo specifico. Si tratta di interazioni deboli e
reversibili, anche se stabili. La loro ORGANIZZAZIONE SPAZIALE è cruciale per la
funzione, infatti quest’ultima di carattere biologico complesso permette di compiere
- SINTESI PROTEICA
- RESPIRAZIONE CELLULARE
- FOTOSINTESI
- REGOLAZIONE GENICA
- TRASPORTO ATTRAVERSO LE MEMBRANE
Si possono trovare in diverse regioni della cellula, a seconda della funzione:
- NUCLEO (cromatina, complessi di trascrizione)
- CITOPLASMA (ribosomi)
- SULLE MEMBRANE (come catena di trasporto degli elettroni)
- MITOCONDRI E CLOROPLASTI (es. ATP sinteasi)
Un’ esempio potrebbe essere il RIBOSOMA: esso ha una struttura complessa
formata daL RNA ribosomiale e PROTEINE RIBOSOMIALI, ha due subunità (piccola
e grande) che si assemblano durante la sintesi proteica.
La sua funzione è quella di tradurre l’mRNA in una catena di amminoacidi
attraverso la sintesi proteica. localizzato libero nel citoplasma ed associato al
reticolo endoplasmatico rugoso (per proteine da trasportare o di membrana).
-ESPRIMI LE PRINCIPALI MODIFICHE CHE AVVENGONO DOPO LA SINTESI
PROTEICA
Dopo la sintesi proteica (che avviene sui RIBOSOMI) le proteine non sono ancora
funzionali: devono subire una serie di modifiche chiamate MODIFICHE POST-
TRADUZIONALI, fondamentali per acquisire la loro STRUTTURA, ATTIVITà E
DESTINAZIONE FINALE.
- RIPIEGAMENTO (FOLDING): essenziale per il corretto funzionamento della
proteina, avviene immediatamente dopo la sintesi è spesso assistito da
chaperoni molecolari, che aiutano il ripiegamento corretto e prevengono
l’aggregazione. Una proteina mal ripiegata può essere non funzionale o
tossica (es. alzheimer o parkinson).
- CLIVAGGIO PROTEOLITICO: rimozione di segmenti della catena
polipeptidica per attivare la proteina, alcune proteine sono sintetizzate da
PRECURSORI INATTIVI, tipico anche per ormoni ed enzimi digestivi
- FORMAZIONE DI LEGAMI DISOLFURO: legami covalenti tra gruppi –SH di
due residui di CISTEINA, stabilizzano la STRUTTURA TRIDIMENSIONALE il
tutto avviene nel reticolo endoplasmatico.
Alcuni amminoacidi vengono modificati chimicamente per alterare attività,
stabilità o localizzazione
- TARGETING E TRASPORTO: le proteine vengono indirizzate al loro
compartimento cellulare corretto: nucleo, mitocondri, membrana, fuori dalla
cellula (esocitosi).
Questo avviene tramite segnali specifici nella sequenza amminoacida,
chiamati segnali di LOCALIZZAZIONE.
- DEGRADAZIONE (CONTROLLO QUALITà) : le proteine danneggiate o non più
necessarie verranno degradate, il tutto tramite un processo nominato
PROTEASOMA o i LISOSOMI, serve per mantenere l’equilibrio proteico.
LEZIONE 09
DESCRIVI BREVEMENTE STRUTTURA E FUNZIONE DEGLI ACIDI NUCLEICI
Gli acidi nucleici sono macromolecole biologiche fondamentali che conservano,
trasmettono e utilizzano l’informazione genetica. Ne esistono di due tipologie DNA E
RNA.
L’unità di base è il NUCLEOTIDE, la sua composizione varia a seconda dell’acido
nucleico: nel DNA abbiamo uno zucchero a 5 atomi di CARBONIO il desossiribosio,
un gruppo fosfato che si può legare ad altri gruppi fosfato fino ad arrivare a tre e
una base azzotata formata da PURINE: ADENINA E GUANINA, PIRIMIDINE:
CITOSINA, TIMINA. Nell'RNA al posto del deossiribosio abbiamo il RIBOSIO ed al
posto della timina abbiamo l’URACILE.
I nucleotidi si uniscono tramite LEGAMI FOSFODIESTERICI tra il gruppo fosfato di
un nucleotide e il gruppo OH del carbonio 3’ del successivo, si forma così una catena
5’ a 3’.
La struttura del DNA si presenta a doppia elica (bicatenario) più stabile mentre per
RNA abbiamo un singolo filamento meno stabile.
La loro funzione varia mentre il DNA CONSERVA L’INFORMAZIONE GENETICA in
tutte le cellule, principalmente localizzato nel nucleo, è il modello per la sintesi di
RNA e proteine funziona come archivio stabile del materiale genetico.
L’RNA invece TRASFERISCE E TRADUCE l’informazione genetica dal DNA per
sintetizzare le proteine, ci sono tre tipologie principali:
- mRNA messaggero: trasporta l’informazione genetica dal DNA al ribosoma
- tRNA trasporto: porta gli amminoacidi al ribosoma
- rRNA ribosomiale: componente strutturale del ribosoma
Altri RNA regolano l’espressione genica
LEZIONE 10
ILLUSTRARE IL PROCESSO DI REPLICAZIONE DEL DNA
La replicazione del DNA è il processo attraverso cui una cellula duplica il proprio
materiale genetico prima della divisione cellulare, assicurando che ogni cellula figlia
riceva una coppia esatta del suo DNA.
