La missione della Russia nella storia universale secondo gli autori dell'Ottocento
Veronica Ferrante N°mat: 88304911/01/20213.
Diversi autori nell’Ottocento hanno ragionato intorno alla missione della Russia nell’ambito della storia universale, interpretandola variamente. Ne illustri uno o più esempi, ricostruendone argomentazioni e contesto. Quella della missione della Russia nell’ambito della storia universale è una delle questioni protagoniste dei dibattiti filosofici dell’Ottocento, sulla quale diversi autori hanno ragionato e hanno espresso le proprie differenti opinioni.
Definizione di missione e contesto storico
Con missione si intende un preciso percorso che la nazione russa deve intraprendere per riuscire a superare le contraddizioni dell’Europa ottocentesca, e arrivare ad un obiettivo storico e politico che vada a creare una società migliore anche per il mondo intero. L'idea che esista una missione propria alla Russia, ha radici nella particolare storia del suo popolo, nelle sue caratteristiche proprie e nel rapporto altrettanto peculiare con l’Europa.
Le radici storiche e culturali della missione russa
L'evento che vede nel IX secolo le popolazioni scandinave conquistare la Rus’ di Kiev facilmente ed essere accolti pacificamente dai contadini, ha segnato profondamente la visione che i russi hanno di se stessi: la chiamata di una popolazione straniera per governare dimostra apertura verso gli altri e disinteresse nei confronti del potere. Anche la questione della proprietà segna una differenza con l’Europa e la presenza di una struttura d’organizzazione agraria come quella dell’Obshchina, è caratteristica del popolo russo. Si tratta di terre comuni gestite da comunità di contadini, che sono legati al lavoro sulle terre del padrone, ma che possiedono una parte di queste; inoltre, le terre vengono periodicamente ridistribuite ai contadini da loro stessi, che in questo caso si autogestiscono.
La religione ortodossa e l'influenza geografica
Un’altra caratteristica peculiare russa è la religione ortodossa che per molti autori si differenzia in modo sostanziale dal cattolicesimo europeo, troppo corrotto e lontano dalla vera fede e dai veri principi cristiani. Infine, gioca un ruolo fondamentale nella considerazione della Russia come nazione particolare capace di poter portare avanti una missione, la posizione geografica che la Russia occupa nel continente europeo. Per quanto una parte esorbitante del territorio europeo sia parte della Russia, questa trova la maggioranza delle sue terre sul continente asiatico e in più, le stesse frontiere della Russia si sono aperte e chiuse alle influenze dell’Europa a seconda delle scelte del potere, creando così degli originali fenomeni di ricezione della filosofia, della cultura e delle idee.
Prospettive divergenti sulla missione russa
Se nel corso dell’Ottocento diversi autori sono tutti d’accordo nel vedere la Russia come la nazione che sarà protagonista della nuova epoca, tra di loro esistono divergenze su quale sia il fine ultimo della missione. Anche se partono da una condivisa critica feroce alle contraddizioni sociali e culturali dell’Europa, gli autori muovono, essenzialmente, in due direzioni differenti, dove la terra comune e la religione ortodossa sono i pilastri portanti delle visioni.
Le due grandi missioni: socialismo e religione
A partire da questi, è possibile delineare due grandi missioni attorno alle quali si possono raggruppare le opinioni dei diversi autori: il socialismo e il ritorno allo spirito religioso puro e autentico. Attraverso la ricostruzione di alcune argomentazioni, verranno prima analizzate le posizioni di coloro che vedono per la Russia la grande missione socialista, per poi passare, invece, a quelle che mettono al centro la religione.
Alexander Herzen e la missione socialista
Il peculiare passato del popolo russo e la presenza caratteristica della concezione di proprietà comune della terra costituiscono il punto di partenza delle opinioni degli autori che vedono nel socialismo la missione della Russia. La posizione di Alexander Herzen, intellettuale occidentalista vicino al socialismo utopistico di Saint-Simon e cresciuto durante la repressione del moto decabrista (che mette a tacere la ribellione del dicembre del 1825 nella Piazza del Senato mentre Nicola I succede allo zar Alessandro I, dei membri dei circoli e delle società segrete che si battevano per idee liberali e socialiste), parte da due fondamentali premesse: l’importanza della proprietà comune della terra e una personale filosofia della storia.
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