é un processo semiconservativo: in quanto ogni nuova molecola ha un filamento
originale che fungerà da stampo e uno neo-sintetizzato, avviene in direzione 5’=>3’
sul filamento neo-sintetizzato richiedente diversi enzimi e proteine accessorie.
- INIZIAZIONE: avviene in siti specifici chiamati origini di replicazione, l’elicasi
rompe i legami di idrogeno tra le basi, separando i due filamenti-> si forma la
FORCELLA DI REPLICAZIONE.
Le SSB (single stand binding standing) impediscono che i filamenti si
riavvolgono, la TOPOISOMERASI riduce la tensione a monte della forcella
tagliando e aggiustando i filamenti.
- PREPARAZIONE AL COPING: la PRIMASI (un RNA polimerasi) sintetizza un
primer di RNA ( innesco) con un’estremità 3’-OH libera
Serve come punto di partenza per DNA polimerasi, che non può iniziare da
sola la sintesi.
- ALLUNGAMENTO (elongazione) : la DNA polimerasi III ( in procarioti) o DNA
polimerasi (in eucarioti) aggiunge nucleotidi al primer, allungando il nuovo
filamento, la sintesi avverrà solo in direzione 5’=3’
DUE TIPI DI FILAMENTO
LEADING STAND: sintesi continua sempre verso la forcella
LAGGING STAND:sintesi a frammenti di OKAZAKI a ritroso, lontano dalla
forcella
- RIMOZIONE DEL PRIMER E SALDATURA
I primer di RNA vengono rimossi da DNA polimerasi I o enzimi nucleasici, i
buchi verranno riempiti da nucleotidi di DNA. La DNA LIGASI unisce i
frammenti di Okazaki con legami FOSFODIESTERICI.
- TERMINAZIONE; la replicazione termina quando le forcelle si incontrano o
quando si raggiungono le estremità dei cromosomi. Nelle cellule eucariote, le
estremità vengono mantenute dai TELOMERI, e un’enzima chiamato
TELOMERASI può allungarli per evitare la perdità d’informazioni.
LEZIONE 12
1. CATALIZZATORI BIOLOGICI E RIDUZIONE DELL’ENERGIA DI
ATTIVAZIONE: DESCRIVERE IL RUOLO DEGLI ENZIMI
Gli enzimi sono catalizzatori biologici, svolgono un ruolo fondamentale nelle reazioni
biochimiche, perchè aumentano la velocità delle reazioni cellulari senza essere
consumati nel processo. Il loro ruolo fondamentale è quello di ABBASSARE
L’ENERGIA DI ATTIVAZIONE, ovvero la barriera energetica che i reagenti devono
superare per essere convertiti in prodotti.
In una reazione chimica, l’energia di attivazione rappresenta l’energia necessaria
per raggiungere lo STATO DI TRANSIZIONE, una configurazione instabile ad alta
energia. Gli enzimi agiscono STABILIZZANDO LO STATO DI TRANSIZIONE e
facilitando la formazione o rottura di legami chimici, rendendo così il processo
reattivo più efficente.
Questo è reso possibile dalla presenza del SITO ATTIVO, una regione
tridimensionale dell’enzima il cui substrato si lega in modo specifico, formando un
complesso enzima-substrato. L’interazione tra substrato e sito attivo può avvenire
secondo il modello CHIAVE-SERRATURA o il più attuale MODELLO
DELL’ADATTAMENTO INDOTTO, che prevede un cambiamento conformazionale
dell’enzima per accogliere il substrato.
Una volta stabilito il complesso, l’enzima facilita la trasformazione del substrato in
prodotto, riducendo l’energia necessaria per raggiungere il picco energetico della
reazione. Al termine del processo, l’enzima rilascia il prodotto e rimane intatto,
pronto per catalizzare nuove reazioni.
é importante sottolineare che gli enzimi non modificano la variazione di energia
libera (AG) della reazione, né alterano la posizione dell’equilibrio chimico. Essi
agiscono unicamente sulla CINETICA, aumentando la velocità di reazione anche di
diversi ordini di grandezza.
2.DESCRIVERE IN BREVE LA REGOLAZIONE DELL’ATTIVITà ENZIMATICA
La regolazione dell’attività enzimatica è fondamentale per controllare le reazioni
chimiche all’interno della cellula e rispondere ai cambiamenti dell’ambiente.
L’attività degli enzimi può essere regolata in diversi modi per aumentare o diminuire
la velocità della reazione:
1. INIBIZIONE: un inibitore simile al substrato compete per il sito attivo, non
compete quando l’inibitore si lega in un altro punto dell’enzima ( il sito
all’osterico) e ne modifica la sua funzione)
Una molecola si lega allosterico alterando la forma dell’enzima, influenzando
il sito attivo.
2. ATTIVAZIONE ALLOSTERICA: alcuni enzimi vengono attivati da molecole
regolatrici che si legano a punti diversi del sito attivo
3. MODIFICATORI COVALENTI: aggiunta o rimozione di gruppi chimici che
cambia
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